Beppe Montana

Da WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie.



A Palermo siamo poco più d’una decina a costituire un reale pericolo per la mafia. E i loro killer ci conoscono tutti. Siamo bersagli facili, purtroppo. E se i mafiosi decidono di ammazzarci possono farlo senza difficoltà.
Dichiarazione di Beppe Montana alla stampa dopo l’uccisione del magistrato Rocco Chinnici (29 luglio 1983)


Giuseppe "Beppe" Montana

Giuseppe Montana (Agrigento, 8 ottobre 1951 – Santa Flavia, 28 luglio 1985), detto “Beppe”, Commissario della squadra mobile di Palermo è stato un poliziotto vittima della mafia. Fu anche stretto collaboratore del vicequestore Ninni Cassarà.

Biografia

Nato ad Agrigento nel 1951, figlio del un funzionario del Banco di Sicilia Luigi Montana, crebbe poi a Catania. Laureato in Giurisprudenza, successivamente vinse il concorso per entrare nella Polizia.

Lo chiamavano Serpico: l'attività investigativa

Beppe Montana giunse a Palermo nel ’82, all’indomani dell’uccisione di Carlo Alberto dalla Chiesa.

A Catania aveva già operato arrestando i boss Nunzio Salafia e Antonino Ragona, bracci destri di Nitto Santapaola.

A 34 anni Beppe Montana è già un investigatore esperto ed apprezzato. Dopo la sua morte, per esempio, si scopre che la sua decisione di affittare una casetta a Porticello non è stato un caso. Voleva tenere sott’occhio una zona ad alta densità mafiosa, quella della costa est di Palermo, che riunisce i comuni del “triangolo della morte” (Bagheria, Casteldaccia, Altavilla Milicia) teatro, pochi anni prima, della seconda guerra di mafia che insanguinò la provincia di Palermo. Anche nelle giornate di vacanza, dunque, non cessava la sua lotta contro Cosa Nostra. Lui stesso aveva dichiarato: "Bisogna cercare in quel tratto di costa compreso tra Bagheria, Porticello, Casteldaccia, Termini Imerese. E' lì che si nascondono decine di pericolosissimi latitanti. State pur certi che alla fine salteranno fuori grossi nomi"

Montana era ossessionato dal suo lavoro: era uno stakanovista, un mastino. Per questo gli agenti della mobile lo chiamavano “Serpico”, come il coraggioso poliziotto italo americano.

Nel ’83, mentre imperversava la seconda guerra di mafia guerra di mafia, scoprì un vero e proprio arsenale mafioso, mimetizzato sotto un cavalcavia dell’autostrada Palermo-Catania. Furono rinvenute centinaia di armi tra mitra, fucili, pistole e munizioni.

L’anno dopo arresta a Palermo, in via Lincoln, il boss Tommaso Spadaro, astro nascente del traffico di eroina.

Pochi giorni prima di morire, il 24 luglio, aveva scardinato un gruppo dedito ad affari illecito di livello internazionale. Otto arresti, tra cui quello del superlatitante di Prizzi Tommaso Cannella e del boss di Villabate Pietro Messicati Vitale.

È tra i pochi investigatori che della mafia prova a ricostruire un quadro completo. Cerca i collegamenti con le altre organizzazioni criminali, specialmente negli Stati Uniti e in Campania. Prova a seguire le grandi piste internazionali che facevano pervenire in Sicilia quantità enormi di capitale. Beppe Montana tocca con mano i punti nevralgici: i proventi del traffico di eroina e i grandi boss. Lo stesso aveva fatto Boris Giuliano, ucciso sei anni prima.

L'omicidio

Beppe Montana viene ammazzato il 28 luglio 1985, una domenica sera, a Porticello, frazione marinara del comune di Santa Flavia (PA). Arrivato alle 21 a bordo del motoscafo "Speedy el Sud". Dopo una giornata trascorsa con la fidanzata e gli amici, aveva deciso di portare in un cantiere di rimessaggio il motoscafo per sistemare un guasto all' impianto elettrico. I due killer lo colgono di sorpresa, mentre è in costume e sandali, ovviamente disarmato. Gli sparano in faccia quattro colpi e lo lasciano a terra in una pozza di sangue. Le armi utilizzate furono una 357 Magnum e una calibro 38 con proiettili ad espansione.

La fidanzata Assia Mezzasalma dichiarò: "Ero orgogliosa di lui. Ma glielo ripetevo sempre: stai attento, Beppe stai attento. La mafia non scherza"

Il padre Luigi Montana parlò invece delle confidenze fatte dal figlio: "Beppe mi aveva raccontato delle continue intimidazioni subite da un maresciallo della sua squadra. [...] Quando gli avvertimenti si trasformarono in attentati allora mi disse: eccoci tutti sotto tiro, ormai siamo nel mirino."

Gli sviluppi

L'uccisione di Salvatore Marino

Dopo l'uccisione di Beppe Montana, le indagini vengono avvelenate da un evento inquietante su cui ancora non si è fatto chiarezza.

Viene arrestato un giovane di 25 anni, Salvatore Marino, calciatore dilettante del Bagheria originario della borgata palermitana di Sant’Erasmo. È accusato di aver fatto parte del commando di killer che ammazzarono Beppe Montana. Il giovane Marino, la notte stessa, viene torturato e ucciso dagli agenti della squadra mobile. La questura tenta di coprire la faccenda ma l’evento è troppo grosso.

Due giorni dopo scoppia lo scandalo e, tra le proteste dei familiari e di tutto un quartiere di Palermo, il ministro degli interni Scalfaro decide di rimuovere i vertici di polizia e carabinieri di Palermo: Francesco Pellegrino, Gennaro Scala e Giuseppe Russo. In seguito alcuni poliziotti vengono anche arrestati.

Talpe in questura

L'omicidio di Ninni Cassarà

Intanto la struttura delle forze dell’ordine di Palermo è costretta a riorganizzarsi, in una fase delicatissima della storia mafiosa e della lotta alla mafia.

Le indagini per la morte di Montana subiscono così un netto stop, mentre Cosa Nostra prepara le mitragliatrici contro il capo della squadra mobile Ninni Cassarà, che viene ammazzato poco più di una settimana dell'uccisione di Beppe Montana: il 6 agosto 1985.

Bibliografia