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| <center>''La Lombardia, nell'organizzare e gestire le proprie attività lecite ed illecite in assoluta autonomia, deve tuttavia mantenere vivo il rapporto di filiazione.''</center>
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| <center>(Corte di Appello di Milano, sentenza del processo Infinito<ref name="Esposito">Antonio Esposito, ''Sentenza n. 34147/15 contro "Agostino + 40"'', Suprema Corte di Cassazione - II Sezione Penale, 30 aprile 2015, p. 31.</ref>)</center>
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| L''''Operazione Crimine-Infinito''' è stata un'inchiesta coordinata dalle Direzioni Distrettuali Antimafia di Milano e Reggio Calabria contro la [['Ndrangheta|'ndrangheta]]. Scattata il [[13 luglio]] [[2010]], portò all'arresto di oltre '''300 persone''' tra Lombardia e Calabria ed è considerata uno spartiacque nella conoscenza della struttura dell'organizzazione e delle sue articolazioni fuori dalla Calabria, in particolare in [[Mafie in Lombardia|Lombardia]].
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| Per la prima volta venne accertata in sede giudiziaria la '''tendenziale unitarietà''' della 'ndrangheta: le singole articolazioni territoriali godevano di ampia autonomia nelle attività illecite, ma rispondevano a regole, rituali e gradi comuni, la cui osservanza era garantita da un organismo di vertice chiamato '''Provincia''' o '''Crimine'''.
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| Dalle indagini nacquero due processi, il '''[[Processo Crimine]]''' a Reggio Calabria e Locri e il '''[[Processo Infinito]]''' a Milano, considerati i primi grandi processi contro la 'ndrangheta nel suo complesso, al di là delle singole [['ndrina|'ndrine]] di appartenenza degli imputati.
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| <center>''La Lombardia, nell'organizzare e gestire le proprie attività lecite ed illecite in assoluta autonomia, deve tuttavia mantenere vivo il rapporto di filiazione''</center> | | <center>''La Lombardia, nell'organizzare e gestire le proprie attività lecite ed illecite in assoluta autonomia, deve tuttavia mantenere vivo il rapporto di filiazione''</center> |
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| === Crimine === | | === Crimine === |
| * Davigo, Piercamillo (2017). ''Sentenza n. 29850/17'', Suprema Corte di Cassazione - II Sezione Penale, 18 maggio. | | * Davigo, Piercamillo (2017). ''Sentenza n. 29850/17'', Suprema Corte di Cassazione - II Sezione Penale, 18 maggio. |
| * Minutoli, Giuseppe (2012). ''Sentenza nel procedimento n. 1389/08 R.G.N.R. D.D.A. (Operazione Crimine) - rito abbreviato'', Tribunale di Reggio Calabria - Sezione GIP/GUP, 8 marzo.
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| * Sicuro, Alfredo (2013). ''Sentenza n. 242/13'', Tribunale di Locri - Sezione Unica, 19 luglio.
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| * Siotto, Maria Cristina (2016). ''Sentenza n. 55359/16'', Suprema Corte di Cassazione - I Sezione Penale, 17 giugno.
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| === Infinito ===
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| * Esposito, Antonio (2015). ''Sentenza n. 34147/15 contro "Agostino + 40"'', Suprema Corte di Cassazione - II Sezione Penale, 30 aprile.
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| * Ghinetti, Andrea (2010). ''Ordinanza di applicazione coercitiva con mandato di cattura - Procedimento Penale n. 43733/06 R.G.N.R.'', Tribunale di Milano - Ufficio GIP, 5 luglio.
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| * Milo, Nicola (2014). ''Sentenza n. 30059/14 contro "Bertucca Francesco + 91"'', Suprema Corte di Cassazione - VI Sezione Penale, 6 giugno.
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| [[Categoria:Inchieste antimafia]] [[Categoria:Inchieste in Lombardia]] [[Categoria:Inchieste sulla 'ndrangheta]]
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| == La struttura della 'ndrangheta emersa dall'inchiesta ==
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| === La Provincia ===
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| Secondo l'accusa, accolta in tutti i gradi di giudizio, la provincia di Reggio Calabria era divisa in tre '''mandamenti''': Tirrenico (a sua volta diviso in "costa" e "piana"), Jonico e Centro, cioè Reggio città. Sopra i mandamenti c'era la Provincia, guidata dal Capo Crimine e rinnovata ogni anno<ref name="Minutoli3"/>.
