Operazione Belgio 2: differenze tra le versioni

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L’'''Operazione Belgio 2''', è un’inchiesta sulle presunte attività criminali della ‘ndrina Di Giovine e dei suoi alleati nell’area Nord di Milano il cui nucleo era collocato attorno a piazza Prealpi. Le indagini vennero condotte tra il [[1985]] e gli inizi del [[1993]]. Durante questo periodo l’organizzazione capeggiata da [[Emilio Di Giovine]] esercitò su quest’area un vero e proprio controllo militare attuato tramite un sistema di vedette, scorte, intimidazioni e eliminazione fisica dei concorrenti,
L’'''Operazione Belgio 2''', è un’inchiesta sulle presunte attività criminali della ‘ndrina Di Giovine e dei suoi alleati nell’area Nord di Milano il cui nucleo era collocato attorno a piazza Prealpi. Le indagini vennero condotte tra il [[1985]] e gli inizi del [[1993]]. Durante questo periodo l’organizzazione capeggiata da [[Emilio Di Giovine]] esercitò su quest’area un vero e proprio controllo militare attuato tramite un sistema di vedette, scorte, intimidazioni e eliminazione fisica dei concorrenti.


L’operazione scattata il [[3 maggio]] [[1994]] portò all’iscrizione nel registro degli indagati 122 persone per vari reati tra cui associazione per delinquere di stampo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al narcotraffico, traffico di sostanze stupefacenti, detenzione illecita e traffico di armi da fuoco e da guerra, evasione, omicidio, contraffazione di documenti, corruzione e corruzione di pubblico ufficiale.
L’operazione scattata il [[3 maggio]] [[1994]] portò all’iscrizione nel registro degli indagati di 122 persone per vari reati tra cui associazione per delinquere di stampo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al narcotraffico, traffico di sostanze stupefacenti, detenzione illecita e traffico di armi da fuoco e da guerra, evasione, omicidio, contraffazione di documenti, corruzione e corruzione di pubblico ufficiale.


== Antefatti ==
== Antefatti ==


Le confessioni dei collaboratori di giustizia furono vitali al fine di far emergere il tessuto criminoso gestito dalle famiglie Serraino e Di Giovine. Tra i collaboratori risalta il nome di [[Margherita Di Giovine]] <ref>Santo Belfiore, Sentenza Terza corte d’assise d’appello - Procedimento Penale n. 5/2000, Tribunale di Milano, 14 febbraio 2000, p.278</ref>, figlia di [[Maria Serraino]] (soprannominata “Mamma Eroina”) e sorella del boss Emilio Di Giovine, il cui contributo fu centrale nel comprendere le dinamiche e i rapporti che intercorrevano tra i vari segmenti dell’organizzazione criminale. Hanno partecipato in qualità di collaboratori di giustizia tra gli altri anche Fabio Nistri (braccio destro di Di Giovine), Jaimes Gonzales Garcia, Maurizio Bosetto, Luigi Zolla, Vittorio Foschini, Marco Alessandri, Alberto Andreatta, Salvatore Annacondia, Filippo Barreca, Alfredo Girlando, Alessandro Franchetti.  
Le confessioni dei collaboratori di giustizia furono vitali a far emergere il tessuto criminoso gestito dalle famiglie Serraino e Di Giovine. Tra i collaboratori risalta il nome di [[Margherita Di Giovine]] <ref>Santo Belfiore, Sentenza Terza corte d’assise d’appello - Procedimento Penale n. 5/2000, Tribunale di Milano, 14 febbraio 2000, p.278</ref>, figlia di [[Maria Serraino]] (soprannominata “Mamma Eroina”) e sorella del boss Emilio Di Giovine, il cui contributo fu centrale nel comprendere le dinamiche e i rapporti che intercorrevano tra i vari segmenti dell’organizzazione criminale. Hanno partecipato in qualità di collaboratori di giustizia tra gli altri anche Fabio Nistri (braccio destro di Di Giovine), Jaimes Gonzales Garcia, Maurizio Bosetto, Luigi Zolla, Vittorio Foschini, Marco Alessandri, Alberto Andreatta, Salvatore Annacondia, Filippo Barreca, Alfredo Girlando, Alessandro Franchetti.  


Le loro dichiarazioni hanno offerto uno spaccato impressionante della realtà milanese, evidenziando come, tra gli anni ’70 e gli inizi degli anni ‘90, il capoluogo lombardo fosse sede elettiva del traffico internazionale di stupefacenti (hashish, cocaina, eroina e exstasy principalmente) nonché del tirocinio dei giovani appartenenti alla ‘Ndrangheta. <ref>Ivi, p.281</ref> Lo stesso Emilio Di Giovine divenne successivamente collaboratore di giustizia. La sua organizzazione fu attiva anche nel traffico di armi (da fuoco e da guerra).  
Le loro dichiarazioni hanno offerto uno spaccato impressionante della realtà milanese, evidenziando come, tra gli anni ’70 e gli inizi degli anni ‘90, il capoluogo lombardo fosse sede elettiva del traffico internazionale di stupefacenti (hashish, cocaina, eroina e exstasy principalmente) nonché del tirocinio dei giovani appartenenti alla ‘Ndrangheta. <ref>Ivi, p.281</ref> Lo stesso Emilio Di Giovine divenne successivamente collaboratore di giustizia. La sua organizzazione fu attiva anche nel traffico di armi.