Giuseppe Di Matteo: differenze tra le versioni

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'''Giuseppe Di Matteo''' (Palermo, [[19 gennaio]] [[1981]] - San Giuseppe Jato, [[11 gennaio]] [[1996]]) è stato un bambino vittima di mafia, ucciso a quasi 15 anni come ritorsione nei confronti del padre, il collaboratore di giustizia [[Santino Di Matteo]], che di fronte al suo rapimento non aveva ritrattato le sue dichiarazioni ai magistrati. L'omicidio ebbe grande risalto nell'opinione pubblica per le modalità spietate con cui fu eseguito e la freddezza dei suoi assassini: fu prima strangolato e poi il cadavere liquefatto in una vasca di acido nitrico.
'''Giuseppe Di Matteo''' (Palermo, [[19 gennaio]] [[1981]] - San Giuseppe Jato, [[11 gennaio]] [[1996]]) è stato un ragazzino vittima di mafia, ucciso a quasi 15 anni come ritorsione nei confronti del padre, il collaboratore di giustizia [[Santino Di Matteo]], che di fronte al suo rapimento non aveva ritrattato le sue dichiarazioni ai magistrati. L'omicidio ebbe grande risalto nell'opinione pubblica per le modalità spietate con cui fu eseguito e la freddezza dei suoi assassini: fu prima strangolato e poi il cadavere liquefatto in una vasca di acido nitrico.


[[File:Giuseppe-di-matteo-cavallo.jpg|300px|thumbs|destra|Giuseppe Di Matteo a cavallo]]
[[File:Giuseppe-di-matteo-cavallo.jpg|300px|Giuseppe Di Matteo a cavallo|alt=Giuseppe Di Matteo a cavallo|miniatura]]


==Biografia==
==Biografia==
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La notizia del rapimento divenne di dominio pubblico poco tempo dopo, quando un redattore vide l'immagine del bambino e un'altra in cui saltava a cavallo su una volante della polizia. Anche dentro Cosa Nostra non mancarono i contrasti: il boss Antonino Madonia affrontò a brutto muso [[Leoluca Bagarella]] nel carcere di Paliano, trovando inaccettabile il rapimento del bambino al fine di ricattare il padre. Quando la Corte d'Assise di Palermo condannò Bagarella e Brusca come esecutori materiali dell'omicidio di [[Ignazio Salvo]] proprio grazie alla collaborazione di Santino Di Matteo, Brusca andò su tutte le furie e ordinò a [[Vincenzo Chiodo]], [[Giuseppe Monticciolo]] ed [[Enzo Brusca]] di uccidere il bambino, che nel frattempo era stato portato nella casa di quest'ultimo a Giambascio.
La notizia del rapimento divenne di dominio pubblico poco tempo dopo, quando un redattore vide l'immagine del bambino e un'altra in cui saltava a cavallo su una volante della polizia. Anche dentro Cosa Nostra non mancarono i contrasti: il boss Antonino Madonia affrontò a brutto muso [[Leoluca Bagarella]] nel carcere di Paliano, trovando inaccettabile il rapimento del bambino al fine di ricattare il padre. Quando la Corte d'Assise di Palermo condannò Bagarella e Brusca come esecutori materiali dell'omicidio di [[Ignazio Salvo]] proprio grazie alla collaborazione di Santino Di Matteo, Brusca andò su tutte le furie e ordinò a [[Vincenzo Chiodo]], [[Giuseppe Monticciolo]] ed [[Enzo Brusca]] di uccidere il bambino, che nel frattempo era stato portato nella casa di quest'ultimo a Giambascio.


Fu così che l'[[11 gennaio]] [[1996]], poco 8 giorni prima di compiere quindici anni, Giuseppe Di Matteo fu strangolato e poi sciolto nell'acido dopo '''779 giorni'''<ref>Citato in "''La madre del bimbo sciolto nell'acido: «Giuseppe ha vinto, la mafia ha perso»''", Corriere della Sera, 10 novembre 2008</ref> di prigionia.
Fu così che l'[[11 gennaio]] [[1996]], 8 giorni prima di compiere quindici anni, Giuseppe Di Matteo fu strangolato e poi sciolto nell'acido dopo '''779 giorni''' '''di prigionia'''<ref>Citato in "''La madre del bimbo sciolto nell'acido: «Giuseppe ha vinto, la mafia ha perso»''", Corriere della Sera, 10 novembre 2008</ref>.


===L'omicidio===
===L'omicidio===
Il racconto di quella sera fu dettagliatamente ricostruito sia da Chiodo che da Monticciolo, divenuti collaboratori di giustizia dopo l'arresto. All'udienza del 28 luglio 1998 Chiodo raccontò:<blockquote>«Si, allora già eravamo nella stanza, io ho aperto la porta... ho fatto pure fatica ad aprire la porta perché era quasi arrugginita, perché giù c'era molta umidità... c'era sempre la condensa del corpo che stava chiuso senza avere un'aria... come in altre case. Allora io ho detto al bambino - io ero ancora incappucciato - ho detto al bambino di mettersi in un angolo cioè vicino al letto, quasi ai piedi del letto, in un angolo con le braccia alzate e con la faccia al muro. Allora il bambino, per come io gli ho detto, si è messo di fronte il muro, diciamo, a faccia al muro. Io ci sono andato da dietro, ci ho messo la corda al collo. Tirandolo con uno sbalzo forte, me lo sono tirato indietro e l'ho appoggiato a terra. Enzo Brusca si è messo sopra le braccia inchiodandolo in questa maniera (incrocia le braccia) e Monticciolo si è messo sulle gambe del bambino per evitare che si muoveva. Nel momento della aggressione che io ho buttato il bambino giù e Monticciolo si stava avviando per tenere le gambe, gli dice "''mi dispiace''", rivolto al bambino, "'''tuo papa` ha fatto il cornuto'''". Nello stesso momento o subito dopo Enzo Brusca dice "ti dovevo guardare meglio degli occhi miei", dice, "eppure chi lo doveva dire?", queste sono state le parole diciamo al bambino.
Il racconto di quella sera fu dettagliatamente ricostruito sia da Chiodo che da Monticciolo, divenuti collaboratori di giustizia dopo l'arresto. All'udienza del 28 luglio 1998 Chiodo raccontò:<blockquote>«Si, allora già eravamo nella stanza, io ho aperto la porta... ho fatto pure fatica ad aprire la porta perché era quasi arrugginita, perché giù c'era molta umidità... c'era sempre la condensa del corpo che stava chiuso senza avere un'aria... come in altre case. Allora io ho detto al bambino - io ero ancora incappucciato - ho detto al bambino di mettersi in un angolo cioè vicino al letto, quasi ai piedi del letto, in un angolo con le braccia alzate e con la faccia al muro. Allora il bambino, per come io gli ho detto, si è messo di fronte il muro, diciamo, a faccia al muro. Io ci sono andato da dietro, ci ho messo la corda al collo. Tirandolo con uno sbalzo forte, me lo sono tirato indietro e l'ho appoggiato a terra. Enzo Brusca si è messo sopra le braccia inchiodandolo in questa maniera (incrocia le braccia) e Monticciolo si è messo sulle gambe del bambino per evitare che si muoveva. Nel momento della aggressione che io ho buttato il bambino giù e Monticciolo si stava avviando per tenere le gambe, gli dice "''mi dispiace''", rivolto al bambino, "'''tuo papà ha fatto il cornuto'''". Nello stesso momento o subito dopo Enzo Brusca dice "ti dovevo guardare meglio degli occhi miei", dice, "eppure chi lo doveva dire?", queste sono state le parole diciamo al bambino.


Io mi ricordo il bambino, cioè me lo ricordo quasi giornalmente la faccia, diciamo, mi ricordo sempre, ce l'ho sempre davanti agli occhi. Il bambino non ha capito niente, perché non se l'aspettava, non si aspettava niente e poi il bambino ormai non era... come voglio dire, non aveva la reazione più di un bambino, sembrava molle... anche se non ci mancava mangiare, non ci mancava niente, ma sicuramente... non lo so, mancanza di libertà, il bambino diciamo era molto molle, era tenero, sembrava fatto di burro..., cioè questo, il bambino penso che non ha capito niente, neanche lui ha capito, dice: sto morendo, penso non l'abbia neanche capito.  
Io mi ricordo il bambino, cioè me lo ricordo quasi giornalmente la faccia, diciamo, mi ricordo sempre, ce l'ho sempre davanti agli occhi. Il bambino non ha capito niente, perché non se l'aspettava, non si aspettava niente e poi il bambino ormai non era... come voglio dire, non aveva la reazione più di un bambino, sembrava molle... anche se non ci mancava mangiare, non ci mancava niente, ma sicuramente... non lo so, mancanza di libertà, il bambino diciamo era molto molle, era tenero, sembrava fatto di burro..., cioè questo, il bambino penso che non ha capito niente, neanche lui ha capito, dice: sto morendo, penso non l'abbia neanche capito.