Joe Adonis: differenze tra le versioni
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('''Ferruccio Allitto Bonanno''', questore di Milano, 1969)<ref>Mario Portanova, Giampiero Rossi, Franco Stefanoni (2011). ''Mafia a Milano. Sessant'anni di affari e delitti'', Milano, Melampo, p. 28, citato in Pierpaolo Farina (2021). ''Le affinità elettive. Il rapporto tra mafia e capitalismo in Lombardia'', Tesi di Dottorato – XXXIII Ciclo, Università degli Studi di Milano, p. 195.</ref></blockquote></center> | |||
[[File:Joe-adonis-foto-segnaletica.jpg|alt=Joe Adonis|miniatura|300x300px|Joe Adonis]] | |||
'''Joe Adonis''', al secolo '''Giuseppe Antonio Doto''' (Montemarano, [[22 novembre]] [[1902]] – Serra de' Conti, [[26 novembre]] [[1971]]), è stato un mafioso italo-americano, tra i capi di [[Cosa Nostra americana]] a New York e primo grande boss di [[Cosa Nostra]] a stabilirsi a Milano. Nato in provincia di Avellino, fu uno dei pochissimi non siciliani a raggiungere il vertice dell'organizzazione<ref>Commissione Parlamentare Antimafia (1976). ''Relazione sul traffico mafioso di tabacchi e stupefacenti nonché sui rapporti tra mafia e gangsterismo italo-americano'', Relatore: sen. Michele Zuccalà, in ''Relazione conclusiva'', VI legislatura, Doc. XXIII, n. 2, Roma, p. 369.</ref>. | |||
Costretto a lasciare gli Stati Uniti nel [[1956]] dopo una condanna per falsa testimonianza, visse a Milano dal [[1958]] fino al soggiorno obbligato del 1971. Come un magnete, in quei tredici anni attirò in città mafiosi siciliani e gangster milanesi, tanto che la sua presenza è considerata l'«''innesco''» del successo delle organizzazioni mafiose in Lombardia<ref>Farina, ''op. cit.'', p. 194.</ref>. | |||
== Biografia == | == Biografia == | ||
=== | === Gli anni americani === | ||
Giuseppe Doto arrivò negli Stati Uniti da bambino, insieme alla madre e ai fratelli. Gli atti del processo che lo vide condannato per falsa testimonianza riportano il registro delle nascite di Montemarano del [[1902]], i manifesti di bordo della nave e i censimenti dello Stato di New York, da cui risultava che né lui né i genitori avevano mai preso la cittadinanza americana<ref>''Doto v. United States'', 223 F.2d 309, Corte d'Appello federale del Distretto di Columbia, 24 marzo 1955.</ref>. Cresciuto a Brooklyn, iniziò come allibratore e prese il soprannome di «''Adonis''» per il suo aspetto curato<ref>Portanova, Rossi, Stefanoni, ''op. cit.'', cap. 1.</ref>. | |||
Durante il proibizionismo divenne il braccio destro di [[Frank Costello]] nel gioco d'azzardo e si legò a [[Lucky Luciano]], [[Albert Anastasia]] e [[Vito Genovese]]<ref>Ibidem.</ref>. Il suo ruolo principale era quello di tenere i rapporti con politici, avvocati, giudici e funzionari pubblici, garantendo all'organizzazione l'occhio benevolo della classe dirigente statunitense<ref>Commissione Parlamentare Antimafia, ''op. cit.'', p. 369.</ref>. A Brooklyn fu il principale anello di congiunzione tra il [[Gangsterismo|gangsterismo]] e la macchina politica del Partito Democratico, fino alla rottura con il sindaco Fiorello La Guardia nel [[1937]], quando anche lì partirono le indagini della magistratura<ref>Salvatore Lupo (2008). ''Quando la mafia trovò l'America. Storia di un intreccio intercontinentale, 1888-2008'', Torino, Einaudi, p. 106.</ref>. Negli anni della guerra partecipava alle riunioni in casa Costello con William O'Dwyer, futuro sindaco di New York, e con i capi di Tammany Hall, il centro di potere democratico della città<ref>Ivi, p. 130.</ref>. | |||
