“Oggi, i gruppi criminali albanesi dispongono di enormi capitali e possono contare su appoggi e coperture in ambito istituzionale. Fanno costante ricorso alla corruzione, avvalendosi delle più moderne tecnologie informatiche. Contrariamente ad altre mafie che non investono nei territori d’origine, i gruppi criminali albanesi riciclano i loro proventi in varie industrie e settori imprenditoriali del loro Paese e sono sempre più orientati verso la conquista di nuovi mercati.” (Nicola Gratteri)[1]

Con Mafia albanese generalmente si indica la criminalità organizzata di origine albanese attiva sia in Albania che nel resto del mondo. Nonostante a livello mediatico si utilizzi il termine mafia, i vari gruppi che costituiscono la galassia criminale albanese ad oggi non risultano coordinati tra di loro come le organizzazioni mafiose storiche. Questi gruppi criminali sono attivi principalmente in Europa e Sud America, ma presenze sono segnalate sia in Medio Oriente che in Asia[2].

Da quando hanno stretto legami commerciali con la 'ndrangheta, i gruppi criminali albanesi sono riusciti a radicarsi in America Latina (Ecuador, Colombia e Brasile) e hanno rapporti con le principali organizzazioni criminali transnazionali che operano in Europa, Nord e Sud America.

Storia

Dopo la crisi politica ed economica che colpì l'Albania nel 1991, il grande esodo verso le coste italiane, soprattutto pugliesi, non favorì enormemente solamente gli scambi culturali tra i due paesi, ma anche quelli criminali.

Tuttavia, il vero boom della criminalità organizzata albanese si ebbe con la guerra nella ex-Jugoslavia, che bloccò la tradizionale rotta del contrabbando Turchia-Balcani-Europa occidentale, trasformando l'Albania in uno snodo fondamentale per i traffici criminali verso l'Europa. Dal 1997 in poi, i gruppi albanesi, sfruttando l'instabilità politica ed economica del paese, aumentarono la propria influenza, sostituendo la tradizionale coltivazione di patate con quella di cannabis[3].

Il simbolo di questa trasformazione divenne il villaggio di Lazarat, nel sud del Paese, dove venivano prodotte circa 900 tonnellate l'anno di cannabis, per un valore complessivo di circa 4,5 miliardi di euro, quasi la metà dell'intero Pil albanese, le cui piantagioni vennero distrutte poi nel 2014[4]. Le coltivazioni oggi sono situate in altre zone, come Scutari, al confine con il Montenegro, e Valona.

Benché membro della NATO con ambizioni di ingresso nell'Unione Europea, dall'inizio del nuovo millennio l'Albania è considerata da più parti un narcostato[5], per via del peso che ha nell'economia e nella politica nazionale il traffico di droga. Secondo la definizione del Fondo monetario internazionale, infatti, per narcostato si intende uno stato in cui "tutte le istituzioni legittime sono state penetrate dal potere e dalla ricchezza del traffico illegale di droga".

Già un rapporto del Dipartimento di Stato americano del 2018 descriveva l’Albania come sede di “corruzione dilagante, istituzioni legali e governative deboli e controlli alle frontiere lassisti, traffico di droga, evasione fiscale, contrabbando e traffico di esseri umani, dove costituiscono i crimini più redditizi del paese”.

A riprova di questo, l'ex ministro dell’Interno del governo di Edi Rama, Saimir Tahiri, venne processato per traffico internazionale di stupefacenti perché ritenuto in contatto con una banda che contrabbandava droga e armi tra Albania e Italia, anche se alla fine rimediò un'accusa di abuso d'ufficio[6]. Nel 2022 il Regno Unito dichiarò l'ex primo ministro albanese Sali Berisha persona non grata, accusandolo di corruzione e di aver collaborato con la criminalità organizzata del suo Paese[7].

Struttura

Alcune operazioni di polizia hanno evidenziato come la criminalità organizzata albanese abbia caratteristiche similari alla 'ndrangheta, in quanto organizzata in gruppi basati su legami familiari o tra individui provenienti dalla stessa città natale. Le organizzazioni albanesi si basano su un “patto di sangue” tra i propri membri, che giurano fedeltà al Besa, un codice d'onore.

Stabiliti i vertici dell’organizzazione, i capi rimangono in Albania da dove gestiscono le attività illecite e i rapporti con le altre organizzazioni, mentre in diversi paesi europei si trovano trafficanti, corrieri e spacciatori, mentre in Sudamerica vi sono le persone di massima fiducia dei boss, per trattare coi narcos le partite di droga[8].

Modus operandi

La criminalità organizzata albanese si caratterizza per un modus operandi simile a quello delle mafie storiche italiane: ricorre infatti all’uso della violenza sia in caso di faide interne, sia come strumento di assoggettamento. Per quanto riguarda le attività criminali, principalmente si occupa di traffico internazionale di stupefacenti, tratta di esseri umani e sfruttamento della prostituzione.

