Mario Lattuca: differenze tra le versioni
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Da ulteriori indagini si scoprì poi che sulla Fiat 131 Racing, utilizzata per rallentare il percorso degli operai, era stata apposta una targa falsa e asportata ad un'altra Fiat 126 a San Pietro di Amantea (CS) qualche tempo prima; inoltre, la Fiat 131 Racing risultò anch'essa rubata a Nocera Terinese (CZ) e dentro l’auto furono ritrovati una custodia per binocolo, due paia di scarpe da tennis e una busta in plastica con 24 cartucce per pistola cal. 9 lungo ed altre 3 cartucce per pistola cal. 357 Magnum. | Da ulteriori indagini si scoprì poi che sulla Fiat 131 Racing, utilizzata per rallentare il percorso degli operai, era stata apposta una targa falsa e asportata ad un'altra Fiat 126 a San Pietro di Amantea (CS) qualche tempo prima; inoltre, la Fiat 131 Racing risultò anch'essa rubata a Nocera Terinese (CZ) e dentro l’auto furono ritrovati una custodia per binocolo, due paia di scarpe da tennis e una busta in plastica con 24 cartucce per pistola cal. 9 lungo ed altre 3 cartucce per pistola cal. 357 Magnum. | ||
L'assassinio di Mario Lattuca con il tempo venne classificato ad opera di ignoti e inserito, senz'altra etichettatura, nel contesto della lotta fra bande lungo la fascia tirrenica cosentina. Smentendo quindi le prime supposizioni avanzate dai giornali locali, le autorità riconobbero nell'omicidio un errore di persona e che il destinatario dell’azione delittuosa poteva essere invece un altro occupante dell’autovettura (Domenico Molinaro) in quanto sospettato di appartenere alla banda di Nelso Basile contrapposto a quella dei Serpa. “''Di questa faida Mario Lattuca è inconsapevole vittima che non ha avuto la prontezza, che ha, invece, caratterizzato, nell'occorso, il comportamento del Mannarino e del Molinaro, di accovacciarsi subitamente, sul fondo della autovettura, fingendosi morti, per come dagli stessi dichiarato''”<ref>L’omicidio di Lattuca Mario, Sentenza n°1 del 1986 pronunciata dalla Corte d’Assise di Cosenza, p. 357</ref>. | L'assassinio di Mario Lattuca con il tempo venne classificato ad opera di ignoti e inserito, senz'altra etichettatura, nel contesto della lotta fra bande lungo la fascia tirrenica cosentina. Smentendo quindi le prime supposizioni avanzate dai giornali locali, le autorità riconobbero nell'omicidio un errore di persona e che il destinatario dell’azione delittuosa poteva essere invece un altro occupante dell’autovettura (Domenico Molinaro) in quanto sospettato di appartenere alla banda di Nelso Basile contrapposto a quella dei Serpa. “''Di questa faida Mario Lattuca è inconsapevole vittima che non ha avuto la prontezza, che ha, invece, caratterizzato, nell'occorso, il comportamento del Mannarino e del Molinaro, di accovacciarsi subitamente, sul fondo della autovettura, fingendosi morti, per come dagli stessi dichiarato''”<ref>L’omicidio di Lattuca Mario, Sentenza n°1 del 1986 pronunciata dalla Corte d’Assise di Cosenza, p. 357</ref>, queste le parole riportate nella sentenza del 1986 sull'uccisione dell'operaio. | ||
Ancora, l’omicidio ritornò alla luce più volte come quando nel 1983, a seguito della perquisizione presso l’abitazione di un ricercato (Massimo Chianello - vicino al clan Serpa) indagato per racket e a seguito delle sue dichiarazioni vennero ritrovate le targhe originali ed i documenti della Fiat 131 rubata ed utilizzata per l’agguato oltre a 5 cartucce per pistola cal. 38 nascoste in un foro di un muretto di fronte l’abitazione di Osvaldo Serpa, nel rione Cancello di Paola<ref>“Racket a Paola, terzo arrestato”, Gazzetta del Sud, 15 aprile 1983</ref>. | Ancora, l’omicidio ritornò alla luce più volte come quando nel 1983, a seguito della perquisizione presso l’abitazione di un ricercato (Massimo Chianello - vicino al clan Serpa) indagato per racket e a seguito delle sue dichiarazioni vennero ritrovate le targhe originali ed i documenti della Fiat 131 rubata ed utilizzata per l’agguato oltre a 5 cartucce per pistola cal. 38 nascoste in un foro di un muretto di fronte l’abitazione di Osvaldo Serpa, nel rione Cancello di Paola<ref>“Racket a Paola, terzo arrestato”, Gazzetta del Sud, 15 aprile 1983</ref>. | ||