Operazione Crimine-Infinito: differenze tra le versioni

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<center>''La Lombardia, nell'organizzare e gestire le proprie attività lecite ed illecite in assoluta autonomia, deve tuttavia mantenere vivo il rapporto di filiazione.''</center>


L’'''Operazione Crimine-Infinito''' è un'inchiesta coordinata dalle Direzioni Distrettuali Antimafia di Milano e Reggio Calabria contro la [['Ndrangheta|‘ndrangheta]]. L’operazione, scattata il [[13 luglio]] [[2010]], ha portato all’arresto di '''154 persone in Lombardia''' e '''156 in Calabria''' ed è considerata un punto di svolta nella conoscenza della struttura e delle articolazioni territoriali fuori dalla Calabria dell'organizzazione, in particolare in [[:Categoria:Lombardia|Lombardia]].
<center>(Corte di Appello di Milano, sentenza del processo Infinito<ref name="Esposito">Antonio Esposito, ''Sentenza n. 34147/15 contro "Agostino + 40"'', Suprema Corte di Cassazione - II Sezione Penale, 30 aprile 2015, p. 31.</ref>)</center>


Infatti, per la prima volta veniva accertata in maniera inequivocabile '''la tendenziale unitarietà''' della 'ndrangheta, pur nella sostanziale autonomia delle singole articolazioni territoriali, in un modernissimo e difficile equilibrio tra centralismo delle regole e dei rituali e decentramento delle ordinarie attività illecite.  
L''''Operazione Crimine-Infinito''' è stata un'inchiesta coordinata dalle Direzioni Distrettuali Antimafia di Milano e Reggio Calabria contro la [['Ndrangheta|'ndrangheta]]. Scattata il [[13 luglio]] [[2010]], portò all'arresto di oltre '''300 persone''' tra Lombardia e Calabria ed è considerata uno spartiacque nella conoscenza della struttura dell'organizzazione e delle sue articolazioni fuori dalla Calabria, in particolare in [[Mafie in Lombardia|Lombardia]].


I processi risultanti dalle indagini, il '''Processo Crimine''' e il '''Processo Infinito''', sono considerati i primi due veri processi contro la 'ndrangheta nel suo complesso, indipendentemente dalle 'ndrine di appartenenza dei singoli imputati.
Per la prima volta venne accertata in sede giudiziaria la '''tendenziale unitarietà''' della 'ndrangheta: le singole articolazioni territoriali godevano di ampia autonomia nelle attività illecite, ma rispondevano a regole, rituali e gradi comuni, la cui osservanza era garantita da un organismo di vertice chiamato '''Provincia''' o '''Crimine'''.
 
Dalle indagini nacquero due processi, il '''[[Processo Crimine]]''' a Reggio Calabria e Locri e il '''[[Processo Infinito]]''' a Milano, considerati i primi grandi processi contro la 'ndrangheta nel suo complesso, al di là delle singole [['ndrina|'ndrine]] di appartenenza degli imputati.


== Antefatti ==
== Antefatti ==
Il filone lombardo, '''Infinito''', venne coordinato dal procuratore aggiunto [[Ilda Boccassini]] e dai sostituti procuratori milanesi [[Alessandra Dolci]], [[Paolo Storari]], [[Alessandra Cecchelli]] e dal sostituto procuratore di Monza [[Salvatore Bellomo]], mentre la direzione del filone calabrese, '''Crimine''', fu affidata al procuratore aggiunto della Direzione Distrettuale antimafia di Reggio Calabria [[Nicola Gratteri]], al procuratore capo [[Giuseppe Pignatone]] e al procuratore aggiunto [[Michele Prestipino]].
Il filone lombardo, '''Infinito''', fu coordinato dal procuratore aggiunto [[Ilda Boccassini]] e dai sostituti procuratori milanesi [[Alessandra Dolci]], [[Paolo Storari]], [[Alessandra Cecchelli]] e dal sostituto procuratore di Monza [[Salvatore Bellomo]]. Il filone calabrese, '''Crimine''', fu diretto dal procuratore capo di Reggio Calabria [[Giuseppe Pignatone]], dal procuratore aggiunto [[Michele Prestipino]] e dal procuratore aggiunto [[Nicola Gratteri]].
 
Come già detto, l’operazione permise di affermare la struttura '''verticistico-orizzontale''' della ‘ndrangheta, al cui vertice si trova il Capo-Crimine. Con Crimine-Infinito venne spazzata via la convinzione ultra-decennale di inquirenti e studiosi sulla struttura fluida e orizzontale dell'organizzazione calabrese, secondo cui ogni [['ndrina|‘ndrina]] agiva in maniera autonoma l’una dall'altra. Lo scenario descritto dall'operazione era invece completamente diverso: non solo vi era una presenza radicata in tutti e cinque i continenti, ma un fortissimo legame con la madrepatria, rinsaldato con la riunione annuale dei vertici in occasione della [['Ndrangheta#Il_Santuario_della_Madonna_di_Polsi|processione della Madonna di Polsi]], alla fine di agosto. Il Capo-Crimine, ai tempi dell'inchiesta individuato nella persona di [[Domenico Oppedisano]], fungeva da autorità morale e garante delle regole interne dell'associazione, ma non aveva i poteri che aveva ad esempio [[Totò Riina]] all'interno dell'organizzazione.
 
In Calabria, l’operazione mostrò il consolidamento dei tre mandamenti – quello Tirrenico, quello Centrale e quello Jonico, composti da diverse locali – coordinati da una sorta di cupola, denominata "'''la Provincia'''" o "'''Crimine'''", che ha il pieno potere sulle 'ndrine che operano in Italia e all’estero, soprattutto per quanto attiene al narcotraffico e agli appalti pubblici. Secondo gli investigatori, le 'ndrine di Reggio Calabria sono "''il centro propulsore delle iniziative dell’intera organizzazione mafiosa, nonché il punto di riferimento di tutte le proiezioni extraregionali, nazionali ed estere''".
 
La vera novità fu costituita dall’importanza assunta da Milano e dalle altre province lombarde nello scacchiere 'ndranghetista, tanto che si arrivò all'istituzione di una [[Camera di Controllo ('ndrangheta)|Camera di Controllo]], denominata "La Lombardia", che serviva a coordinare le Locali lombarde.
 
*''Per approfondire la struttura della 'ndrangheta, vedi [['Ndrangheta#La_Struttura|La Struttura]]''


=== Infinito, il filone lombardo ===
=== Infinito, il filone lombardo ===
Le indagini del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Monza partirono il [[30 ottobre]] [[2006]] a seguito di una notizia confidenziale su una presunta importazione in Italia di un grosso carico di stupefacenti organizzata da [[Rocco Piscioneri]] e [[Alfredo Scarfò]], sui quali gli inquirenti avevano già svolto indagini nell'ambito dell'[[Operazione Tequila]]<ref>Andrea Ghinetti, Ordinanza di applicazione coercitiva con mandato di cattura - Procedimento Penale n. 43733/06 R.G.N.R., Tribunale di Milano - Ufficio GIP, 5 luglio 2010, p.61</ref>.  
Le indagini del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Monza partirono il [[30 ottobre]] [[2006]], dopo una notizia confidenziale su una presunta importazione di stupefacenti organizzata da [[Rocco Piscioneri]] e [[Alfredo Scarfò]], già indagati nell'[[Operazione Tequila]]<ref name="Ghinetti">Andrea Ghinetti, ''Ordinanza di applicazione coercitiva con mandato di cattura - Procedimento Penale n. 43733/06 R.G.N.R.'', Tribunale di Milano - Ufficio GIP, 5 luglio 2010, p. 61.</ref>.


Il filone lombardo permise di scoprire ben sedici locali nelle città di Milano, Cormano, Bollate, Bresso, Corsico, Legnano, Limbiate, Solaro, Pioltello, Rho, Pavia, Canzo, Mariano Comense, Erba, Desio e Seregno<ref> Ivi, p.64 </ref>.
L'inchiesta permise di individuare [[:Categoria:Locali in Lombardia|sedici locali]] a Milano, Bollate, Cormano, Bresso, Limbiate, Solaro, Pioltello, Mariano Comense, Corsico, Rho, Pavia, Erba, Canzo, Legnano, Desio e Seregno<ref>Nicola Milo, ''Sentenza n. 30059/14 contro "Bertucca Francesco + 91"'', Suprema Corte di Cassazione - VI Sezione Penale, 6 giugno 2014, pp. 9-23. Il capo d'imputazione parla di «15 locali individuate», ma ne descrive sedici: a Seregno operava anche una 'ndrina distaccata.</ref>. I locali erano coordinati da una [[Camera di Controllo ('ndrangheta)|Camera di Controllo]] chiamata '''"la Lombardia"''', al cui vertice si succedettero [[Cosimo Barranca]] (fino al [[15 agosto]] [[2007]]), [[Carmelo Novella]] (dal 15 agosto 2007 al giorno del suo omicidio, il [[14 luglio]] [[2008]]) e [[Pasquale Zappia]], eletto il [[31 ottobre]] [[2009]] durante il summit di Paderno Dugnano<ref name="Milo917">Ivi, pp. 9 e 17.</ref>.


* ''Per approfondire, vedi [[:Categoria:Locali in Lombardia|Locali della Lombardia]]''  
Novella era stato ucciso a San Vittore Olona dopo aver dato una brusca accelerazione al processo di autonomia dei locali lombardi dalla Calabria<ref>Ivi, p. 68.</ref>. Dopo la sua morte la Calabria incaricò [[Pino Neri|Giuseppe "Pino" Neri]] di consultare i capi dei locali per scegliere un nuovo responsabile<ref>Ivi, p. 18.</ref>. La scelta fu ratificata il 31 ottobre 2009 nel centro per anziani "Falcone e Borsellino" di Paderno Dugnano, in piazza Falcone<ref name="Esposito14">Esposito, ''op. cit.'', p. 14.</ref>.


Ogni locale - tranne Rho (MI) - rispondeva a una propria locale madre in Calabria, mentre tutte erano coordinate dalla Camera di Controllo denominata "Lombardia", in cui hanno rivestito un ruolo di vertice, nel corso del tempo, [[Cosimo Barranca]] (fino al [[15 agosto]] [[2007]]) e [[Carmelo Novella]] (dal 15 agosto 2007 fino al giorno del suo omicidio, il [[14 luglio]] [[2008]]) e da [[Pasquale Zappia]] dal [[31 agosto]] [[2009]] fino al blitz dell'operazione.
Le intercettazioni mostrarono che il numero reale dei locali era più alto di quello accertato, come emerge da un dialogo tra [[Saverio Minasi]] e [[Vincenzo Raccosta]]<ref>Ghinetti, ''op. cit.'', p. 64.</ref>:
 
<blockquote>'''MINASI''': ''«qua siamo venti "locali" siamo cinquecento uomini Cecè, non siamo uno... Cecè vedi che siamo cinquecento uomini qua in Lombardia, sono venti "locali" aperti...»''</blockquote>
Il vertice della Lombardia era deputato a concedere agli affiliati “cariche” e “doti”, secondo gerarchie prestabilite e mediante cerimonie e rituali tipici dell’associazione mafiosa, come per esempio la partecipazione a riunioni e/o incontri. Le intercettazioni ambientali hanno accertato che il numero di locali scoperte è decisamente più basso rispetto a quelle realmente esistenti, come dimostra un dialogo tra due affiliati<ref>Ibidem</ref>, [[Saverio Minasi]] e [[Vincenzo Raccosta]]:
 
* '''MINASI''': ''"vedi che qua in Lombardia siamo venti "locali"..."''
* '''RACCOSTA''': ''(inc.) ...''
* '''MINASI''': ''"qua siamo venti "locali" siamo cinquecento uomini Cecè, non siamo uno...Cecè vedi che siamo cinquecento uomini qua in Lombardia, sono venti "locali" aperti, è mai possibile che a tutti... che poi tu hai un problema dentro al locale tuo... i responsabili dei "locali" (inc.), che poi hai problemi dentro al locale tuo, te la sbrighi tu... basta! a me mi dici che va tutto bene..."''


=== Crimine, il filone calabrese ===
=== Crimine, il filone calabrese ===
L'operazione Crimine riunì numerose indagini della DDA di Reggio Calabria, tra cui "Patriarca", "Solare", "Reale", "Bene Comune" e "Sic et Simpliciter", coordinate con l'inchiesta milanese<ref name="Minutoli">Giuseppe Minutoli, ''Sentenza nel procedimento n. 1389/08 R.G.N.R. D.D.A. (Operazione Crimine) - rito abbreviato'', Tribunale di Reggio Calabria - Sezione GIP/GUP, 8 marzo 2012, p. 2.</ref>. Il [[9 luglio]] [[2010]] la Procura dispose il fermo di 121 indagati, eseguito il 13 luglio in diverse regioni d'Italia<ref>Ibidem.</ref>.


== Processi ==
Le intercettazioni permisero di seguire quasi in diretta il rinnovo delle cariche della Provincia. Il [[19 agosto]] [[2009]], durante il matrimonio tra Elisa Pelle, figlia del boss di San Luca Giuseppe Pelle detto "Gambazza", e Giuseppe Barbaro, si tenne un summit in cui l'anziano boss di Rosarno [[Domenico Oppedisano]] fu designato Capo Crimine. Le nomine vennero ufficializzate il [[2 settembre]] 2009, durante la festa della Madonna di Polsi<ref name="Minutoli3">Minutoli, ''op. cit.'', p. 3.</ref>.
=== Processo Crimine ===
==== Imputati ====
* ''Per approfondire vedi [[Imputati del Processo Crimine]]''


==== Fase dibattimentale ====
Il filone calabrese confermò che il centro di comando dell'organizzazione restava nella provincia di Reggio Calabria, con ramificazioni in [[Mafie in Liguria|Liguria]], [[Mafie in Lombardia|Lombardia]] e [[Mafie in Piemonte|Piemonte]], ma anche in [[Mafie in Germania|Germania]] (a Singen e in altre città del Baden-Württemberg), in [[Mafie in Svizzera|Svizzera]] (a Frauenfeld), in [[Mafie in Canada|Canada]] e in [[Mafie in Australia|Australia]]. In tutti questi territori il modello organizzativo calabrese era stato riprodotto fedelmente<ref name="Minutoli3"/>.


==== Sentenza di primo grado ====
== La struttura della 'ndrangheta emersa dall'inchiesta ==
=== La Provincia ===
Secondo l'accusa, accolta in tutti i gradi di giudizio, la provincia di Reggio Calabria era divisa in tre '''mandamenti''': Tirrenico (a sua volta diviso in "costa" e "piana"), Jonico e Centro, cioè Reggio città. Sopra i mandamenti c'era la Provincia, guidata dal Capo Crimine e rinnovata ogni anno<ref name="Minutoli3"/>.


==== Ulteriori gradi di giudizio ====
La Provincia non era però una "cupola" sul modello di [[Cosa Nostra]], e il Capo Crimine non aveva i poteri che [[Totò Riina]] aveva avuto in Sicilia. Secondo la Cassazione era un '''organismo di garanzia''': risolveva i conflitti tra i locali, autorizzava l'apertura di nuovi locali, controllava il conferimento delle "doti" e giudicava i comportamenti scorretti degli affiliati. Per questo i suoi membri non rispondevano automaticamente dei delitti commessi dai singoli locali<ref name="Siotto">Maria Cristina Siotto, ''Sentenza n. 55359/16'', Suprema Corte di Cassazione - I Sezione Penale, 17 giugno 2016, Considerato in diritto, par. 2.13 e 2.17.</ref>. I giudici di merito parlarono di un equilibrio tra ''«centralismo delle regole»'' e ''«decentramento delle ordinarie attività illecite»''<ref>Ivi, par. 2.13.</ref>.


