Giovanni Bontate: differenze tra le versioni

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Buscetta affermò che [[Giovanni Bontate]] voleva scalzare dal ruolo di comando il fratello Stefano Bontate, membro della Commissione. Giovanni addirittura, secondo Buscetta, chiese a Stefano di dimettersi dalla Commissione, facendo anche pressioni sul "Papa" Michele Greco. Era inoltre accusato di aver agito in accordo con i Corleonesi per favorire l'omicidio del fratello.
Buscetta affermò che [[Giovanni Bontate]] voleva scalzare dal ruolo di comando il fratello Stefano Bontate, membro della Commissione. Giovanni addirittura, secondo Buscetta, chiese a Stefano di dimettersi dalla Commissione, facendo anche pressioni sul "Papa" Michele Greco. Era inoltre accusato di aver agito in accordo con i Corleonesi per favorire l'omicidio del fratello.
Questo conflitto andò poi ad avvantaggiare la fazione corleonese che approfittava della situazione di debolezza all'interno della famiglia avversaria.
Questo conflitto andò poi ad avvantaggiare la fazione corleonese che approfittava della situazione di debolezza all'interno della famiglia avversaria.
Il 22 maggio 1986 comparve davanti ai giudici per difendersi
Il 22 maggio 1986 comparve davanti ai giudici per difendersi, dichiarando la sua completa estraneità all'organizzazione e all'omicidio del fratello, e affermando che le accuse a lui rivolte non fossero altro che "infami menzogne" nate da congetture dei pentiti e degli investigatori basate sulle sue parentele.


Durante il Maxiprocesso di Palermo, Giovanni Bontate lesse un comunicato in cui affermava l'estraneità di Cosa nostra dall'omicidio di [[Claudio Domino]], un bambino di undici anni ucciso in strane circostanze. Leggendo quel comunicato di fatto confermò l'esistenza della organizzazione: come racconta Pietro Grasso:
Durante il Maxiprocesso di Palermo, Giovanni Bontate lesse un comunicato in cui affermava l'estraneità di Cosa nostra dall'omicidio di [[Claudio Domino]], un bambino di undici anni ucciso in strane circostanze. Leggendo quel comunicato di fatto confermò l'esistenza della organizzazione: come racconta Pietro Grasso: