Seconda Guerra di Mafia: differenze tra le versioni

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<center>''Io questa seconda guerra di mafia non l'ho capita. Quando c'è una guerra, due famiglie si armano e sanno che devono andare l'una contro l'altra.''  
<center>''Io questa seconda guerra di mafia non l'ho capita. Quando c'è una guerra, due famiglie si armano e sanno che devono andare l'una contro l'altra.''  


''A palermo questa guerra di mafia non c'è mai stata.''
''A Palermo questa guerra di mafia non c'è mai stata.''


''C'è stato un massacro. C'è stata solo la strategia della tensione di Totò Riina'' </center>
''C'è stato un massacro. C'è stata solo la strategia della tensione di Totò Riina'' </center>
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Le vittime sono state ammazzate per strada, in agguati e imboscate ben organizzate militarmente, oppure sono sparite nel nulla ("lupara bianca"), probabilmente strangolate e sciolte nell'acido.
Le vittime sono state ammazzate per strada, in agguati e imboscate ben organizzate militarmente, oppure sono sparite nel nulla ("lupara bianca"), probabilmente strangolate e sciolte nell'acido.


Il conflitto è scaturito da una forte instabilità interna all'organizzazione mafiosa, scossa dai nuovi grossissimi interessi del traffico internazionale di eroina e delle nuove ambizioni della sanguinaria fazione dei corleonesi capeggiata da [[Totò Riina|Riina]], [[Bernardo Povenzano|Provenzano]] e [[Leoluca Bagarella|Bagarella]]. Alle vittime interne interne (membri dell'organizzazione mafiosa, oppure parenti, fiancheggiatori e complici) si aggiunsero anche vittime esterne: magistrati, giornalisti, politici etc.
Il conflitto è scaturito da una forte instabilità interna all'organizzazione mafiosa, scossa dai nuovi grossissimi interessi del traffico internazionale di eroina e delle nuove ambizioni della sanguinaria fazione dei corleonesi capeggiata da [[Totò Riina|Riina]], [[Bernardo Provenzano|Provenzano]] e [[Leoluca Bagarella|Bagarella]]. Alle vittime interne interne (membri dell'organizzazione mafiosa, oppure parenti, fiancheggiatori e complici) si aggiunsero anche vittime esterne: magistrati, giornalisti, politici etc.


Convenzionalmente, si usa la locuzione "seconda guerra di mafia" per distinguerla dalla [[Prima guerra di Mafia]] degli anni '60, altro grosso scontro interno all'organizzazione mafiosa. Nell'ambito della prima guerra di mafia si ricordano la [[Strage di Ciaculli]] (30 giugno 1962) e la [[Strage di viale Lazio]] (10 dicembre 1969).
Convenzionalmente, si usa la locuzione "Seconda Guerra di Mafia" per distinguerla dalla [[Prima Guerra di Mafia|Prima Guerra di Mafia]] degli anni '60, altro grosso scontro interno all'organizzazione mafiosa. Nell'ambito della prima guerra di mafia si ricordano la [[Strage di Ciaculli]] (30 giugno 1962) e la [[Strage di viale Lazio]] (10 dicembre 1969).




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Dalla Chiesa arrivò in Sicilia due giorni dopo l'omicidio di Pio La Torre (2 aprile 1982), e viene ammazzato – insieme alla giovane moglie Emanuela Setti Carraro – il 3 settembre dello stesso anno. Appena insediatosi a Villa Whitaker, sede della prefettura, mette a segno una clamorosa perquisizione negli uffici delle esattorie siciliane, contro l'impero dei cugini [[Antonino Salvo|Nino]] e [[Ignazio Salvo]].
Dalla Chiesa arrivò in Sicilia due giorni dopo l'omicidio di Pio La Torre (2 aprile 1982), e viene ammazzato – insieme alla giovane moglie Emanuela Setti Carraro – il 3 settembre dello stesso anno. Appena insediatosi a Villa Whitaker, sede della prefettura, mette a segno una clamorosa perquisizione negli uffici delle esattorie siciliane, contro l'impero dei cugini [[Antonino Salvo|Nino]] e [[Ignazio Salvo]].