===== Appello =====
=== La Lombardia ===
La vera novità dell'inchiesta fu il peso assunto da Milano e dalle province lombarde. I giudici milanesi descrissero il rapporto tra la Calabria e la Lombardia come una sorta di '''"franchising"''': i locali lombardi gestivano i propri affari in piena autonomia, ma per fregiarsi del "marchio" 'ndrangheta dovevano rispettare le regole fissate dalla "casa madre"<ref name="Esposito"/>. La Cassazione escluse che si trattasse di una "mafia silente": i locali lombardi avevano esercitato una concreta forza di intimidazione sul territorio, soprattutto nel movimento terra e nell'edilizia<ref>Milo, ''op. cit.'', p. 72.</ref>.


===== Cassazione =====
== Gli esiti giudiziari ==
*''Per approfondire vedi [[Processo Crimine]] e [[Processo Infinito]]''


=== Processo Infinito ===
'''Processo Crimine.''' Con il rito abbreviato furono giudicati 127 imputati: l'[[8 marzo]] [[2012]] il GUP di Reggio Calabria Giuseppe Minutoli ne condannò 93, riconoscendo per la prima volta l'esistenza della Provincia. Domenico Oppedisano fu condannato a 10 anni, Giuseppe Commisso, detto "u mastru", a 14 anni e 8 mesi<ref>Minutoli, ''op. cit.'', pp. 6 e 829 e ss.</ref>. La Corte d'Appello di Reggio Calabria confermò l'impianto il [[27 febbraio]] [[2014]] e la Cassazione lo rese definitivo il [[17 giugno]] [[2016]]<ref name="Siotto"/>. Gli altri 34 imputati furono giudicati con rito ordinario dal Tribunale di Locri, che il [[19 luglio]] [[2013]] pronunciò 23 condanne<ref>Alfredo Sicuro, ''Sentenza n. 242/13'', Tribunale di Locri - Sezione Unica, 19 luglio 2013, pp. 887-889.</ref>.
==== Imputati ====
* ''Per approfondire vedi [[Imputati del Processo Infinito]]''


==== Fase dibattimentale ====
'''Processo Infinito.''' Il [[19 novembre]] [[2011]] il GUP di Milano Roberto Arnaldi condannò con rito abbreviato 110 imputati: le condanne furono confermate in appello il [[23 aprile]] [[2013]] e in Cassazione il [[6 giugno]] [[2014]], salvo alcuni annullamenti parziali<ref>Milo, ''op. cit.'', pp. 7 e 327-328.</ref>. Con rito ordinario, il Tribunale di Milano condannò 40 imputati il [[6 dicembre]] [[2012]], tra cui l'ex direttore sanitario dell'ASL di Pavia [[Carlo Chiriaco]] e l'imprenditore [[Ivano Perego]]. Le condanne furono confermate in appello il [[28 giugno]] [[2014]] e in Cassazione il [[30 aprile]] [[2015]]<ref>Esposito, ''op. cit.'', p. 1.</ref>.
Il processo, svoltosi nell'aula bunker di via Uccelli di Nemi a Milano si divise in due tronconi. In 119 scelsero il rito abbreviato, che prevede lo sconto di un terzo della pena. Tutti gli altri imputati andarono a dibattimento con rito ordinario. Il processo, presieduto dal Giudice dell'udienza preliminare di Milano Roberto Arnaldi cominciò l'[[11 maggio]] [[2011]].


Si costituirono parti civili: la Regione Calabria (fu la prima volta che l'ente venne ammessa come parte civile al di fuori del proprio territorio regionale), la Regione Lombardia (solo dal [[14 giugno]]), la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Ministero dell'Interno, il Ministero della Difesa, il Commissario straordinario antiracket, la Provincia di Monza e della Brianza, i Comuni di Bollate, Desio, Pavia, Seregno, Paderno Dugnano (dal [[17 giugno]]), la Federazione Nazionale Associazioni Antiracket di Tano Grasso, i curatori fallimentari della Perego Strade, l'imprenditore Agostino Augusto.
== Note ==
 
<references />
==== Sentenze di primo grado ====
Il primo grado del rito abbreviato si concluse il [[19 novembre]] [[2011]] con 110 condanne fino a 16 anni di reclusione per i presunti appartenenti alle 16 "locali" della 'ndrangheta in Lombardia. La sentenza riconobbe l'esistenza di una cupola dell'organizzazione mafiosa calabrese con infiltrazioni nel settore edile e con tentativi di inquinare anche la vita politica lombarda.<ref>[http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/2013/04/23/877995-milano-maxi-processo-infinito-ndrangheta-sentenza-secondo-grado.shtml Maxi processo "Infinito", 'ndrangheta di nuovo alla sbarra]</ref>
 