Negli anni Quaranta i suoi interessi si spostarono nel New Jersey: nel [[1946]], insieme a Gerardo Catena, incassò 120.000 dollari da una sola casa da gioco<ref>United States Senate – Special Committee to Investigate Organized Crime in Interstate Commerce (1951). ''Final Report'', Senate Report n. 725, 82° Congresso, Washington, 31 agosto, cap. VII.D.(b) «Northern New Jersey».</ref>. Accanto alle attività illegali curava anche affari leciti: la Ford gli aveva affidato in esclusiva il trasporto delle auto nuove dallo stabilimento di Edgewater all'area di New York. Si trasferì in una villa da 100.000 dollari a Fort Lee, conducendo una vita da uomo d'affari rispettabile<ref>''Crime: A Little Rain Must Fall'', TIME, 4 giugno 1951.</ref>. | |||
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=== La | === La Commissione Kefauver e l'uscita dagli Stati Uniti === | ||
Tra il [[1950]] e il [[1951]] Adonis fu uno dei bersagli principali della [[Commissione Kefauver]], la commissione del Senato statunitense sul crimine organizzato. Interrogato a Washington il [[12 dicembre]] 1950, si rifiutò di rispondere a numerose domande sui suoi affari, e il [[22 gennaio]] 1951 il senatore Estes Kefauver lo definì in aula «''uno dei grandi criminali di questo Paese''». Nel secondo rapporto intermedio del [[18 febbraio]] 1951 la Commissione lo indicò, insieme a Costello, come capo di uno dei due principali sindacati del crimine del Paese<ref>''United States v. Doto'', 205 F.2d 416, Corte d'Appello federale del Secondo Circuito, 24 giugno 1953.</ref>. | |||
Il [[ | Il [[12 marzo]] 1951, nell'udienza pubblica di New York trasmessa in televisione, si avvalse ancora del diritto di non rispondere, anche alla domanda se avesse mai finanziato campagne elettorali<ref>Ibidem.</ref>. Cinque giorni dopo la Commissione votò all'unanimità di chiedere la sua incriminazione per oltraggio al Senato, insieme a quelle di Costello e del bookmaker Frank Erickson<ref>United States Senate (1951). ''Proceedings against Frank Costello for Contempt of the Senate'', Senate Report n. 199, 82° Congresso, Washington, 30 marzo, p. 3.</ref>. L'attenzione della Commissione portò alla sua prima condanna. Incriminato nel New Jersey con quattro soci per aver gestito un giro di gioco d'azzardo da un milione di dollari, evitò il processo con giuria e si rimise alla clemenza della corte: a fine maggio 1951 fu condannato a una pena da due a tre anni di carcere e a 15.000 dollari di multa. In 25 anni di carriera criminale non aveva mai trascorso un giorno in prigione<ref>''Crime: A Little Rain Must Fall'', ''op. cit.''</ref>. Il rapporto finale del [[31 agosto]] 1951 lo definì «''co-leader con Frank Costello della malavita della costa orientale''» e citò la sua incarcerazione tra i risultati concreti dell'inchiesta<ref>United States Senate – Special Committee to Investigate Organized Crime in Interstate Commerce, ''op. cit.'', cap. VII.A «Practical results of committee's work».</ref>. | ||
La condanna per oltraggio, pronunciata a New York nel febbraio [[1953]], venne annullata il [[24 giugno]] 1953 dalla Corte d'Appello, che riconobbe il suo diritto a non rispondere su fatti che potevano incriminarlo<ref>''United States v. Doto'', ''op. cit.''</ref>. Fu invece decisiva la condanna per falsa testimonianza: davanti alla Commissione Adonis aveva giurato di essere cittadino americano, ma i documenti provavano che era nato in Italia e non era mai stato naturalizzato. La condanna fu confermata in appello il [[24 marzo]] [[1955]] e il [[10 ottobre]] dello stesso anno la Corte Suprema rifiutò di riesaminare il caso<ref>''Doto v. United States'', ''op. cit.''; ''Doto v. United States'', 350 U.S. 847, Corte Suprema degli Stati Uniti, 10 ottobre 1955.</ref>. | |||
Per evitare l'espulsione coatta, Adonis scelse la «partenza volontaria»: il [[3 gennaio]] 1956 si imbarcò a New York sul transatlantico ''Conte Biancamano'', diretto in Italia<ref>''Joe Adonis Quits U.S. Voluntarily'', The New York Times, 4 gennaio 1956.</ref>. | |||
