Operazione Duomo Connection: differenze tra le versioni
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=== I colletti bianchi === | === I colletti bianchi === | ||
Una svolta nelle indagini è data dall'approvazione del nuovo Codice di Procedura Penale, entrato in vigore dal 24 ottobre 1989: da quel momento fu possibile utilizzare le intercettazioni ambientali ai fini delle indagini e De Caprio e i suoi furono tra i primi a cogliere l'opportunità. | Una svolta nelle indagini è data dall'approvazione del nuovo Codice di Procedura Penale, entrato in vigore dal [[24 ottobre]] 1989: da quel momento fu possibile utilizzare le intercettazioni ambientali ai fini delle indagini e De Caprio e i suoi furono tra i primi a cogliere l'opportunità. | ||
Dal [[29 novembre]] al [[15 febbraio]] 1990 i Carabinieri intercettarono i vari membri dell'organizzazione, piazzando una microspia nella baracca della Novedil, ma non solo. Oltre a pericolosi pregiudicati, vi erano anche imprenditori insospettabili come '''Gaetano Nobile''' e '''Sergio Coraglia'''. | |||
Nobile era un ingegnere palermitano, massone, titolare di una serie di società immobiliare e finanziarie a Milano, Palermo e Firenze, alcune delle quali vennero individuate come lo "schermo" dietro cui Carollo manteneva la titolarità di un'area agricola a Ronchetto sul Naviglio. | |||
Sergio Coraglia, invece, era il titolare della '''Monti Immobiliare''', società che all'epoca aveva costruito palazzi in tutto l'hinterland milanese e che aveva affittato la villa di Liscate al padre di Carollo, Gaetano, fino al suo omicidio. Nella sede della Monti Immobiliare, in via Vincenzo Monti 55, si svolsero diversi incontri tra Carollo e Coraglia, intercettati dai Carabinieri, che li convinsero come i due imprenditori fossero di fatto al servizio del figlio di Don Gaetano<ref>Rossi, Portanova, Stefanoni, p.237</ref>. | |||
Il [[2 dicembre]] 1989 ai due imprenditori si aggiunse una terza persona, '''Adriano Cremascoli''', per un periodo venditore di case per conto di Coraglia, in quel momento factotum della Monti Immobiliare. In quell'incontro, i Carabinieri intercettarono in particolare Carollo riferirsi a Nobile come "''un uomo mio''", confermando le ipotesi investigative degli inquirenti. Poco dopo sempre Carollo spiegò a Cremascoli l'origine di 750 milioni di lire che erano entrati nel giro degli amici-imprenditori: erano seppelliti sotto due metri di terra da quattro anni, tenuti nascosti in attesa di un buon business su cui investire, che in questo caso era rappresentato dall'area agricola di Ronchetto sul Naviglio. | |||
Sempre conversando con Cremascoli, Carollo affermò: "''Sono stato io ad aver voluto la Edilmoro''"<ref>ibidem, p.238</ref>, cioè una delle società intestate all'imprenditore-prestanome, e sul terreno di Ronchetto sul Naviglio confidò al suo interlocutore di essere stato lui ad averlo venduto a Coraglia e che a breve vi sarebbe stata "la firma", ma senza entrare nel dettaglio. | |||
Vi entra in una telefonata con Zacco intercettata a dicembre 1989: "''Sto facendo una convenzione che è alla firma di Schemmari, sono andato a firmare la convenzione, ora ho chiesto protezione politica e l'ho trovata. Io là ho un contatto con Pillitteri, il sindaco di Milano, ci chiamiamo giornalmente per [...] fissare [...] accelerando questa pratica qua [...] difatti è alla firma di Schemmari, e dovrebbe firmare oggi o domani, dovrebbe firmare. Ma nel giro di quattro o cinque anni verrebbero edificabili altri 5mila metri cubi, chiaramente con un prezzo politico, poi andremo a suddividere tra noi''"<ref>ibidem, p.239</ref>. | |||
I due nomi fatti da Carollo erano due pezzi da novanta della Milano dell'epoca: Paolo Pillitteri era il sindaco socialista della città, cognato di Bettino Craxi, mentre Attilio Schemmari era l'assessore all'Urbanistica, socialista della corrente dell'ex-sindaco Aldo Aniasi e indicato all'epoca come successore di Pillitteri alla carica di Sindaco. | |||
