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Honorati ipotizzò come possibile movente dei “''fatti di servizio''”, una reazione quindi alle indagini di D'Aleo. Inoltre, nel suo rapporto, Honorati sottolineò che nell'ambiente mafioso l'esecuzione con la lupara era particolarmente significativa, suggerendo una volontà di vendetta più intensa nei confronti dell'appuntato Bommarito, ucciso con tale metodo, rispetto agli altri due<ref>Ibidem</ref>.
Honorati ipotizzò come possibile movente dei “''fatti di servizio''”, una reazione quindi alle indagini di D'Aleo. Inoltre, nel suo rapporto, Honorati sottolineò che nell'ambiente mafioso l'esecuzione con la lupara era particolarmente significativa, suggerendo una volontà di vendetta più intensa nei confronti dell'appuntato Bommarito, ucciso con tale metodo, rispetto agli altri due<ref>Ibidem</ref>.


===Le prime indagini===
===I due filoni investigativi===
Il [[4 dicembre]] [[1984]], sulla base delle testimonianze di [[Tommaso Buscetta]] e [[Salvatore Contorno]], l'Ufficio Istruzione Processi Penali del Tribunale di Palermo, guidato da [[Antonino Caponnetto]], emise venti mandati di cattura contro i presunti mandanti del triplice omicidio. Questi erano accusati di aver agito con premeditazione, in concorso tra loro e con ignoti. Tra i nomi figuravano Ignazio Motisi, Leonardo Greco, [[Salvatore Riina]], [[Bernardo Provenzano]], Giuseppe Calò, Francesco Madonia e Bernardo Brusca. Il reato di omicidio venne direttamente contestato a Emanuele Brusca e Giusto Picone<ref>Ivi, pp. 221-223</ref>.  
Il [[4 dicembre]] [[1984]], sulla base delle testimonianze di [[Tommaso Buscetta]] e [[Salvatore Contorno]], l'Ufficio Istruzione Processi Penali del Tribunale di Palermo, guidato da [[Antonino Caponnetto]], emise venti mandati di cattura contro i presunti mandanti del triplice omicidio. Questi erano accusati di aver agito con premeditazione, in concorso tra loro e con ignoti. Tra i nomi figuravano Ignazio Motisi, Leonardo Greco, [[Salvatore Riina]], [[Bernardo Provenzano]], Giuseppe Calò, Francesco Madonia e Bernardo Brusca. Il reato di omicidio venne direttamente contestato a Emanuele Brusca e Giusto Picone<ref>Ivi, pp. 221-223</ref>.  


Per due anni, tuttavia, tutto rimase fermo, finché il 9 e il [[17 luglio]] [[1986]] i capitani Carlo De Donno e Andrea Cerrato, comandanti dei Nuclei Operativi della Legione Carabinieri di Palermo, inviarono all’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo due rapporti congiunti e distinti, chiedendo l'autorizzazione a sottoporre alcuni soggetti a intercettazioni telefoniche. In questi rapporti venivano indivudati due filoni principali: uno riguardava la produzione e il traffico di stupefacenti gestiti dai Corleonesi tramite la famiglia Brusca a Monreale; l'altro riguardava le società ''Litomix calcestruzzi S.p.A.'' e ''Sicil Pali''.  
Per due anni, tuttavia, tutto rimase fermo, finché il 9 e il [[17 luglio]] [[1986]] i capitani Carlo De Donno e Andrea Cerrato, comandanti dei Nuclei Operativi della Legione Carabinieri di Palermo, inviarono all’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo due rapporti congiunti e distinti, chiedendo l'autorizzazione a sottoporre alcuni soggetti a intercettazioni telefoniche. In questi rapporti venivano individuati due filoni principali: uno riguardava la produzione e il traffico di stupefacenti gestiti dai Corleonesi tramite la famiglia Brusca a Monreale; l'altro riguardava le società ''Litomix calcestruzzi S.p.A.'' e ''Sicil Pali''.  


In merito al primo filone, tutto era collegato al sequestro di ingenti quantità di eroina, presumibilmente lavorata nella raffineria che il capitano D’Aleo stava cercando nel monrealese, convinto che fosse un punto strategico per la raffinazione e l'approvvigionamento. Per quanto riguardava il secondo filone, D’Aleo aveva scoperto che il Banco di Sicilia aveva concesso un finanziamento di 616 milioni di lire alla ''Litomix'', che l'impresa ''Sicil Pali'' era intestata a Giuseppe Agrigento, già segnalato come membro di Cosa nostra, e che molti mafiosi precedentemente segnalati da Boris Giuliano e dal capitano Basile erano coinvolti nelle due società<ref>Ivi, 233-237.</ref>.
In merito al primo filone, tutto era collegato al sequestro di ingenti quantità di eroina, presumibilmente lavorata nella raffineria che il capitano D’Aleo stava cercando nel monrealese, convinto che fosse un punto strategico per la raffinazione e l'approvvigionamento. Per quanto riguardava il secondo filone, D’Aleo aveva scoperto che il Banco di Sicilia aveva concesso un finanziamento di 616 milioni di lire alla ''Litomix'', che l'impresa ''Sicil Pali'' era intestata a Giuseppe Agrigento, già segnalato come membro di Cosa nostra, e che molti mafiosi precedentemente segnalati da Boris Giuliano e dal capitano Basile erano coinvolti nelle due società<ref>Ivi, 233-237.</ref>.