=== L' | === L'arrivo in Italia e il Summit delle Palme === | ||
Sbarcato in Italia a metà gennaio<ref>Secondo Portanova, Rossi e Stefanoni, ''op. cit.'', cap. 1, Adonis sbarcò a Genova il 15 gennaio 1956. La Commissione Parlamentare Antimafia, ''op. cit.'', p. 370, colloca invece l'arrivo nel febbraio 1956.</ref>, Adonis si diresse a Roma, ma dopo pochi giorni la Questura lo rimandò con foglio di via obbligatorio ad Avellino. Il [[25 febbraio]] 1956 il Ministero dell'Interno segnalò la sua pericolosità alle questure<ref>Commissione Parlamentare Antimafia, ''op. cit.'', p. 370.</ref>. Poco più di un mese dopo si stabilì in una villa a Frascati e poi, nell'agosto [[1957]], nella villa «La Collinetta» di Grottaferrata, conducendo una vita di lusso e incontrando trafficanti di droga americani<ref>Ivi, pp. 370-371.</ref>. | |||
Secondo la Commissione Parlamentare Antimafia, fu tra i preparatori del [[Summit Grand Hotel et des Palmes|summit dell'Hotel delle Palme]] di Palermo, che dal [[12 ottobre|12]] al [[16 ottobre]] 1957 riunì i capi di Cosa Nostra americana e siciliana per organizzare il traffico internazionale di droga<ref>Ivi, pp. 329 e 364.</ref>. Dopo la [[Riunione di Apalachin|riunione di Apalachin]] del [[14 novembre]] 1957, secondo un rapporto dell'FBI, [[Carmine Galante]] venne mandato in Italia a informarlo delle decisioni prese<ref>Ivi, p. 371.</ref>. A dicembre lasciò definitivamente il Lazio per Saint-Vincent, in Valle d'Aosta, ospite dell'Hôtel Billia<ref>Ibidem.</ref>. | |||
=== | === Gli anni milanesi === | ||
Nel | Nel febbraio 1958 Adonis si trasferì a Milano, in un appartamento al settimo piano di via Alberico Albricci 7, a poche centinaia di metri dal Duomo, con due guardie del corpo travestite da maggiordomi<ref>Ivi, p. 410; Farina, ''op. cit.'', p. 194.</ref>. Ufficialmente faceva «''una vita da pensionato''»; in realtà, soprattutto dopo la morte di Lucky Luciano nel [[1962]], era il più autorevole esponente delle cinque famiglie di New York in Italia<ref>Farina, ''op. cit.'', pp. 194-195.</ref>. | ||
Intorno a lui gravitavano mafiosi siciliani come [[Tommaso Buscetta]], i fratelli [[Angelo La Barbera|La Barbera]] e i fratelli Giuseppe e Alfredo Bono, ma anche gangster milanesi come [[Francis Turatello]]<ref>Ivi, pp. 194 e 196.</ref>. Giuseppe Bono era il suo uomo di fiducia e faceva da tramite con il gruppo di [[Gerlando Alberti]]<ref>Commissione Parlamentare Antimafia, ''op. cit.'', p. 417.</ref>. Dopo la scomparsa del fratello Salvatore, il [[17 gennaio]] [[1963]], Angelo La Barbera cercò protezione a Milano proprio presso Adonis, ma il [[24 maggio]] 1963 fu ferito in un agguato in viale Regina Giovanna<ref>Ivi, pp. 396 e 398.</ref>. Il [[1 giugno|1° giugno]] Adonis fu convocato in questura, ma per cinque anni non subì più controlli<ref>Ivi, p. 410.</ref>. | |||
Secondo la Commissione Antimafia, Adonis aveva scelto Milano per dirigere il traffico internazionale di preziosi, soprattutto diamanti, con ramificazioni in Francia e in Svizzera, e per coordinare il contrabbando di droga verso il Nord Europa<ref>Ivi, p. 412.</ref>. Incontrava regolarmente esponenti di Cosa Nostra americana come Samuel Lewin, ritenuto un corriere di Thomas Eboli della famiglia Genovese<ref>Ivi, p. 411.</ref>. Per schermare i propri affari acquistò tramite prestanome la catena di supermercati Stella, con filiali a Milano, Bergamo e Brescia, e nel [[1965]] fondò l'immobiliare Milbeton<ref>Ivi, p. 410.</ref>, anticipando quello che sarebbe diventato il business preferito dei boss: il mattone<ref>Farina, ''op. cit.'', p. 195.</ref>. Secondo la ricostruzione di Gianni Simoni e Giuliano Turone, [[Michele Sindona]] gli fece da consulente finanziario<ref>Ivi, pp. 206-207.</ref>. | |||
