Giovanni Falcone: differenze tra le versioni

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|description=Giovanni Falcone (Palermo, 18 maggio 1939 – Palermo, 23 maggio 1992) è stato un magistrato italiano, simbolo della lotta alla mafia, vittima innocente di Cosa nostra.
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<blockquote><center>''L'importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio, è incoscienza.''<center>
<blockquote><center>''L'importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio, è incoscienza.''<center>
('''Giovanni Falcone)'''
('''Giovanni Falcone)'''
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Nell'ottobre [[1991]] uscì in libreria "[[Cose di Cosa Nostra|Cose di Cosa nostra]]", il primo e unico libro di Giovanni Falcone, scritto in collaborazione con la giornalista [[Marcelle Padovani]]. Oggi è considerato, a ragione, tra i migliori libri mai scritti sulla mafia siciliana e sul fenomeno mafioso in generale. Tuttavia, quando uscì fu accolto da pesanti critiche. Falcone venne accusato di essere rimasto "''stregato dai boss''", gli rimproverarono un'eccessiva confidenza con la [[mentalità mafiosa]], fino a perdere di vista il limite che separa la tradizione siciliana dall'adesione ai falsi principi di Cosa nostra.  
Nell'ottobre [[1991]] uscì in libreria "[[Cose di Cosa Nostra|Cose di Cosa nostra]]", il primo e unico libro di Giovanni Falcone, scritto in collaborazione con la giornalista [[Marcelle Padovani]]. Oggi è considerato, a ragione, tra i migliori libri mai scritti sulla mafia siciliana e sul fenomeno mafioso in generale. Tuttavia, quando uscì fu accolto da pesanti critiche. Falcone venne accusato di essere rimasto "''stregato dai boss''", gli rimproverarono un'eccessiva confidenza con la [[mentalità mafiosa]], fino a perdere di vista il limite che separa la tradizione siciliana dall'adesione ai falsi principi di Cosa nostra.  


Il [[9 gennaio]] [[1992]] uscì su ''la Repubblica'' un durissimo articolo di Sandro Viola, che lo invitò anche a dimettersi dalla magistratura per il suo presenzialismo televisivo e mediatico, domandandosi ironicamente il perché di questa svolta da «mediocre pubblicista». L'editorialista di punta del giornale fondato da Eugenio Scalfari scriveva che:<blockquote>«scorrendo il libro-intervista di Falcone, «Cose di cosa nostra», s’avverte (anche per il concorso d’una intervistatrice adorante) proprio questo: l’eruzione di una vanità, d’una spinta a descriversi, a celebrarsi, come se ne colgono nelle interviste del ministro De Michelis o dei guitti televisivi».</blockquote>Quel vergognoso articolo fu poi addirittura cancellato dagli archivi del quotidiano dopo la [[Strage di Capaci]], ma nel 2012 fu recuperato e reso nuovamente pubblico grazie all''''Emeroteca Tucci''' di Napoli.
Il [[9 gennaio]] [[1992]] uscì su ''la Repubblica'' un durissimo articolo di Sandro Viola, che lo invitò anche a dimettersi dalla magistratura per il suo presenzialismo televisivo e mediatico, domandandosi ironicamente il perché di questa svolta da «mediocre pubblicista». L'editorialista di punta del giornale fondato da Eugenio Scalfari scriveva che:<blockquote>«scorrendo il libro-intervista di Falcone, «Cose di cosa nostra», s’avverte (anche per il concorso d’una intervistatrice adorante) proprio questo: l’eruzione di una vanità, d’una spinta a descriversi, a celebrarsi, come se ne colgono nelle interviste del ministro De Michelis o dei guitti televisivi»<ref>Sandro Viola, ''Falcone, che peccato...'', la Repubblica, 9 gennaio 1992. [[Falcone, che peccato...|Disponibile integralmente qui]].</ref>.</blockquote>Quel vergognoso articolo fu poi addirittura cancellato dagli archivi del quotidiano dopo la [[Strage di Capaci]], ma nel 2012 fu recuperato e reso nuovamente pubblico grazie all''''Emeroteca Tucci''' di Napoli.


Tre giorni dopo, in una puntata della trasmissione Telefono Giallo, condotta da Corrado Augias, il giornalista esordiva con:<blockquote>«Noi abbiamo imparato a conoscerla quando viveva barricato laggiù e forse l’abbiamo un po’ mitizzata. Adesso che sta al ministero e che scrive editoriali sulla ''Stampa'', le sue posizioni sembrano più morbide, più sfumate. Non vorrei dire che ci ha un po’ deluso negli ultimi tempi, ma sicuramente è cambiato: lei lo sa? Ne è consapevole?»<ref>Puntata di Telefono Giallo del 12 gennaio 1992</ref></blockquote>La trasmissione passò alla storia soprattutto per la domanda posta da una donna del pubblico. «''Lei dice nel suo libro che in Sicilia si muore perché si è soli. Giacché lei fortunatamente è ancora con noi: chi la protegge?''» La reazione del magistrato fu amarissima: «''Questo vuol dire che per essere credibili bisogna essere ammazzati?''»
Tre giorni dopo, in una puntata della trasmissione Telefono Giallo, condotta da Corrado Augias, il giornalista esordiva con:<blockquote>«Noi abbiamo imparato a conoscerla quando viveva barricato laggiù e forse l’abbiamo un po’ mitizzata. Adesso che sta al ministero e che scrive editoriali sulla ''Stampa'', le sue posizioni sembrano più morbide, più sfumate. Non vorrei dire che ci ha un po’ deluso negli ultimi tempi, ma sicuramente è cambiato: lei lo sa? Ne è consapevole?»<ref>Puntata di Telefono Giallo del 12 gennaio 1992</ref></blockquote>La trasmissione passò alla storia soprattutto per la domanda posta da una donna del pubblico. «''Lei dice nel suo libro che in Sicilia si muore perché si è soli. Giacché lei fortunatamente è ancora con noi: chi la protegge?''» La reazione del magistrato fu amarissima: «''Questo vuol dire che per essere credibili bisogna essere ammazzati?''»
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*Falcone, Giovanni, in collaborazione con Marcelle Padovani (1991). ''[[Cose di Cosa Nostra]]'', Milano, Rizzoli.
*Falcone, Giovanni, in collaborazione con Marcelle Padovani (1991). ''[[Cose di Cosa Nostra]]'', Milano, Rizzoli.
*La Licata, Francesco (2002). [[Storia di Giovanni Falcone]], Milano, Feltrinelli.
*La Licata, Francesco (2002). [[Storia di Giovanni Falcone]], Milano, Feltrinelli.
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