Comitato Smuraglia

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«Milano non può e non deve diventare terreno di elezione per la criminalità e soprattutto per quella economica, per quella politico-affaristica e per quella mafiosa» (Carlo Smuraglia)[1]

Il Comitato Smuraglia, ufficialmente Comitato di iniziativa e di vigilanza sulla correttezza degli atti amministrativi e sui fenomeni di infiltrazione di stampo mafioso, è stato il primo organismo antimafia istituito da un Comune in Italia. Fu creato dal Consiglio comunale di Milano il 13 novembre 1990, dopo l'Operazione Duomo Connection, e prese il nome dal suo presidente, il giurista ed ex partigiano Carlo Smuraglia[2].

La sua relazione conclusiva, datata 14 luglio 1992, affermava che la presenza mafiosa a Milano era «incontestabile». Arrivata nelle settimane delle stragi di Capaci e via D'Amelio e di Mani Pulite, non venne mai discussa in Consiglio comunale né presentata alla città[3]. È stata pubblicata integralmente per la prima volta solo nel 2024.

Storia

Il contesto: la Duomo Connection

Nella notte tra il 15 e il 16 maggio 1990 l'operazione Duomo Connection, coordinata dalla pm Ilda Boccassini con Giovanni Falcone, portò all'arresto di 20 persone, tra cui Antonino Carollo, figlio del boss di Cosa Nostra Gaetano Carollo. L'inchiesta rivelò le infiltrazioni mafiose nell'urbanistica milanese, arrivando fin dentro Palazzo Marino[4].

La reazione della politica cittadina fu inizialmente di negazione: il sindaco socialista Paolo Pillitteri definì le accuse fango su Milano e l'inchiesta antimafia «il vero attacco mafioso alla città»[5]. Ma la gravità dei fatti e la pressione dell'opinione pubblica portarono il Consiglio comunale a dotarsi di uno strumento di conoscenza e di vigilanza[6].

L'istituzione e la composizione

Il Comitato fu istituito con la delibera del 13 novembre 1990[7]. Proposto inizialmente come «Comitato antimafia», ricevette un nome più ampio perché doveva occuparsi non solo della questione mafiosa, ma anche della correttezza delle procedure amministrative del Comune[8].

A differenza delle commissioni consiliari, aveva una composizione mista: quattro consiglieri comunali (tra cui lo stesso Smuraglia) e undici esperti esterni, tra docenti universitari, ex magistrati, imprenditori e sindacalisti. Tra questi c'erano i professori Arlacchi, Berti, dalla Chiesa e Alberto Martinelli[9].

I compiti fissati dalla delibera erano cinque[10]:

  • analizzare le procedure amministrative del Comune nei settori più esposti, per individuare e restringere gli spazi delle infiltrazioni mafiose;
  • approfondire la conoscenza delle infiltrazioni mafiose a Milano, raccogliendo documenti, atti giudiziari e ricerche;
  • sviluppare rapporti con Provincia, Regione, Camera di commercio e organi dello Stato;
  • analizzare le norme su appalti, concessioni e licenze commerciali, segnalando le carenze;
  • collaborare con la Commissione Parlamentare Antimafia.

Il Comitato si insediò il 17 dicembre 1990, eleggendo presidente Smuraglia e vicepresidenti Berti e Martinelli[11]. Non aveva poteri di indagine né una sede, e poteva contare solo su un piccolo nucleo di dipendenti comunali e, dopo mesi di attesa, su tre ricercatori esterni[12].

L'attività

Il Comitato tenne 57 sedute e ascoltò assessori, funzionari, presidenti dei Consigli di zona, rappresentanti delle categorie economiche e magistrati come Antonio Di Pietro e Gherardo Colombo. Ebbe incontri anche con la Commissione Parlamentare Antimafia, il Prefetto e il Questore di Milano[13].

Oltre alla relazione conclusiva, produsse tre documenti intermedi[14]:

  • una relazione sommaria al Consiglio comunale del 28 marzo 1991;
  • una relazione sulle periferie del 20 maggio 1991, sui quartieri in cui le organizzazioni criminali esercitavano forme di controllo del territorio, discussa in Consiglio il 2 luglio 1991;
  • una relazione sulle procedure amministrative del 18 luglio 1991, con proposte per prevenire ogni forma di illegalità nel Comune.

Alla seduta del 2 luglio 1991 non intervennero né il sindaco né alcun assessore, e nessuna delle proposte della relazione sulle procedure fu tradotta in provvedimenti[15]. Nessun gruppo consiliare rispose alla lettera con cui il presidente chiedeva suggerimenti e critiche[16].

