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Locale di Bordighera
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'''La Locale di Bordighera''' è una delle due locali di [['ndrangheta]] riscontrate dalla magistratura nella [[Mafie a Imperia|provincia di Imperia]]. La sua presenza è stata definitivamente accertata al termine del processo "La Svolta", con la seconda sentenza di Cassazione che nel [[2020]] confermò le condanne per i suoi affiliati, tra cui i fratelli Pellegrino e Antonio Barilaro.


==Storia della locale==
La locale di Bordighera è formata da esponenti della famiglia dei '''Pellegrino-Barilaro'''.
I '''fratelli Pellegrino''' (Giovanni, Roberto, Maurizio e il più grande Michele, l’unico ad essere risultato estraneo ai fatti nei processi riguardanti la famiglia) sono considerati molto vicini alla cosca Santaiti-Gioffrè di Seminara, paesino in provincia di Reggio Calabria<ref>Osservatorio Boris Giuliano, ''Le motivazioni della Svolta'', Mafieinliguria.it, 8 gennaio 2015</ref>. Coltivarono strette relazioni anche con Benito Pepè e Francesco Barilaro, indagati nell’indagine Maglio 3.
Tramite l’impresa “''F.lli Pellegrino s.r.l.''”, i quattro fratelli iniziarono ad occuparsi di movimento terra aggiudicandosi numerosi appalti e subappalti, anche nel pubblico. La seconda società da loro amministrata si chiamava “Grotta del drago” e gestiva l’omonimo night club di San Remo<ref>Biagio De Girolamo, ''Accesso presso l’Amministrazione comunale di Bordighera n. 296/11'', Comando Provinciale di Imperia Reparto Operativo, 17 novembre 2010, p. 7</ref>.
Il ''modus operandi'' dei Pellegrino si discostava dalla [[Locale di Ventimiglia|locale di Ventimiglia]], più silenziosa e meno desiderosa di attirare su di sé l'attenzione: le regole del sodalizio di Ventimiglia, che operava sotto traccia evitando violente dimostrazioni di potere e intimidazioni, non piacevano ai fratelli Pellegrino perché considerate arcaiche e non immediatamente appaganti. Ciò portò la locale di Bordighera ad entrare in contrasto con la locale di Ventimiglia e a ritagliarsi sempre maggiore spazio di autonomia fino a distaccarsi<ref>Paolo Luppi, ''Sentenza N. 877/14, R.G.N.R n. 902/10, Procedimento c.d. “La Svolta” contro Giuseppe Marcianò +35'', Tribunale di Imperia – Sezione Penale, p. 192</ref>.
Giuseppe Marcianò, boss di Ventimiglia, intercettato il [[1° agosto]] [[2010]] presso il ristorante Le Volte, disse: <blockquote>“Ma parlano troppo qua a Ventimiglia (…), hanno rovinato un seguito che abbiamo avuto per quarant’anni, per cinquant’anni. (…). Quando sono arrivate certe persone hanno rovinato tutto. (…) Non c’è niente da fare sono dei fanatici senza cosa… ma qua, qua, qua abbiamo sbagliato tutto a Bordighera non dovevamo dare tutto questo…”<ref>ibidem</ref>.</blockquote>I Pellegrino-Barilaro a Bordighera allungarono i loro tentacoli anche sulla cosa pubblica: sono comprovate le interazioni tra loro e il sindaco Bosio, a cui diedero appoggio elettorale e per cui organizzarono insieme ai Marcianò delle cene elettorali nel 2010<ref>Paolo Isaia, ''Cene e strette di mano ma mai voti di scambio'', Il Secolo XIX, 6 maggio 2011</ref>. A questa cena, oltre ad imprenditori locali, parteciparono diversi soggetti in odore di ‘ndrangheta: Francesco Barilaro, Benito Pepè, Michele Ciricosta, Giovanni Pellegrino e Fortunato Barilaro<ref>Paolo Luppi, ''Sentenza N. 877/14, R.G.N.R n. 902/10, Procedimento c.d. “La Svolta” contro Giuseppe Marcianò +35'', Tribunale di Imperia – Sezione Penale, p. 489</ref>. Giovanni Pellegrino venne avvistato anche insieme al vicesindaco di Bordighera, Mario Jacopucci (esponente di Alleanza Nazionale) all’inaugurazione di un noto locale della città (“''U Fundegu''”).
