Giovanni Falcone: differenze tra le versioni
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Rosario Spatola era un ex ambulante, con una fedina penale quasi immacolata. Ma in realtà Spatola era un mafioso: conquistava appalti pubblici con abbassi estremi senza mai nessuna concorrenza. Le sue imprese e i suoi cantieri, disseminati per tutta la città davano lavoro a migliaia di persone, facevano sì che Spatola venisse dipinto con una sorta di benefattore. | Rosario Spatola era un ex ambulante, con una fedina penale quasi immacolata. Ma in realtà Spatola era un mafioso: conquistava appalti pubblici con abbassi estremi senza mai nessuna concorrenza. Le sue imprese e i suoi cantieri, disseminati per tutta la città davano lavoro a migliaia di persone, facevano sì che Spatola venisse dipinto con una sorta di benefattore. | ||
[[File:Falcone caponnetto.jpg|200px|thumb|right|Giovanni Falcone con Antonino Caponnetto]] | |||
Falcone utilizzò un nuovo metodo d’indagine: visto che per la mafia, Palermo era la base operativa di traffici che oltrepassavano anche gli oceani, lo stesso era necessario fare per le indagini corrispondenti. Gli accertamenti bancari divennero il fulcro della nuova istruttoria. I direttori delle banche di Palermo ricevettero una richiesta d’invio di tutte le distinte di cambio di valuta estera, relative a un certo periodo di tempo. Una rivoluzione. Nessuno, prima d’ora, si era mai addentrato così profondamente negli istituti di credito, ma soprattutto nessuno si era mai concentrato sulle connessioni tra un avvenimento e l’altro. Il metodo Falcone era appena nato e già risultava vincente. Purtroppo però, Giovanni Falcone fin da subito dovette fare i conti con i suoi nemici. E in questo caso non si parla di mafia, bensì di componenti della magistratura stessa. Si trovò isolato dalle istituzioni, dai colleghi e dall’opinione pubblica e si trovò fin da subito a difendere tenacemente le sue capacità di contrasto come se fosse un novellino. Diceva spesso “''Debbo sempre dare delle prove, fare degli esami''”. | Falcone utilizzò un nuovo metodo d’indagine: visto che per la mafia, Palermo era la base operativa di traffici che oltrepassavano anche gli oceani, lo stesso era necessario fare per le indagini corrispondenti. Gli accertamenti bancari divennero il fulcro della nuova istruttoria. I direttori delle banche di Palermo ricevettero una richiesta d’invio di tutte le distinte di cambio di valuta estera, relative a un certo periodo di tempo. Una rivoluzione. Nessuno, prima d’ora, si era mai addentrato così profondamente negli istituti di credito, ma soprattutto nessuno si era mai concentrato sulle connessioni tra un avvenimento e l’altro. Il metodo Falcone era appena nato e già risultava vincente. Purtroppo però, Giovanni Falcone fin da subito dovette fare i conti con i suoi nemici. E in questo caso non si parla di mafia, bensì di componenti della magistratura stessa. Si trovò isolato dalle istituzioni, dai colleghi e dall’opinione pubblica e si trovò fin da subito a difendere tenacemente le sue capacità di contrasto come se fosse un novellino. Diceva spesso “''Debbo sempre dare delle prove, fare degli esami''”. | ||
=== La nascita del Pool Antimafia === | === La nascita del Pool Antimafia === | ||
Il 29 luglio 1983 Rocco Chinnici fu ucciso con la sua scorta; lo sostituì [[Antonino Caponnetto]], il quale riprese l'intento di assicurare agli inquirenti le condizioni più favorevoli nelle indagini sui delitti di mafia. Nacque così il "[[Pool antimafia di Palermo|pool antimafia]]”. Il primo passo di Caponnetto fu una lunga conversazione con Falcone che tracciò un quadro breve, ma esauriente, dei problemi di mafia e degli schieramenti. I componenti del pool furono lo stesso Falcone, Di Lello (pupillo di Rocco Chinnici), Paolo Borsellino e infine Guarnotta, il giudice più anziano. | Il 29 luglio 1983 Rocco Chinnici fu ucciso con la sua scorta; lo sostituì [[Antonino Caponnetto]], il quale riprese l'intento di assicurare agli inquirenti le condizioni più favorevoli nelle indagini sui delitti di mafia. Nacque così il "[[Pool antimafia di Palermo|pool antimafia]]”. Il primo passo di Caponnetto fu una lunga conversazione con Falcone che tracciò un quadro breve, ma esauriente, dei problemi di mafia e degli schieramenti. I componenti del pool furono lo stesso Falcone, Di Lello (pupillo di Rocco Chinnici), Paolo Borsellino e infine Guarnotta, il giudice più anziano. | ||