Antefatto degli omicidi del triangolo della morte è la cosiddetta "Strage di Natale" del 25 dicembre 1981, un folle inseguimento e sparatoria per le vie della cittadina alle porte di Palermo, conclusasi con l'omicidio del boss di Villabate [[Giovanni De Peri]] e del suo braccio destro Biagio Pitarresi, e con il sequestro e la sparizione del figlio Antonino Pitarresi. Nella sparatoria viene colpito da un proiettile vagante il pensionato Onofrio Valvola. A bordo della macchina dei killer ci sono il superkiller Pino Greco U' Scarpuzzedda, il boss di Corso dei mille Filippo Marchese, suo nipote Pino Marchese (18 anni, si pentirà nel 1992) e altri uomini d'onore.
Antefatto degli omicidi del triangolo della morte è la cosiddetta "Strage di Natale" del 25 dicembre 1981, un folle inseguimento e sparatoria per le vie della cittadina alle porte di Palermo, conclusasi con l'omicidio del boss di Villabate [[Giovanni Di Peri]] e del suo braccio destro [[Biagio Pitarresi]], e con il sequestro e la sparizione del figlio [[Antonino Pitarresi]]. Nella sparatoria viene colpito da un proiettile vagante il pensionato Onofrio Valvola. A bordo della macchina dei killer ci sono il superkiller Pino Greco U' Scarpuzzedda, il boss di Corso dei mille [[Filippo Marchese]], suo nipote Pino Marchese (18 anni, si pentirà nel 1992) e altri uomini d'onore. L'uccisione di Giovanni Di Peri è una ricompensa dei corleonesi a [[Salvatore Montalto]] di Villabate, appena passato con la fazione di Totò Riina, che punta a diventare il reggente di Villabate. Montalto sarà arrestato il 7 novembre 1982, una settimana dopo verrà ammazzato il poliziotto della sezione investigativa [[Calogero Zucchetto]], che aveva contribuito all'arresto.


L'uccisione di Giovanni De Peri è una ricompensa dei corleonesi a Salvatore Montalto di Villabate, appena passato con la fazione di Totò Riina, che punta a diventare il reggente di Villabate. (Montalto verrà arrestato il 7 novembre 1982, una settimana dopo verrà ammazzato il poliziotto della sezione investigativa Calogero Zucchetto, che aveva contribuito all'arresto).
Il boss [[Filippo Marchese]] di Corso dei mille, all'interno della mattanza siciliana, fu uno dei personaggi più sanguinari e importanti. È celebre per la sua "camera della morte" in piazza Sant'Erasmo, a Palermo, in cui torturava, strangolava e scioglieva nell'acido decine di vittime. Appena cominciarono gli scontri interni alla Cupola, Filippo Marchese passò con i corleonesi, diventando uno dei loro killer più fidati. Partecipò all'omicidio di Pio La Torre e dei boss Bontate e Inzerillo. Nel luglio 1982, Filippo Marchese suggellò l'alleanza con i corleonesi con un altro omicidio, quello del proprio cognato [[Pietro Marchese]], ammazzato in carcere.


Il boss Filippo Marchese di Corso dei mille, all'interno della mattanza siciliana, è uno dei personaggi più sanguinari e importanti. È celebre per la sua "camera della morte" in piazza Sant'Erasmo, a Palermo, in cui tortura, strangola e scioglie nell'acido decine di vittime.
Intanto, da più lati, fioccano i morti. Il 16 giugno 1982 c'è la [[Strage della circonvallazione]], dove i killer dei corleonesi ammazzano il boss [[Alfio Ferlito]] mentre lo trasportano al carcere di Trapani. Con lui, cadono sotto i colpi di mitragliatice anche tre carabinieri e l'autista.


Non appena cominciano gli scontri interni alla Cupola, Filippo Marchese passa con i corleonesi, diventando uno dei loro killer più fidati. Partecipa all'omicidio di Pio La Torre e dei boss Bontade e Inzerillo.
In provincia, l'omicidio di [[Gregorio Marchese]], cognato di Filippo Marchese (3 agosto 1982) innescò un meccanismo sanguinario che porterà a decine di morti nell'arco di poche settimane. Filippo Marchese si vendicherà cercando confusamente i responsabili e lasciandosi dietro una scia di sangue. Qualcuno – probabilmente lo stesso Salvatore Montalto di Villabate – lo mise sulla strada della banda Parisi, una banda di briganti che operava nelle campagne tra Casteldaccia e Altavilla Milicia, capeggiati dal latitante Antonino Parisi, responsabile della morte del carabiniere Orazio Costantino nel 1969.
Il 5 agosto 1982 fu assassinato Giusto Parisi, fratello del latitante. Lo stesso giorno, a Bagheria, venivano ammazzati Cesare Manzella, consigliere comunale ex democristiano e ora socialista, e Michelangelo Amato, suo portaborse.


Nel luglio 1982, Filippo Marchese suggella l'alleanza con i corleonesi con un altro omicidio, quello del proprio cognato Pietro Marchese – fratello della moglie, che di cognome fa pure Marchese – che viene ammazzato in carcere.
Il 6 agosto, ad Altavilla, venne ucciso [[Pietro Martorana]], figlioccio di Don Piddu Panno, fatto sparire l'anno prima a Casteldaccia. Al tramonto, a Casteldaccia, è il turno di [[Michele Carollo]], fedelissimo di Panno, e [[Santo Grassadonia]], vicino alla famiglia di Villabate.


Intanto, da più lati, fioccano i morti. Il 16 giugno 1982 c'è la strage della circonvallazione, dove i killer dei corleonesi ammazzano il boss Alfio Ferlito mentre lo trasportano al carcere di Trapani. Con lui, cadono sotto i colpi di mitragliatice anche tre carabinieri e l'autista.
Il 7 agosto ci fu l'omicidio di [[Francesco Pinello]], nella mattinata, ad Altavilla. Verso mezzanotte, davanti alla stazione dei carabinieri di Casteldaccia, venne ritrovata una Fiat 127 rossa con due cadaveri incaprettati all'interno. Sono [[Cesare Peppuccio Manzella]], ex operaio Fiat, e [[Ignazio Pedone]], meccanico. Poco prima era arrivata una chiamata, effettuata da [[Salvatore Rotolo]], braccio destro di [[Filippo Marchese]]: ''"Se vi volete divertire, andate a guardare nella macchina che è posteggiata proprio davanti alla vostra caserma"''.


In provincia, l'omicidio di Gregorio Marchese, cognato di Filippo Marchese (3 agosto 1982) innesca un meccanismo sanguinario che porterà a decine di morti nell'arco di poche settimane.
Martedì 9 agosto ci fu l'omicidio di [[Leonardo Rizzo]], pregiudicato bagherese che viene trovato morto nel suo appezzamento di terreno a Capo Zafferano.


Filippo Marchese si vendicherà cercando confusamente i responsabili e lasciandosi dietro una scia di sangue mai vista prima.
Mercoledì 10 agosto gli uomini di Filippo Marchese continuarono a fare piazza pulita dei vecchi mafiosi di Villabate, per togliere ogni ostacolo all'ascesa di Salvatore Montalto.


Qualcuno probabilmente lo stesso Salvatore Montalto di Villabate – lo mette sulla strada della banda Parisi, una banda di briganti che opera nelle campagne tra Casteldaccia e Altavilla Milicia, capeggiati dal latitante Antonino Parisi, responsabile della morte del carabiniere Orazio Costantino del 1969.
Quasi in contemporanea - alle ore 8.20 e 8.25 vennero ammazzati due parenti del boss [[Giovanni Di Peri]], ucciso nella strage di Natale di Bagheria. [[Salvatore Di Peri]] fu ucciso a Palermo, in via dei Tornieri, presso il mercato della Vucciria. [[Pietro Di Peri]] invece a Villabate, in via Alcide De Gasperi.


Il 5 agosto 1982 viene assassinato Giusto Parisi, fratello del latitante. Lo stesso giorno, a Bagheria, vengono ammazzati Cesare Manzella, consigliere comunale ex democristiano e ora socialista, e Michelangelo Amato, suo portaborse.
Come scimmiottando le brigate rosse, contro cui Dalla Chiesa era stato avversario e vincitore, i mafiosi per la prima volta rivendicano un omicidio, con una telefonata al quotidiano L'Ora: ''“Pronto, siamo l'equipe dei killer del triangolo della morte: con i fatti di stamattina l'operazione che chiamiamo "Carlo Alberto", in onore del prefetto, è quasi conclusa. Dico quasi conclusa”''. Dalla Chiesa verrà ammazzato una ventina di giorni dopo: il 3 settembre.


Il 6 agosto, ad Altavilla, viene ucciso Pietro Martorana, figlioccio di Don Piddu Panno, fatto sparire l'anno prima a Casteldaccia.
Il giorno dopo, alla redazione palermitana del quotidiano «La Sicilia» di Catania, arrivò la seguente telefonata: ''«L'operazione Carlo Alberto si è conclusa»''. Al funerale di dalla Chiesa, i palermitani lanciarono monetine sulle automobili che trasportano le autorità. In Cattedrale il cardinale [[Salvatore Pappalardo]] pronunciò il celebre discorso che va sotto il titolo di una espressione latina di Tito Livio: ''"Dum Romae consulitur... Saguntum expugnatur"'' cioè ''"Mentre a Roma si discute il da farsi, Sagunto viene espugnata dai nemici"''.
 
Al tramonto, a Casteldaccia, vengono assassinati Michele Carollo, fedelissimo di Panno, e Santo Grassadonia, vicino alla famiglia di Villabate.
 
Il 7 agosto omicidio di Francesco Pinello, nella mattinata, ad Altavilla. Verso mezzanotte, davanti alla stazione dei carabinieri di Casteldaccia, viene ritrovata una Fiat 127 rossa con due cadaveri incaprettati all'interno. Sono Cesare Peppuccio
 
Manzella, ex operaio Fiat, e Ignazio Pedone, meccanico. Poco prima è arrivata una chiamata, effettuata da Salvatore Rotolo, braccio destro di Filippo Marchese: "Se vi volete divertire, andate a guardare nella macchina che è posteggiata proprio davanti alla vostra caserma".
 
Martedì 9 agosto c'è l'omicidio di Leonardo Rizzo, pregiudicato bagherese che viene trovato morto nel suo appezzamento di terreno a Capo Zafferano.
 
Mercoledì 10 agosto gli uomini di Filippo Marchese continuano a fare piazza pulita dei vecchi mafiosi di Villabate, per togliere ogni ostacolo all'ascesa di Salvatore Montalto.
 
Quasi in contemporanea - alle ore 8.20 e 8.25 – vengono ammazzati due parenti del boss Giovanni Di Peri, ucciso nella strage di Natale di Bagheria.
 
Salvatore Di Peri viene ucciso a Palermo, in via dei Tornieri, presso il mercato della Vucciria. Pietro Di Peri a Villabate, in via Alcide De Gasperi.
 
Come scimmiottando le brigate rosse, contro cui Dalla Chiesa è stato avversario e vincitore, i mafiosi per la prima volta rivendicano un omicidio, con una telefonata al quotidiano L'Ora: “Pronto, siamo l'equipe dei killer del triangolo della morte: con i fatti di stamattina l'operazione che chiamiamo "Carlo Alberto", in onore del prefetto, è quasi conclusa. Dico quasi conclusa”.
 
Dalla Chiesa verrà ammazzato una ventina di giorni dopo: il 3 settembre.
 
Il giorno dopo, alla redazione palermitana del quotidiano «La Sicilia» di Catania, arriva la seguente telefonata: «L'operazione Carlo Alberto si è conclusa».
 
Al funerale di Dalla Chiesa, i palermitani lanciano monetine sulle automobili che trasportano le Autorità.
 
In Cattedrale il cardinale Salvatore Pappalardo pronuncia il celebre discorso che va sotto il titolo di una espressione latina di Tito Livio: "Dum Romae consulitur... Saguntum expugnatur" e cioè mentre a Roma si discute il da farsi, Sagunto viene espugnata dai nemici".


Il giorno 13 settembre 1982 il Parlamento nazionale approva la [[Legge Rognoni-La Torre]], che introduce il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso (art. 416-bis del codice penale) e permette inoltre allo Stato di confiscare i beni dei mafiosi che abbiano provenienza illecita.
Il giorno 13 settembre 1982 il Parlamento nazionale approva la [[Legge Rognoni-La Torre]], che introduce il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso (art. 416-bis del codice penale) e permette inoltre allo Stato di confiscare i beni dei mafiosi che abbiano provenienza illecita.


Giovedì 11 agosto 1982, nella mattinata, gli ultimi due omicidi degli uomini di Filippo Marchese, a Palermo. Viene ucciso Paolo Giaccone, medico legale che si rifiuta di falsificare la perizia sulla strage di Natale del 1981.
Giovedì 11 agosto 1982, nella mattinata, gli ultimi due omicidi degli uomini di Filippo Marchese, a Palermo. Venne ucciso [[Paolo Giaccone]], medico legale che si era rifiutato di falsificare la perizia sulla strage di Natale del 1981.
 
Dopo l'omicidio – intorno alle dieci di mattina - i killer Salvatore Rotolo, Angelo Baiamonte, i fratelli Vincenzo e Antonino Sinagra e il loro cugino Vincenzo Sinagra (detto U' Ndli) si incontrano in via Messina Marine e si recano in via 4 aprile, tra via Alloro e piazza Marina, per ammazzare Diego Di Fatta, colpevole di uno scippo ad un'anziana signora protetta dalla mafia di Corso dei Mille.
 
Dopo aver sparato a Di Fatta, la macchina con a bordo i 5 killer si infila in un vicolo cieco. Riesce a fuggire soltanto Salvatore Rotolo, mentre gli altri quattro vengono arrestati dai carabinieri che avevano assistito all'omicidio.


Uno dei killer, Vincenzo Sinagra U' Ndli, diventerà un importante collaboratore di giustizia, protagonista al maxi processo del 1986, e svelerà numerosi particolari di questo periodo.
Dopo l'omicidio – intorno alle dieci di mattina - i killer [[Salvatore Rotolo]], [[Angelo Baiamonte]], i fratelli [[Vincenzo Sinagra|Vincenzo]] e [[Antonino Sinagra]] e il loro cugino Vincenzo Sinagra (detto U' Ndli) si incontrarono in via Messina Marine recandosi poi in via 4 aprile, tra via Alloro e piazza Marina, per ammazzare Diego Di Fatta, colpevole di uno scippo ad un'anziana signora protetta dalla mafia di Corso dei Mille. Dopo aver sparato a Di Fatta, la macchina con a bordo i 5 killer si infila in un vicolo cieco. Riesce a fuggire soltanto Salvatore Rotolo, mentre gli altri quattro vengono arrestati dai carabinieri che avevano assistito all'omicidio.


Di Filippo Marchese si perderanno le tracce. Alcuni pentiti raccontano che Totò Riina lo fa ammazzare e sciogliere nell'acido da Pino Greco Scarpuzzedda, tra il 1983 e il 1984, perchè considerato troppo pericoloso e instabile.
Uno dei killer, Vincenzo Sinagra U' Ndli, diventerà un importante collaboratore di giustizia, protagonista al [[Maxiprocesso di Palermo|Maxiprocesso]] del 1986, e svelerà numerosi particolari di questo periodo. Di Filippo Marchese si perderanno le tracce. Alcuni pentiti raccontano che Totò Riina lo fa ammazzare e sciogliere nell'acido da Pino Greco Scarpuzzedda, tra il 1983 e il 1984, perchè considerato troppo pericoloso e instabile.


=== La prosecuzione della strage ===
=== La prosecuzione della strage ===
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== Bibliografia ==
== Bibliografia ==
*S. Lodato, ''[[Quarant'anni di mafia]]'', Rizzoli, Milano 2012
*S. Lodato, ''[[Quarant'anni di mafia]]'', Rizzoli, Milano 2012
*S. Lupo, ''[[Storia della Mafia (libro)|Storia della Mafia]]'', Donzelli, Roma 2004