Giuseppe Marcianò fu spesso critico nei confronti dei metodi troppo ostentati e personalistici della locale di Bordighera, dove i Pellegrino venivano ripetutamente fotografati con diversi politici. In un’intercettazione del 2010, sempre presso il ristorante Le Volte, Marcianò disse: <blockquote>“Sono cretini… Qua hanno mangiato centinaia di poli’ però quando loro mangiavano io me ne andavo (…). Con me non mi hanno mai visto nessuno uscire di qua. Qua ha fatto Scajola, ha fatto… tutti qui… Minasso (Parlamentare per PdL dal 2008 al 2013, membro di Avanguardia Nazionale ''ndr'')<ref>ibidem, p. 495</ref>.</blockquote>L’attivismo politico dei Pellegrino valicava la circoscrizione comunale per giungere a fornire sostegno anche a candidati alle elezioni per la Camera dei Deputati (Eugenio Minasso, di Alleanza Nazionale, stesso partito dove militava Giovanni Pellegrino), risultati poi eletti<ref>ibidem, p. 492</ref>. Da alcune intercettazioni sembra che Minasso si sia fatto portare tramite Giuseppe Marcianò pure da Antonio Palamara che gli avrebbe promesso una sessantina di voti<ref>ibidem, p. 495</ref>.
===I Pellegrino e i coinvolgimenti politici===
La famiglia Pellegrino attirò l’attenzione degli inquirenti soprattutto dopo una riunione della Giunta Municipale in cui si discusse dell’opportunità di cedere licenze per l’apertura e la gestione di sale giochi nel Comune di Bordighera.
In questa riunione gli assessori Ingenito e Sferrazza espressero contrarietà alla concessione di tali licenze e a causa di questi voti contrari il provvedimento non fu deliberato. La sera stessa, al rientro presso le rispettive abitazioni, gli assessori trovarono ad attenderli Francesco Barilaro e Giovanni Pellegrino. Questi minacciarono i due assessori, che nella riunione di giunta successiva votarono a favore. In particolare a Sferrazza fu rinfacciato che in occasione delle tornate elettorali i Pellegrino-Barilaro non si erano mai tirati indietro<ref>Biagio De Girolamo, ''Accesso presso l’Amministrazione comunale di Bordighera n. 296/11'', Comando Provinciale di Imperia Reparto Operativo, 17 novembre 2010, p. 4</ref>.
Sferrazza si lamentò con il sindaco Bosio per il fatto che le cose dette in giunta fossero state subito riportate all’esterno, tra cui i nominativi dei votanti contrari. Sferrazza comunicò all’Arma che il sindaco era favorevole all’apertura della sala giochi dei Pellegrino perché aveva “''favori da rendere''”<ref>Casadellalegalità.org, ''Il clan Pellegrino ed il comune di Bordighera'', tutta la storia, 5 dicembre 2011</ref>.
Donatella Albano, consigliera comunale d’opposizione, in seguito al voto contrario ricevette a casa un santino di San Michele Arcangelo bruciacchiato<ref>Massimo Calandri, ''Bordighera, infiltrazioni mafiose Sciolto il consiglio comunale'', la Repubblica, 10 marzo 2011</ref>. L’assessore Sferrazza in seguito alla visita ricevuta dichiarò di dormire con la pistola sotto al cuscino<ref>Biagio De Girolamo, ''Accesso presso l’Amministrazione comunale di Bordighera n. 296/11'', Comando Provinciale di Imperia Reparto Operativo, 17 novembre 2010, p. 4</ref>.
