Cesare Terranova: differenze tra le versioni

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== Biografia ==
== Biografia ==
Entrato in magistratura nel [[1946]], subito dopo la fine della guerra, esercitò prima come pretore a Messina e poi a Rometta. Nel [[1958]] si trasferì dal Tribunale di Patti a quello di Palermo, dove avviò i primi grandi processi di mafia contro [[Luciano Leggio]] e gli altri boss mafiosi di Corleone. Da palermitano, infatti, Terranova, aveva capito la crescente pericolosità della nuova leva di "viddani" che avevano sterminato [[Michele Navarra]] e i suoi fedelissimi, prendendone il posto; capì anche la trasformazione della mafia siciliana, che dal feudo si spostava sulle opportunità di speculazione edilizia offerte dalle città. Fu '''il primo magistrato''' a mettere per iscritto nella sentenza istruttoria per la [[Strage di viale Lazio|strage di viale Lazio]] del [[10 dicembre]] [[1969]], che gli amministratori comunali di allora rappresentavano in centro propulsore della nuova mafia<ref>Lodato, p. 23</ref>.
Entrato in magistratura nel [[1946]], subito dopo la fine della guerra, esercitò prima come pretore a Messina e poi a Rometta. Nel [[1958]] si trasferì dal Tribunale di Patti a quello di Palermo, dove avviò i primi grandi processi di mafia contro [[Luciano Leggio]] e gli altri boss mafiosi di Corleone. Da palermitano, infatti, Terranova, aveva capito la crescente pericolosità della nuova leva di "viddani" che avevano sterminato [[Michele Navarra]] e i suoi fedelissimi, prendendone il posto; capì anche la trasformazione della mafia siciliana, che dal feudo si spostava sulle opportunità di speculazione edilizia offerte dalle città. Fu '''il primo magistrato''' a mettere per iscritto nella sentenza istruttoria per la [[Strage di viale Lazio|strage di viale Lazio]] del [[10 dicembre]] [[1969]] che gli amministratori comunali di allora rappresentavano in centro propulsore della nuova mafia<ref>Lodato, p. 23</ref>.


Procuratore d'accusa nel processo di Bari contro Liggio, [[Totò Riina]], [[Bernardo Provenzano]] e [[Calogero Bagarella]], nel [[1969]] venne sconfitto da una sentenza di assoluzione per quasi tutti gli imputati: la forza della repressione giudiziaria dello Stato esplosa dopo la [[Strage di Ciaculli]] era già finita.
Procuratore d'accusa nel processo di Bari contro Liggio, [[Totò Riina]], [[Bernardo Provenzano]] e [[Calogero Bagarella]], nel [[1969]] venne sconfitto da una sentenza di assoluzione per quasi tutti gli imputati: la forza della repressione giudiziaria dello Stato esplosa dopo la [[Strage di Ciaculli]] era già finita.