Simonetta Lamberti

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Simonetta Lamberti (Napoli, 21 novembre 1970 - Cava de Tirreni (SA), 29 maggio 1982) è stata una bimba di 11 anni, uccisa casualmente da un killer della camorra in un agguato che aveva come obiettivo sui padre.

Indagini e Processo

Le indagini si concentrarono subito sulla pista camorristica, per via dell'attività del padre Alfonso, magistrato e Procuratore di Sala Consilina, in provincia di Salerno. Il pubblico ministero, Leonida Martusciello, indicò quale movente la vendetta da parte di Raffaele Catapano nei confronti del giudice, che nel corso delle indagini sul sequestro del banchiere Mario Amabile riuscì ad ottenere la confessione di uno dei sequestratori, Biagio Garzione. Nel 1987, la Corte d'Assise di Salerno emise due assoluzioni per insufficienza di prove e una condanna all'ergastolo a Francesco Apicella, grazie alla testimonianza oculare di un cittadino che lo vide al volante della macchina dove sedevano i sicari. Gli imputati assolti furono Salvatore Di Maio come mandante dell'omicidio e Carmine Di Girolamo come esecutore materiale, dalla pm Leonida Martusciello ritenuti esponenti della Nuova Camorra Organizzata del boss Raffele Cutolo.

Ulteriori Gradi di giudizio

Appello

Nella fase d'appello, dopo le udienze di marzo e aprile 1988, da parte dell'accusa si chiese la conferma di quanto emesso in primo grado. Il giorno della sentenza di secondo grado, la Corte d'Appello prosciolse Salvatore Di Maio e Carmine Di Girolamo per non aver commesso il fatto e lo stesso Francesco Apicella per la non credibilità delle testimonianze portate in primo grado. In particolare, la testimonianza oculare fu smentita e quindi non più utilizzabile.

Le vicende di Alfonso Lamberti

Dopo la morte della figlia, Lamberti tentò di scoprire i nomi degli assassini incontrandosi con Salvatore Di Maio, lo stesso camorrista presunto mandante dell'omicidio poi prosciolto. Il giudice in fase dibattimentale negò le accuse di trattativa con la camorra, ma a smentirlo furono le deposizioni di alcuni ufficiali dei carabinieri che a seguito di una sparatoria arrestarono Francesco Apicella e Tammaro Musto, i sicari della bambina, entrambi morti uccisi qualche anno dopo. Dalla morte della piccola Simonetta, il giudice Lamberti fu attraversato da vicende personali controverse e gravi problemi di salute dovuti ai danni provocati dall'attentato del maggio '82. Nel maggio del 1991 venne arrestato il suo autista omonimo, Eugenio Lamberti, dipendente del ministero di Grazia e Giustizia perché in possesso di materiale esplosivo. Vicenda che venne collegata all'attentato nei confronti di Carmine Montefusco, collega della moglie del giudice, del quale Lamberti provava un'ossessione riguardante un presunto tradimento. Nel maggio 1993, le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Pasquale Galasso fecero arrestare il giudice Lamberti con l'accusa di corruzione e associazione a delinquere di stampo camorristico. Il magistrato venne definito dalle autorità giudiziarie “organico della camorra” per aver mitigato e favorito con provvedimenti ad hoc alcuni esponenti della camorra, tra i quali lo stesso Galasso e il boss Carmine Alfieri appartenenti alla “Nuova famiglia” contrapposta alla NCO. A distanza di pochi mesi, il magistrato tentò il suicidio in carcere. Successivamente le accuse risultarono infondate.

L’ultimo processo

Le ultime verità processuali partono alla base delle dichiarazioni di Antonio Pignataro, reo confesso. Dall'inchiesta cominciata nel 2011, Pignataro ottenne una condanna per l'assassinio della bambina a 30 anni di reclusione.

Memoria

In sua memoria sono intitolati lo stadio di Cava dei Tirreni e la Biblioteca "Museo del Mare" di Bagnoli.

Bibliografia