Camorra: differenze tra le versioni

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Come criminalità urbana, la camorra esercitava la sua principale attività, l'estorsione, soprattutto nelle carceri, vero luogo di reclutamento dell'organizzazione: qualsiasi attività ed eventuale disponibilità materiale del detenuto era "tassata" del 10%. Altri fronti delle attività camorristiche erano i mercati (dove veniva imposta una percentuale sulla vendita di farine, creali, frutta, pesce, carne etc.) e le case da gioco, nonché la prostituzione. A Napoli in pratica non vi era attività commerciale che non prevedesse il pagamento di una tangente alla Camorra. L'addetto agli affari economici e finanziari dell'organizzazione era il "''contarulo''", nominato da ciascun ''capososcietà'' alla gestione del "''barattolo''", dove finivano tutti gli introiti delle estorsioni.
Come criminalità urbana, la camorra esercitava la sua principale attività, l'estorsione, soprattutto nelle carceri, vero luogo di reclutamento dell'organizzazione: qualsiasi attività ed eventuale disponibilità materiale del detenuto era "tassata" del 10%. Altri fronti delle attività camorristiche erano i mercati (dove veniva imposta una percentuale sulla vendita di farine, creali, frutta, pesce, carne etc.) e le case da gioco, nonché la prostituzione. A Napoli in pratica non vi era attività commerciale che non prevedesse il pagamento di una tangente alla Camorra. L'addetto agli affari economici e finanziari dell'organizzazione era il "''contarulo''", nominato da ciascun ''capososcietà'' alla gestione del "''barattolo''", dove finivano tutti gli introiti delle estorsioni.


==== Arriva Garibaldi ====
Ogni quartiere, inoltre, aveva un suo tribunale, che si chiamava "''Mamma''": il tribunale supremo della città era la "''Gran Mamma''", presieduto dal ''capintesta'', che in quella funzione assumeva il titolo di "''Mammasantissima''". Del resto, la stessa polizia borbonica assicurava impunità in cambio di tutela dell'ordine pubblico da parte della Camorra, che dopo la fallita insurrezione liberale del 15 maggio 1848 venne impiegata anche per raccogliere informazioni sulle manovre degli oppositori politici al governo borbonico.


=== Il processo Cuocolo ===
==== Ai tempi dell'Italia Unita ====
Quando era oramai chiaro che il Regno delle Due Sicilie non avrebbe retto l'avanzata garibaldina, il ministro borbonico dell'Interno Liborio Romano invitò a casa sua il capintesta [[Salvatore De Crescenzo]] (''Tore 'e Criscienzo''), proponendogli di trasformare capisocietà e picciotti rispettivamente in commissari/ispettori di polizia e in guardie cittadine, in modo da garantire l'ordine pubblico nell'imminente arrivo a Napoli di Giuseppe Garibaldi. La nuova legittimazione in città permise ai camorristi di fare il bello e il cattivo tempo nel periodo di transizione al nuovo regime liberale.


=== Nel Dopoguerra ===
Ma già a metà del novembre 1860 il prefetto di polizia Filippo De Blasio, coadiuvato dai neocommissari Capuano e Jossa, dirigenva una vasta operazione volta a reprimere il contrabbando, utilizzando i carabinieri e le guardie nazionali: in ventiquattro ore oltre 100 camorristi finirono in carcere. Fu con l'insediamento del nuovo ministro dell'Interno del Regno d'Italia, Silvio Spaventa, che la collaborazione tra vertici dello Stato e la Camorra si interruppe: nel più vasto impegno contro il brigantaggio che stava flagellando il Meridione, Spaventa pretese e ottenne l'estensione delle disposizioni della Legge Pica anche ai camorristi.


=== Il primo salto di qualità: il contrabbando ===
==== Il processo Cuocolo: lo scioglimento della Camorra ====
*''Per approfondire vedi [[Processo Cuocolo]]''
Nonostante il clima di belligeranza del nuovo Stato liberale, la Camorra continuava ad operare a Napoli e Provincia. Fino all'omicidio di Gennaro Cuocolo, basista di furti di appartamenti, e di sua moglie Maria Cutinelli, ex-prostituta. Ucciso sulla spiaggia di Torre del Greco per essersi appropriato della parte di bottino spettante ai complici finiti in carcere, il caso fu l'occasione per celebrare un "maxi-processo" alla Camorra napoletana che, in assenza di qualsiasi tutela liberale, si concluse con la condanna di oltre 30 pezzi da novanta della Camorra. Fu così che la sera del 25 maggio 1915, nelle Caverne delle Fontanelle, nel popolare rione Sanità, l'organizzazione venne sciolta dai superstiti, presieduti da Gaetano Del Giudice.


