Pio La Torre: "Il legame tra mafia e potere"

Da WikiMafia.
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In questo articolo pubblicato in prima pagina su l'Unità, Pio La Torre denunciava lo stallo della maggioranza a guida democristiana sulle questioni relative al sistema di potere clientelare e mafioso in Sicilia e in Calabria.

Il legame tra mafia e potere

di Pio La Torre, l'Unità, giovedì 28 febbraio 1980, prima pagina

Il clima in cui martedì scorso si è aperto a Montecitorio il dibattito sulle conclusioni della Commissione parlamentare sulla mafia deve preoccupare seriamente. E' un fatto davvero gravissimo che il ministro Darida abbia dichiarato ai capigruppo della Camera che il governo avrebbe chiesto un nuovo rinvio per la sua risposta perché non era pronto ad assumere precisi impegni sui problemi fondamentali dello sviluppo economico e del rinnovamento sociale e democratico della Sicilia e della Calabria.

E' dal febbraio del 1976 che il Parlamento ha a disposinone le conclusioni della commissione antimafia. Non sono bastati alla DC e ai suoi governi ben quattro anni di tempo per mettere a punto i provvedimenti da adottare?

La verità è che il governo tenta ancora disperatamente di guadagnare tempo. La DC, da parte sua, ha presentato una mozione solo all'ultimo momento, quando ha capito che non poteva più sfuggire al confronto in Parlamento. Ma il testo de elude, in maniera clamorosa, il nodo dei rapporti fra mafia e potere politico.

La mozione democristiana sì limita a denunciare che dell'azione della mafia «in taluni casi sono state vittime anche esponenti politici o rappresentanti della pubblica amministrazione».

Dunque quei parlamentari, ministri, sottosegretari, sindaci e amministratori di enti pubblici democristiani e «apparentati» che nel corso di trent'anni hanno colluso con la mafia, sarebbero stati, in realtà, delle povere vittime.

Con queste premesse si tenta di sfuggire alla questione decisiva del sistema di potere mafioso. E ciò mentre lo sviluppo drammatico degli avvenimenti dimostra che, in questi ultimi anni, si è esteso l'intreccio fra cosche mafiose e sistema di potere dominante in Sicilia, in Calabria e anche altrove per il controllo di tutte le forme di spesa pubblica e per la gestione di determinati enti.

Non sarebbe difficile individuare i gruppi che controllano gli appalti delle opere pubbliche, l'erogazione del credito, e degli incentivi industriali, agricoli e turistici e altri settori chiave della pubblica amministrazione.

Ma bisogna essere consaperoli che un'azione su tutto il fronte contro le moderne forme di criminalizzazione della vita economica e dei rapporti tra pubblica amministrazione e attività private, comporta non solo un grande rigore sul piano della prevenzione e della repressione penale ma un'opera profonda di bonifica politica e morale: una bonifica capace di rimuovere quell'intreccio tra potere mafioso e gruppi dirigenti che è aspetto non secondario del blocco sociale elettorale conservatore.

Al fondo di tutto, dunque, c'è una scelta di strategia politica. Non basta una rettifica di comportamento personale di questo o quel detentore del potere politico e amministrativo: occorre compiere net fatti, e su scala generale, la scelta della programmazione economica e del controllo democratico della spesa pubblica in vista di un modello rinnovato di relazioni economico-sociali.

Per questo occorre sfruttare una grande mobilitazione unitaria di intere popolazioni attorno ad un programma di profondo rinnovamento delle strutture economiche, sociali e politiche della Sicilia, della Calabria e di tutto il Mezzogiorno.

Ma la maggioranza democristiana al congresso nazionale ha detto no a questa ipotesi unitaria che resta la sola capace di cambiare i rapporti tra Stato e cittadini, creando una rinnovata fiducia nelle istituzioni democratiche.

La Sicilia è senza governo da tre mesi. Dopo l'assassinio del presidente della Regione, Piersanti Mattarella, il gruppo dirigente della DC siciliana è rimasto paralizzato lasciando marcire la crisi. In Calabria quella giunta regionale ha il primato della inefficienza con la quota più alta di residui passivi.

Il governo Cossiga, dal canto suo, si mostra impotente a dare risposte persino ai problemi più urgenti delle aziende industriali minacciate di smobilitazione. In queste condizioni, decine di migliaia di giovani, privi di prospettive di lavoro, diventano facile preda di suggestioni ribellistiche e possono essere strumentalizzati da quelle forze che vogliono difendere anche con la violenza e l'assassinio un sistema di potere corrotto, clientelare e mafioso. Da qui la convergenza tra mafia e terrorismo che fa sorgere nuovi pericoli alla convivenza democratica e civile del nostro paese.

La DC si è assunta una gravissima responsabilità impedendo, oggi, uno sbocco politico unitario alla crisi italiana. La conseguenza è l'impotenza che non può essere coperta con i rinvii che fanno marcire ogni questione. Non ci presteremo, dunque, ai tentativi di sfuggire al voto parlamentare sulla questione mafiosa, né avalleremo testi edulcorati.

Ognuno, a questo punto, sì deve assumere le proprie responsabilità in Parlamento, in maniera che il Paese possa capire e giudicare.