In tre casi il Comitato dovette fermarsi e trasmettere gli atti alla Procura della Repubblica di Milano, perché si era imbattuto in fatti specifici che non aveva i poteri di accertare[17]:

  • l'Ortomercato, dopo la «fuga» sulla stampa di un verbale riservato. La società comunale Sogemi adottò comunque un piano di sicurezza, con un nuovo posto di polizia e la vigilanza urbana 24 ore su 24;
  • le estorsioni attribuite da Confesercenti anche a dipendenti comunali;
  • gli appalti delle imprese di pulizia, in cui un tecnico aveva individuato offerte e varianti sospette.

Nel febbraio 1992, anche a seguito della crisi politica in Comune, il Comitato decise di concludere questa prima fase. La relazione conclusiva fu approvata nelle sedute del 6 e del 10 luglio 1992[18].

La relazione conclusiva

La relazione partiva da una premessa di metodo: limitarsi agli accertamenti giudiziari per negare o affermare l'esistenza della mafia era «inadeguato e riduttivo», perché l'assenza di processi poteva dipendere da omertà, mancanza di denunce o carenze investigative[19]. Su questa base, il Comitato prendeva le distanze dalla relazione del Procuratore generale di Milano del 10 gennaio 1992, che negava l'insediamento del «tipico» fenomeno mafioso in Lombardia[20].

La domanda se Milano fosse sede di infiltrazioni mafiose veniva definita «pleonastica»[21]. A sostegno, la relazione elencava una serie di «indicatori»: la cattura di Luciano Leggio, gli omicidi legati alle guerre di mafia palermitane e catanesi, i sequestri di persona, la presenza dei Fidanzati e dei fratelli Bono, la banda di Angelo Epaminonda, la scalata ai casinò di Saint-Vincent, Sanremo e Campione d'Italia, l'attività della 'ndrangheta nell'edilizia dell'hinterland[22]. Tra gli allarmi segnalati c'era la crescita degli incendi dolosi a Milano e provincia, passati da 148 nel 1988 a 350 nel 1990[23].

Le conclusioni erano tre[24]:

  • la presenza mafiosa a Milano era «incontestabile», diversificata ma continuativa;
  • il fenomeno più tipico di Milano, «una delle capitali del traffico di stupefacenti e una delle capitali del riciclaggio», non era il controllo del territorio ma l'intreccio con l'economia e la finanza;
  • esisteva una vasta zona intermedia in cui dominava il «modello» mafioso, che poteva facilmente trasformarsi in vera e propria appartenenza alle organizzazioni.

La relazione respingeva infine l'idea che parlare di mafia danneggiasse il buon nome della città: quella convinzione era «deleteria» e per lungo tempo era stata «penalizzante», perché i fenomeni criminali crescono proprio nel silenzio[25].

Tra le proposte c'erano un registro delle imprese e uno degli appalti e delle concessioni, un catasto immobiliare informatizzato, controlli sui flussi di denaro, procedure più trasparenti e un limite alle varianti in corso d'opera negli appalti[26]. Per il futuro, il Comitato chiedeva di diventare un «osservatorio permanente», con una sede, personale e piena autonomia[27].

Il silenzio sulla relazione

La relazione non fu mai discussa in Consiglio comunale e le ricerche sociologiche allegate (sul racket delle estorsioni, sulle statistiche criminali, sull'evoluzione della criminalità organizzata a Milano e su mafia e informazione) non vennero mai pubblicate[28]. Alcuni amministratori accolsero i risultati del Comitato con reazioni indignate, arrivando a definirli una «coltellata nella schiena»[29].

Il lavoro del Comitato fu invece ripreso dalla Commissione Parlamentare Antimafia presieduta da Luciano Violante: la relazione del 13 gennaio 1994 sulle infiltrazioni nelle aree non tradizionali, di cui lo stesso Smuraglia, nel frattempo diventato senatore, fu relatore, la usò come «base fondamentale» del proprio lavoro su Milano. Dopo un sopralluogo in città, la Commissione concluse che le affermazioni del Comitato non solo erano confermate, ma risultavano addirittura «riduttive» rispetto alla realtà[30]. Rilevò inoltre con «amarezza» che le ricerche commissionate dal Comune di Milano non avevano ancora trovato un editore[31].

La pubblicazione e la presentazione alla città

Oltre trent'anni dopo, la relazione è stata digitalizzata da WikiMafia a partire dalle fotocopie fornite nel 2020 dallo staff dell'ex presidente del Consiglio comunale Basilio Rizzo, e pubblicata integralmente per la prima volta nel 2024 come primo volume della collana Antimafia Papers, a cura di Pierpaolo Farina e con la prefazione della presidente del Consiglio comunale Elena Buscemi[32].