Il [[21 ottobre]] [[1968]] il questore lo diffidò, ma «''il Doto non modificò affatto condotta''»<ref>Commissione Parlamentare Antimafia, ''op. cit.'', p. 410.</ref>. Le intercettazioni rivelarono anche i suoi rapporti con il mondo dello spettacolo: nel 1971 il cantante Tony Renis gli chiese di intercedere presso il regista Francis Ford Coppola per ottenere una parte nel film ''Il Padrino''<ref>Ivi, p. 411; Farina, ''op. cit.'', p. 196.</ref>. | |||
Il [[ | === Il soggiorno obbligato e la morte === | ||
Tra il 1968 e il 1969 il capo della Polizia Angelo Vicari chiese alla Questura di Milano di «''togliere di mezzo''» Adonis, cercando elementi per proporre il soggiorno obbligato<ref>Commissione Parlamentare Antimafia, ''op. cit.'', p. 372.</ref>. Nel maggio 1971 fu fermato e proposto per la misura<ref>Ivi, p. 412.</ref>. Il [[19 giugno]] 1971 il Tribunale di Milano lo dichiarò «''persona particolarmente pericolosa''», anche sulla base di un rapporto dell'FBI che lo indicava come il numero due di Cosa Nostra americana dopo Vito Genovese, e lo inviò per quattro anni a Serra de' Conti, in provincia di Ancona<ref>Portanova, Rossi, Stefanoni, ''op. cit.'', cap. 1; Farina, ''op. cit.'', p. 196.</ref>. | |||
Vi arrivò il [[14 luglio]] 1971, ma continuò a seguire i propri affari grazie alle visite del suo uomo di fiducia Nicola Caprano, noto contrabbandiere<ref>Commissione Parlamentare Antimafia, ''op. cit.'', pp. 411-412; Farina, ''op. cit.'', p. 196.</ref>. L'[[8 ottobre]] 1971 la Corte d'Appello di Milano ridusse la misura a tre anni, ma Adonis morì il 26 novembre 1971 dopo quattro giorni di agonia<ref>Commissione Parlamentare Antimafia, ''op. cit.'', p. 412; Farina, ''op. cit.'', p. 196.</ref>. La figlia ne riportò la salma negli Stati Uniti<ref>Portanova, Rossi, Stefanoni, ''op. cit.'', cap. 1.</ref>. | |||
Per la Commissione Antimafia, con la sua morte si estinse il «''governo''» mafioso dei grandi boss in Italia: l'eredità passò a esecutori come Gerlando Alberti, che a Milano costruì la più vasta cellula mafiosa mai radicata fuori dalla Sicilia<ref>Commissione Parlamentare Antimafia, ''op. cit.'', p. 412.</ref>. | |||
== Pagine correlate == | |||
* [[Mafie a Milano]] | |||
* [[Summit Grand Hotel et des Palmes]] | |||
* [[Commissione Kefauver]] | |||
== Note == | |||
<references /> | |||
== Bibliografia == | |||
* Commissione Parlamentare Antimafia (1976). ''Relazione sul traffico mafioso di tabacchi e stupefacenti nonché sui rapporti tra mafia e gangsterismo italo-americano'', Relatore: sen. Michele Zuccalà, in ''Relazione conclusiva'', VI legislatura, Doc. XXIII, n. 2, Roma. | |||
* Farina, Pierpaolo (2021). ''Le affinità elettive. Il rapporto tra mafia e capitalismo in Lombardia'', Tesi di Dottorato – XXXIII Ciclo, Università degli Studi di Milano. | |||
* Lupo, Salvatore (2008). ''Quando la mafia trovò l'America. Storia di un intreccio intercontinentale, 1888-2008'', Torino, Einaudi. | |||
* Portanova, Mario; Rossi, Giampiero; Stefanoni, Franco (2011). ''[[Mafia a Milano|Mafia a Milano. Sessant'anni di affari e delitti]]'', Milano, Melampo Editore. | |||
* TIME (1951). [https://time.com/archive/6795518/crime-a-little-rain-must-fall/ ''Crime: A Little Rain Must Fall''], 4 giugno. | |||
* United States Senate – Special Committee to Investigate Organized Crime in Interstate Commerce (1951). ''Final Report'', Senate Report n. 725, 82° Congresso, Washington, 31 agosto. | |||
* United States Senate (1951). ''Proceedings against Frank Costello for Contempt of the Senate'', Senate Report n. 199, 82° Congresso, Washington, 30 marzo. | |||
== | === Sentenze === | ||
* | * [https://law.justia.com/cases/federal/appellate-courts/F2/205/416/133494/ ''United States v. Doto'', 205 F.2d 416], Corte d'Appello federale del Secondo Circuito, 24 giugno 1953. | ||
