Mafia a Como: differenze tra le versioni
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[[Giuseppe Mazzaferro]], capo dell’omonimo clan che, insieme ai colletti bianchi e ai clan Paviglianiti e Ottinà, venne fatto oggetto dell’operazione, si insediò in Lombardia a seguito dell’applicazione del soggiorno obbligato a Cornaredo, in provincia di Milano. | [[Giuseppe Mazzaferro]], capo dell’omonimo clan che, insieme ai colletti bianchi e ai clan Paviglianiti e Ottinà, venne fatto oggetto dell’operazione, si insediò in Lombardia a seguito dell’applicazione del soggiorno obbligato a Cornaredo, in provincia di Milano. | ||
Nella sentenza della Corte di Appello di Milano, gli si imputa di «aver diretto una associazione ‘ndranghetistica che aveva preso, appunto, il nome da lui (cosiddetto “Clan Mazzaferro”), strutturata in una fitta ed estesa rete di “cellule territoriali”, definite “Locali”, dedite ad attività illecite di ogni genere, nelle provincie di Milano, Como, Varese, Brescia, Pavia e [[Bergamo]], dal settembre 1982 in poi» e di «aver diretto ed organizzato una associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, nei luoghi sopra indicati, dal 1976 in poi». | Nella sentenza della Corte di Appello di Milano, gli si imputa di ''«aver diretto una associazione ‘ndranghetistica che aveva preso, appunto, il nome da lui (cosiddetto “Clan Mazzaferro”), strutturata in una fitta ed estesa rete di “cellule territoriali”, definite “Locali”, dedite ad attività illecite di ogni genere, nelle provincie di Milano, Como, Varese, Brescia, Pavia e [[Bergamo]], dal settembre 1982 in poi» e di «aver diretto ed organizzato una associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, nei luoghi sopra indicati, dal 1976 in poi»''<ref> Sentenza della Corte d’Appello di Milano, n. 1968/98 </ref>. | ||
===== Clan Mazzaferro ===== | ===== Clan Mazzaferro ===== | ||
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Tale proposta fu votata e approvata in una riunione tenutasi nello stesso 1976 in un ristorante a Laglio, in provincia di Como. | Tale proposta fu votata e approvata in una riunione tenutasi nello stesso 1976 in un ristorante a Laglio, in provincia di Como. | ||
Sempre a proposito del clan Mazzaferro, Nicola Gratteri scrive che «In Lombardia vi erano ben 16 Locali: 3 a Milano,e uno per ognuno di queste altre città: Appiano Gentile, Cermenate, Como, Fino Mornasco, Lentate sul Seveso, Lumezzane, Mariano Comense, Monza, Pavia, Rho, Senna Comasco, Seregno, Varese.» | Sempre a proposito del clan Mazzaferro, Nicola Gratteri scrive che ''«In Lombardia vi erano ben 16 Locali: 3 a Milano,e uno per ognuno di queste altre città: Appiano Gentile, Cermenate, Como, Fino Mornasco, Lentate sul Seveso, Lumezzane, Mariano Comense, Monza, Pavia, Rho, Senna Comasco, Seregno, Varese.»''<ref> N. Gratteri, A. Nicaso, ''Fratelli di sangue'', Mondatori, 2012, pag. 272 </ref> | ||
Per quanto riguarda le Locali in provincia di Como, sono 6 quelle fondate da Mazzaferro, e tutte dedite allo spaccio della cocaina dello stesso capoclan. | Per quanto riguarda le Locali in provincia di Como, sono 6 quelle fondate da Mazzaferro, e tutte dedite allo spaccio della cocaina dello stesso capoclan. | ||
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Per quanto riguarda il filone lombardo dell’inchiesta, esso ha portato a circa 118 condanne e, grazie alla collaborazione del collaboratore di giustizia Antonino Belnome, a svelare come si è riorganizzata la ‘Ndrangheta dopo le varie operazioni che l’hanno colpita in tutto il territorio. | Per quanto riguarda il filone lombardo dell’inchiesta, esso ha portato a circa 118 condanne e, grazie alla collaborazione del collaboratore di giustizia Antonino Belnome, a svelare come si è riorganizzata la ‘Ndrangheta dopo le varie operazioni che l’hanno colpita in tutto il territorio. | ||
