Maxiprocesso di Palermo: differenze tra le versioni
| Riga 213: | Riga 213: | ||
== Ulteriori gradi di giudizio == | == Ulteriori gradi di giudizio == | ||
=== Appello === | === Appello === | ||
Il Maxiprocesso approdò alla Corte d'Appello il 22 febbraio 1989 per concludersi il 12 dicembre 1990. Presidente della Corte di Assise di Appello era [[Vincenzo Palmegiano]], mentre l'accusa era sostenuta dai pg [[Vittorio Aliquò]] e [[Luigi Croce]]. | Il Maxiprocesso approdò alla Corte d'Appello il 22 febbraio 1989 per concludersi il 12 dicembre 1990. Presidente della Corte di Assise di Appello era [[Vincenzo Palmegiano]], mentre l'accusa era sostenuta dai pg [[Vittorio Aliquò]] e [[Luigi Croce]]. | ||
| Riga 227: | Riga 226: | ||
Palmegiano fu costretto a riaprire la fase dibattimentale a causa dell''''irrompere sulla scenza giudiziaria di''' [[Francesco Marino Mannoia]] '''in qualità di pentito''': in tutto la fase dibattimentale durò 22 mesi. | Palmegiano fu costretto a riaprire la fase dibattimentale a causa dell''''irrompere sulla scenza giudiziaria di''' [[Francesco Marino Mannoia]] '''in qualità di pentito''': in tutto la fase dibattimentale durò 22 mesi. | ||
L'accusa si resse ancora sulle dichiarazioni di Salvatore Contorno, Antonino Calderone, il nuovo pentito Francesco Marino Mannoia, ma sopratutto sul "Teorema Buscetta", che affermava la struttura verticistica e unitaria di Cosa Nostra. Nonostante fossero state '''confermate da riscontri obiettivi le dichiarazioni dei pentiti''', la sentenza ridimensionò l'importanza delle loro dichiarazioni. Risultò particolarmente '''indebolita la visione verticistica e unitaria di Cosa Nostra''', nonostante non fosse stata completamente disarticolata. '''I boss della Commissione ricevettero pene variabili e ingiustificabili''' (Ad esempio, Salvatore Riina e Michele Greco furono condannati all'ergastolo ma Bernardo Provenzano solo a 10 anni e Salvatore Greco a 6 anni, mentre altri killer come Giuseppe Lucchese Miccichè non ricevettero il massimo della pena). Addirittura rimasero impuniti gli omicidi del commissario Boris Giuliano, del capitano dei carabinieri Emanuele Basile e del Generale Dalla Chiesa, dopo otto anni e ben due processi. Restò, pur fragilmente, il principio che gli omicidi fossero commissionati ad un livello più alto dell'organizzazione, dunque alcuni membri della Commissione furono condannati come mandanti. | L'accusa si resse ancora sulle dichiarazioni di Salvatore Contorno, Antonino Calderone, il nuovo pentito Francesco Marino Mannoia, ma sopratutto sul "Teorema Buscetta", che affermava la struttura verticistica e unitaria di Cosa Nostra. Nonostante fossero state '''confermate da riscontri obiettivi le dichiarazioni dei pentiti''', la sentenza ridimensionò l'importanza delle loro dichiarazioni. Risultò particolarmente '''indebolita la visione verticistica e unitaria di Cosa Nostra''', nonostante non fosse stata completamente disarticolata. '''I boss della Commissione ricevettero pene variabili e ingiustificabili''' (Ad esempio, Salvatore Riina e Michele Greco furono condannati all'ergastolo ma Bernardo Provenzano solo a 10 anni e Salvatore Greco a 6 anni, mentre altri killer come Giuseppe Lucchese Miccichè non ricevettero il massimo della pena). Addirittura rimasero impuniti gli omicidi del commissario Boris Giuliano, del capitano dei carabinieri Emanuele Basile e del Generale Dalla Chiesa, dopo otto anni e ben due processi. Restò, pur fragilmente, il principio che gli omicidi fossero commissionati ad un livello più alto dell'organizzazione, dunque alcuni membri della Commissione furono condannati come mandanti. | ||
[[File:Variazione condanne maxiprocesso.png|500px|thumb|right|Variazione delle condanne tra primo e secondo grado di giudizio]] | |||
Affermò a riguardo Giovanni Falcone: | Affermò a riguardo Giovanni Falcone: | ||