* [https://m.openjurist.org/223/f2d/309 ''Doto v. United States'', 223 F.2d 309], Corte d'Appello federale del Distretto di Columbia, 24 marzo 1955. | |||
* ''Doto v. United States'', 350 U.S. 847, Corte Suprema degli Stati Uniti, 10 ottobre 1955. | |||
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Versione attuale delle 12:49, 7 nov 2026
«Non vi è attività lucrativa che non sia in un modo o nell'altro controllata dall'Adonis sulla base di una potente organizzazione internazionale, articolata in attività di copertura tese a frustrare ogni eventuale indagine di polizia» (Ferruccio Allitto Bonanno, questore di Milano, 1969)[1]

Joe Adonis, al secolo Giuseppe Antonio Doto (Montemarano, 22 novembre 1902 – Serra de' Conti, 26 novembre 1971), è stato un mafioso italo-americano, tra i capi di Cosa Nostra americana a New York e primo grande boss di Cosa Nostra a stabilirsi a Milano. Nato in provincia di Avellino, fu uno dei pochissimi non siciliani a raggiungere il vertice dell'organizzazione[2].
Costretto a lasciare gli Stati Uniti nel 1956 dopo una condanna per falsa testimonianza, visse a Milano dal 1958 fino al soggiorno obbligato del 1971. Come un magnete, in quei tredici anni attirò in città mafiosi siciliani e gangster milanesi, tanto che la sua presenza è considerata l'«innesco» del successo delle organizzazioni mafiose in Lombardia[3].
Biografia
Gli anni americani
Giuseppe Doto arrivò negli Stati Uniti da bambino, insieme alla madre e ai fratelli. Gli atti del processo che lo vide condannato per falsa testimonianza riportano il registro delle nascite di Montemarano del 1902, i manifesti di bordo della nave e i censimenti dello Stato di New York, da cui risultava che né lui né i genitori avevano mai preso la cittadinanza americana[4]. Cresciuto a Brooklyn, iniziò come allibratore e prese il soprannome di «Adonis» per il suo aspetto curato[5].
Durante il proibizionismo divenne il braccio destro di Frank Costello nel gioco d'azzardo e si legò a Lucky Luciano, Albert Anastasia e Vito Genovese[6]. Il suo ruolo principale era quello di tenere i rapporti con politici, avvocati, giudici e funzionari pubblici, garantendo all'organizzazione l'occhio benevolo della classe dirigente statunitense[7]. A Brooklyn fu il principale anello di congiunzione tra il gangsterismo e la macchina politica del Partito Democratico, fino alla rottura con il sindaco Fiorello La Guardia nel 1937, quando anche lì partirono le indagini della magistratura[8]. Negli anni della guerra partecipava alle riunioni in casa Costello con William O'Dwyer, futuro sindaco di New York, e con i capi di Tammany Hall, il centro di potere democratico della città[9].
Negli anni Quaranta i suoi interessi si spostarono nel New Jersey: nel 1946, insieme a Gerardo Catena, incassò 120.000 dollari da una sola casa da gioco[10]. Accanto alle attività illegali curava anche affari leciti: la Ford gli aveva affidato in esclusiva il trasporto delle auto nuove dallo stabilimento di Edgewater all'area di New York. Si trasferì in una villa da 100.000 dollari a Fort Lee, conducendo una vita da uomo d'affari rispettabile[11].
La Commissione Kefauver e l'uscita dagli Stati Uniti
Tra il 1950 e il 1951 Adonis fu uno dei bersagli principali della Commissione Kefauver, la commissione del Senato statunitense sul crimine organizzato. Interrogato a Washington il 12 dicembre 1950, si rifiutò di rispondere a numerose domande sui suoi affari, e il 22 gennaio 1951 il senatore Estes Kefauver lo definì in aula «uno dei grandi criminali di questo Paese». Nel secondo rapporto intermedio del 18 febbraio 1951 la Commissione lo indicò, insieme a Costello, come capo di uno dei due principali sindacati del crimine del Paese[12].
