Maxiprocesso di Palermo: differenze tra le versioni
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Stefano Calzetta fu un utile collaboratore, nonostante alcune riserve di cui si volle tener conto nel valutare le sue dichiarazioni. Furono considerate attendibili infatti solo le narrazioni di fatti di cui era stato testimone. Inoltre, i continui ripensamenti sul suo pentimento (si finse pazzo e disse di aver avuto un'amnesia) e sulle dichiarazioni, furono un altro elemento che indusse la Corte ad agire con prudenza. Calzetta inoltre non era affiliato ufficialmente a Cosa nostra, infatti al Maxiprocesso fu assolto per insufficienza di prove in merito all'accusa di 416bis. | [[Stefano Calzetta]] fu un utile collaboratore, nonostante alcune riserve di cui si volle tener conto nel valutare le sue dichiarazioni. Furono considerate attendibili infatti solo le narrazioni di fatti di cui era stato testimone. Inoltre, i continui ripensamenti sul suo pentimento (si finse pazzo e disse di aver avuto un'amnesia) e sulle dichiarazioni, furono un altro elemento che indusse la Corte ad agire con prudenza. Calzetta inoltre non era affiliato ufficialmente a Cosa nostra, infatti al Maxiprocesso fu assolto per insufficienza di prove in merito all'accusa di 416bis. | ||
Le origini della sua collaborazione con la giustizia sono probabilmente da ricercare nel timore di essere ucciso, dal momento che Calzetta aveva parlato del ruolo di Mario Prestifilippo nella [[Strage di Via Isidoro Carini]]. | Le origini della sua collaborazione con la giustizia sono probabilmente da ricercare nel timore di essere ucciso, dal momento che Calzetta aveva parlato del ruolo di Mario Prestifilippo nella [[Strage di Via Isidoro Carini]]. | ||