Donato Boscia

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Donato Diego Maria Boscia (Corato, 6 novembre 1957 - Palermo, 2 marzo 1988) è stato un ingegnere italiano, vittima innocente di Cosa Nostra.

Donato Boscia

Biografia

Primi anni

Figlio di Vito, medico veterinario di Gioia del Colle, e di Angela Eramo, nacque a Corato, nella casa dei nonni materni, per volontà di sua madre. Frequentò scuola elementare, media e liceo scientifico nella sua città ed era un grande appassionato di calcio, distinguendosi dapprima nel NAGC (Nucleo Addestramento Giovani Calciatori) e poi nell’ASG GIOIA (Associazione Sportiva Giovanile Gioia). Negli anni del Liceo giocò in serie D nella squadra del Monopoli.

Il calcio tuttavia non era la sua unica passione: vinse medaglie anche in tornei locali di tennis, tennis da tavolo, salto in alto, staffette di atletica leggera, corsa campestre, oltre a partecipare ai Giochi della Gioventù. Divenne membro del Gruppo Speloeologico Gioiese e fu tra i fondatori della sezione cittadina del CAI (Club Alpino Italiano)

La laurea in Ingegneria e l'assunzione alla Ferrocemento

All'età di 18 anni si iscrisse alla Facoltà di Ingegneria al Politecnico di Torino, laureandosi a 24 anni nel 1981 in Ingegneria Civile, sezione Edile, con 110 e lode. con 110 e lode.

A 26 anni, dopo aver assolto agli obblighi della leva militare, venne assunto dalla Ferrocemento Costruzioni e Lavori Pubblici S.p.A. di Genova, azienda specializzata nella realizzazione di gallerie, viadotti, opere idrauliche, e fu inviato a collaborare con un ingegnere più anziano nella realizzazione di un'opera in un cantiere a Nusco, in provincia di Avellino.

Al termine dei lavori fu mandato a Galatro Terme, in provincia di Reggio Calabria, come responsabile unico del completamento dei lavori di costruzione di una diga sul fiume Metrano. Apprezzato per il suo lavoro, nel 1984 fu inviato a Castagnaro, in provincia di Verona, dove collaborò alla costruzione della più grande diga d'Europa.

L'incarico a Palermo

Dopo aver vinto la gara per la costruzione di una sezione dell'acquedotto di Palermo, l'azienda decise di inviarlo sul posto come tecnico progettista e direttore lavori al fine di portare a termine in 2, massimo 3 anni, la realizzazione dell'invaso e di una galleria nel Monte Grifone.

L'omicidio

La sera del 2 marzo Donato stava tornando a casa. Smontava dal servizio alle 17:00, s'intratteneva sempre un po' di più sul cantiere con gli operai. Gli orari della sua giornata erano sempre gli stessi e i killer lo sapevano. Bloccarono la sua auto ad un incrocio, in via Oretta, e lo freddarono con cinque colpi di pistola.

Indagini e Processi

Il processo per il suo omicidio si concluse a Palermo nel 1997 con 22 condanne di cui 14 all’ergastolo e dimostrò che era coinvolto nell'omicidio del giovane ingegnere di Gioia del Colle anche Salvatore Riina, Balduccio Di Maggio. Boscia morì perché stava costruendo una sezione dell'acquedotto siciliano sul quale la mafia non era riuscita a mettere le mani.

La sera del 2 marzo, Donato stava tornando a casa. Smontava dal servizio alle 17, s' intratteneva sempre un po' di più sul cantiere con gli operai. Gli orari della sua giornata erano sempre gli stessi e i killer lo sapevano. Bloccarono la sua auto ad un incrocio, lo freddarono con cinque colpi di pistola. «Mi do la colpa di quel suo modo di essere – dice il padre – Ai miei figli ho fatto sempre da fratello maggiore, qualche volta anche da fratello minore».

Si riporta la motivazione dell’onorificenza della medaglia d’oro concessa dal Ministero dell’Interno “Professionista impegnato nella costruzione di serbatoi idrici di fondamentale importanza per la comunità, non si piegava alle pressioni delle locali cosche delinquenziali nell’assegnazione di subappalti, subendo la loro violenta ritorsione. Raggiunto da cinque colpi di arma da fuoco, cadeva vittima innocente della mafia, sacrificando la giovane vita ai più nobili ideali di rettitudine morale e non comune coraggio.”

Bibliografia

  • L’ingegnere martire dei Mafiosi, la Repubblica, 1° giugno 2001.