Il 12 marzo 1951, nell'udienza pubblica di New York trasmessa in televisione, si avvalse ancora del diritto di non rispondere, anche alla domanda se avesse mai finanziato campagne elettorali[13]. Cinque giorni dopo la Commissione votò all'unanimità di chiedere la sua incriminazione per oltraggio al Senato, insieme a quelle di Costello e del bookmaker Frank Erickson[14]. L'attenzione della Commissione portò alla sua prima condanna. Incriminato nel New Jersey con quattro soci per aver gestito un giro di gioco d'azzardo da un milione di dollari, evitò il processo con giuria e si rimise alla clemenza della corte: a fine maggio 1951 fu condannato a una pena da due a tre anni di carcere e a 15.000 dollari di multa. In 25 anni di carriera criminale non aveva mai trascorso un giorno in prigione[15]. Il rapporto finale del 31 agosto 1951 lo definì «co-leader con Frank Costello della malavita della costa orientale» e citò la sua incarcerazione tra i risultati concreti dell'inchiesta[16].
La condanna per oltraggio, pronunciata a New York nel febbraio 1953, venne annullata il 24 giugno 1953 dalla Corte d'Appello, che riconobbe il suo diritto a non rispondere su fatti che potevano incriminarlo[17]. Fu invece decisiva la condanna per falsa testimonianza: davanti alla Commissione Adonis aveva giurato di essere cittadino americano, ma i documenti provavano che era nato in Italia e non era mai stato naturalizzato. La condanna fu confermata in appello il 24 marzo 1955 e il 10 ottobre dello stesso anno la Corte Suprema rifiutò di riesaminare il caso[18].
Per evitare l'espulsione coatta, Adonis scelse la «partenza volontaria»: il 3 gennaio 1956 si imbarcò a New York sul transatlantico Conte Biancamano, diretto in Italia[19].
L'arrivo in Italia e il Summit delle Palme
Sbarcato in Italia a metà gennaio[20], Adonis si diresse a Roma, ma dopo pochi giorni la Questura lo rimandò con foglio di via obbligatorio ad Avellino. Il 25 febbraio 1956 il Ministero dell'Interno segnalò la sua pericolosità alle questure[21]. Poco più di un mese dopo si stabilì in una villa a Frascati e poi, nell'agosto 1957, nella villa «La Collinetta» di Grottaferrata, conducendo una vita di lusso e incontrando trafficanti di droga americani[22].
Secondo la Commissione Parlamentare Antimafia, fu tra i preparatori del summit dell'Hotel delle Palme di Palermo, che dal 12 al 16 ottobre 1957 riunì i capi di Cosa Nostra americana e siciliana per organizzare il traffico internazionale di droga[23]. Dopo la riunione di Apalachin del 14 novembre 1957, secondo un rapporto dell'FBI, Carmine Galante venne mandato in Italia a informarlo delle decisioni prese[24]. A dicembre lasciò definitivamente il Lazio per Saint-Vincent, in Valle d'Aosta, ospite dell'Hôtel Billia[25].
Gli anni milanesi
Nel febbraio 1958 Adonis si trasferì a Milano, in un appartamento al settimo piano di via Alberico Albricci 7, a poche centinaia di metri dal Duomo, con due guardie del corpo travestite da maggiordomi[26]. Ufficialmente faceva «una vita da pensionato»; in realtà, soprattutto dopo la morte di Lucky Luciano nel 1962, era il più autorevole esponente delle cinque famiglie di New York in Italia[27].
Intorno a lui gravitavano mafiosi siciliani come Tommaso Buscetta, i fratelli La Barbera e i fratelli Giuseppe e Alfredo Bono, ma anche gangster milanesi come Francis Turatello[28]. Giuseppe Bono era il suo uomo di fiducia e faceva da tramite con il gruppo di Gerlando Alberti[29]. Dopo la scomparsa del fratello Salvatore, il 17 gennaio 1963, Angelo La Barbera cercò protezione a Milano proprio presso Adonis, ma il 24 maggio 1963 fu ferito in un agguato in viale Regina Giovanna[30]. Il 1° giugno Adonis fu convocato in questura, ma per cinque anni non subì più controlli[31].