Il processo di primo grado con rito ordinario si concluse il [[16 dicembre]] [[2012]] con quaranta condanne con pene comprese tra i 3 e i 20 anni. Il collegio dell’ottava sezione penale di Milano condannò [[Pio Candeloro]] a 20 anni, [[Pino Neri|Giuseppe 'Pino' Neri]] a 18 anni, mentre l'ex-carabiniere [[Michele Berlingieri]] fu condannato a 13 anni e 6 mesi. Tredici anni di reclusione e una multa di 200mila euro furono invece comminati all'ex-direttore della Asl di Pavia [[Carlo Chiriaco]], definito dagli investigatori «''figura inquietante e paradigmatica''». L’imprenditore [[Ivano Perego]] fu condannato invece a 12 anni. Il collegio, presieduto da Maria Luisa Balzarotti, stabilì anche, a pena espiata, 3 anni di libertà vigilata per tutti i condannati.<ref> [http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/06/ndrangheta-infiltrazioni-in-lombardia-40-condanne-13-anni-a-chiriaco/437935/ ‘Ndrangheta, infiltrazioni in Lombardia: 40 condanne. 13 anni a ex direttore asl Pavia, Il Fatto Quotidiano, 6 dicembre 2012]</ref>
 
I risarcimenti a carico degli imputati a favore delle parti civili furono:
* € 1.000.000 per la Regione Lombardia;
* € 300.000 alla Provincia di Monza e Brianza;
* € 300.000 al Comune di Pavia;
* € 300.000 al Comune di Desio;
* € 300.000 al Comune di Seregno;
* € 200.000 al Comune di Bollate;
* € 200.000 alla Regione Calabria;
* € 50.000 alla Federazione anti-racket italiana.
 
Il tribunale stabilì anche delle provvisionali di:
* € 500.000 alla Presidenza del Consiglio dei Ministri;
* € 500.000 al Ministero della Difesa;
* € 500.000 al Commissario straordinario per le iniziative anti-racket;
* € 250.000 al Ministero dell'Interno;
 
==== Ulteriori gradi di giudizio ====
===== Appello =====
'''Il processo d'appello del rito abbreviato''' si concluse il [[23 aprile]] [[2013]] quando i giudici della Corte d’Appello di Milano confermarono le '''110 condanne''' inflitte in primo grado dal gup Roberto Arnaldi nel novembre 2011, riducendo lievemente le pene. La decisione della prima corte d’Appello, presieduta da Rosa Polizzi arrivò dopo 9 ore di camera di consiglio. Al termine della lettura del dispositivo, durata circa un’ora, gli imputati dalle gabbie applaudirono con atteggiamento ironico e quasi di sfida. Le lievi riduzioni di pena riguardarono una quarantina di imputati, tra cui [[Alessandro Manno]], capo della Locale di Pioltello, che passò da 16 anni a 15 anni e 3 mesi di carcere, [[Cosimo Barranca]], capo Locale di Milano, che passò da 14 a 12 anni di carcere, e [[Vincenzo Mandalari]], capo Locale di Bollate, che fu condannato a 12 anni e otto mesi contro i 14 del primo grado. Tra i beneficiari della riduzione di pena vi fu anche [[Pasquale Zappia]], nominato ai vertici della "Lombardia" durante il Summit di Paderno Dugnano: per lui si è passati dai 12 anni inflitti in primo grado a 9 anni in appello. Invariata invece la pena dell’ex sindaco del comune di Borgarello (Pavia), Giovanni Valdes, che si è visto confermare un anno e quattro mesi (pena sospesa) per turbativa d’asta.<ref>[http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/23/ndrangheta-lombardia-appello-processo-infinito-conferma-110-condanne/573576/ “Ndrangheta Lombardia, appello processo ‘Infinito’ conferma 110 condanne” 23 aprile 2013]</ref>
 
'''Il processo di Appello del rito ordinario''' si concluse il [[28 giugno]] [[2014]], quando la Corte d’Assise d’Appello di Milano confermò, con lievi riduzioni di pena e una sola assoluzione, le condanne fino a 20 anni di reclusione inflitte in primo grado agli imputati. Il collegio presieduto da Rosa Malacarne accolse, nella sostanza, le richieste del sostituto pg milanese Laura Barbaini, che chiese la conferma delle condanne inflitte in primo grado. La pena di Pino Neri a 18 anni di reclusione venne confermata, mentre quella per Carlo Chiriaco fu ridotta di un anno e quella di [[Vincenzo Novella]], figlio di [[Carmelo Novella|Carmelo]], passò da 16 a 13 anni e 10 mesi. Ivano Perego ottenne una riduzione della pena di 9 mesi, mentre l'ex-carabiniere Michele Berlingieri si vide confermata la pena di primo grado. Fu aumentata di un anno invece la pena a Pio Candeloro, che passò quindi a 21 anni di reclusione. La Corte d’Assise d’Appello confermò anche i risarcimenti disposti dalla sentenza di primo grado a favore delle parti civili.<ref>[http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/06/28/ndragheta-in-lombardia-operazione-infinito-in-appello-confermate-le-condanne/1043389/ ‘Ndrangheta in Lombardia, operazione Infinito: in appello condanne confermate, Il Fatto Quotidiano, 28 giugno 2014]</ref>
 
===== Cassazione =====
Il [[6 giugno]] 2014 '''il processo di rito abbreviato''' arrivò a sentenza definitiva. La VI Sezione Penale della Cassazione confermò quasi tutte le condanne ai 92 imputati del processo d’appello, annullando la sentenza d'appello e rinviando a nuovo giudizio ad altra sezione della Corte di Appello di Milano: Rocco Coluccio, Nicola Lucà (limitatamente all'aggravante dell'associazione mafiosa), Armando Barranca, Giovanni Castagnella e Giuseppe Sgrò (limitatamente al trattamento sanzionatorio)  e Alfredo Introini, Salvatore Paolillo e Giovanni Valdes (limitatamente all'aggravante prevista dal comma 2 dell'art.353 del Codice Penale, "Turbata libertà degli Incanti").
 