La pubblicazione era stata annunciata il 5 maggio 2023, durante l'omaggio a Smuraglia che aprì la prima edizione de «L'impegno di TUTTI – Festival Internazionale dell'Antimafia»[33]. Il volume è stato poi presentato alla città il 24 settembre 2024 nella Sala Alessi di Palazzo Marino, in collaborazione con la Presidenza del Consiglio comunale e con il progetto «Milano è Memoria»[34].

L'eredità

Il Comitato Smuraglia è considerato il modello degli organismi di cui il Comune di Milano si è dotato nei decenni successivi: il Comitato per la legalità, la trasparenza e l'efficienza amministrativa, il Comitato per lo studio e la promozione di attività finalizzate al contrasto dei fenomeni di stampo mafioso e la Commissione consiliare antimafia[35]. Molte delle sue proposte sulla trasparenza amministrativa hanno anticipato gli strumenti introdotti poi dalla legge, come i piani anticorruzione e le procedure di trasparenza delle gare pubbliche[36].

Pagine correlate

Note

  1. ↑ Carlo Smuraglia, Pierpaolo Farina (a cura di) (2024). Mafia a Milano. La storica relazione del Comitato Smuraglia, Antimafia Papers, WikiMafia, p. 90.
  2. ↑ Ivi, pp. 1, 4 e 24-25.
  3. ↑ Ivi, pp. 1 e 62.
  4. ↑ Ivi, p. 18.
  5. ↑ Giampaolo Pansa (1991). Il regime, Milano, l'Unità, p. 8, citato in Smuraglia, Farina, op. cit., p. 20.
  6. ↑ Smuraglia, Farina, op. cit., p. 24.
  7. ↑ La relazione della Commissione Parlamentare Antimafia del 1994 data invece la delibera al 30 novembre 1990: Commissione Parlamentare Antimafia (1994). Relazione sulle risultanze dell'attività del gruppo di lavoro incaricato di svolgere accertamenti su insediamenti e infiltrazioni di soggetti ed organizzazioni di tipo mafioso in aree non tradizionali, Relatore: sen. Carlo Smuraglia, XI legislatura, Doc. XXIII, n. 11, Roma, 13 gennaio, p. 150.
  8. ↑ Smuraglia, Farina, op. cit., p. 28.
  9. ↑ Ibidem.
  10. ↑ Ivi, p. 29.
  11. ↑ Ivi, p. 30.
  12. ↑ Ivi, pp. 29-30 e 35.
  13. ↑ Ivi, pp. 30-31.
  14. ↑ Ivi, pp. 31-34.
  15. ↑ Ivi, pp. 35-36.
  16. ↑ Ivi, p. 36.
  17. ↑ Ivi, pp. 38-41.
  18. ↑ Ivi, p. 32.
  19. ↑ Ivi, p. 45.
  20. ↑ Ivi, p. 46.
  21. ↑ Ivi, p. 51.
  22. ↑ Ivi, pp. 54-55.
  23. ↑ Ivi, pp. 50-51.
  24. ↑ Ivi, p. 62.
  25. ↑ Ivi, pp. 60-61.
  26. ↑ Ivi, pp. 80-84.
  27. ↑ Ivi, pp. 86-89.
  28. ↑ Commissione Parlamentare Antimafia (1994), op. cit., pp. 58 e 165-166.
  29. ↑ Elena Ciccarello, Chi non vede la mafia alzi la mano, in Narcomafie, n. 12/2008, dicembre, p. 25.
  30. ↑ Commissione Parlamentare Antimafia (1994), op. cit., pp. 150 e 152.
  31. ↑ Ivi, p. 166.
  32. ↑ Smuraglia, Farina, op. cit., pp. 1 e 91.
  33. ↑ Ivi, p. 24. Si veda il video del panel sul canale YouTube di WikiMafia.
  34. ↑ Ivi, p. 1. Si veda il video integrale della presentazione sul canale YouTube di WikiMafia.
  35. ↑ Smuraglia, Farina, op. cit., pp. 2-3.
  36. ↑ Ivi, p. 3.

Bibliografia

  • Ciccarello, Elena (2008). Chi non vede la mafia alzi la mano, in Narcomafie, n. 12/2008, Torino, Edizioni Gruppo Abele, dicembre.
  • Commissione Parlamentare Antimafia (1994). Relazione sulle risultanze dell'attività del gruppo di lavoro incaricato di svolgere accertamenti su insediamenti e infiltrazioni di soggetti ed organizzazioni di tipo mafioso in aree non tradizionali, Relatore: sen. Carlo Smuraglia, XI legislatura, Doc. XXIII, n. 11, Roma, 13 gennaio.
  • Pansa, Giampaolo (1991). Il regime, Milano, l'Unità.
  • Smuraglia, Carlo; Farina, Pierpaolo (a cura di) (2024). Mafia a Milano. La storica relazione del Comitato Smuraglia, Antimafia Papers, WikiMafia.