Pompeo Panaro: differenze tra le versioni

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Il [[5 febbraio]] del [[1997]], dopo quattordici anni di silenzio, in un verbale segreto sottoscritto da Fedele Soria, il picciotto della storica [[Serpa ('ndrina)|‘ndrina dei Serpa]] parlò dell’omicidio: fece il nome dell’uomo che si occupò dello spostamento del cadavere di Pompeo in località Trifoglio; indicò i nomi di quattro uomini, appartenenti alla ‘ndrina Serpa, informati sull'omicidio e sul luogo preciso del seppellimento; inoltre, il pentito dichiarò che per uccidere il commerciante venne utilizzata una pistola 38 Cobra, sequestrata poi dai carabinieri. Infine, Soria confidò per poi smentire le cause dell’omicidio, ovvero problemi sul pagamento dell’affitto di un’abitazione che il commerciante impegnò ad un uomo di comando della ‘ndrangheta. Secondo l’uomo, Pompeo si lamentò più volte di questa mancanza anche con altre persone e per questo malcontento venne punito con la morte. Per questi motivi, il commerciante paolano dapprima venne rapito e ucciso da un uomo di fiducia dell’organizzazione e poi seppellito nella zona montuosa da un secondo affiliato<ref>Il picciotto sul delitto Panaro Calabria Ora, 18 ottobre 2011</ref>. Nonostante queste rivelazioni, il caso venne nuovamente archiviato nel [[2004]]; anche le successive inchieste “'''Costa'''”, “'''Missing'''” e “'''Tela del Ragno'''” della DDA di Catanzaro portarono nuovamente a considerare un caso di lupara bianca la morte di Panaro, in quanto del fascicolo d’omicidio volontario del 1984 continuò ad essere ignorato.
Il [[5 febbraio]] del [[1997]], dopo quattordici anni di silenzio, in un verbale segreto sottoscritto da Fedele Soria, il picciotto della storica [[Serpa ('ndrina)|‘ndrina dei Serpa]] parlò dell’omicidio: fece il nome dell’uomo che si occupò dello spostamento del cadavere di Pompeo in località Trifoglio; indicò i nomi di quattro uomini, appartenenti alla ‘ndrina Serpa, informati sull'omicidio e sul luogo preciso del seppellimento; inoltre, il pentito dichiarò che per uccidere il commerciante venne utilizzata una pistola 38 Cobra, sequestrata poi dai carabinieri. Infine, Soria confidò per poi smentire le cause dell’omicidio, ovvero problemi sul pagamento dell’affitto di un’abitazione che il commerciante impegnò ad un uomo di comando della ‘ndrangheta. Secondo l’uomo, Pompeo si lamentò più volte di questa mancanza anche con altre persone e per questo malcontento venne punito con la morte. Per questi motivi, il commerciante paolano dapprima venne rapito e ucciso da un uomo di fiducia dell’organizzazione e poi seppellito nella zona montuosa da un secondo affiliato<ref>Il picciotto sul delitto Panaro Calabria Ora, 18 ottobre 2011</ref>. Nonostante queste rivelazioni, il caso venne nuovamente archiviato nel [[2004]]; anche le successive inchieste “'''Costa'''”, “'''Missing'''” e “'''Tela del Ragno'''” della DDA di Catanzaro portarono nuovamente a considerare un caso di lupara bianca la morte di Panaro, in quanto del fascicolo d’omicidio volontario del 1984 continuò ad essere ignorato.


Nel [[2007]] il boss pentito Giuliano Serpa parlò dell’omicidio di Pompeo Panaro confermando la ricostruzione di Soria e di aver partecipato al delitto<ref>La storia di Pompeo Panaro, il consigliere comunale ammazzato dalla ‘ndrangheta, Fanpage.it</ref>.
Nel [[2007]] il boss pentito Giuliano Serpa parlò dell’omicidio di Pompeo Panaro confermando la ricostruzione di Soria e di aver partecipato al delitto<ref>Ibidem</ref>.
   
