Matteo Messina Denaro: differenze tra le versioni
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Nel 2015 il finanziere Calogeno Pulici, segretario dell’allora procuratore aggiunto della Dda di Palermo Teresa Principato, denunciò la sparizione di un computer portatile e di due pendrive, contenenti tutte le indagini su Matteo Messina Denaro. Alla fine il caso venne archiviato perché «''non emerse alcuna ipotesi di reato''»<ref>''Archiviata vicenda sparizione device con indagini su Messina Denaro'', Antimafia Duemila, 13 gennaio 2021.</ref>. | Nel 2015 il finanziere Calogeno Pulici, segretario dell’allora procuratore aggiunto della Dda di Palermo Teresa Principato, denunciò la sparizione di un computer portatile e di due pendrive, contenenti tutte le indagini su Matteo Messina Denaro. Alla fine il caso venne archiviato perché «''non emerse alcuna ipotesi di reato''»<ref>''Archiviata vicenda sparizione device con indagini su Messina Denaro'', Antimafia Duemila, 13 gennaio 2021.</ref>. | ||
Il [[19 aprile]] [[2018]]scattò una maxi-operazione denominata “Anno zero”, durante la quale vennero arrestate dalla procura di Palermo ventidue persone, tra cui boss, gregari ed estorsori dei clan trapanesi che facevano riferimento a Messina Denaro. Finirono in carcere anche Gaspare Como e Rosario Allegra, cognati del boss<ref>Polizia di Stato, ''Trapani: operazione “Anno zero”'', 19 aprile 2018.</ref>. | Il [[19 aprile]] [[2018]] scattò una maxi-operazione denominata “Anno zero”, durante la quale vennero arrestate dalla procura di Palermo ventidue persone, tra cui boss, gregari ed estorsori dei clan trapanesi che facevano riferimento a Messina Denaro. Finirono in carcere anche Gaspare Como e Rosario Allegra, cognati del boss<ref>Polizia di Stato, ''Trapani: operazione “Anno zero”'', 19 aprile 2018.</ref>. | ||
Un ulteriore tentativo di catturare il boss venne fatto posizionando delle microspie davanti alla lapide del padre, [[Francesco Messina Denaro]]. Lo scopo era quello di scoprire informazioni sui movimenti del figlio o, ipotesi più remota, che il latitante si presentasse di persona. Anche questo piano però non andò a buon fine perché la sorella, andando a visitare la tomba per sistemare i fiori, scoprì la posizione delle microspie<ref>Lirio Abbate, ''op.cit.'', p.204.</ref>. | Un ulteriore tentativo di catturare il boss venne fatto posizionando delle microspie davanti alla lapide del padre, [[Francesco Messina Denaro]]. Lo scopo era quello di scoprire informazioni sui movimenti del figlio o, ipotesi più remota, che il latitante si presentasse di persona. Anche questo piano però non andò a buon fine perché la sorella, andando a visitare la tomba per sistemare i fiori, scoprì la posizione delle microspie<ref>Lirio Abbate, ''op.cit.'', p.204.</ref>. | ||