Giovanni Falcone: differenze tra le versioni
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Nei giorni successivi alla sentenza, i giornali che appoggiavano i magistrati proclamarono la fine del mito secondo il quale la mafia era una componente invincibile e inestirpabile della cultura siciliana. La sentenza del maxiprocesso rappresentò la prova del nove del lavoro svolto dai giudici del pool. Falcone si preoccupava però di sottolineare come il maxiprocesso non fosse nulla di più che un buon punto di partenza nella battaglia contro Cosa Nostra. Incredibilmente, all’interno della magistratura si manifestò un’insidiosa opposizione a Falcone. | Nei giorni successivi alla sentenza, i giornali che appoggiavano i magistrati proclamarono la fine del mito secondo il quale la mafia era una componente invincibile e inestirpabile della cultura siciliana. La sentenza del maxiprocesso rappresentò la prova del nove del lavoro svolto dai giudici del pool. Falcone si preoccupava però di sottolineare come il maxiprocesso non fosse nulla di più che un buon punto di partenza nella battaglia contro Cosa Nostra. Incredibilmente, all’interno della magistratura si manifestò un’insidiosa opposizione a Falcone. | ||
Dopo la sentenza, Antonino Caponnetto fu costretto, per ragioni di salute e suo malgrado, a fare ritorno a Firenze | Dopo la sentenza, Antonino Caponnetto fu costretto, per ragioni di salute e suo malgrado, a fare ritorno a Firenze: accettò di dare le dimissioni anche perché gli era stata data rassicurazione dagli uomini dello Stato che il suo posto sarebbe andato a Falcone, tanto da dichiararlo anche pubblicamente<ref>citato in Nando dalla Chiesa, Una Strage Semplice, Milano, Melampo Editore, p. 82-83</ref>. Ciononostante, il [[19 gennaio]] [[1988]] il Consiglio Superiore della Magistratura gli preferì [[Antonino Meli]], un magistrato a due anni dalla pensione che non aveva alcuna esperienza in materia di processi di mafia. | ||
Meli, presidente della Corte di Assise di Caltanissetta, aveva fatto domanda per un altro posto, quello di Presidente del Tribunale di Palermo: la notte prima della scadenza del bando per il nuovo capo dell'Ufficio Istruzione, ricevette una telefonata da un collega che lo convinse a candidarsi per quel posto, anche se meno prestigioso. Meli aveva 16 anni in più di Falcone ed era vicino alla pensione; tra i candidati che si erano presentati fino a quel momento, la più autorevole era la candidatura del pupillo di Caponnetto, ma anche per merito delle polemiche emerse un anno prima con l'articolo di Sciascia sui "Professionisti dell'Antimafia" (come dichiarò anche Paolo Borsellino dopo la morte di Falcone) il CSM era orientato a tornare al criterio dell'anzianità rispetto a quello della competenza che aveva fatto vincere il posto di Procuratore Capo a Marsala a Borsellino. | |||
I nemici di Falcone dentro e fuori allo Stato riuscirono a reclutare contro il magistrato del Pool Antimafia giudici togati e di nomina politica provenienti da tutta italia<ref>Ibidem</ref>. Le correnti si spaccarono. Il relatore '''Umberto Marconi''' sostenne che "''Accentrare il tutto in figure emblematiche pur nobilissime è di certo fuorviante e pericoloso... c'è un distorto protagonismo giudiziario... si trasmoda nel mito''"<ref>Ivi, p.84</ref>. L'affondo finale venne da Vincenzo Geraci, il pubblico ministero che aveva accompagnato Falcone in Brasile per l'interrogatorio di Buscetta: "''Se da un lato, infatti, le notorie doti di Falcone e i rapporti personali e professionali che coltivo con lui mi indurrebbero a preferirlo nella scelta, a ciò mi è però dì ostacolo la personalità di Meli, cui l’altissimo e silenzioso senso del dovere, costò in tempi drammatici la deportazione nei campi di concentramento della Polonia e della Germania, dove egli rimase prigioniero per due anni. In tali condizioni vi chiedo pertanto di comprendere con quanta sofferenza e umiltà mi sento portato ad esprimere il mio voto di favore.''". | |||
Per questo voto Borsellino bollò definì Geraci un Giuda, dopo la morte di Falcone, ricordando l'episodio. Fu così che il Plenum del CSM il [[19 gennaio]] [[1988]] votò: | |||
a favore di Meli si espressero in 14: | |||