   
Sulla morte del commerciante e politico paolano, Giuliano Serpa aggiunse nuovi particolari: ad ucciderlo fu un colpo di pistola al cuore; l’ordine di uccidere partì da [[Ennio Serpa]] – cugino di Giuliano – detenuto nel carcere di Cosenza<ref>Nove indagati per il delitto di Pompeo Panaro, Gazzetta del Sud, 11 febbraio 2014</ref>.
Sulla morte del commerciante e politico paolano, Giuliano Serpa aggiunse nuovi particolari: ad ucciderlo fu un colpo di pistola al cuore; l’ordine di uccidere partì da [[Ennio Serpa]] – cugino di Giuliano – detenuto nel carcere di Cosenza<ref>Nove indagati per il delitto di Pompeo Panaro, Gazzetta del Sud, 11 febbraio 2014</ref>.
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Dalle dichiarazioni del pentito Serpa fu possibile ricostruire la dinamica dell’omicidio. Al commerciante paolano venne dapprima rubata l’automobile, poi fu contattato da un emissario della ‘ndrina; con l’intenzione di riappropriarsi della propria vettura, Pompeo si recò nel luogo stabilito. Giunto sul posto, Pompeo fu sottoposto ad interrogatorio sulla sua presunta collaborazione con le forze dell’ordine ma non trovando riscontro positivo alle domande Mario Serpa decise di lasciarlo andare via. Mentre Pompeo si stava allontanando un uomo che prese parte all'incontro (del quale il pentito fornì il nominativo) sparò con la “Cobra” calibro 38 verso di lui; il cadavere venne sepolto e fatto sparire nelle montagne locali.
Dalle dichiarazioni del pentito Serpa fu possibile ricostruire la dinamica dell’omicidio. Al commerciante paolano venne dapprima rubata l’automobile, poi fu contattato da un emissario della ‘ndrina; con l’intenzione di riappropriarsi della propria vettura, Pompeo si recò nel luogo stabilito. Giunto sul posto, Pompeo fu sottoposto ad interrogatorio sulla sua presunta collaborazione con le forze dell’ordine ma non trovando riscontro positivo alle domande Mario Serpa decise di lasciarlo andare via. Mentre Pompeo si stava allontanando un uomo che prese parte all'incontro (del quale il pentito fornì il nominativo) sparò con la “Cobra” calibro 38 verso di lui; il cadavere venne sepolto e fatto sparire nelle montagne locali.


Inoltre, in un verbale di acquisizione di intercettazioni in carcere, dell’omicidio Panaro parlò anche [[Mario Serpa]] -il capo indiscusso della ‘ndrina di Paola negli anni ’80-<ref>“Indagini sull'omicidio Panaro. Altri pentiti pronti a parlare” Gazzetta del Sud, 27 settembre 2013</ref>.
Inoltre, in un verbale di acquisizione di intercettazioni in carcere, dell’omicidio Panaro parlò anche [[Mario Serpa]] -il capo indiscusso della ‘ndrina di Paola negli anni ’80-<ref>Indagini sull'omicidio Panaro. Altri pentiti pronti a parlare Gazzetta del Sud, 27 settembre 2013</ref>.
Nonostante si accusò dell’omicidio Panaro insieme ad altre tredici persone, il pentito Serpa fu l’unico ad essere processato.
Nonostante si accusò dell’omicidio Panaro insieme ad altre tredici persone, il pentito Serpa fu l’unico ad essere processato.


===La reazione del figlio Paolo: la fine del silenzio e la riapertura del caso===
===La reazione del figlio Paolo: la fine del silenzio e la riapertura del caso===
“''Avevo nove anni quando scomparve mio padre e ho di lui dei ricordi molto vaghi perché il silenzio che mi ha avvolto dopo la sua scomparsa, ha lavorato molto dentro di me facendo un’opera di erosione costante e subdola, privandomi anche del prima, degli anni in cui avevo ancora papà […] Io sono andato avanti con la mia vita, scuola, amici, università fino a 27anni quando parlando con una persona che conoscevo da tempo mi ha fatto riflettere sulla scomparsa di mio padre e sulla mia totale disinformazione su ciò che era accaduto. La prima cosa che ho fatto è stato chiedere ai miei familiari di avere maggiori informazioni su quello che era successo allora. Non mi aspettavo le grandi rivelazioni ma un confronto tranquillo che avrebbero potuto essere anche le sole chiacchiere del paese. Ma la loro reazione è stata inaspettata e incomprensibile. Si è scatenato l’inferno e mi sono sentito chiedere perché andavo contro di loro. Questo atteggiamento mi creò subito sospetti e mi resi conto di essere da solo di fronte alla ricerca di verità''”<ref>“La mia battaglia per la verità” Paolo Panaro in Diario della memoria, il Quotidiano del Sud, 3 agosto 2016</ref>.
“''Avevo nove anni quando scomparve mio padre e ho di lui dei ricordi molto vaghi perché il silenzio che mi ha avvolto dopo la sua scomparsa, ha lavorato molto dentro di me facendo un’opera di erosione costante e subdola, privandomi anche del prima, degli anni in cui avevo ancora papà […] Io sono andato avanti con la mia vita, scuola, amici, università fino a 27 anni quando parlando con una persona che conoscevo da tempo mi ha fatto riflettere sulla scomparsa di mio padre e sulla mia totale disinformazione su ciò che era accaduto. La prima cosa che ho fatto è stato chiedere ai miei familiari di avere maggiori informazioni su quello che era successo allora. Non mi aspettavo le grandi rivelazioni ma un confronto tranquillo che avrebbero potuto essere anche le sole chiacchiere del paese. Ma la loro reazione è stata inaspettata e incomprensibile. Si è scatenato l’inferno e mi sono sentito chiedere perché andavo contro di loro. Questo atteggiamento mi creò subito sospetti e mi resi conto di essere da solo di fronte alla ricerca di verità''”<ref>[https://drive.google.com/file/d/0B6qEotNoxNYLYnl2VHlhbUllNmc/view La mia battaglia per la verità Paolo Panaro in Diario della memoria, il Quotidiano del Sud, 3 agosto 2016]</ref>.


