Zona Grigia: differenze tra le versioni
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Con Zona Grigia comunemente si intende quell'insieme di relazioni tra persone e soggetti (economici, politici e sociali) del mondo legale con le associazioni criminali di stampo mafioso. L'area è definita grigia proprio perché il "bianco" è difficile da distinguere dal "nero" e le operazioni compiute al suo interno sono spesso ai limiti della legalità, ma non illegali di per sé, anche se finiscono con agevolare le attività criminali di un'organizzazione mafiosa. | |||
== Origine del termine == | |||
Il termine zona grigia fu in realtà introdotto per primo da Primo Levi, nel II capitolo di uno dei più importanti libri della seconda metà del XX secolo, I sommersi e i salvati (Einaudi). Levi sollevava il problema della «tendenza manichea a fuggire le mezze tinte», secondo cui non esisterebbero realtà intermedie tra vittime e persecutori. Naturalmente parlava dei Lager, ma anche di tutte quelle situazioni e luoghi dove si trovano a convivere centinaia o migliaia di persone, dalle caserme agli uffici, dagli ospedali alle fabbriche, laddove si produce quella dialettica di potere tra un vertice che comanda e un una base che ubbidisce. | |||
In mezzo c’è appunto la zona grigia, quella di coloro che in vario modo e a vario titolo e responsabilità collaborano al funzionamento della macchina del Potere, pur senza commettere nulla di illegale. A tal proposito, si legge nel libro: | |||
''Dove esiste un potere esercitato da pochi, o da uno solo, contro i molti, il privilegio nasce e prolifera, anche contro il volere del potere stesso; ma è normale che il potere, invece, lo tolleri o lo incoraggi. Limitiamoci al Lager, che però (anche nella sua versione sovietica) può ben servire da ‘laboratorio’: la classe ibrida dei prigionieri-funzionari ne costituisce l’ossatura, ed insieme il lineamento più inquietante. E’ una zona grigia dai contorni mal definiti, che insieme separa e congiunge i due campi dei padroni e dei servi. Possiede una struttura interna terribilmente complicata, ed alberga in sé quanto basta per confondere il nostro bisogno di giudicare.'' | |||