=== Il secondo salto di qualità: il traffico di stupefacenti ===
=== La rinascita nel Secondo Dopoguerra ===
Se la mentalità e i comportamenti camorristici continuarono a vivere, anche sotto al fascismo, una riorganizzazione della Camorra si ebbe solo nel Secondo Dopoguerra, con lo sbarco degli Alleati e le infinite possibilità di guadagno illegale procurato dal mercato nero. Anche in questo caso l'assenza dell'autorità statale sarà fondamentale nel consolidamento del potere camorristico. Il ritorno della democrazia, gli appuntamenti elettorali, il suffragio universale e la preferenza multipla ridiedero alla Camorra il suo ruolo di collettore di voti: il primo a trarne beneficio fu Achille Lauro, sindaco monarchico, armatore e presidente del Napoli Calcio. Parallelamente, la Camorra si infiltrava nell'organizzazione del contrabbando, nelle attività di protezione e mediazione (soprattutto nei mercati ortofrutticoli), oltre a poter contare su una vasta rete di rapporti con la Pubblica Amministrazione dovuti al suo peso elettorale: molto spesso, infatti, la contropartita per un pacchetto di voti era l'assunzione di persone vicine all'organizzazione negli uffici pubblici.
 
Il primo salto di qualità della Camorra si ha agli inizi degli anni '60 con '''il contrabbando di sigarette''': con la chiusura del porto franco di Tangeri (1956), i depositi di tabacco vennero spostati nei porti jugoslavi ed albanesi da dove, transitando per la Puglia, le casse di sigarette di contrabbando arrivavano a Napoli, che divenne uno dei principali mercati del Mediterraneo. Per un decennio i camorristi napoletani svolsero un ruolo secondario nel traffico, occupandosi dello sbarco, dei magazzini e della vendita al dettaglio. La crisi di Cosa Nostra siciliana, dopo la repressione messa in moto dallo Stato dopo la Strage di Ciaculli, contribuì all'affermazione di Napoli nel traffico internazionale di tabacco. Ciononostante, i camorristi non sono in grado di proiettarsi su scala internazionale, come aveva fatto Cosa Nostra.
 
La situazione cambiò agli inizi degli anni '70, quando l'istituto del soggiorno obbligato portò molti mafiosi siciliani in Campania: fu l'inizio della collaborazione tra Cosa Nostra e clan camorristici. La guerra tra mafiosi siciliani e marsigliesi per il controllo di Napoli (1971-1973), vinta dai primi, portò poi tra le fila di Cosa Nostra boss del calibro di [[Michele Zaza|Michele]] e [[Salvatore Zaza]], [[Angelo Nuvoletta|Angelo]] e [[Lorenzo Nuvoletta]], [[Raffaele Ferrara]] ed [[Antonio Bardellino]]. La nuova alleanza, inaugurata nel 1974 e suggellata da un incontro nella tenuta dei Nuvoletta a Poggio Vallesana a cui partecipano [[Giuseppe Calò|Pippo Calò]], [[Totò Riina]], [[Bernardo Brusca]], [[Tommaso Spadaro]], [[Nunzio La Mattina]], [[Nicola Milano]] e i catanesi [[Giuseppe Calderone|Pippo]] e [[Antonio Calderone]]. Dopo cinque anni di affari, la "società" venne sciolta consensualmente per l'interesse di entrambe le controparti verso il traffico di stupefacenti.
 
Già a metà degli anni '70 era attivo a Napoli un trafficante internazionale di cocaina, [[Umberto Ammaturo]], prima in affari con [[Luigi Grieco]] (detto '''o sciecco''), eliminato dai siciliani, poi con gli Zaza. Il salto definitivo di qualità nella gerarchia internazionale della criminalità mafiosa fu dato quindi dal narcotraffico: Napoli, grazie alla minore attenzione delle autorità e al minore allarme sociale, diventò la piazza principale dello smercio di droga. Il continente privilegiato era l'America Latina, la merce preferita commerciata la cocaina: i clan camorristici acquistarono in questo periodo una dimensione internazionale impensabile fino a dieci anni prima.
 
