Mafie in Piemonte: differenze tra le versioni

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'''La città metropolitana di Torino''' e il suo hinterland ospitano un panorama criminale estremamente complesso caratterizzato dalla presenza di gruppi criminali autoctoni e allogeni che coesistono<ref>DIA (2022). ''Relazione I semestre 2021'', p. XV</ref>. La regione si caratterizza per essere una delle mete di principale interesse da parte della criminalità organizzata, nonostante la sua economia e il suo Pil non crescano tanto quanto quella di altre regioni del Nord Italia come Lombardia e Trentino-Alto Adige.
[[File:Mafie in piemonte.jpg|miniatura|alt=mafie in piemonte]]
 
'''Il Piemonte''' è una regione storicamente interessata dal fenomeno mafioso, il cui panorama criminale estremamente complesso è caratterizzato dalla presenza di gruppi criminali autoctoni e allogeni che coesistono<ref>DIA (2022). ''Relazione I semestre 2021'', p. XV</ref>. La regione si caratterizza per essere una delle mete di principale interesse da parte della criminalità organizzata, nonostante la sua economia e il suo Pil non crescano tanto quanto quella di altre regioni del Nord Italia come Lombardia e Trentino-Alto Adige.


Le diverse forme di criminalità organizzata presenti sul territorio sono dedite a diverse attività, tra le quali spiccano il traffico di stupefacenti, racket, usura, nonché riciclaggio di denaro sporco e infiltrazione negli appalti pubblici. L'organizzazione mafiosa maggiormente presente è la [['Ndrangheta|'ndrangheta]], con le 'ndrine degli Agresta e dei Marando, tra le più influenti dell'Aspromonte, presenti anche in [[Mafie in Lombardia|Lombardia]].  
Le diverse forme di criminalità organizzata presenti sul territorio sono dedite a diverse attività, tra le quali spiccano il traffico di stupefacenti, racket, usura, nonché riciclaggio di denaro sporco e infiltrazione negli appalti pubblici. L'organizzazione mafiosa maggiormente presente è la [['Ndrangheta|'ndrangheta]], con le 'ndrine degli Agresta e dei Marando, tra le più influenti dell'Aspromonte, presenti anche in [[Mafie in Lombardia|Lombardia]].  
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===Gli anni ‘60===
===Gli anni ‘60===
Torino esercitò negli anni Sessanta una certa forza attrattiva poiché si rivelò essere una piazza importante per le strategie predatorie dei gruppi criminali. La grande città operaia del Nord contribuì, infatti, a costruire una rete di rapporti di connivenza e permise di fare affari senza rendersi troppo visibili riparandosi dai meccanismi di controllo sociale che caratterizzavano i centri di dimensioni minori. Le indagini di quel periodo rivelarono l’esistenza, a Torino, di due gruppi criminali: il “clan dei Calabresi” e il “[[Clan dei Catanesi|clan dei Catanesi]]”<ref>Ibidem</ref>.
Torino esercitò negli anni Sessanta una certa forza attrattiva poiché si rivelò essere una piazza importante per le strategie predatorie dei gruppi criminali. La grande città operaia del Nord contribuì, infatti, a costruire una rete di rapporti di connivenza e permise di fare affari senza rendersi troppo visibili riparandosi dai meccanismi di controllo sociale che caratterizzavano i centri di dimensioni minori. Le indagini di quel periodo rivelarono l’esistenza, a Torino, di due gruppi criminali: il “clan dei Calabresi” e il “[[clan dei Catanesi]]”<ref>Ibidem</ref>.


Per quanto riguarda il primo raggruppamento criminale, si trattava di uomini legati alla 'ndrangheta, ma all'epoca ancora la parola non era contemplata dalle istituzioni, soprattutto del Nord Italia. Proprio questa espressione linguistica permette una riflessione sulla sottovalutazione del fenomeno che ha avuto luogo negli anni '60, da parte sia dei magistrati sia delle forze dell’ordine. Pur individuando un modus operandi comune, all'epoca era diffusa la convinzione che soggetti, pur riconducibili a raggruppamenti criminali calabresi, fossero incapaci di strutturare un'organizzazione simile a quella dei territori di origine<ref>Ibidem</ref>.
Per quanto riguarda il primo raggruppamento criminale, si trattava di uomini legati alla 'ndrangheta, ma all'epoca ancora la parola non era contemplata dalle istituzioni, soprattutto del Nord Italia. Proprio questa espressione linguistica permette una riflessione sulla sottovalutazione del fenomeno che ha avuto luogo negli anni '60, da parte sia dei magistrati sia delle forze dell’ordine. Pur individuando un modus operandi comune, all'epoca era diffusa la convinzione che soggetti, pur riconducibili a raggruppamenti criminali calabresi, fossero incapaci di strutturare un'organizzazione simile a quella dei territori di origine<ref>Ibidem</ref>.
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Inoltre, il [[16 giugno]] [[1983]], venne ucciso il procuratore della Repubblica di Torino [[Bruno Caccia]], per il quale venne condannato all'ergastolo come mandante dell'omicidio, [[Domenico Belfiore]], capo dell'omonima 'ndrina operante a Torino.
Inoltre, il [[16 giugno]] [[1983]], venne ucciso il procuratore della Repubblica di Torino [[Bruno Caccia]], per il quale venne condannato all'ergastolo come mandante dell'omicidio, [[Domenico Belfiore]], capo dell'omonima 'ndrina operante a Torino.
   
   
===Gli anni ‘90===
===Gli anni ‘90 ===
Fu negli anni '90 che iniziarono ad essere aperte altre Locali nella regione. Inoltre, in quegli anni, gli inquirenti svelarono con l'[[Operazione Cartagine (Torino)|Operazione Cartagine]] un cartello di 'ndrine operanti nel traffico di stupefacenti tra il Piemonte e la Lombardia le quali, a loro volta consorziate con le note famiglie mafiose dei Cuntrera e dei Caruana e i cartelli colombiani. Attraverso una società fittizia creata in Svizzera, tra il [[1991]] e il [[1994]] riuscirono a far arrivare in Italia, durante varie operazioni di importazione dal Brasile, dalla Colombia e da Panama, oltre 11mila chili di cocaina, poi distribuiti dalle 'ndrine calabresi.<ref>Archivio la Repubblica, ''Coca, Colombiani e 'ndrangheta'', 23 marzo 1995[https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1995/03/23/coca-colombiani-ndrangheta.html].</ref>.  
Fu negli anni '90 che iniziarono ad essere aperte altre Locali nella regione. Inoltre, in quegli anni, gli inquirenti svelarono con l'[[Operazione Cartagine (Torino)|Operazione Cartagine]] un cartello di 'ndrine operanti nel traffico di stupefacenti tra il Piemonte e la Lombardia le quali, a loro volta consorziate con le note famiglie mafiose dei Cuntrera e dei Caruana e i cartelli colombiani. Attraverso una società fittizia creata in Svizzera, tra il [[1991]] e il [[1994]] riuscirono a far arrivare in Italia, durante varie operazioni di importazione dal Brasile, dalla Colombia e da Panama, oltre 11mila chili di cocaina, poi distribuiti dalle 'ndrine calabresi.<ref>Archivio la Repubblica, ''Coca, Colombiani e 'ndrangheta'', 23 marzo 1995[https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1995/03/23/coca-colombiani-ndrangheta.html].</ref>.  


===Gli anni Duemila===
===Gli anni Duemila ===
Fino a metà degli anni Duemila le indagini continuarono a essere condotte ma l’attenzione dei media per il tema era declinante, come del resto anche in Lombardia. Questo abbassamento dell’attenzione era dovuto principalmente all’assenza di storie eclatanti da raccontare all’opinione pubblica. Di conseguenza, per più di un decennio, non si ebbero notizie di attività delle organizzazioni mafiose nella regione, le quali scelsero in tutto il Nord Italia il basso profilo per riorganizzarsi. Nei primi anni Duemila, secondo il Ros dei Carabinieri di Torino, nel capoluogo piemontese e nel suo hinterland sarebbero stati attivi 33 gruppi mafiosi, 25 dei quali sarebbero stati collegati alla ‘ndrangheta, 5 a famiglie di [[Cosa Nostra]] siciliana e 3 a clan della [[camorra]]; tuttavia, continuò comunque a prevalere una lettura minimalista del problema<ref>Sciarrone, Ciccarello, Donatiello, ''op.cit.'', pp. 22-23</ref>.  
Fino a metà degli anni Duemila le indagini continuarono a essere condotte ma l’attenzione dei media per il tema era declinante, come del resto anche in Lombardia. Questo abbassamento dell’attenzione era dovuto principalmente all’assenza di storie eclatanti da raccontare all’opinione pubblica. Di conseguenza, per più di un decennio, non si ebbero notizie di attività delle organizzazioni mafiose nella regione, le quali scelsero in tutto il Nord Italia il basso profilo per riorganizzarsi. Nei primi anni Duemila, secondo il Ros dei Carabinieri di Torino, nel capoluogo piemontese e nel suo hinterland sarebbero stati attivi 33 gruppi mafiosi, 25 dei quali sarebbero stati collegati alla ‘ndrangheta, 5 a famiglie di [[Cosa Nostra]] siciliana e 3 a clan della [[camorra]]; tuttavia, continuò comunque a prevalere una lettura minimalista del problema<ref>Sciarrone, Ciccarello, Donatiello, ''op.cit.'', pp. 22-23</ref>.  


