Mafie a Latina: differenze tra le versioni
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'''La provincia di Latina''', data la sua vicinanza alla provincia di Caserta, è caratterizzata da una '''forte presenza camorristica'''<ref>Vittorio Martone (2017). "''Le Mafie di mezzo - Mercati e reti criminali a Roma e nel Lazio''", Roma, Donzelli editore, p.49</ref>. Diverse attività giudiziarie hanno documentato l’interesse dei sodalizi camorristici ad investire in questo territorio poiché ricco di importanti attività commerciali come stabilimenti balneari, servizi turistici e i grandi mercati ortofrutticoli di Fondi e Guidonia<ref>Osservatorio Tecnico-Scientifico per la Sicurezza e la Legalità della Regione Lazio, "''IV Rapporto Mafie nel Lazio''", 2019,pp.191-192</ref>. | |||
[[File:Mafie-latina.jpg|alt=Mafie a Latina|miniatura]] | |||
Il trasferimento nel territorio pontino di soggetti appartenenti alle organizzazioni mafiose tradizionali ha contribuito alla nascita di sodalizi mafiosi autonomi<ref>Giuseppe Pignatone, Michele Prestipino (2019). "''Modelli criminali - Mafie di ieri e di oggi''", Bari, Laterza editori, p.121</ref>. | |||
== I clan della provincia di Latina == | |||
Oltre ai clan di [[camorra]], nella provincia di Latina hanno convissuto '''vari gruppi autoctoni''' come quello dei Ciarelli-Di Silvio, alcuni criminali stranieri di origine indiana nell'Agro Pontino e alcuni clan di [['Ndrangheta|'ndrangheta]] come i Tripodo e i Gallace<ref>Martone, op.cit., p.124</ref>. | |||
Il Procuratore generale '''Giovanni Salvi''' affermò nel [[2019]] nella sua relazione generale presso la Corte d'Appello di Roma che la provincia di Latina:<blockquote>«continua ad essere teatro di una '''plurima presenza criminale''' costituita in primo luogo dalle attività criminali riferibili a gruppi criminali organizzati, soprattutto di matrice campana e calabrese, invogliati, per la vicinanza geografica e per la minore pressione investigativa rispetto ai territori di origine, ad estendere la loro operatività nel Basso Lazio, come accertato da vari procedimenti penali»<ref>"IV rapporto Mafie nel Lazio", op.cit., p.191</ref>.</blockquote> | |||
=== Di Silvio-Ciarelli === | |||
Nella città di Latina operò un agguerrito clan di origine nomade composto dalle famiglie Di Silvio e Ciarelli, entrambe di etnia rom<ref>"IV Rapporto Mafie nel Lazio",op.cit.,p.194</ref> e imparentate con i Casamonica<ref>Ivi,p.192</ref>. Nel 2010 presero il sopravvento sugli altri gruppi criminali della zona<ref>Pignatone,Prestipino op.cit.,p.125</ref>, assumendo così il controllo del territorio<ref>"IV Rapporto Mafie nel Lazio", op.cit., p.194</ref>. Il capo indiscusso del clan fu [[Armando Di Silvio]] detto ''Lallà''<ref>Carmine Mosca, Radio Radicale, https://www.radioradicale.it/scheda/544240/conferenza-stampa-per-illustrare-i-dettagli-delloperazione-alba-pontina-25-arresti-per</ref>. | |||
I Di Silvio gestirono il traffico degli stupefacenti e varie attività di carattere estorsivo a danno di imprenditori, commercianti e liberi professionisti <ref>Pignatone, Prestipino,op.cit.,p.125</ref>.<blockquote>«Per la prima volta sono stati sottoposti ad estorsioni avvocati, che hanno ricevuto la visita dei componenti di questo gruppo anche all’interno degli studi legali. Queste condotte hanno suscitato un grandissimo allarme all’interno della categoria degli avvocati del foro di Latina. Tanto è vero che questi avvocati si sono rivolti, durante le indagini, ai loro organi di rappresentanza che si sono pronunciati, anche pubblicamente»<ref>Michele Prestipino, [https://www.radioradicale.it/scheda/544240/conferenza-stampa-per-illustrare-i-dettagli-delloperazione-alba-pontina-25-arresti-per Radio Radicale]</ref>.