Nel 2011 '''Paolo Panaro''', il figlio di Pompeo, scoprì molti dettagli sulla ‘scomparsa’ del padre; venne a conoscenza del fascicolo per omicidio e del fatto che due pentiti di ‘ndrangheta ricostruirono l’omicidio di Pompeo durante degli interrogatori. Su ''Calabria Ora'', un giornale locale, lesse un articolo sulle vittime di ‘ndrangheta dal quale apprese che esistevano atti giudiziari sulla vicenda di suo padre; non ricevendo risposte dalla sua famiglia, Paolo si mobilitò in modo autonomo e, il [[31 maggio]] [[2011]], riuscì a recuperare il fascicolo sulle indagini per poi chiedere nel 2012 e ottenere dalla magistratura la riapertura del caso sulla morte di suo padre.  
Nel 2011 '''Paolo Panaro''', il figlio di Pompeo, scoprì molti dettagli sulla ‘scomparsa’ del padre; venne a conoscenza del fascicolo per omicidio e del fatto che due pentiti di ‘ndrangheta ricostruirono l’omicidio di Pompeo durante degli interrogatori. Su ''Calabria Ora'', un giornale locale, lesse un articolo sulle vittime di ‘ndrangheta dal quale apprese che esistevano atti giudiziari sulla vicenda di suo padre; non ricevendo risposte dalla sua famiglia, Paolo si mobilitò in modo autonomo e, il [[31 maggio]] [[2011]], riuscì a recuperare il fascicolo sulle indagini per poi chiedere nel 2012 e ottenere dalla magistratura la riapertura del caso sulla morte di suo padre.  


Nel [[2013]] venne richiesto il test del DNA sui resti di Pompeo che si ritrovarono in una scatola di zinco, nella cappella di famiglia: coperto con della carta da pacchi fu rinvenuto l’omero, ma non i capelli, fondamentali per l’identificazione del DNA e i frammenti di cranio ritrovati nel 1983, secondo i documenti mai consegnati ai parenti<ref>Ibidem</ref>, <ref>“Quei resti sono di Panaro” L’ora della Calabria 27 settembre 2013</ref>.  
Nel [[2013]] venne richiesto il test del DNA sui resti di Pompeo che si ritrovarono in una scatola di zinco, nella cappella di famiglia: coperto con della carta da pacchi fu rinvenuto l’omero, ma non i capelli, fondamentali per l’identificazione del DNA e i frammenti di cranio ritrovati nel 1983, secondo i documenti mai consegnati ai parenti<ref>Ibidem</ref> <ref>Quei resti sono di Panaro L’ora della Calabria 27 settembre 2013</ref>.  


Con questo atto, paradossalmente per la seconda volta, venne formalizzato il ritrovamento del corpo di Pompeo, dimenticato dalla magistratura per trent'anni<ref>“Se lo Stato trasforma in farsa perfino la guerra alla mafia”, Il Giornale, 21 giugno 2012</ref>.
Con questo atto, paradossalmente per la seconda volta, venne formalizzato il ritrovamento del corpo di Pompeo, dimenticato dalla magistratura per trent'anni<ref>[http://www.ilgiornale.it/news/se-stato-trasforma-farsa-perfino-guerra-mafia.html Se lo Stato trasforma in farsa perfino la guerra alla mafia, Il Giornale, 21 giugno 2012]</ref>.
   