'''Il Processo con rito ordinario''' in Cassazione si concluse il [[30 aprile]] [[2015]] con la conferma delle 41 condanne emesse in Appello. '''Carlo Chiriaco''' ottenne l'annullamento della sentenza d'appello limitatamente alla statuizione di confisca, con rinvio per un nuovo giudizio sul punto ad altra sezione della Corte di Appello di Milano (il resto del ricorso fu giudicato inammissibile).


== Bibliografia ==
== Bibliografia ==
=== Crimine ===
=== Crimine ===
* DDA di Reggio Calabria, Decreto di Fermo di indiziato di delitto - Procedimento Penale n. 1389/2008 R.G.N.R. D.D.A. (Operazione Crimine), Tribunale di Reggio Calabria, 5 luglio 2010
* Minutoli, Giuseppe (2012). ''Sentenza nel procedimento n. 1389/08 R.G.N.R. D.D.A. (Operazione Crimine) - rito abbreviato'', Tribunale di Reggio Calabria - Sezione GIP/GUP, 8 marzo.
* Sicuro, Alfredo (2013). ''Sentenza n. 242/13'', Tribunale di Locri - Sezione Unica, 19 luglio.
* Siotto, Maria Cristina (2016). ''Sentenza n. 55359/16'', Suprema Corte di Cassazione - I Sezione Penale, 17 giugno.


=== Infinito ===
=== Infinito ===
* Antonio Esposito, Sentenza n. 34147/15 contro "Agostino + 40", Suprema Corte di Cassazione - II Sezione Penale, 30 aprile 2015
* Esposito, Antonio (2015). ''Sentenza n. 34147/15 contro "Agostino + 40"'', Suprema Corte di Cassazione - II Sezione Penale, 30 aprile.
* Marta Malacarne, Sentenza n. 5339/14 contro "Agostino + 40", Corte di Appello di Milano - I Sezione Penale, 28 giugno 2014
* Ghinetti, Andrea (2010). ''Ordinanza di applicazione coercitiva con mandato di cattura - Procedimento Penale n. 43733/06 R.G.N.R.'', Tribunale di Milano - Ufficio GIP, 5 luglio.
* Nicola Milo, Sentenza n. 30059/14 contro "Bertuccia Francesco + 91", Suprema Corte di Cassazione - VI Sezione Penale, 6 giugno 2014
* Milo, Nicola (2014). ''Sentenza n. 30059/14 contro "Bertucca Francesco + 91"'', Suprema Corte di Cassazione - VI Sezione Penale, 6 giugno.
* Maria Luisa Balzarotti, Sentenza 13255/12 contro "Agostino Fabio + 43", Tribunale Ordinario di Milano - VIII Sezione Penale, 6 dicembre 2012
* Rosa Polizzi, Sentenza 2909/13 contro "Albanese + 108", Corte di Appello di Milano - I Sezione Penale, 23 aprile 2013
* Roberto Arnaldi, Sentenza contro "Albanese + 118", Tribunale di Milano - Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari, 19 novembre 2011
* Andrea Ghinetti, Ordinanza di applicazione coercitiva con mandato di cattura - Procedimento Penale n. 43733/06 R.G.N.R., Tribunale di Milano - Ufficio GIP, 5 luglio 2010
 
== Note ==
<references></references>


[[Categoria:Le inchieste antimafia]] [[Categoria:Inchieste in Lombardia]] [[Categoria:Inchieste sulla 'ndrangheta]]
[[Categoria:Inchieste antimafia]] [[Categoria:Inchieste in Lombardia]] [[Categoria:Inchieste sulla 'ndrangheta]]

Versione delle 13:49, 6 nov 2026

La Lombardia, nell'organizzare e gestire le proprie attività lecite ed illecite in assoluta autonomia, deve tuttavia mantenere vivo il rapporto di filiazione.
(Corte di Appello di Milano, sentenza del processo Infinito[1])

L'Operazione Crimine-Infinito è stata un'inchiesta coordinata dalle Direzioni Distrettuali Antimafia di Milano e Reggio Calabria contro la 'ndrangheta. Scattata il 13 luglio 2010, portò all'arresto di oltre 300 persone tra Lombardia e Calabria ed è considerata uno spartiacque nella conoscenza della struttura dell'organizzazione e delle sue articolazioni fuori dalla Calabria, in particolare in Lombardia.

