William Alfonso Cerbo

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William Alfonso Cerbo detto "Scarface" (Catania, 19 agosto 1982) è un collaboratore di giustizia italiano, già affiliato al clan catanese dei “Mazzei / Carcagnusi” di Cosa nostra e tra i vertici del c.d. "Consorzio mafioso" o "sistema mafioso lombardo" emerso nel processo Hydra.

Biografia

Figlio di Francesco Ivano e Letteria Di Paola, il padre era legato al capo-mafia Santo Mazzei, per il quale curava svariati interessi. Il figlio seguì le orme del padre, tanto che venne arrestato in esecuzione di due ordinanze di custodia cautelare, una prima volta nel 2014 per il reato di associazione mafiosa, la seconda, nel 2021, per truffa[1]. In merito alla prima ordinanza, venne condannato nel 2019 a 14 anni e 3 mesi di reclusione, pena diminuita in Appello a 8 anni, per avvenuta prescrizione di alcuni reati relativamente ad intestazioni fittizie.

Per conto dei Mazzei, Cerbo insieme al padre curava gli interessi di una serie di società finalizzate alla commissione di reati quali truffe e bancarotte fraudolente. Considerato “giovane imprenditore rampante” e organicamente inserito nell’organizzazione criminale organizzata e diretta dal suo intimo amico Sebastiano Mazzei, figlio di Santo.

Rappresentante dei Mazzei nel sistema mafioso lombardo

Una volta trasferitosi a Milano, Cerbo continuò a costituire numerose società intestate a terze persone, con lo scopo di accumulare capitali illeciti da reinvestire nell'economia legale e di valorizzare il cosiddetto "capitale sociale" dell'organizzazione.

Nell'ambito del "sistema mafioso lombardo" o "consorzio mafioso", il suo ruolo apicale nell'organizzazione è testimoniato dalla partecipazione a summit, come quello al ristorante "Sardinia" di Inveruno del 3 giugno 2020[2], nonché dai suoi interventi per risolvere problematiche relative alle dinamiche associative o per investimenti comuni ed ancora per l’assistenza agli associati.

Nell'ambito ad esempio dell'acquisizione, con modalità estorsive, delle quote societarie della ditta S.F. S.A.S. & C C appartenenti al socio accomandante catanese Orazio Sanfilippo, condotta da Giancarlo Vestiti, il figlio Eduardo e Gioacchino Amico, quest'ultimo riferì in una conversazione intercettata il 16 maggio 2020 di aver fatto pressioni sulla vittima dichiarando le loro aderenze criminali nel catanese e facendo riferimento al “cugino” in Lombardia, termine utilizzato di frequente per designare Cerbo, indicato anche in altre circostanze come uno dei soggetti titolati ad assumere decisioni unitamente a Vestiti e Santo Crea.

Non solo, Cerbo si occupava anche del sostentamento economico dei familiari dei detenuti, come nel caso di Giancarlo Vestiti[3].

L'omicidio per "lupara bianca" di Gaetano Cantarella, uomo di fiducia dei Mazzei al Nord, avvenuto il 3 febbraio 2020 in Sicilia ad opera di Gioacchino Amico e Raimondo Orlando, fece emergere anche il ruolo di Cerbo come l'altro uomo di fiducia dei Mazzei, che chiedevano conto della sparizione di un loro fedelissimo.

La decisione di collaborare con la giustizia

Nel corso dell'udienza preliminare del processo Hydra, il 12 luglio 2025 Cerbo espresse la sua volontà di collaborare con gli inquirenti, redigendo anzitutto un memoriale mentre si trovava detenuto nel carcere Marassi di Genova[4].

Dopo quel memoriale, Cerbo si sottopose a ben sei interrogatori (22 e 30 settembre; 1, 7, 8, 14 ottobre). Circa le motivazioni per cui iniziò a collaborare con la giustizia, nel suo primo interrogatorio dichiarò: "Ho deciso di collaborare con l'Autorità giudiziaria per miei figli e la mia famiglia, cambiare vita e dare loro un futuro migliore"[5].

La notizia della sua collaborazione, con relativa richiesta di ammissione al rito abbreviato da parte del suo legale, venne data dal pubblico ministero nell'udienza del 24 novembre 2025, che si teneva presso l'Aula Bunker del Carcere di Opera.

Le dichiarazioni di Cerbo

Le dichiarazioni di Cerbo hanno aiutato gli inquirenti come è stata costruita l'alleanza tra le tre mafie storiche in Lombardia, sfociata nel "consorzio" o "sistema mafioso lombardo", come lo definisce la Procura di Milano. Tutto nascerebbe nel 2019 per puri motivi economici, cioè massimizzare i profitti.

Per raggiungere l'obiettivo, la nuova struttura doveva servire da camera di compensazione per dirimere possibili liti, come quella nata, sempre per questioni di soldi, tra Gioacchino Amico, rappresentante degli interessi della camorra romana del boss Michele Senese, e la famiglia Pace, legata alla mafia di Castelvetrano e quindi a Matteo Messina Denaro.

Condanna

Al termine del rito abbreviato in 1° grado, a Cerbo venne riconosciuta l'attenuante della collaborazione e rimediò una condanna a 5 anni di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali e di mantenimento durante la custodia cautelare.

Il processo ordinario

Durante il processo con rito ordinario, Cerbo sarà il primo testimone ad essere ascoltato nell'Aula Bunker di San Vittore a Milano, durante l'udienza del 9 luglio 2026.

Note

  1. Cerreti, Alessandra (2023). "Richiesta di applicazione di misura cautelare personale e reale - Procedimento N. 5799/23 (stralcio dal 14467/17) R.G. notizie di reato DDA", Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano - Direzione Distrettuale Antimafia, 31 marzo, p. 659.
  2. Ivi, p. 660.
  3. Ivi, p. 1426.
  4. Cerbo William Alfonso (2025). "Memoriale Inchiesta Hydra", Genova, 12 luglio.
  5. Citato in Cerreti, Alessandra (2025). "Verbale di interrogatorio di persona imputata in procedimento connesso", 22 settembre, p. 6.

Bibliografia

  • Cerbo William Alfonso (2025). "Memoriale Inchiesta Hydra", Genova, 12 luglio.
  • Cerreti, Alessandra (2023). "Richiesta di applicazione di misura cautelare personale e reale - Procedimento N. 5799/23 (stralcio dal 14467/17) R.G. notizie di reato DDA", Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano - Direzione Distrettuale Antimafia, 31 marzo.
  • Cerreti, Alessandra (2025). "Verbale di interrogatorio di persona imputata in procedimento connesso", 22 settembre.