L’assessore Rocco Fonti dichiarò ai carabinieri di non sapere se i Pellegrino avessero presentato effettivamente la domanda per l’apertura di una sala slot e che con loro non aveva parlato del tema. Dichiarazioni palesemente menzognere, visto che il dirigente del Settore Commercio del Comune di Bordighera riferì che era stato proprio l’assessore Rocco Fonti a presentarsi con un rappresentante dei Pellegrino per informarsi sui requisiti necessari per aprire una sala giochi. Successivamente fu presentata la domanda di apertura da parte della società “R.M. di Pepè Lucia sas”, intestata alla moglie di Maurizio Pellegrino<ref>ibidem, p. 5</ref>.
Il vicesindaco Iacobucci venne interessato anche dalla vicenda riguardante il night club Arcobaleno ritenuto collegato al night “La Grotta del Drago” di Giovanni Pellegrino.
Il night club Arcobaleno venne segnalato più volte dai carabinieri per sfruttamento di prostituzione. Il locale operava sotto una veste di legalità per permessi conferitegli per interessamento diretto del vicesindaco Mario Iacobucci. Il gestore del locale, Teodoro Valente, dichiarò ai carabinieri che di tutte le pratiche si era occupato il vicesindaco Iacobucci, confermando i sospetti che il locale godesse di protezione politica. Nonostante i ripetuti richiami al comune da parte dei carabinieri per mobilitare la Polizia Locale e far chiudere il locale, nulla si mosse per più di un anno<ref>ibidem, pp. 7-8</ref>.
La Polizia Locale infatti agiva sotto le dipendenze dello stesso Iacobucci. Curioso il fatto che, in seguito agli arresti e alla chiusura del locale (raggiunta malgrado l’assenza di controlli effettuati dalla Polizia Locale), una donna presentò richiesta di apertura per un’attività commerciale nello stesso locale e l’autorizzazione fu negata per mancanza di requisiti, sebbene per la stessa identica richiesta precedente di Valente, il comune di Bordighera, nella figura di Iacobucci, concesse le autorizzazioni<ref>ibidem, p. 9</ref>. Vi furono ulteriori interessamenti di varie figure comunali, tra cui l’assessore Sferrazza, per la destinazione di appalti pubblici alla ditta dei Pellegrino<ref>ibidem, p.11</ref>.
Il [[6 luglio]] [[2010]] il sindaco Giovanni Bosio ritirò tutte le deleghe azzerando la giunta e il [[19 luglio]] procedette alla nomina di quattro nuovi assessori in mezzo a un fenomeno di dimissioni generali dei consiglieri. Nonostante le dimissioni e il rimpasto, il 19 agosto 2010 il Secolo XIX, testata locale, pubblicò un articolo dal titolo “''Rientrano dalla finestra gli assessori dimissionari''”, che riportava: <blockquote>“Usciti dalla porta per rientrare, e senza lasciar trascorrere molto tempo, dalla finestra. (…) Scorrendo la lista degli incarichi assegnati ai consiglieri dal sindaco di Bordighera, Giovanni Bosio - pubblicati ieri sul sito del Comune e poi misteriosamente scomparsi - c’è da giurarci che palazzo Garnier sarà presto investito da una nuova valanga di polemiche. Ugo Ingenito è stato incaricato di occuparsi, per esempio, di servizi sociosanitari, conferenza dei sindaci, distretto sociosanitario. Le stesse mansioni di quando era assessore. Marco Sferrazza è di nuovo al vertice del settore manifestazioni. E visto che il vicesindaco Giannina Borelli si occupa di turismo, sezione mai staccata prima dalle manifestazioni, è scontato che alla fine sarà Sferrazza a gestire interamente il settore come faceva anche prima. (…) Rocco Fonti ha ottenuto l’incarico di occuparsi dei servizi manutentivi e della viabilità, mentre Giovanni Allavena sarà ancora chiamato a gestire il settore opere infrastrutturali, lavori, sicurezza e territorio”<ref>ivi, p. 12</ref>.</blockquote>
===Scioglimento del comune di Bordighera===
In seguito agli eventi di Bordighera, il [[24 marzo]] [[2011]], con decreto del Presidente della Repubblica, venne sciolto il comune di Bordighera e la giunta del sindaco Giovanni Bosio per sussistenza di forme di ingerenza della criminalità organizzata<ref>Giorgio Napolitano, ''Scioglimento del consiglio comunale di Bordighera e nomina di una commissione straordinaria'', Decreto del Presidente della Repubblica GU n. 91 del 20 04 2011, 24 marzo 2011</ref>.