Con i suoi tre milioni e mezzo di abitanti, l'area metropolitana di Napoli diventò un enorme mercato di consumo di eroina e cocaina. Le prime famiglie ad occuparsi del nuovo traffico illegale sono le stesse del contrabbando di sigarette, poi emergono nuovi clan (i Cozzolino, i Mauro): Hashish e cocaina raffinate a Palermo arrivavano a Napoli sin dal 1977. Gli enormi profitti generati dal narcotraffico permisero ad alcune famiglie, come i Nuvoletta, di entrare nel traffico di armi, trattando addirittura una partita di carri armati Leopard con la Germania.
 
=== Cutolo e la Nuova Camorra Organizzata ===
*''Per approfondire vedi anche [[Raffaele Cutolo]] e [[Nuova Camorra Organizzata]]''
 
A scompaginare gli equilibri camorristici in Campania creatisi con la proficua collaborazione tra i clan della Camorra e Cosa Nostra ci pensò Raffaele Cutolo, detto '''o professore''. In ottimi rapporti con i boss della 'ndrangheta Giuseppe Piromalli, Salvatore Mammoliti, Paolo De Stefano, Egidio Muraca e Francesco Cangemi, dopo aver eliminato per loro il vecchio boss Mico Tripodo nel carcere di Poggioreale, segue il loro consiglio di creare una sua associazione criminale per non lasciare troppo spazio ai siciliani in Campania.
 
Fu così che nacque la Nuova Camorra Organizzata: dapprima prestò assistenza ai giovani sbandati finiti in galera, poi giustificò le estorsioni con la necessità di garantire supporto ai carcerati che, una volta tornati in libertà, diventavano a loro volta estorsori e reclutatori per l'organizzazione. La forza di Cutolo fu quella di fare dell'affiliazione alla NCO una vera e propria filosofia di vita, fondata sulla riscossa sociale delle classi subalterne campane. Con oltre 7mila affiliati, la NCO ha rappresentato un ''unicum'' nella storia criminale del fenomeno mafioso.
 
La guerra tra Cutolo e i suoi avversari (riunitisi nel cartello della Nuova Famiglia) fece da sfondo a un evento assai redditizio per i clan della Camorra, il [[Terremoto dell'Irpinia]] del 1980. La ricostruzione, tutt'oggi rimasta incompiuta, avrebbe fagocitato centinaia di miliardi di lire, finiti a finanziare i clan. Il confronto armato tra la NCO e la NF durò cinque anni e lasciò a terra circa 1500 morti. La guerra scatenata da Cutolo con l'imposizione di una sua tassa personale sulle casse di sigarette sbarcate in Campani accelerò la crisi del contrabbando di tabacco, contribuendo allo spostamento del ''core business'' della Camorra sul narcotraffico.
 
Contemporaneamente alla guerra di camorra, imperversava a Palermo [[Seconda Guerra di Mafia|la Seconda Guerra di Mafia]], che avrebbe visto vittoriosi i [[Corleonesi]]. La fine di Cutolo e della sua organizzazione si ebbe soprattutto al suo trasferimento nel super-carcere dell'Asinara, preteso dall'allora presidente della Repubblica Sandro Pertini. Senza più il capo sul territorio, i suoi luogotenenti vennero eliminati uno a uno, finché la NCO non si dissolse completamente, abbandonata dai servizi segreti nonostante il ruolo svolto nella liberazione di [[Ciro Cirillo]], sequestrato dalle Brigate Rosse.
 
=== Lo scontro tra i vincenti: i Bardellino-Alfieri vs i Nuvoletta ===
Nel processo di dissoluzione della NCO, molti clan passarono con la fazione vincente e cominciò ad emergere la figura di Carmine Alfieri. Nel frattempo, i Bardellino avevano rotto con i Nuvoletta, divenuti gli unici referenti dei Corleonesi in Campania. Il nuovo scontro, che rischiava di essere ancora più sanguinoso di quello appena concluso, riguardava il controllo delle attività imprenditoriali del dopo-Terremoto. Tra stragi e morti ammazzati (tra cui il giovane cronista del Mattino [[Giancarlo Siani]]), l'epilogo della vicenda avrebbe portato ad un rafforzamento del clan di Carmine Alfieri, che a metà degli anni '80 era oramai il più potente della Campania.
 
=== Gli Anni '90 ===
 
=== La Camorra del Duemila ===


== La Struttura ==
== La Struttura ==