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| La Provincia non era però una "cupola" sul modello di [[Cosa Nostra]], e il Capo Crimine non aveva i poteri che [[Totò Riina]] aveva avuto in Sicilia. Secondo la Cassazione era un '''organismo di garanzia''': risolveva i conflitti tra i locali, autorizzava l'apertura di nuovi locali, controllava il conferimento delle "doti" e giudicava i comportamenti scorretti degli affiliati. Per questo i suoi membri non rispondevano automaticamente dei delitti commessi dai singoli locali<ref name="Siotto">Maria Cristina Siotto, ''Sentenza n. 55359/16'', Suprema Corte di Cassazione - I Sezione Penale, 17 giugno 2016, Considerato in diritto, par. 2.13 e 2.17.</ref>. I giudici di merito parlarono di un equilibrio tra ''«centralismo delle regole»'' e ''«decentramento delle ordinarie attività illecite»''<ref>Ivi, par. 2.13.</ref>.
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| === La Lombardia ===
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| La vera novità dell'inchiesta fu il peso assunto da Milano e dalle province lombarde. I giudici milanesi descrissero il rapporto tra la Calabria e la Lombardia come una sorta di '''"franchising"''': i locali lombardi gestivano i propri affari in piena autonomia, ma per fregiarsi del "marchio" 'ndrangheta dovevano rispettare le regole fissate dalla "casa madre"<ref name="Esposito"/>. La Cassazione escluse che si trattasse di una "mafia silente": i locali lombardi avevano esercitato una concreta forza di intimidazione sul territorio, soprattutto nel movimento terra e nell'edilizia<ref>Milo, ''op. cit.'', p. 72.</ref>.
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| == Gli esiti giudiziari ==
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| *''Per approfondire vedi [[Processo Crimine]] e [[Processo Infinito]]''
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| '''Processo Crimine.''' Con il rito abbreviato furono giudicati 127 imputati: l'[[8 marzo]] [[2012]] il GUP di Reggio Calabria Giuseppe Minutoli ne condannò 93, riconoscendo per la prima volta l'esistenza della Provincia. Domenico Oppedisano fu condannato a 10 anni, Giuseppe Commisso, detto "u mastru", a 14 anni e 8 mesi<ref>Minutoli, ''op. cit.'', pp. 6 e 829 e ss.</ref>. La Corte d'Appello di Reggio Calabria confermò l'impianto il [[27 febbraio]] [[2014]] e la Cassazione lo rese definitivo il [[17 giugno]] [[2016]]<ref name="Siotto"/>. Gli altri 34 imputati furono giudicati con rito ordinario dal Tribunale di Locri, che il [[19 luglio]] [[2013]] pronunciò 23 condanne<ref>Alfredo Sicuro, ''Sentenza n. 242/13'', Tribunale di Locri - Sezione Unica, 19 luglio 2013, pp. 887-889.</ref>.
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| '''Processo Infinito.''' Il [[19 novembre]] [[2011]] il GUP di Milano Roberto Arnaldi condannò con rito abbreviato 110 imputati: le condanne furono confermate in appello il [[23 aprile]] [[2013]] e in Cassazione il [[6 giugno]] [[2014]], salvo alcuni annullamenti parziali<ref>Milo, ''op. cit.'', pp. 7 e 327-328.</ref>. Con rito ordinario, il Tribunale di Milano condannò 40 imputati il [[6 dicembre]] [[2012]], tra cui l'ex direttore sanitario dell'ASL di Pavia [[Carlo Chiriaco]] e l'imprenditore [[Ivano Perego]]. Le condanne furono confermate in appello il [[28 giugno]] [[2014]] e in Cassazione il [[30 aprile]] [[2015]]<ref>Esposito, ''op. cit.'', p. 1.</ref>.
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| == Note ==
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| <references />
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| == Bibliografia ==
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| === Crimine ===
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| * Minutoli, Giuseppe (2012). ''Sentenza nel procedimento n. 1389/08 R.G.N.R. D.D.A. (Operazione Crimine) - rito abbreviato'', Tribunale di Reggio Calabria - Sezione GIP/GUP, 8 marzo. | | * Minutoli, Giuseppe (2012). ''Sentenza nel procedimento n. 1389/08 R.G.N.R. D.D.A. (Operazione Crimine) - rito abbreviato'', Tribunale di Reggio Calabria - Sezione GIP/GUP, 8 marzo. |
| * Sicuro, Alfredo (2013). ''Sentenza n. 242/13'', Tribunale di Locri - Sezione Unica, 19 luglio. | | * Sicuro, Alfredo (2013). ''Sentenza n. 242/13'', Tribunale di Locri - Sezione Unica, 19 luglio. |