Maxiprocesso di Palermo: differenze tra le versioni

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Durante i mesi del dibattimento la Corte ascoltò negli USA il boss Gaetano Badalamenti e Tommaso Buscetta, a Roma Francesco Marino Mannoia e ad Alessandria il pentito Giuseppe Pellegriti e il neofascista Angelo Izzo.
Durante i mesi del dibattimento la Corte ascoltò negli USA il boss Gaetano Badalamenti e Tommaso Buscetta, a Roma Francesco Marino Mannoia e ad Alessandria il pentito Giuseppe Pellegriti e il neofascista Angelo Izzo.
Palmegiano fu costretto a riaprire la fase dibattimentale a causa dell''''irrompere sulla scenza giudiziaria di''' [[Francesco Marino Mannoia]] '''in qualità di pentito''': in tutto la fase dibattimentale durò 22 mesi.  
Palmegiano fu costretto a riaprire la fase dibattimentale a causa dell''''irrompere sulla scenza giudiziaria di''' [[Francesco Marino Mannoia]] '''in qualità di pentito''': in tutto la fase dibattimentale durò 22 mesi.  
L'accusa si resse ancora sulle dichiarazioni di Salvatore Contorno, Antonino Calderone, il nuovo pentito Francesco Marino Mannoia, ma sopratutto sul "Teorema Buscetta", che affermava la struttura verticistica e unitaria di Cosa Nostra. Nonostante fossero state '''confermate da riscontri obiettivi le dichiarazioni dei pentiti''', la sentenza ridimensionò l'importanza delle loro dichiarazioni. Risultò particolarmente '''indebolita la visione verticistica e unitaria di Cosa Nostra''', nonostante non fosse stata completamente disarticolata. '''I boss della Commissione ricevettero pene variabili e ingiustificabili''' (Ad esempio, Salvatore Riina e Michele Greco furono condannati all'ergastolo ma Bernardo Provenzano solo a 10 anni e Salvatore Greco a 6 anni, mentre altri killer come Giuseppe Lucchese Miccichè non ricevettero il massimo della pena). Addirittura fu impunito l'assassinio del Generale Dalla Chiesa, dopo otto anni e ben due processi. Rimase comunque il principio che gli omicidi fossero commissionati ad un livello più alto dell'organizzazione, dunque alcuni membri della Commissione furono condannati come mandanti.
L'accusa si resse ancora sulle dichiarazioni di Salvatore Contorno, Antonino Calderone, il nuovo pentito Francesco Marino Mannoia, ma sopratutto sul "Teorema Buscetta", che affermava la struttura verticistica e unitaria di Cosa Nostra. Nonostante fossero state '''confermate da riscontri obiettivi le dichiarazioni dei pentiti''', la sentenza ridimensionò l'importanza delle loro dichiarazioni. Risultò particolarmente '''indebolita la visione verticistica e unitaria di Cosa Nostra''', nonostante non fosse stata completamente disarticolata. '''I boss della Commissione ricevettero pene variabili e ingiustificabili''' (Ad esempio, Salvatore Riina e Michele Greco furono condannati all'ergastolo ma Bernardo Provenzano solo a 10 anni e Salvatore Greco a 6 anni, mentre altri killer come Giuseppe Lucchese Miccichè non ricevettero il massimo della pena). Addirittura rimasero impuniti gli omicidi del commissario Boris Giuliano, del capitano dei carabinieri Emanuele Basile e del Generale Dalla Chiesa, dopo otto anni e ben due processi. Restò, pur fragilmente, il principio che gli omicidi fossero commissionati ad un livello più alto dell'organizzazione, dunque alcuni membri della Commissione furono condannati come mandanti.


Affermò a riguardo Giovanni Falcone:
Affermò a riguardo Giovanni Falcone: