Articolo di Antonio Tajani su Giovanni Falcone: differenze tra le versioni
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Il giudice fa carriera solo per «meriti antimafia»?
di Antonio Tajani, 7 gennaio 1988.
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Dopo la sentenza di primo grado del Maxiprocesso, Antonino Caponnetto fu costretto, per ragioni di salute e suo malgrado, a fare ritorno a Firenze: accettò di dare le dimissioni anche perché gli era stata data rassicurazione dagli uomini dello Stato che il suo posto sarebbe andato a Falcone, tanto da dichiararlo anche pubblicamente[1]. Ciononostante, il 19 gennaio 1988 il Consiglio Superiore della Magistratura gli preferì Antonino Meli, un magistrato a due anni dalla pensione che non aveva alcuna esperienza in materia di processi di mafia.
Antonio Tajani, all'epoca giornalista de "Il Giornale Nuovo" di Indro Montanelli, che negli anni si era duramente scagliato contro Falcone e il Pool antimafia, firma un articolo fedele alla linea del quotidiano. L'articolo fu reso nuovamente pubblico nel 2018 dal Movimento 5 Stelle[2].
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Roma - Tutto è pronto per il classico colpo di scena. Al Consiglio superiore della magistratura spetta nominare il nuovo capo dell'Ufficio istruzione di Palermo. La decisione non è più rinviabile e dovrebbe essere presa nell'assemblea plenaria che inizia domani, subito dopo la discussione del «caso Infelisi». Se di semplice nomina si tratterà, il nome del papabile è già noto: Antonino Meli, presidente della Corte di appello di Caltanissetta. E' lui candidato già prescelto dalla apposita commissione, sulla base dei requisiti indispensabili: anzianità di servizio, merito ed attitudini.
Sono mesi, però, che si lavora dietro le quinte per trasformare la nomina in una sorta di processo di beatificazione. Il nome sul quale si sono mossi gli accordi sotterranei è quello di Giovanni Falcone. Il giudice antimafia per eccellenza ha perso il primo round in commissione, ma non si e arreso.
La scalata, del resto, non è facile: a parità di merito, tra Falcone ed Antonio Meli ci sono ben 16 anni di anzianità. Può ancora sperare di giocare il «jolly», delle «attitudini». Si tratta di quelle caratteristiche molto soggettive che Leonardo Sciascia bollò mesi fa, in una sua celebre polemica, come un sicuro mezzo per far carriera all'ombra dell'«antimafia». Anche quest'arma, inoltre, rischia di essere spuntata ne confronti di Meli, che ha di retto il processo per l'omicidio Chinnici e le cui attitudini «antimafia» sono almeno paragonabili a quelle del più giovane, ma più pubblicizzato collega.
Inoltre, è proprio il documento della commissione (in alcuni brani sembra addirittura una indiretta risposta alla polemica sollevata da Sciascia) a riaffermare che in nessun caso l'elemento dell'attitudine può arrivare a «schiacciare» gli altri due. Insomma, secondo il documento, «uomo giusto al posto giusto» vuol dire soprattutto seguire criteri ponderati nelle nomine.
D'altra parte, gli accordi segreti tra politici e correnti dell'Associazione magistrati esercitano una pressione crescente sul «plenum». Il compito più arduo, in questi giorni, è toccato ad uno dei membri «laici» designato dal Pci, Massimo brutti. Componente della commissione per le nomine, aveva votato contro la candidatura di Meli a sostegno di quella di Falcone. Ora sta esaminando il fascicolo personale del presidente di Caltanissetta per trovarvi il punto debole indispensabile alla sua requisitoria. L'impresa è difficile, perché furono proprio le componenti più legate al Pci ad esaltare, nei mesi scorsi, la figura e l'operato di Antonio Meli.
Il disegno per spianare la strada a Falcone era infatti quello di promuovere Meli ad altro incarico: così, fu caldeggiato dalle sinistre del Csm per la poltrona di procuratore a Palermo e per quella di Presidente della Corte d'appello di Catania. Allora, però, i requisiti «antimafia» non furono sufficienti. E così ora Brutti si trova costretto a demolire quegli stessi meriti che aveva contribuito a magnificare.
Il secondo colpo di scena che attende il «plenum» del Csm è un telegramma dell'ex capo dell'Ufficio istruzione Antonino Caponnetto. Il messaggio conterrebbe una presa di posizione esplicita a favore di Falcone e sarebbe uno dei risultati del grande lavoro compiuto negli ultimi giorni nel Tribunale di Palermo. Per Falcone, infatti, c'è stata una vera e propria richiesta di «far quadrato». E per reagire alle difficoltà con le quali si è scontrata a Roma la sua candidatura, si è tentato di far sottoscrivere all'intero Ufficio istruzione un appello a favore del giudice.
Fallito parzialmente questo tentativo, si è lavorato almeno per ricostruire l'unità della corrente di Unità per la Costituzione, che sulla candidatura di Falcone si era divisa. Dimostratosi insufficiente il sostegno del Pci, i «grandi elettori» del giudice istruttore si sarebbero rivolti anche alla Dc. E il ministro Sergio Mattarella (che è anche segretario provinciale dc) avrebbe personalmente sottoposto a De Mita il nome di Falcone, mettendo in particolare evidenza una sua dichiarazione pro-Dc dopo i recenti referendum.
I «si dice» a Palermo sono molti più d'uno. C'è chi afferma che un sostegno al giudice sarebbe stato promesso anche dal socialista Andò. E c'è perfino chi afferma che il rinnovo del vertice dell'Ufficio istruzione sarebbe collegato alla nuova inchiesta sulla mafia, che Falcone sta conducendo dalla scorsa estate e che potrebbe portare ad un nuovo maxiprocesso. Secondo queste voci, oltre 150 mandati di cattura sarebbero in fase avanzata di elaborazione e si starebbe valutando il momento «più opportuno» per renderli operativi.
Vere o no le «voci», negli ultimi giorni molte carte sono state rimescolate, da Palermo a Roma. Un colpo di scena sul nome di Falcone sottolineerebbe soprattutto un nuovo compromesso col Pci, che in molti inseguono all'interno del Csm. Esistono anche altri segnali di una simile tendenza. Ad esempio, al momento di nominare gli esperti, destinati ad addestrare i nuovi magistrati sulla lotta alla criminalità organizzata, sono stati fatti tre nomi: Abdon Alinovi (ex presidente comunista della Commissione antimafia), Pino Arlacchi e Nando dalla Chiesa (ambedue sociologi).
Alla fine, sono stati scelti solo i primi due, ma è apparsa chiara l'impostazione che si intende dare ad un certo tipo di addestramento.