Alberto Giacomelli

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Alberto Giacomelli (Trapani, 28 settembre 1919 – Trapani, 14 settembre 1988) è stato un magistrato italiano, assassinato da Cosa Nostra. Il suo è l'unico caso nella storia d'Italia di magistrato ucciso mentre si trovava in pensione.

Biografia

La carriera in magistratura

Figlio di un magistrato, Giacomelli seguì le orme paterne e, dopo la laurea in giurisprudenza, superò gli esami di uditore e divenne magistrato a tutti gli effetti il 31 dicembre 1946, assegnato alla Procura della Repubblica della sua città natale. Dal 2 luglio 1951 al 6 ottobre 1953 fu assegnato alla Procura di Calatafimi, per poi andare a svolgere la funzione di pretore nuovamente a Trapani, dal 7 ottobre dello stesso anno fino al 25 febbraio 1954.

Nominato magistrato di appello il 26 dicembre 1968, Alberto venne successivamente trasferito, il 14 agosto 1971, presso il Tribunale di Trapani, con funzioni di giudice, carica che ricoprì fino al 31 ottobre 1978, giorno in cui assunse quelle di Presidente di sezione del medesimo tribunale, carica che mantenne fino al 1° maggio 1987, quando andò in pensione.

L'omicidio

Il 14 settembre dell'anno successivo, Alberto Giacomelli venne freddato due colpi d'arma da fuoco, uno alla testa e l'altro all'addome, a Locogrande, una contrada nelle vicinanze di Trapani. Le indagini evidenziarono subito la matrice mafiosa dell'omicidio.

Il processo

Per gli investigatori, il caso Giacomelli fu a lungo un rompicapo, un delitto senza movente, in quanto l'ex-magistrato non era affatto uno di quei magistrati in prima fila nella lotta a Cosa Nostra, conduceva una vita tranquilla ed era oramai in pensione da più di un anno. In un primo processo, celebrato davanti alla Corte d’Assise di Trapani, venne condannata una banda di giovani, accusati da un (falso) pentito di aver ucciso per vendetta, ma l'impianto accusatorio venne rovesciato in appello, con la piena assoluzione.

Solo grazie alle rivelazioni di un collaboratore di giustizia, gli investigatori riuscirono finalmente a far luce sul movente dell'omicidio: in quel periodo Cosa Nostra aveva deciso di uccidere un magistrato giudicante, uno qualsiasi, e la scelta cadde su Giacomelli, reo, da Presidente della sezione per le misure di prevenzione, di aver firmato il provvedimento di sequestro dell'abitazione del fratello del Capo dei Capi, Gaetano Riina. Nel 1993 è stato condannato in via definitiva, in qualità di mandante, Totò Riina. Ad oggi non si conoscono i nomi degli esecutori materiali dell'omicidio.