Operazione Belgio 2: differenze tra le versioni

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=== Evasione Emilio Di Giovine ===  
=== Evasione Emilio Di Giovine ===  


Il [[21 giugno]] [[1991]] Emilio Di Giovine grazie ad un’azione attutata da complici armati evase il mattino stesso del suo arrivo all'Ospedale Fate Bene Fratelli di Milano. La visita specialistica era stata prescritta con la complicità̀ del Dott. Piccolo, un medico del servizio sanitario della casa circondariale di S. Vittore in Milano, pagato profumatamente affinché predisponesse il trasferimento. Al momento dell’arrivo, l’ambulanza si recò nei sotterranei dell'ospedale, ed appena l’imputato venne fatto scendere, entrò in azione un gruppo di uomini vestiti con camici da infermieri, armati di pistole e bombolette a gas irritante, che, dopo avere immobilizzato i Carabinieri di scorta ed un infermiere del pronto soccorso, si fecero consegnare le chiavi delle manette del detenuto, rapinarono le pistole d'ordinanza in dotazione ai militari e quindi si dileguarono. Lungo il tragitto i fuggiaschi incrociarono un medico, il Dott. Iacini, il quale venne colpito violentemente al capo con una delle pistole. Il gruppo quindi scavalcò il cancello che sbocca su via Castelfidardo e rapinò due autovetture (una FIAT 164 ed una FIAT Uno), a bordo delle quali si diede alla fuga. <ref>Ivi p.299 e ss.</ref>
Il [[21 giugno]] [[1991]] Emilio Di Giovine grazie ad un’azione attutata da complici armati evase il mattino stesso del suo arrivo all'Ospedale Fatebenefratelli di Milano. La visita specialistica era stata prescritta con la complicità̀ del Dott. Piccolo, un medico del servizio sanitario della casa circondariale di S. Vittore in Milano, pagato profumatamente affinché predisponesse il trasferimento. Al momento dell’arrivo, l’ambulanza si recò nei sotterranei dell'ospedale, ed appena l’imputato venne fatto scendere, entrò in azione un gruppo di uomini vestiti con camici da infermieri, armati di pistole e bombolette a gas irritante, che, dopo avere immobilizzato i Carabinieri di scorta ed un infermiere del pronto soccorso, si fecero consegnare le chiavi delle manette del detenuto, rapinarono le pistole d'ordinanza in dotazione ai militari e quindi si dileguarono. Lungo il tragitto i fuggiaschi incrociarono un medico, il Dott. Iacini, il quale venne colpito violentemente al capo con una delle pistole. Il gruppo quindi scavalcò il cancello che sbocca su via Castelfidardo e rapinò due autovetture (una FIAT 164 ed una FIAT Uno), a bordo delle quali si diede alla fuga. <ref>Ivi p.299 e ss.</ref>


Le successive dichiarazioni di Margherita Di Giovine, sorella dell’evaso, fecero luce sull’identità dei complici (Raimondo Di Napoli, Felice De Martino, Massimo De Nuzzo, Ezio Dorigatti, Maurizio Margiotta, Carmelo Casile e Fabio Nistri), nonché sull’identità del pianificatore: lo stesso Emilio Di Giovine. Secondo Rita, Emilio avrebbe pianificato dal carcere tutta l’operazione facendo arrivare ai suoi complici biglietti utili alla preparazione del piano di fuga tramite Raimondo Di Napoli, agente di polizia penitenziaria in servizio presso il centro clinico di San Vittore corrotto con 30 milioni di lire. Al fine di ricompensare i complici per l’operazione, Emilio Di Giovine stanziò complessivamente secondo la collaboratrice 500 milioni di lire. Le dichiarazioni vennero poi confermate da Fabio Nistri, uno dei partecipanti alla fuga che aggiunse che Di Napoli fornì in carcere a Di Giovine un cellulare, medicinali e cocaina per tenersi in contatto coi complici e simulare l’aggravamento delle sue condizioni di salute. <ref>Ibidem</ref>
Le successive dichiarazioni di Margherita Di Giovine, sorella dell’evaso, fecero luce sull’identità dei complici (Raimondo Di Napoli, Felice De Martino, Massimo De Nuzzo, Ezio Dorigatti, Maurizio Margiotta, Carmelo Casile e Fabio Nistri), nonché sull’identità del pianificatore: lo stesso Emilio Di Giovine. Secondo Rita, Emilio avrebbe pianificato dal carcere tutta l’operazione facendo arrivare ai suoi complici biglietti utili alla preparazione del piano di fuga tramite Raimondo Di Napoli, agente di polizia penitenziaria in servizio presso il centro clinico di San Vittore corrotto con 30 milioni di lire. Al fine di ricompensare i complici per l’operazione, Emilio Di Giovine stanziò complessivamente secondo la collaboratrice 500 milioni di lire. Le dichiarazioni vennero poi confermate da Fabio Nistri, uno dei partecipanti alla fuga che aggiunse che Di Napoli fornì in carcere a Di Giovine un cellulare, medicinali e cocaina per tenersi in contatto coi complici e simulare l’aggravamento delle sue condizioni di salute. <ref>Ibidem</ref>