# Agnoli Francesco Mario | |||
# Borrè Giuseppe | |||
# Buonajuto Antonio | |||
# Cariti Giuseppe | |||
# Di Persia Felice | |||
# Geraci Vincenzo | |||
# Lapenta Nicola | |||
# Letizia Sergio | |||
# Maddalena Marcello | |||
# Marconi Umberto | |||
# Morozzo della Rocca Franco | |||
# Paciotti Elena Ornella | |||
# Suraci Sebastiano | |||
# Tatozzi Gianfranco | |||
A favore di Falcone invece si espressero in 10: | |||
# Abbate Antonio Germano | |||
# Brutti Massimo | |||
# Calogero Pietro | |||
# [[Gian Carlo Caselli|Caselli Gian Carlo]] | |||
# Contri Fernanda | |||
# D'Ambrosio Vito | |||
# Gomez d'Ayala Mario | |||
# Racheli Stefano | |||
# Smuraglia Carlo | |||
# Ziccone Guido | |||
Si astennero in 5: | |||
# Lombardi Bartolomeo | |||
# Mirabelli Cesare (Vicepresidente) | |||
# Papa Renato Nunzio | |||
# Pennacchini Erminio | |||
# Sgroi Vittorio | |||
Fu sufficiente '''appena un mese per cancellare tutto''' e per eliminare il pool antimafia. La sconfitta personale di Falcone era sotto gli occhi di tutti: Caponnetto prima e Borsellino poi avrebbero dichiarato dopo la sua morte che Falcone aveva iniziato a morire proprio quella notte, quando Meli diventò Consigliere istruttore al suo posto. Il risultato 14 a 10 con le strategiche astensioni fu il frutto di una strategia costruita a tavolino. | |||
Lo stillicidio di attacchi e di sospetti avanzati, come pure le accuse di rampantismo per le amicizie politiche, contribuirono a creare un clima pesante: Falcone si sentiva isolato e ostacolato. Si stava attuando il “''progetto normalizzatore''”, che rendeva vano tutto il lavoro effettuato fino a quel momento dal pool antimafia. Meli, in sintonia con la linea del giudice [[Corrado Carnevale]], assecondò la tesi della mafia vista come un’associazione di bande senza una strategia o un obiettivo preciso, negando cosi il principio cardine che aveva portato ai successi contro la mafia: l’unicità di Cosa Nostra. Inoltre Meli, ormai in aperto contrasto con Falcone, sciolse ufficialmente il pool. Un mese dopo, Falcone ebbe l'ulteriore amarezza di vedersi preferito [[Domenico Sica]] alla guida dell'Alto Commissariato per la lotta alla Mafia. Nonostante gli avvenimenti, tuttavia, Falcone proseguì ancora una volta il suo straordinario lavoro, realizzando un'importante operazione antidroga in collaborazione con Rudolph Giuliani, allora procuratore distrettuale di New York. | Lo stillicidio di attacchi e di sospetti avanzati, come pure le accuse di rampantismo per le amicizie politiche, contribuirono a creare un clima pesante: Falcone si sentiva isolato e ostacolato. Si stava attuando il “''progetto normalizzatore''”, che rendeva vano tutto il lavoro effettuato fino a quel momento dal pool antimafia. Meli, in sintonia con la linea del giudice [[Corrado Carnevale]], assecondò la tesi della mafia vista come un’associazione di bande senza una strategia o un obiettivo preciso, negando cosi il principio cardine che aveva portato ai successi contro la mafia: l’unicità di Cosa Nostra. Inoltre Meli, ormai in aperto contrasto con Falcone, sciolse ufficialmente il pool. Un mese dopo, Falcone ebbe l'ulteriore amarezza di vedersi preferito [[Domenico Sica]] alla guida dell'Alto Commissariato per la lotta alla Mafia. Nonostante gli avvenimenti, tuttavia, Falcone proseguì ancora una volta il suo straordinario lavoro, realizzando un'importante operazione antidroga in collaborazione con Rudolph Giuliani, allora procuratore distrettuale di New York. | ||
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== Bibliografia == | == Bibliografia == | ||
* Bolzoni | * Attilio Bolzoni, [[Uomini Soli|Uomini soli]], Milano, Melampo Editore, 2012 | ||
* Caponnetto | * Antonino Caponnetto, I miei giorni a Palermo ( con Saverio Lodato), Milano, Garzanti, 1992 | ||
* Falcone | * Nando dalla Chiesa, Una Strage Semplice, Milano, Melampo Editore, 2017 | ||
* La Licata | * Giovanni Falcone (in collaborazione con Marcelle Padovani), Cose di Cosa Nostra, Milano, Rizzoli, 1991 | ||
* Francesco La Licata, [[Storia di Giovanni Falcone]], Milano, 2002 | |||
[[Categoria:Magistrati]] [[Categoria:Vittime di Cosa Nostra]] | [[Categoria:Magistrati]] [[Categoria:Vittime di Cosa Nostra]] | ||