Lo scioglimento, però, venne annullato nel [[2013]] dal Consiglio di Stato, nonostante fosse stato confermato dal Tar, con la motivazione che lo scioglimento per infiltrazioni mafiose di un Comune non può essere deciso per singoli casi di intimidazione o di condizionamento anche se accertati, né di omesso controllo sull’affidabilità morale in un appalto. Per superare la volontà elettorale servono elementi concreti, univoci e rilevanti, al di là del singolo episodio che invece può determinare solo la sanzione per il suo responsabile<ref>Anci.it, ''Consiglio Stato annulla scioglimento Comune Bordighera, per ‘azzerare’ servono elementi concreti e rilevanti'', 15 gennaio 2013</ref>.
===Esito dei procedimenti Maglio 3 e La Svolta===
Il procedimento Maglio 3 interessò vari esponenti della ‘ndrangheta imperiese, coinvolti nei condizionamenti elettorali delle elezioni regionali del 2010. Furono condannati secondo l’articolo 416 bis i seguenti soggetti: Fortunato Barilaro (pena di 6 anni), Francesco Barilaro (pena di 6 anni), Michele Ciricosta (pena di 6 anni), Benito Pepè (pena di 6 anni) e altri<ref>Osservatorio Boris Giuliano, ''Archivio sentenze Operazione/Processo Maglio 3'', mafieinliguria.it, 9 maggio 2017</ref>.
Il percorso processuale derivante dall’operazione La Svolta invece fu molto contorto: il 7 ottobre 2014 il tribunale di Imperia condannò sia gli imputati della locale di Ventimiglia (Antonio Palamara, Giuseppe Marcianò, il fratello Vincenzo Marcianò, il nipote Vincenzo Marcianò, Omar Allavena e altri), sia gli imputati della locale di Bordighera (Giovanni Pellegrino, Maurizio Pellegrino, Roberto Pellegrino, Barilaro Antonino e altri).
Il 10 dicembre 2015 la Corte d’Appello confermò le condanne di Ventimiglia, ma assolse gli imputati di Bordighera e Antonio Palamara, condannato in primo grado a 14 anni in quanto capo della locale e assolto per non aver commesso il fatto.
In Cassazione il 14 settembre 2017 furono confermate le condanne di Ventimiglia della Corte d’Appello (Giuseppe Marcianò 15 anni e 4 mesi, il nipote Vincenzo Marcianò 7 anni, Giuseppe Gallotta 14 anni e altri) e venne disposto un nuovo processo d’appello per gli imputati di Bordighera in precedenza assolti.
Il 13 dicembre la Corte d’Appello condannò anche gli imputati di Bordighera e il 21 gennaio 2020 la sentenza di Cassazione pose fine ai travagli giudiziari di Bordighera: la sentenza confermò le condanne sancite dalla Corte d’Appello a Giovanni Pellegrino (10 anni e 6 mesi), Maurizio Pellegrino (10 anni), Roberto Pellegrino (8 anni), Antonino Barilaro (7 anni) e altri<ref>Osservatorio Boris Giuliano, ''Archivio sentenze Operazione/Processo La Svolta'', mafieinliguria.it, 7 maggio 2017</ref>.
== Note ==
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==Bibliografia==
* Antonelli, M., Busi S. (2022).  ''Punto a capo Storia ed evoluzione di mafia e antimafia in Liguria'', Genova, Genova University Press.
* Archivio Storico de “Il Secolo XIX”.
* Archivio Storico de “La Repubblica”.
* Archivio Storico de “L’Unità”.
* De Girolamo, Biagio (2010). ''Accesso presso l’Amministrazione comunale di Bordighera n. 296/11''.
* Luppi, Paolo (2014). ''Sentenza N. 877/14, Procedimento c.d. “La Svolta” contro Giuseppe Marcianò +35, Tribunale di Imperia – Sezione Penale'', 7 ottobre.


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