Operazione Belgio 2: differenze tra le versioni

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Poiché le indagini riguardanti la morte di Amante terminarono senza trovare un colpevole, solo le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia furono in grado di dare un volto al colpevole e a delineare il movente celatosi dietro l’assassinio. Secondo Fabio Nistri, Giuseppe Amante iniziò a vendere sostanze stupefacenti, in particolare eroina, in Piazza Prealpi senza l’approvazione della famiglia Serraino/Di Giovine, spacciando droga non comprata da loro, ma da gruppi criminali rivali. Il collaboratore affermò che, notata questa situazione, la decisione di uccidere Amante provenne dai livelli più alti dell’organizzazione e da coloro che gestivano il controllo su piazza Prealpi: Maria Serraino, Emilio Di Giovine e Luigi Zolla. Sempre secondo Nistri, l’interesse di Emilio, che non si occupava del controllo della piazza, era dovuto al fatto che il fratello di Amante, Alfonso, in un processo in cui era stato accusato dell’omicidio di Francesco Mafodda, non testimoniò in suo favore come da accordi presi con il fratello Giuseppe e fece cadere la possibilità di revisione della sentenza che al termine del processo lo condannò a 22 anni (Sentenza della Corte di Cassazione del 13 gennaio 1991). <ref>Ivi p.334</ref>
Poiché le indagini riguardanti la morte di Amante terminarono senza trovare un colpevole, solo le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia furono in grado di dare un volto al colpevole e a delineare il movente celatosi dietro l’assassinio. Secondo Fabio Nistri, Giuseppe Amante iniziò a vendere sostanze stupefacenti, in particolare eroina, in Piazza Prealpi senza l’approvazione della famiglia Serraino/Di Giovine, spacciando droga non comprata da loro, ma da gruppi criminali rivali. Il collaboratore affermò che, notata questa situazione, la decisione di uccidere Amante provenne dai livelli più alti dell’organizzazione e da coloro che gestivano il controllo su piazza Prealpi: Maria Serraino, Emilio Di Giovine e Luigi Zolla. Sempre secondo Nistri, l’interesse di Emilio, che non si occupava del controllo della piazza, era dovuto al fatto che il fratello di Amante, Alfonso, in un processo in cui era stato accusato dell’omicidio di Francesco Mafodda, non testimoniò in suo favore come da accordi presi con il fratello Giuseppe e fece cadere la possibilità di revisione della sentenza che al termine del processo lo condannò a 22 anni (Sentenza della Corte di Cassazione del 13 gennaio 1991). <ref>Ivi p.334</ref>


Come esecutore fu scelto Maurizio Margiotta e Nistri, scelto all’ultimo momento per sostituire Bruno Merico, persona inizialmente designata come autista prima e dopo l’assassinio. Lo stesso Nistri il [[6 marzo]] incontrò Margiotta e gli fece scegliere l’arma da utilizzare tra un revolver calibro 44, una 7.65 con il silenziatore e due Sig Sauer calibro 9; quest’ultimo designò le Sig Sauer Calibro 9 come le armi adatte al compito che gli avevano assegnato. Secondo le dichiarazioni fornite da Zolla poi agli inquirenti, Margiotta come compenso per l’uccisione di Amante ricevette uno sconto di 100000 milioni di lire su una fornitura di cocaina.
Come esecutore fu scelto Maurizio Margiotta e lo stesso Nistri, scelto all’ultimo momento per sostituire Bruno Merico, persona inizialmente designata come autista prima e dopo l’assassinio. Lo stesso Nistri il [[6 marzo]] incontrò Margiotta e gli fece scegliere l’arma da utilizzare tra un revolver calibro 44, una 7.65 con il silenziatore e due Sig Sauer calibro 9; quest’ultimo designò le Sig Sauer Calibro 9. Secondo le dichiarazioni fornite da Luigi Zolla poi agli inquirenti, Margiotta come compenso per l’uccisione di Amante ricevette uno sconto di 100 milioni di lire su una fornitura di cocaina.
<ref>Ivi p.312 e ss.</ref>
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