I rapporti con le organizzazioni mafiose autoctone sono proficui, grazie alla disponibilità di armi e di risorse finanziarie della criminalità albanese[9].

Rapporti con altre organizzazioni criminali

Cosa Nostra

I rapporti tra cosa nostra e la criminalità organizzata albanese sono databili all’inizio del XXI secolo. Insediatisi inizialmente a Ragusa, i gruppi albanesi, sono andati aggregandosi ad un gruppo palermitano locale, iniziando il traffico di stupefacenti e giungendo a creare reti tra Albania, Sicilia e Calabria con alcuni esponenti della ‘Ndrangheta.

Dalle analisi condotte dalla DIA è evidente come sia l’attività di spaccio, che quella di importazione di stupefacenti dall’Albania, fosse ben nota a Cosa Nostra, la quale esercitava un classico controllo del territorio, favorendo dunque lo sviluppo del gruppo criminale albanese. Nel corso dell’analisi riguardante l’anno 2000, è emerso come il sodalizio albanese, si sia poi continuato ad affermare in tutto il territorio nazionale[10].

In particolare dal 2012, la criminalità organizzata albanese ha stretto legami più forti con Cosa nostra catanese, come documentato nel 2015 dall’operazione “Spartivento”, dove tre gruppi criminali albanesi vennero incriminati per traffico internazionale di stupefacenti insieme ad esponenti dei clan Santapaola ed Ercolano[11]

Operazioni di polizia europee

Tra il 3 ed il 5 aprile 2019, 64 membri della criminalità albanese, sono stati arrestati a seguito di un’operazione congiunta tra Francia, Belgio, Paesi Bassi ed Italia, che ha visto il coinvolgimento di circa 600 uomini delle forze di polizia. I reati contestati erano produzione e traffico illegale di stupefacenti, tratta di esseri umani, prostituzione e riciclaggio di denaro.

Europol coordinò lo scambio di informazioni tra i paesi coinvolti nell’operazione, inviando sei esperti di supporto in Francia, Belgio e Paesi Bassi, aiutando la Police Fédérale belga, la Gendarmerie Francese e la Politie olandese nello smantellamento di 15 piantagioni di cannabis e nella perquisizione di 39 locali.

L'indagine era parte del progetto ONNET condotto dalla Direzione Investigativa Antimafia, finanziato dall’Unione Europea con lo scopo di contrastare i gruppi criminali di stampo mafioso attivi in Europa[12]

Note

  1. Dall'intervista contenuta in Invincibili, di Nello Trocchia
  2. Trimcev, Eno (2003). "Organized Crime in Albania: An Unconventional Security Threat", in Connections: The Quarterly Journal, 1º gennaio.
  3. Domenico Castellaneta, L'Albania è la Colombia d'Europa, la Repubblica, 6 maggio 2000[1]
  4. Citato in Niccolò Zancan, Il governo albanese chiude Lazarat, il villaggio dove tutti producono cannabis, La Stampa, 19 agosto 2014.
  5. Si veda l'intervista di Gratteri in "Invincibili", ma anche Vincent W.J. van Gerven Oei, How to fund a narcostate, The Albanian Mechanism, 27 ottombre 2025[2]
  6. Ansa, Albania, condannato ex ministro Interno, 19 settembre 2019.
  7. S.W.I. swissinfo.ch, Albania: Gb vieta ingresso a ex presidente e premier Berisha, 22 luglio 2022.
  8. Iadeluca Fabio (2008). "Fenomenologia del crimine transnazionale: La mafia albanese", in Rassegna dell’Arma dei Carabinieri, n.3, luglio-settembre.
  9. Direzione Investigativa Antimafia (2021). Relazione I Semestre 2020, Roma, pp. 387-388.
  10. Dia, Relazione 1° semestre 2000, pp. 7-9.
  11. Giornale di Sicilia, "Traffico internazionale di droga e mafia, fermi a Catania", 2 febbraio 2015.
  12. Europol, "More than 60 arrested in series of police against Albanian mafia", 5 aprile 2019.

Bibliografia

  • Direzione Investigativa Antimafia (2001). Relazione 1° semestre 2000, Roma.
  • Direzione Investigativa Antimafia (2021). Relazione 1° semestre 2020, Roma.
  • Vincent W.J. van Gerven Oei, How to fund a narcostate, The Albanian Mechanism, 27 ottombre 2025.
  • Iadeluca, Fabio (2008). "Fenomenologia del crimine transnazionale: La mafia albanese", in Rassegna dell’Arma dei Carabinieri, n.3, lugliosettembre 2008;
  • Trimcev, Eno (2003). "Organized Crime in Albania: An Unconventional Security Threat", in Connections: The Quarterly Journal, 1º gennaio.
  • Trocchia, Nello (2025). Invincibili, Milano, Rizzoli.