</blockquote>Grazie alla loro fama criminale, i Di Silvio riuscirono a penetrare in alcuni ambienti politico-amministrativi locali. Un esempio lampante fu la campagna elettorale del 2016 tenutasi nei comuni di Latina e Terracina dove avvennero episodi di compravendita del consenso elettorale<ref>Pignatone,Prestipino,op.cit.,p.126</ref>. [[Michele Prestipino]] raccontò dinanzi alla Commissione antimafia che:<blockquote>«I rapporti con la politica locale non sono rapporti che servono al clan per guadagnare in termini economici: l’attacchinaggio non viene fatto per i soldi che il servizio rende. E’ chiaro che dietro ci sono delle utilità in più, al di là del pagamento, che avvantaggiano sia il clan, ma anche chi dal punto di vista politico si serve del clan per attaccare i propri manifesti. (…) L’attacchinaggio (...) quando viene fatto dai Di Silvio, significa che in modo visibile i Di Silvio appoggiano quel tipo di candidato e quella soluzione in quella competizione elettorale<ref>Michele Prestipino, Audizione dinanzi alla Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia, 29 gennaio 2020[http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/351035.pdf]</ref>.</blockquote>Nel [[2018]] con l’'''operazione “Alba Pontina”''' furono arrestati 25 componenti del clan Di Silvio<ref>Citato in Redazione, "Operazione Alba Pontina, al via i primi interrogatori degli arrestati del clan Di Silvio", LatinaToday, 14 giugno 2018</ref>. Durante la conferenza stampa relativa agli arresti di questa operazione, il Procuratore aggiunto della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, Michele Prestipino, dichiarò che:<blockquote>«Siamo in presenza di un salto di qualità criminale. C’è un gruppo autoctono che, da sempre da molti anni è insediato sul territorio di Latina che a seguito di una serie di vicende criminali, anche particolarmente cruente, a partire dal 2010 è diventato un sodalizio che ha esercitato, in maniera egemone, il controllo del territorio, attraverso una serie di condotte che costituiscono indici di una mafiosità. Questo ci consente per la prima volta sul territorio di contestare l’associazione mafiosa ad un gruppo autoctono sul territorio di Latina»<ref>Citato in Michele Prestipino, Radio Radicale,12 giugno 2018[https://www.radioradicale.it/scheda/544240/conferenza-stampa-per-illustrare-i-dettagli-delloperazione-alba-pontina-25-arresti-per]</ref>.</blockquote>Il [[6 ottobre]] [[2021]] arrivò la storica sentenza: la Suprema Corte di Cassazione riconobbe la sussistenza dei requisiti di mafiosità per i membri del clan Di Silvio<ref>Direzione Investigativa Antimafia, "Relazione semestrale", Gennaio-Giugno 2021, p.261</ref>. | |||
=== I Tripodo === | |||
Tra gli anni Settanta ed Ottanta del Novecento, i fratelli Carmelo e Antonino Tripodo, originari di Bovalino, si stabilirono a Fondi<ref>Pignatone, Prestipino,op.cit., p.121</ref>. | |||
L'ex Questore De Matteis, in audizione davanti alla [[Commissione Parlamentare Antimafia|Commissione parlamentare antimafia]] raccontò che:<blockquote>«Nell’area di Fondi imperversa da anni una serie di famiglie di provenienza calabrese. Si parla di '''‘ndrangheta di serie A'''. Attenendomi a dati ufficiali (...) la suprema Corte di cassazione, relativamente al processo “Damasco” ha sancito processualmente l’esistenza nel comune di Fondi di una consorteria locale della ’ndrangheta riferibile alla famiglia Tripodo, da circa trent’anni stanziale in questo territorio»<ref>Commissione Parlamentare D'Inchiesta sul Fenomeno delle Mafie e sulle Altre Associazioni Criminali anche Straniere, XVII legislatura, "Resoconto Stenografico", n.155, 18 maggio 2016, pp.8-9</ref>.</blockquote>I fratelli Tripodo, sfruttando la loro fama, furono i primi ad utilizzare il metodo mafioso in questo territorio<ref>Pignatone,Prestipino,op.cit.,p.121</ref>. | |||
A partire dagli anni Novanta i Tripodo, grazie all'appoggio di fiancheggiatori esterni, assunsero il controllo di svariati settori economici, in particolare quello delle pompe funebri e del mercato ortofrutticolo. Si infiltrarono inoltre negli apparati comunali, favorendo politici nelle competizioni elettorali e stringendo patti con personaggi insospettabili<ref>Ivi, pp.121-122-123</ref>. | |||
Il [[19 dicembre]] [[2011]] il Tribunale di Latina affermò che l'associazione presa in esame presenta connotati di mafiosità in considerazione della sua stabile e perdurante operatività con metodi intimidatori sin dai primi anni '90 in un territorio come quello di Fondi, in passato estraneo, per collocazione geografica, a vicende di criminalità organizzata e per questo più fragile ed esposto ad interventi e forzature esterne<ref>Ivi, p.122</ref>. | |||
La varietà dei reati, quali traffico di droga, armi, usura ed estorsioni, i legami di parentela fra soci, il ricorso al metodo intimidatorio negli affari e nelle trattative con terzi , la solidarietà dei soci in caso di aggressione esterne o per modificare esiti di processi, intestazioni fittizie di beni e società, furono sintomatiche dell'esistenza del carattere mafioso dell'associazione<ref>Ivi, pp.122-123</ref>. | |||
Il [[4 settembre]] [[2014]] la Suprema Corte di Cassazione stabilì in via definitiva la qualificazione mafiosa dell'associazione facente capo ai fratelli Tripodo<ref>Ivi, p.122</ref>. | |||
=== I Gallace-Novella === | |||
Nella zona di Anzio e Nettuno operò una «''[['ndrina]] distaccata riconducibile alla locale di Guardavalle, in provincia di Catanzaro, denominata "Gallace-Novella"''» formata da diversi componenti del clan Gallace<ref>Ivi, p.123</ref>. | |||
Questa 'ndrina ha controllato diversi settori di attività criminali quali il traffico di sostanze stupefacenti, estorsioni ad imprese, rapine e truffe alle assicurazioni, creando così un clima di omertà ed intimidazione fra gli abitanti<ref>Ibidem</ref>. | |||
Il [[21 ottobre]] [[2013]] il Tribunale di Velletri, all'esito del primo grado di giudizio, condannò per il reato di associazione mafiosa dieci imputati appartenenti al clan Gallace<ref>Ibidem</ref>. | |||
=== Gli Schiavone-Noviello === | |||
Nella zona di Latina, di Anzio e di Nettuno risultò attivo il clan Schiavone-Noviello, legato al [[clan dei Casalesi]] facente capo a [[Francesco Schiavone]] detto Sandokan<ref>Ivi, p.124</ref>. | |||
La sentenza del Tribunale di Latina datata [[16 novembre]] [[2012]], confermata in appello il [[20 febbraio]] [[2014]] e dalla Corte di Cassazione il [[29 ottobre]] [[2014]], delineò i contatti tra l'associazione operante nel litorale laziale e il sodalizio casalese<ref>Ibidem</ref>. Secondo i giudici di primo grado il sodalizio di stampo camorristico faceva capo a Pasquale Noviello e Maria Rosaria Schiavone<ref>Ibidem</ref>. Attraverso le estorsioni e una forte capacità intimidatoria, questo gruppo realizzò profitti economici illeciti cercando al contempo di farsi riconoscere come clan egemone nel territorio<ref>Ivi, p.124</ref>. | |||
=== Formia e Sperlonga === | |||
Nella relazione conclusiva della Commissione Parlamentare D'Inchiesta sulle mafie del 7 febbraio 2018 si legge che «''il sud pontino appare sempre di più come l’avamposto di una sorta di grande camera di compensazione dei sistemi criminali''»<ref>Commissione Parlamentare D'inchiesta sul Fenomeno Delle Mafie e sulle Altre Associazioni Criminali anche Straniere, "Relazione Conclusiva", Doc. XIII n.38, 7 febbraio 2018, p. 97</ref>. Tra Formia e Sperlonga investì infatti il "''re delle ecomafie''", l’avvocato Cipriano Chianese ritenuto dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli la mente dei grandi traffici di rifiuti del cartello dei casalesi<ref>Ibidem</ref>. | |||
Formia fu definita anche la "'''''Las Vegas del sud pontino'''''", a causa delle numerose sale da giochi presenti in città. L'indagine “sistema Formia” della procura di Latina, ha visto all’esito dell’udienza preliminare il rinvio a giudizio nei confronti di 13 imputati, tra cui politici, amministratori e imprenditori, accusati a vario titolo di corruzione, concussione, abuso d’ufficio e falso<ref>Ibidem</ref>. | |||
== Note == | |||
<references /> | |||
== Bibliografia == | |||
* Commissione Parlamentare D'Inchiesta sul Fenomeno delle Mafie e sulle Altre Associazioni Criminali anche Straniere (2016). "Resoconto stenografico", XVII legislatura, n.155, 18 maggio. | |||
* Commissione Parlamentare D'Inchiesta sul Fenomeno Delle Mafie e sulle Altre Associazioni Criminali Anche Straniere (2018). "Relazione conclusiva", XVII legislatura, Doc. XIII n.38, 7 febbraio. | |||
* Direzione Investigativa Antimafia (2021). "Relazione semestrale", Gennaio-Giugno. | |||
* Martone, Vittorio (2017). Le Mafie di Mezzo-Mercati e reti criminali a Roma e nel Lazio, Roma, Donzelli editore. | |||
* Osservatorio Tecnico-Scientifico per la Sicurezza e la Legalità della Regione Lazio (2019). "IV Rapporto Mafie nel Lazio". | |||
* Pignatone, Giuseppe, Prestipino, Michele (2019). Modelli criminali - Mafie di ieri e di oggi, Bari, Laterza editori. | |||
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