Per la prima volta venne accertata in sede giudiziaria la tendenziale unitarietà della 'ndrangheta: le singole articolazioni territoriali godevano di ampia autonomia nelle attività illecite, ma rispondevano a regole, rituali e gradi comuni, la cui osservanza era garantita da un organismo di vertice chiamato Provincia o Crimine.

Dalle indagini nacquero due processi, il Processo Crimine a Reggio Calabria e Locri e il Processo Infinito a Milano, considerati i primi grandi processi contro la 'ndrangheta nel suo complesso, al di là delle singole 'ndrine di appartenenza degli imputati.

Antefatti

Il filone lombardo, Infinito, fu coordinato dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini e dai sostituti procuratori milanesi Alessandra Dolci, Paolo Storari, Alessandra Cecchelli e dal sostituto procuratore di Monza Salvatore Bellomo. Il filone calabrese, Crimine, fu diretto dal procuratore capo di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone, dal procuratore aggiunto Michele Prestipino e dal procuratore aggiunto Nicola Gratteri.

Infinito, il filone lombardo

Le indagini del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Monza partirono il 30 ottobre 2006, dopo una notizia confidenziale su una presunta importazione di stupefacenti organizzata da Rocco Piscioneri e Alfredo Scarfò, già indagati nell'Operazione Tequila[2].

L'inchiesta permise di individuare sedici locali a Milano, Bollate, Cormano, Bresso, Limbiate, Solaro, Pioltello, Mariano Comense, Corsico, Rho, Pavia, Erba, Canzo, Legnano, Desio e Seregno[3]. I locali erano coordinati da una Camera di Controllo chiamata "la Lombardia", al cui vertice si succedettero Cosimo Barranca (fino al 15 agosto 2007), Carmelo Novella (dal 15 agosto 2007 al giorno del suo omicidio, il 14 luglio 2008) e Pasquale Zappia, eletto il 31 ottobre 2009 durante il summit di Paderno Dugnano[4].

Novella era stato ucciso a San Vittore Olona dopo aver dato una brusca accelerazione al processo di autonomia dei locali lombardi dalla Calabria[5]. Dopo la sua morte la Calabria incaricò Giuseppe "Pino" Neri di consultare i capi dei locali per scegliere un nuovo responsabile[6]. La scelta fu ratificata il 31 ottobre 2009 nel centro per anziani "Falcone e Borsellino" di Paderno Dugnano, in piazza Falcone[7].

Le intercettazioni mostrarono che il numero reale dei locali era più alto di quello accertato, come emerge da un dialogo tra Saverio Minasi e Vincenzo Raccosta[8]:

MINASI: «qua siamo venti "locali" siamo cinquecento uomini Cecè, non siamo uno... Cecè vedi che siamo cinquecento uomini qua in Lombardia, sono venti "locali" aperti...»

Crimine, il filone calabrese

L'operazione Crimine riunì numerose indagini della DDA di Reggio Calabria, tra cui "Patriarca", "Solare", "Reale", "Bene Comune" e "Sic et Simpliciter", coordinate con l'inchiesta milanese[9]. Il 9 luglio 2010 la Procura dispose il fermo di 121 indagati, eseguito il 13 luglio in diverse regioni d'Italia[10].

Le intercettazioni permisero di seguire quasi in diretta il rinnovo delle cariche della Provincia. Il 19 agosto 2009, durante il matrimonio tra Elisa Pelle, figlia del boss di San Luca Giuseppe Pelle detto "Gambazza", e Giuseppe Barbaro, si tenne un summit in cui l'anziano boss di Rosarno Domenico Oppedisano fu designato Capo Crimine. Le nomine vennero ufficializzate il 2 settembre 2009, durante la festa della Madonna di Polsi[11].

Il filone calabrese confermò che il centro di comando dell'organizzazione restava nella provincia di Reggio Calabria, con ramificazioni in Liguria, Lombardia e Piemonte, ma anche in Germania (a Singen e in altre città del Baden-Württemberg), in Svizzera (a Frauenfeld), in Canada e in Australia. In tutti questi territori il modello organizzativo calabrese era stato riprodotto fedelmente[11].

La struttura della 'ndrangheta emersa dall'inchiesta

La Provincia

Secondo l'accusa, accolta in tutti i gradi di giudizio, la provincia di Reggio Calabria era divisa in tre mandamenti: Tirrenico (a sua volta diviso in "costa" e "piana"), Jonico e Centro, cioè Reggio città. Sopra i mandamenti c'era la Provincia, guidata dal Capo Crimine e rinnovata ogni anno[11].

La Provincia non era però una "cupola" sul modello di Cosa Nostra, e il Capo Crimine non aveva i poteri che Totò Riina aveva avuto in Sicilia. Secondo la Cassazione era un organismo di garanzia: risolveva i conflitti tra i locali, autorizzava l'apertura di nuovi locali, controllava il conferimento delle "doti" e giudicava i comportamenti scorretti degli affiliati. Per questo i suoi membri non rispondevano automaticamente dei delitti commessi dai singoli locali[12]. I giudici di merito parlarono di un equilibrio tra «centralismo delle regole» e «decentramento delle ordinarie attività illecite»[13].