Dalle intercettazioni emerse che gli interlocutori a cui Nobile si era rivolto per ottenere la firma da mezzo miliardi di lire di Schemmari erano Salvatore Spinello, gran maestro della Gran loggia di piazza del Gesù, detto "il professore", in affari con il costruttore catanese [[Carmelo Costanzo]] (uno dei c.d. [[I quattro cavalieri dell'apocalisse mafiosa (articolo)|cavalieri dell'Apocalisse Mafiosa]] di cui parlò [[Pippo Fava]]), e compagno di Anita Garibaldi, pronipote dell'eroe dei due mondi e componente della direzione nazionale del PSI. | |||
Nonostante le pressioni, la firma tardava ad arrivare. Il [[25 gennaio]] 1990 Nobile chiamò la Garibaldi a Roma, la quale precisò subito di non essersi dimenticata di lui, ma che la persona con cui lei aveva parlato non seguiva personalmente la cosa ed essendoci la campagna per le amministrative era preso da quella. L'identità del pezzo da novanta con cui la Garibaldi riuscì a parlare per appena 2 minuti e da cui dipendeva lo sblocco della faccenda non venne mai identificato. | |||
=== Gli arresti === | |||
Il [[5 febbraio]] 1990 Antonino Zacco venne arrestato dai Carabinieri, dopo 17 anni di latitanza, in una casa di proprietà della Monti Immobiliare di Coraglia, in zona Sempione. La notizia creò scompiglio nella baracca della Novedil, con Carollo che sospettò una soffiata, ma non da persone interne al gruppo, e si lasciò andare a uno sfogo che avrebbe provocato un gran terremoto politico, una volta resi noti i verbali delle intercettazioni: "''No, lascia stare che Schemmari è l'assessore e non fa un cazzo, perché schemmari lo conosco. Se non passa alla commissione Grandi opere il progetto, Schemmari non può fare nulla. Schemmari da me ha già preso 200 milioni, Schemmari da me, per il progetto di Ronchetto sulle rane. Schemmari ha preso 200 milioni di lire da me, è un progetto fermo da due anni. Schemmari da me, personalmente da me, c'ero andato con 200 milioni, io resto ancora fermo da due anni. Adesso, perché ho avuto l'incontro con Pillitteri e con Schemmari, forse andiamo alla firma dell'intera convenzione in questi giorni. Cosa vuole, io le strade le ho. Poi però arriva il pirletto di questo qua e ci blocca. E poi, meno male, ci hanno fatto richieste del cazzo, ci hanno chiesto 20 milioni. Meno male che hanno chiesto solamente 20 milioni. Per dire che non è un discorso politico, è un discorso che loro dicono: qui mangiano tutti. Dice: con 1,2 milioni di lire al mese noi andiamo avanti? Hanno parlato chiarissimo''"<ref>ibidem, p.243</ref>. | |||
Il 1° marzo arrivò la firma attesa e il 20 dello stesso mese il piano di lottizzazione per il Ronchetto passò anche in Consiglio Comunale, nel corso dell'ultima seduta prima dello scioglimento per le elezioni di maggio. Nella notte tra il 15 e il 16 maggio scattò l'operazione, coordinata con Palermo, che portò all'arresto di tutte le persone coinvolte nell'inchiesta. | |||
== Il Processo == | |||
=== La sentenza di primo grado === | |||
=== Ulteriori gradi di giudizio === | |||
== Bibliografia == | == Bibliografia == | ||
* Archivio Storico del Corriere della Sera | * Archivio Storico del Corriere della Sera | ||
* Archivio Storico de "La Repubblica" | * Archivio Storico de "La Repubblica" | ||
* Renato Caccamo, Sentenza di 1° grado - Procedimento Penale 1486/91 R.G., Tribunale di Milano, 25 maggio 1992 | * Renato Caccamo, Sentenza di 1° grado - Procedimento Penale 1486/91 R.G., Tribunale di Milano, 25 maggio 1992 | ||
* Piero Colaprico, Luca Fazzo, Duomo Connection. Indagine sulla fine della capitale morale, Siena, Edizioni Sisifo, 1991 | * Piero Colaprico, Luca Fazzo, Duomo Connection. Indagine sulla fine della capitale morale, Siena, Edizioni Sisifo, 1991 | ||