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Come è riuscito ad attecchire in maniera così profonda il fenomeno mafioso in una regione come il Piemonte? Inizialmente, come già detto, i mafiosi operavano soprattutto nella città di Torino e nel suo hinterland metropolitano. L'espansione in tutta la regione del fenomeno può essere ricondotta a tre fattori, che bene o male ricalcano quelli di altre regioni del Nord Italia:  
Come è riuscito ad attecchire in maniera così profonda il fenomeno mafioso in una regione come il Piemonte? Inizialmente, come già detto, i mafiosi operavano soprattutto nella città di Torino e nel suo hinterland metropolitano. L'espansione in tutta la regione del fenomeno può essere ricondotta a tre fattori, che bene o male ricalcano quelli di altre regioni del Nord Italia:  


#'''Provvedimenti di soggiorno obbligato''': tra i primi anni Sessanta e i primi anni Settanta del Novecento la legge sul c.d. [[Soggiorno obbligato|soggiorno obbligato]] portò nella sola Torino 54 indiziati di appartenere a un'organizzazione mafiosa, per un totale di 288 nell'intera regione (l'11% del totale nazionale), registrando una percentuale inferiore solo a quella della Lombardia (che ne ospitò il 15%)<ref>Sciarrone et al., ''op.cit.'', p. 20</ref>;
#'''Provvedimenti di soggiorno obbligato''': tra i primi anni Sessanta e i primi anni Settanta del Novecento la legge sul c.d. [[soggiorno obbligato]] portò nella sola Torino 54 indiziati di appartenere a un'organizzazione mafiosa, per un totale di 288 nell'intera regione (l'11% del totale nazionale), registrando una percentuale inferiore solo a quella della Lombardia (che ne ospitò il 15%)<ref>Sciarrone et al., ''op.cit.'', p. 20</ref>;
#'''Alta migrazione dalle regioni ad originaria presenza mafiosa''': negli anni '80, il Piemonte risultava avere la percentuale più alta tra le regioni del Centro-Nord di nuovi residenti provenienti dalle tre regioni culla del potere mafioso<ref>Ibidem</ref>;
#'''Alta migrazione dalle regioni ad originaria presenza mafiosa''': negli anni '80, il Piemonte risultava avere la percentuale più alta tra le regioni del Centro-Nord di nuovi residenti provenienti dalle tre regioni culla del potere mafioso<ref>Ibidem</ref>;
#'''Ruolo del sindacato e del movimento operaio''': laddove il sindacato e il movimento operaio era forte, vi è stato anche un più facile inserimento dei lavoratori provenienti dal Sud Italia, plasmando una nuova identità politica in antitesi a quella mafiosa (come per altro emerse nello stesso periodo in Lombardia<ref>Si veda al riguardo Farina, Pierpaolo (2021). ''Le affinità elettive. Il rapporto tra mafia e capitalismo in Lombardia'', Tesi di dottorato, XXXIII Ciclo, 13 luglio.</ref>). La circostanza è confermata dal fatto che nelle aree segnate da un forte sviluppo edilizio (come la Val di Susa e il Canavese) dove erano pochi i controlli e deboli i sindacati vi sia stata una presenza più incisiva delle organizzazioni mafiose<ref>Sciarrone et al., ''op.cit.'' pp. 20-21</ref>.
#'''Ruolo del sindacato e del movimento operaio''': laddove il sindacato e il movimento operaio era forte, vi è stato anche un più facile inserimento dei lavoratori provenienti dal Sud Italia, plasmando una nuova identità politica in antitesi a quella mafiosa (come per altro emerse nello stesso periodo in Lombardia<ref>Si veda al riguardo Farina, Pierpaolo (2021). ''Le affinità elettive. Il rapporto tra mafia e capitalismo in Lombardia'', Tesi di dottorato, XXXIII Ciclo, 13 luglio.</ref>). La circostanza è confermata dal fatto che nelle aree segnate da un forte sviluppo edilizio (come la Val di Susa e il Canavese) dove erano pochi i controlli e deboli i sindacati vi sia stata una presenza più incisiva delle organizzazioni mafiose<ref>Sciarrone et al., ''op.cit.'' pp. 20-21</ref>.


Secondo [[Nando dalla Chiesa]], ai fattori casuali e di costrizione è possibile delineare '''una strategia intenzionale''' di espansione delle organizzazioni mafiose. Secondo il sociologo: <blockquote>«Una strategia di espansione mafiosa al Nord esiste. Si tratta di una strategia adattiva, che si misura con le sollecitazioni e i condizionamenti ambientali. Che afferra le opportunità offerte dal caso. Ma ha una sua fortissima intenzionalità, in particolare nella 'ndrangheta. Non ci si trova più di fronte a un “trapianto” spinto dalla necessità o dalla logica dei movimenti demografici. Né ci si trova davanti a una variabile dipendente in balia di una complessità di fattori. L’organizzazione 'ndranghetista punta piuttosto a comportarsi da variabile indipendente, proattiva, che interagisce con le altre variabili di contesto cercando di conformarle ai propri obiettivi. Essa non ha la forza d’urto immediata che può essere dispiegata da un colosso economico legale impegnato in nuove strategie produttive o di mercato, ma esprime la capillarità, la pazienza, la assiduità e il basso profilo richiesti dalla natura illegale dell’organizzazione»<ref>Dalla Chiesa, Nando (2016). ''Passaggio a Nord. La colonizzazione mafiosa'', Torino, Edizioni Gruppo Abele, pp. 134-135</ref>.</blockquote>Si tratta di una strategia:  
Secondo [[Nando dalla Chiesa]], ai fattori casuali e di costrizione è possibile delineare '''una strategia intenzionale''' di espansione delle organizzazioni mafiose. Secondo il sociologo: <blockquote>«Una strategia di espansione mafiosa al Nord esiste. Si tratta di una strategia adattiva, che si misura con le sollecitazioni e i condizionamenti ambientali. Che afferra le opportunità offerte dal caso. Ma ha una sua fortissima intenzionalità, in particolare nella 'ndrangheta. Non ci si trova più di fronte a un “trapianto” spinto dalla necessità o dalla logica dei movimenti demografici. Né ci si trova davanti a una variabile dipendente in balia di una complessità di fattori.  
 
L’organizzazione 'ndranghetista punta piuttosto a comportarsi da variabile indipendente, proattiva, che interagisce con le altre variabili di contesto cercando di conformarle ai propri obiettivi. Essa non ha la forza d’urto immediata che può essere dispiegata da un colosso economico legale impegnato in nuove strategie produttive o di mercato, ma esprime la capillarità, la pazienza, la assiduità e il basso profilo richiesti dalla natura illegale dell’organizzazione»<ref>Dalla Chiesa, Nando (2016). ''Passaggio a Nord. La colonizzazione mafiosa'', Torino, Edizioni Gruppo Abele, pp. 134-135</ref>.</blockquote>Si tratta di una strategia:  
*di conquista, sia del territorio sia delle differenti branche della pubblica amministrazione;
*di conquista, sia del territorio sia delle differenti branche della pubblica amministrazione;
*fondata su una straordinaria capacità di accumulare capitale sociale, attraverso l’incremento indefinito del proprio patrimonio di relazioni legali utili;
*fondata su una straordinaria capacità di accumulare capitale sociale, attraverso l’incremento indefinito del proprio patrimonio di relazioni legali utili;
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==La presenza mafiosa nelle province piemontesi==
==La presenza mafiosa nelle province piemontesi==
Le indagini degli anni '10 del Duemila hanno restituito uno scenario in cui non vi è provincia del Piemonte scevra dalla presenza mafiosa. L'organizzazione egemone, come in Lombardia e in Liguria, è la 'ndrangheta, che risulta essere tuttavia non l'unica forma di criminalità organizzata presente nelle varie province.  
Le indagini degli anni '10 del Duemila hanno restituito uno scenario in cui non vi è provincia del Piemonte scevra dalla presenza mafiosa. L'organizzazione egemone, come in Lombardia e in Liguria, è la 'ndrangheta, che risulta essere tuttavia non l'unica forma di criminalità organizzata presente nelle varie province.  


==Note==
==Note==
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*DNAA (2020). ''Relazione sulle attività svolte dal Procuratore nazionale e dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo nonché sulle dinamiche e strategie della criminalità organizzata di tipo mafiosa nel periodo compreso tra 1° luglio 2018 e 31 dicembre 2019'', Roma.
*DNAA (2020). ''Relazione sulle attività svolte dal Procuratore nazionale e dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo nonché sulle dinamiche e strategie della criminalità organizzata di tipo mafiosa nel periodo compreso tra 1° luglio 2018 e 31 dicembre 2019'', Roma.
*Sciarrone Rocco, Ciccarello Elena, Donatiello Davide (2019). ''Le Mafie in Piemonte. Impariamo a conoscerle'', Università degli Studi di Torino, Larco, Fondazione Agnelli.
*Sciarrone Rocco, Ciccarello Elena, Donatiello Davide (2019). ''Le Mafie in Piemonte. Impariamo a conoscerle'', Università degli Studi di Torino, Larco, Fondazione Agnelli.
[[Categoria:Piemonte]]