Processo Talpe alla DDA: differenze tra le versioni

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== La vicenda ==
== La vicenda ==
=== Rivelazione di segreti d'indagine ===
Bagheria. L’11 marzo 2003, un inferocito Salvatore Eucaliptus – figlio di Nicola, già condannato per mafia – trova una microspia nella propria Opel Corsa e la distrugge. Per gli investigatori è impossibile che si sia trattato di un caso
Intanto, proprio in quei mesi, alcune telecamere nascoste filmano lo stesso Salvatore Eucaliptus ed il padre Nicola che si recano a Villa Santa Teresa, la clinica extra-lusso di Michele Aiello. Uno, due, tre volte. Le intercettazioni rivelano che gli Eucaliptus sanno perfettamente che Aiello è tenuto sotto controllo. Sanno pure che tutti quelli vicini all’“ingegnere” possono incappare in una “cimice” ad ogni passo.
Qualcosa non quadra alla Procura antimafia. Non appena le loro microspie e le loro telecamere si avvicinano a Bagheria vengono neutralizzate. Sembra che i membri della famiglia mafiosa bagherese siano a conoscenza di segreti tutti interni alla Procura. Alla fine degli anni ’90 tra gli investigatori della Dda di Palermo comincia a serpeggiare il terribile sospetto. Quello delle “talpe”. L’indagine della Procura Antimafia nei confronti di Aiello comincia nel dicembre 2002. L’indagato non deve sapere di essere indagato, come al solito. Ma questa volta è diverso. Ad appena
qualche settimana dal suo inizio, l’imprenditore bagherese viene a sapere di essere nel mirino degli investigatori antimafia.
Già nel gennaio 2003, Aiello può incaricare i suoi “collaboratori” Ciuro e Riolo, di dare inizio alla loro “indagine sull’indagine”. I due intrattengono rapporti di “collaborazione” con Aiello fin dal 1998. Gli riferivano molti particolari delle loro indagini in corso, e Aiello era sempre molto interessato. “Ciuro e Riolo – scrivono i pm in una memoria dell'accusa - coinvolgevano Aiello come se fosse uno della Dia o dei Ros”. In cambio, Aiello faceva ai due molti “regali”: denaro, rolex, gioielli, automobili.
Ciuro e Riolo, nei mesi successivi all'avvio dell'indagine, terranno Aiello al corrente degli sviluppi investigativi e degli umori interni alla Procura; e cercheranno anche di mettere i bastoni tra le ruote ai pm.
Chi sono i due “collaboratori” di Aiello? Giorgio Riolo, esperto di tecnologie di ultimissima generazione, che nei Ros si occupava di microspie, telecamere e intercettazioni. Giuseppe Ciuro, nientemeno che il braccio destro del procuratore Antonino Ingroia, già balzato agli onori della cronaca per le indagini sul patrimonio di Silvio Berlusconi e sul senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri. Nel 2001 Ciuro era stato sottoposto perfino alla scorta dei Carabinieri, per avere ricevuto minacce nell’ambito dell’indagine Dell’Utri. Ciuro, da agente della Dia, scrive inoltre un rapporto su Berlusconi e Dell'Utri che sarà inserito nel libro “L'odore dei soldi” di Elio Veltri e Marco Travaglio (2001).
Michele Aiello viene informato dell’avvio dell’indagine da una terza “talpa”: Antonio Borzacchelli, ex maresciallo dei carabinieri, eletto deputato regionale nel 2001 nelle file dell’Udc. Per evitare di essere intercettati, Ciuro, Riolo ed Aiello escogitano uno stratagemma. Si tratta di una speciale “rete riservata” di telefoni cellulari (e schede SIM) per neutralizzare le intercettazioni nei loro confronti. Sono cellulari, acquistati sotto altri nomi, che costituiscono una sorta di “circuito chiuso”. Ogni cellulare di questi, infatti, non dovrà chiamare altre utenze, né fisse né mobili, ma potrà contattare soltanto gli altri cellulare della “rete riservata”. Queste utenze saranno usate, oltre da Aiello, Ciuro e Riolo, soltanto dai più stretti collaboratori del manager: il dottore Aldo Carcione, il ragioniere D’Amico, il geometra Rotondo e la sua segretaria personale, Paola Mesi. Usando questo sistema, in teoria, è impossibile essere intercettati. Ma gli investigatori riescono lo stesso ad ascoltare le loro conversazioni. Tutta colpa di un’imprudenza della moglie di Ciuro, che alle 11.00 del 30 agosto 2003 chiama il marito con il telefono “riservato”: (Legenda: Ciuro: P; Moglie di Ciuro: F) P: ma da dove stai chiamando?... F: ah dal cellulare quello... P: da quale ?... NO DA QUELLO FRANCAAA!! (grida... ndr) F: ma scusamii... e che ne so non l´avevo capito... P: E PORCA MISERIA eh!…(continua a gridare e attacca il telefono...ndr)
Grazie a questo colpo di fortuna, dalla Procura potranno ascoltare le conversazioni effettuate dalla “rete riservata” da Aiello, Ciuro e Riolo fino al loro arresto, il 5 novembre 2003.