Nella realtà comasca con l’[[Operazione Infinito]] sono state individuate tre Locali: una a Mariano Comense (già emersa con l’operazione “I fiori della notte di San Vito”), una ad Erba e una a Canzo-Asso, due comuni tra loro limitrofi. Si nota dunque che non si hanno più notizie delle Locali emerse nel blitz sopraccitato del giugno ’94, quali Appiano Gentile, Cermenate, Como, Fino Mornasco e Senna Comasco; ciò però è bel lontano dal definire “pulite” ovvero prive della presenza mafiosa tali aree, come dimostrano i beni confiscati in questi comuni e i vari atti di intimidazione, estorsione che ivi si verificano. | Nella realtà comasca con l’[[Operazione Infinito]] sono state individuate tre Locali: una a Mariano Comense (già emersa con l’operazione “I fiori della notte di San Vito”), una ad Erba e una a Canzo-Asso, due comuni tra loro limitrofi. Si nota dunque che non si hanno più notizie delle Locali emerse nel blitz sopraccitato del giugno ’94, quali Appiano Gentile, Cermenate, Como, Fino Mornasco e Senna Comasco; ciò però è bel lontano dal definire “pulite” ovvero prive della presenza mafiosa tali aree, come dimostrano i beni confiscati in questi comuni e i vari atti di intimidazione, estorsione che ivi si verificano<ref> Marco Fortunato, ''Le organizzazioni mafiose in provincia di Como (1980-2010)'', tesi di Laurea Triennale, Università degli Studi di Milano </ref> . | ||
Per quanto riguarda la Locale di Mariano Comense, essa risulta essere dedita al traffico di stupefacenti e a capo di essa si trova Salvatore Muscatello, già considerato tale nel ’94, il quale è uno dei più anziani esponenti della ‘Ndrangheta in Lombardia. Dalle indagini risulta che gli affiliati a questa Locale abbiano a loro disposizione una ingente quantità di armi, sia fucili sia materiale esplosivo sia due bombe di fabbricazione jugoslava, ritrovate all’interno del maneggio “La Masseria” di Bregnano, di proprietà di Salvatore Di Noto. Tale maneggio è salito agli onori della cronaca quando, grazie alle rivelazioni di Belnome, si è saputo che lì era stato ucciso Antonio Tedesco, ammazzato nel 2009 con un colpo di pistola e finito a picconate. La Locale di Mariano Comense era considerata la più rilevante per l’importanza nella gerarchia ‘ndranghetista dei suoi esponenti, ma ciò fino all’omicidio di [[Carmelo Novella]], a seguito del quale vi è stato un relativo declino di questa Locale a vantaggio di quella di Erba. | Per quanto riguarda la Locale di Mariano Comense, essa risulta essere dedita al traffico di stupefacenti e a capo di essa si trova Salvatore Muscatello, già considerato tale nel ’94, il quale è uno dei più anziani esponenti della ‘Ndrangheta in Lombardia. Dalle indagini risulta che gli affiliati a questa Locale abbiano a loro disposizione una ingente quantità di armi, sia fucili sia materiale esplosivo sia due bombe di fabbricazione jugoslava, ritrovate all’interno del maneggio “La Masseria” di Bregnano, di proprietà di Salvatore Di Noto. Tale maneggio è salito agli onori della cronaca quando, grazie alle rivelazioni di Belnome, si è saputo che lì era stato ucciso Antonio Tedesco, ammazzato nel 2009 con un colpo di pistola e finito a picconate. La Locale di Mariano Comense era considerata la più rilevante per l’importanza nella gerarchia ‘ndranghetista dei suoi esponenti, ma ciò fino all’omicidio di [[Carmelo Novella]], a seguito del quale vi è stato un relativo declino di questa Locale a vantaggio di quella di Erba. | ||