La Lombardia

La vera novità dell'inchiesta fu il peso assunto da Milano e dalle province lombarde. I giudici milanesi descrissero il rapporto tra la Calabria e la Lombardia come una sorta di "franchising": i locali lombardi gestivano i propri affari in piena autonomia, ma per fregiarsi del "marchio" 'ndrangheta dovevano rispettare le regole fissate dalla "casa madre"[1]. La Cassazione escluse che si trattasse di una "mafia silente": i locali lombardi avevano esercitato una concreta forza di intimidazione sul territorio, soprattutto nel movimento terra e nell'edilizia[14].

Gli esiti giudiziari

Processo Crimine. Con il rito abbreviato furono giudicati 127 imputati: l'8 marzo 2012 il GUP di Reggio Calabria Giuseppe Minutoli ne condannò 93, riconoscendo per la prima volta l'esistenza della Provincia. Domenico Oppedisano fu condannato a 10 anni, Giuseppe Commisso, detto "u mastru", a 14 anni e 8 mesi[15]. La Corte d'Appello di Reggio Calabria confermò l'impianto il 27 febbraio 2014 e la Cassazione lo rese definitivo il 17 giugno 2016[12]. Gli altri 34 imputati furono giudicati con rito ordinario dal Tribunale di Locri, che il 19 luglio 2013 pronunciò 23 condanne[16].

Processo Infinito. Il 19 novembre 2011 il GUP di Milano Roberto Arnaldi condannò con rito abbreviato 110 imputati: le condanne furono confermate in appello il 23 aprile 2013 e in Cassazione il 6 giugno 2014, salvo alcuni annullamenti parziali[17]. Con rito ordinario, il Tribunale di Milano condannò 40 imputati il 6 dicembre 2012, tra cui l'ex direttore sanitario dell'ASL di Pavia Carlo Chiriaco e l'imprenditore Ivano Perego. Le condanne furono confermate in appello il 28 giugno 2014 e in Cassazione il 30 aprile 2015[18].

Note

  1. ↑ 1,0 1,1 Antonio Esposito, Sentenza n. 34147/15 contro "Agostino + 40", Suprema Corte di Cassazione - II Sezione Penale, 30 aprile 2015, p. 31.
  2. ↑ Andrea Ghinetti, Ordinanza di applicazione coercitiva con mandato di cattura - Procedimento Penale n. 43733/06 R.G.N.R., Tribunale di Milano - Ufficio GIP, 5 luglio 2010, p. 61.
  3. ↑ Nicola Milo, Sentenza n. 30059/14 contro "Bertucca Francesco + 91", Suprema Corte di Cassazione - VI Sezione Penale, 6 giugno 2014, pp. 9-23. Il capo d'imputazione parla di «15 locali individuate», ma ne descrive sedici: a Seregno operava anche una 'ndrina distaccata.
  4. ↑ Ivi, pp. 9 e 17.
  5. ↑ Ivi, p. 68.
  6. ↑ Ivi, p. 18.
  7. ↑ Esposito, op. cit., p. 14.
  8. ↑ Ghinetti, op. cit., p. 64.
  9. ↑ Giuseppe Minutoli, Sentenza nel procedimento n. 1389/08 R.G.N.R. D.D.A. (Operazione Crimine) - rito abbreviato, Tribunale di Reggio Calabria - Sezione GIP/GUP, 8 marzo 2012, p. 2.
  10. ↑ Ibidem.
  11. ↑ 11,0 11,1 11,2 Minutoli, op. cit., p. 3.
  12. ↑ 12,0 12,1 Maria Cristina Siotto, Sentenza n. 55359/16, Suprema Corte di Cassazione - I Sezione Penale, 17 giugno 2016, Considerato in diritto, par. 2.13 e 2.17.
  13. ↑ Ivi, par. 2.13.
  14. ↑ Milo, op. cit., p. 72.
  15. ↑ Minutoli, op. cit., pp. 6 e 829 e ss.
  16. ↑ Alfredo Sicuro, Sentenza n. 242/13, Tribunale di Locri - Sezione Unica, 19 luglio 2013, pp. 887-889.
  17. ↑ Milo, op. cit., pp. 7 e 327-328.
  18. ↑ Esposito, op. cit., p. 1.

Bibliografia

Crimine

  • Minutoli, Giuseppe (2012). Sentenza nel procedimento n. 1389/08 R.G.N.R. D.D.A. (Operazione Crimine) - rito abbreviato, Tribunale di Reggio Calabria - Sezione GIP/GUP, 8 marzo.
  • Sicuro, Alfredo (2013). Sentenza n. 242/13, Tribunale di Locri - Sezione Unica, 19 luglio.
  • Siotto, Maria Cristina (2016). Sentenza n. 55359/16, Suprema Corte di Cassazione - I Sezione Penale, 17 giugno.

Infinito

  • Esposito, Antonio (2015). Sentenza n. 34147/15 contro "Agostino + 40", Suprema Corte di Cassazione - II Sezione Penale, 30 aprile.
  • Ghinetti, Andrea (2010). Ordinanza di applicazione coercitiva con mandato di cattura - Procedimento Penale n. 43733/06 R.G.N.R., Tribunale di Milano - Ufficio GIP, 5 luglio.
  • Milo, Nicola (2014). Sentenza n. 30059/14 contro "Bertucca Francesco + 91", Suprema Corte di Cassazione - VI Sezione Penale, 6 giugno.