Secondo la Commissione Antimafia, Adonis aveva scelto Milano per dirigere il traffico internazionale di preziosi, soprattutto diamanti, con ramificazioni in Francia e in Svizzera, e per coordinare il contrabbando di droga verso il Nord Europa[32]. Incontrava regolarmente esponenti di Cosa Nostra americana come Samuel Lewin, ritenuto un corriere di Thomas Eboli della famiglia Genovese[33]. Per schermare i propri affari acquistò tramite prestanome la catena di supermercati Stella, con filiali a Milano, Bergamo e Brescia, e nel 1965 fondò l'immobiliare Milbeton[34], anticipando quello che sarebbe diventato il business preferito dei boss: il mattone[35]. Secondo la ricostruzione di Gianni Simoni e Giuliano Turone, Michele Sindona gli fece da consulente finanziario[36].
Il 21 ottobre 1968 il questore lo diffidò, ma «il Doto non modificò affatto condotta»[37]. Le intercettazioni rivelarono anche i suoi rapporti con il mondo dello spettacolo: nel 1971 il cantante Tony Renis gli chiese di intercedere presso il regista Francis Ford Coppola per ottenere una parte nel film Il Padrino[38].
Il soggiorno obbligato e la morte
Tra il 1968 e il 1969 il capo della Polizia Angelo Vicari chiese alla Questura di Milano di «togliere di mezzo» Adonis, cercando elementi per proporre il soggiorno obbligato[39]. Nel maggio 1971 fu fermato e proposto per la misura[40]. Il 19 giugno 1971 il Tribunale di Milano lo dichiarò «persona particolarmente pericolosa», anche sulla base di un rapporto dell'FBI che lo indicava come il numero due di Cosa Nostra americana dopo Vito Genovese, e lo inviò per quattro anni a Serra de' Conti, in provincia di Ancona[41].
Vi arrivò il 14 luglio 1971, ma continuò a seguire i propri affari grazie alle visite del suo uomo di fiducia Nicola Caprano, noto contrabbandiere[42]. L'8 ottobre 1971 la Corte d'Appello di Milano ridusse la misura a tre anni, ma Adonis morì il 26 novembre 1971 dopo quattro giorni di agonia[43]. La figlia ne riportò la salma negli Stati Uniti[44].
Per la Commissione Antimafia, con la sua morte si estinse il «governo» mafioso dei grandi boss in Italia: l'eredità passò a esecutori come Gerlando Alberti, che a Milano costruì la più vasta cellula mafiosa mai radicata fuori dalla Sicilia[45].
Pagine correlate
Note
- ↑ Mario Portanova, Giampiero Rossi, Franco Stefanoni (2011). Mafia a Milano. Sessant'anni di affari e delitti, Milano, Melampo, p. 28, citato in Pierpaolo Farina (2021). Le affinità elettive. Il rapporto tra mafia e capitalismo in Lombardia, Tesi di Dottorato – XXXIII Ciclo, Università degli Studi di Milano, p. 195.
- ↑ Commissione Parlamentare Antimafia (1976). Relazione sul traffico mafioso di tabacchi e stupefacenti nonché sui rapporti tra mafia e gangsterismo italo-americano, Relatore: sen. Michele Zuccalà, in Relazione conclusiva, VI legislatura, Doc. XXIII, n. 2, Roma, p. 369.
- ↑ Farina, op. cit., p. 194.
- ↑ Doto v. United States, 223 F.2d 309, Corte d'Appello federale del Distretto di Columbia, 24 marzo 1955.
- ↑ Portanova, Rossi, Stefanoni, op. cit., cap. 1.
- ↑ Ibidem.
- ↑ Commissione Parlamentare Antimafia, op. cit., p. 369.
- ↑ Salvatore Lupo (2008). Quando la mafia trovò l'America. Storia di un intreccio intercontinentale, 1888-2008, Torino, Einaudi, p. 106.
- ↑ Ivi, p. 130.
- ↑ United States Senate – Special Committee to Investigate Organized Crime in Interstate Commerce (1951). Final Report, Senate Report n. 725, 82° Congresso, Washington, 31 agosto, cap. VII.D.(b) «Northern New Jersey».
- ↑ Crime: A Little Rain Must Fall, TIME, 4 giugno 1951.
- ↑ United States v. Doto, 205 F.2d 416, Corte d'Appello federale del Secondo Circuito, 24 giugno 1953.