=== La confessione di Riolo ===
Giorgio Riolo, in sede di interrogatorio, ammette gran parte dei fatti contestati.
Ecco la sua confessione:
''«Le mie resistenze nel confessare tutto non dipendono dal tentativo di nascondere le mie responsabilità ma solamente dalla vergogna che provo per il mio inqualificabile comportamento. Mi sento una persona inqualificabile, che si è lasciata attrarre da un mondo fatto di giochi di potere, denaro e malaffare che non mi appartiene. Ho stupidamente creduto di poter fare il mio lavoro di sempre e contemporaneamente di poter usare le mie conoscenze per millantare ed ottenere favori da personaggi bene in vista». I riscontri dei carabinieri parlano di grosse somme di denaro che l’imprenditore corrispondeva a Riolo di tanto in tanto. Poi una villa a Piana degli Albanesi praticamente regalata al maresciallo. E ancora un’automobile. «Un giorno rimasi a piedi con la mia macchina, una Brava - ha raccontato Riolo - chiesi ad Aiello se i suoi meccanici potevano farmi la cortesia di darci una controllata. Lui mi disse: “Non ti preoccupare, anche se adesso non hai i soldi”. E mi mandò alla concessionaria»''. Il maresciallo lì scelse una Chrysler, prezzo 25 milioni di lire. Montò sull’autovettura e partì. Al titolare della concessionaria disse che per i soldi sarebbe venuto Michele Aiello.
=== Michele Aiello ===
*''Per approfondire vedi [[Michele Aiello]]''
Michele Aiello è stato per anni il primo contribuente della Sicilia. Al suo arresto, gli vennero sequestrati beni per 250 milioni di euro: : la clinica Villa Santa Teresa, otto imprese edili, sei legate al settore della sanità, due stabilimenti industriali, 147 conti bancari, le quote della squadra di calcio di Bagheria, un impianto di calcestruzzi, quattro edifici utilizzati come uffici dirigenziali, 14 appartamenti a Bagheria, 3 ville al mare, 22 magazzini, 22 appezzamenti di terreno edificabili, 28 autovetture, 21 veicoli industriali e una barca.
Il 14 agosto 2010 i carabinieri del comando provinciale gli notificano un provvedimento di confisca dei beni del valore di 800 milioni di euro. Il provvedimento riguarda il polo oncologico di eccellenza "Villa Santa Teresa", a Bagheria (Pa); otto imprese edili: la Costruzioni srl, la Edilcontrol srl, la Ati (Alte tecnologie ingegneristiche) group srl, la Selda srl, l´Emar srl, la Edil costruzioni srl, la Tuttedil srl e la Edil maf snc di Aiello Francesca & C. Confiscate inoltre sei imprese del settore sanitario - la Radiosystems protection srl; la Villa Santa Teresa - diagnostica per immagini e radioterapia srl; l´Italsystems srl; il Centro di medicina nucleare S. Gaetano srl; l´Atm (Alte tecnologie medicali) srl e Villa Santa Teresa group spa; la società che gestisce la squadra di calcio di Bagheria (Pa); la "Servizi & Sistemi srl", operante nel settore informatico; due stabilimenti industriali di circa 6.000 metri quadrati; un impianto di calcestruzzi; quattro edifici adibiti a uffici; 14 appartamenti a Bagheria e tre ville ad Aspra, Santa Flavia e Ficarazzi.