   
Le scoperte fatte sulla morte di suo padre portarono Paolo a dubitare sulla corretta gestione del caso: “Si è solo badato a non far trapelare nulla. E in definitiva il risultato, finora è stato che gli assassini sono rimasti liberi di delinquere e il sacrificio, il coraggio di un uomo che ha sfidato la malavita in quegli anni di fuoco, denunciando gli esecutori di un altro omicidio, invece di essere portato come esempio alle generazioni future da chi ne aveva obbligo e dovere istituzionale e civile è stato anzi soffocato, vilipeso, offeso fino alla dimenticanza più totale”<ref>Paolo Panaro – “Paola, non si dimentica Pompeo Panaro”, Infopinione, 29 luglio 2016</ref>.
Le scoperte fatte sulla morte di suo padre portarono Paolo a dubitare sulla corretta gestione del caso: “''Si è solo badato a non far trapelare nulla. E in definitiva il risultato, finora è stato che gli assassini sono rimasti liberi di delinquere e il sacrificio, il coraggio di un uomo che ha sfidato la malavita in quegli anni di fuoco, denunciando gli esecutori di un altro omicidio, invece di essere portato come esempio alle generazioni future da chi ne aveva obbligo e dovere istituzionale e civile è stato anzi soffocato, vilipeso, offeso fino alla dimenticanza più totale''”<ref>[https://www.infopinione.it/index.php/2016/07/29/paola-non-si-dimentica-pompeo-panaro/ Paola, non si dimentica Pompeo Panaro, Infopinione, 29 luglio 2016]</ref>.
   
   
Per Paolo la morte di suo padre ha dell’incredibile: la magistratura si dimenticò del ritrovamento di un corpo, periziato ed identificato, commettendo un errore giudiziario senza precedenti. Collusione, corruzione, connivenza sintetizzano bene l’omicidio di ‘ndrangheta dimenticato di Pompeo.   
Per Paolo la morte di suo padre ha dell’incredibile: la magistratura si dimenticò del ritrovamento di un corpo, periziato ed identificato, commettendo un errore giudiziario senza precedenti. Collusione, corruzione, connivenza sintetizzano bene l’omicidio di ‘ndrangheta dimenticato di Pompeo.   


===L’archiviazione del caso===
===L’archiviazione del caso===
Nel 2013, in seguito alla presentazione dell’esposto da parte di Paolo, figlio di Pompeo Panaro, la DDA riaprì il caso. Le importanti rivelazioni fatte da Giuliano Serpa, pentito di ‘ndrangheta, portarono a dodici indagati: undici di loro considerati deceduti anche se in realtà lo erano solo tre<ref>"Delitto di Pompeo Panaro. Undici coinvolti per errore" L'ora della Calabria, 1 aprile 2014</ref>.  
Nel 2013, in seguito alla presentazione dell’esposto da parte di Paolo, figlio di Pompeo Panaro, la DDA riaprì il caso. Le importanti rivelazioni fatte da Giuliano Serpa, pentito di ‘ndrangheta, portarono a dodici indagati: undici di loro considerati deceduti anche se in realtà lo erano solo tre<ref>Delitto di Pompeo Panaro. Undici coinvolti per errore L'ora della Calabria, 1 aprile 2014</ref>.  
In conclusione, per l’omicidio di Pompeo Panaro, il P.M. Bruni con la sua richiesta di nove anni di reclusione riconobbe solo la responsabilità di Giuliano Serpa, il quale però venne assolto perché il reato cadde in prescrizione<ref>Ibidem</ref>,<ref>“Venne ucciso più di trent'anni fa. Scatta la prescrizione per il reato” il Quotidiano del Sud, 18 Aprile 2015</ref>.
In conclusione, per l’omicidio di Pompeo Panaro, il P.M. Bruni con la sua richiesta di nove anni di reclusione riconobbe solo la responsabilità di Giuliano Serpa, il quale però venne assolto perché il reato cadde in prescrizione<ref>Ibidem</ref> <ref>[http://www.quotidianodelsud.it/calabria/cronache/benevento/2015/04/18/venne-ucciso-pi-trentanni-fa-scatta-prescrizione-reato Venne ucciso più di trent'anni fa. Scatta la prescrizione per il reato il Quotidiano del Sud, 18 Aprile 2015]</ref>.


==In memoria==
==In memoria==
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==Bibliografia==
==Bibliografia==
*Archivio Gazzetta del Sud  
*Archivio Gazzetta del Sud  
*Badolati A., “Mamma ‘ndrangheta”, Pellegrini Editore, 2014
*Badolati A., Mamma ‘ndrangheta, Pellegrini Editore, 2014
*"Indignato Speciale", rubrica TG5, 9 dicembre 2015
*Indignato Speciale, rubrica TG5, 9 dicembre 2015
*Testimonianza della famiglia, resa a Sabrina Lattuca per Wikimafia
*Testimonianza della famiglia, resa a Sabrina Lattuca per Wikimafia