- ↑ Ibidem.
- ↑ United States Senate (1951). Proceedings against Frank Costello for Contempt of the Senate, Senate Report n. 199, 82° Congresso, Washington, 30 marzo, p. 3.
- ↑ Crime: A Little Rain Must Fall, op. cit.
- ↑ United States Senate – Special Committee to Investigate Organized Crime in Interstate Commerce, op. cit., cap. VII.A «Practical results of committee's work».
- ↑ United States v. Doto, op. cit.
- ↑ Doto v. United States, op. cit.; Doto v. United States, 350 U.S. 847, Corte Suprema degli Stati Uniti, 10 ottobre 1955.
- ↑ Joe Adonis Quits U.S. Voluntarily, The New York Times, 4 gennaio 1956.
- ↑ Secondo Portanova, Rossi e Stefanoni, op. cit., cap. 1, Adonis sbarcò a Genova il 15 gennaio 1956. La Commissione Parlamentare Antimafia, op. cit., p. 370, colloca invece l'arrivo nel febbraio 1956.
- ↑ Commissione Parlamentare Antimafia, op. cit., p. 370.
- ↑ Ivi, pp. 370-371.
- ↑ Ivi, pp. 329 e 364.
- ↑ Ivi, p. 371.
- ↑ Ibidem.
- ↑ Ivi, p. 410; Farina, op. cit., p. 194.
- ↑ Farina, op. cit., pp. 194-195.
- ↑ Ivi, pp. 194 e 196.
- ↑ Commissione Parlamentare Antimafia, op. cit., p. 417.
- ↑ Ivi, pp. 396 e 398.
- ↑ Ivi, p. 410.
- ↑ Ivi, p. 412.
- ↑ Ivi, p. 411.
- ↑ Ivi, p. 410.
- ↑ Farina, op. cit., p. 195.
- ↑ Ivi, pp. 206-207.
- ↑ Commissione Parlamentare Antimafia, op. cit., p. 410.
- ↑ Ivi, p. 411; Farina, op. cit., p. 196.
- ↑ Commissione Parlamentare Antimafia, op. cit., p. 372.
- ↑ Ivi, p. 412.
- ↑ Portanova, Rossi, Stefanoni, op. cit., cap. 1; Farina, op. cit., p. 196.
- ↑ Commissione Parlamentare Antimafia, op. cit., pp. 411-412; Farina, op. cit., p. 196.
- ↑ Commissione Parlamentare Antimafia, op. cit., p. 412; Farina, op. cit., p. 196.
- ↑ Portanova, Rossi, Stefanoni, op. cit., cap. 1.
- ↑ Commissione Parlamentare Antimafia, op. cit., p. 412.
Bibliografia
- Commissione Parlamentare Antimafia (1976). Relazione sul traffico mafioso di tabacchi e stupefacenti nonché sui rapporti tra mafia e gangsterismo italo-americano, Relatore: sen. Michele Zuccalà, in Relazione conclusiva, VI legislatura, Doc. XXIII, n. 2, Roma.
- Farina, Pierpaolo (2021). Le affinità elettive. Il rapporto tra mafia e capitalismo in Lombardia, Tesi di Dottorato – XXXIII Ciclo, Università degli Studi di Milano.
- Lupo, Salvatore (2008). Quando la mafia trovò l'America. Storia di un intreccio intercontinentale, 1888-2008, Torino, Einaudi.
- Portanova, Mario; Rossi, Giampiero; Stefanoni, Franco (2011). Mafia a Milano. Sessant'anni di affari e delitti, Milano, Melampo Editore.
- TIME (1951). Crime: A Little Rain Must Fall, 4 giugno.
- United States Senate – Special Committee to Investigate Organized Crime in Interstate Commerce (1951). Final Report, Senate Report n. 725, 82° Congresso, Washington, 31 agosto.
- United States Senate (1951). Proceedings against Frank Costello for Contempt of the Senate, Senate Report n. 199, 82° Congresso, Washington, 30 marzo.
Sentenze
- United States v. Doto, 205 F.2d 416, Corte d'Appello federale del Secondo Circuito, 24 giugno 1953.
- Doto v. United States, 223 F.2d 309, Corte d'Appello federale del Distretto di Columbia, 24 marzo 1955.
- Doto v. United States, 350 U.S. 847, Corte Suprema degli Stati Uniti, 10 ottobre 1955.