Maxiprocesso di Palermo: differenze tra le versioni

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Il Maxiprocesso approdò alla Corte d'Appello il per concludersi il 12 dicembre 1990. Presidente della Corte di Assise di Appello è Vincenzo Palmegiano, mentre l'accusa è sostenuta dai pg Vittorio Aliquò e Luigi Croce.  
Il Maxiprocesso approdò alla Corte d'Appello il per concludersi il 12 dicembre 1990. Presidente della Corte di Assise di Appello è Vincenzo Palmegiano, mentre l'accusa è sostenuta dai pg Vittorio Aliquò e Luigi Croce.  


Palmegiano fu costretto a riaprire la fase dibattimentale a causa dell'irrompere sulla scenza giudiziaria di Francesco Marino Mannoia in qualità di pentito: in tutto la fase dibattimentale durò 22 mesi. Il processo si resse ancora sulle dichiarazioni di Salvatore Contorno, Antonino Calderone, il nuovo pentito Francesco Marino Mannoia, ma sopratutto sul "Teorema Buscetta", che affermava la struttura verticistica e unitaria di Cosa Nostra. Nonostante fossero state confermate da riscontri obiettivi le dichiarazioni dei pentiti, la sentenza ridimensionò l'importanza delle loro dichiarazioni. Risultò particolarmente indebolita la visione verticistica e unitaria di Cosa Nostra, nonostante non fosse stata completamente disarticolata. I boss della Commissione ricevettero pene variabili e ingiustificabili (Ad esempio, Riina  
Palmegiano fu costretto a riaprire la fase dibattimentale a causa dell'irrompere sulla scenza giudiziaria di Francesco Marino Mannoia in qualità di pentito: in tutto la fase dibattimentale durò 22 mesi. Il processo si resse ancora sulle dichiarazioni di Salvatore Contorno, Antonino Calderone, il nuovo pentito Francesco Marino Mannoia, ma sopratutto sul "Teorema Buscetta", che affermava la struttura verticistica e unitaria di Cosa Nostra. Nonostante fossero state confermate da riscontri obiettivi le dichiarazioni dei pentiti, la sentenza ridimensionò l'importanza delle loro dichiarazioni. Risultò particolarmente indebolita la visione verticistica e unitaria di Cosa Nostra, nonostante non fosse stata completamente disarticolata. I boss della Commissione ricevettero pene variabili e ingiustificabili (Ad esempio, Salvatore Riina e Michele Greco furono condannati all'ergastolo ma Bernardo Provenzano solo a 10 anni e Salvatore Greco a 6 anni, mentre altri killer come Giuseppe Lucchese Miccichè non ricevettero il massimo della pena). Rimase comunque il principio che gli omicidi fossero commissionati ad un livello più alto dell'organizzazione, dunque alcuni membri della Commissione furono condannati come mandanti.
 
Affermò a riguardo Giovanni Falcone:
 
''Noi, a proposito del teorema Buscetta, non abbiamo mai parlato della cosiddetta "responsabilità oggettiva" della Cupola. Insomma, io in questa sentenza noto soltanto alcune contraddizioni.''
 
E aggiunse che comunque era stato fatto un passo avanti sul piano dell'impunità:
 
''"E' la prima volta, anche in grado di Appello, che resistono in misura non indifferente gli ergastoli. E questo è un fatto. Il processo di Palermo non è certo finito con una raffica di assoluzioni come quello celebrato 20 anni fa per i 114 della nuova mafia, non è finito nel nulla ma con 11 condanne a vita per altrettanti boss e sicari. L' impianto complessisivo della istruttoria ha tenuto, ha resistito"''


Gli imputati del secondo grado erano così ripartiti:
Gli imputati del secondo grado erano così ripartiti: