Operazione Crimine-Infinito

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La Lombardia, nell'organizzare e gestire le proprie attività lecite ed illecite in assoluta autonomia, deve tuttavia mantenere vivo il rapporto di filiazione.
(Corte di Appello di Milano, sentenza del processo Infinito[1])

L'Operazione Crimine-Infinito è stata un'inchiesta coordinata dalle Direzioni Distrettuali Antimafia di Milano e Reggio Calabria contro la 'ndrangheta. Scattata il 13 luglio 2010, portò all'arresto di oltre 300 persone tra Lombardia e Calabria ed è considerata uno spartiacque nella conoscenza della struttura dell'organizzazione e delle sue articolazioni fuori dalla Calabria, in particolare in Lombardia.

Per la prima volta venne accertata in sede giudiziaria la tendenziale unitarietà della 'ndrangheta: le singole articolazioni territoriali godevano di ampia autonomia nelle attività illecite, ma rispondevano a regole, rituali e gradi comuni, la cui osservanza era garantita da un organismo di vertice chiamato Provincia o Crimine.

Dalle indagini nacquero due processi, il Processo Crimine a Reggio Calabria e Locri e il Processo Infinito a Milano, considerati i primi grandi processi contro la 'ndrangheta nel suo complesso, al di là delle singole 'ndrine di appartenenza degli imputati.

Antefatti

Il filone lombardo, Infinito, fu coordinato dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini e dai sostituti procuratori milanesi Alessandra Dolci, Paolo Storari, Alessandra Cecchelli e dal sostituto procuratore di Monza Salvatore Bellomo. Il filone calabrese, Crimine, fu diretto dal procuratore capo di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone, dal procuratore aggiunto Michele Prestipino e dal procuratore aggiunto Nicola Gratteri.

Infinito, il filone lombardo

Le indagini del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Monza partirono il 30 ottobre 2006, dopo una notizia confidenziale su una presunta importazione di stupefacenti organizzata da Rocco Piscioneri e Alfredo Scarfò, già indagati nell'Operazione Tequila[2].

L'inchiesta permise di individuare sedici locali a Milano, Bollate, Cormano, Bresso, Limbiate, Solaro, Pioltello, Mariano Comense, Corsico, Rho, Pavia, Erba, Canzo, Legnano, Desio e Seregno[3]. I locali erano coordinati da una Camera di Controllo chiamata "la Lombardia", al cui vertice si succedettero Cosimo Barranca (fino al 15 agosto 2007), Carmelo Novella (dal 15 agosto 2007 al giorno del suo omicidio, il 14 luglio 2008) e Pasquale Zappia, eletto il 31 ottobre 2009 durante il summit di Paderno Dugnano[4].

Novella era stato ucciso a San Vittore Olona dopo aver dato una brusca accelerazione al processo di autonomia dei locali lombardi dalla Calabria[5]. Dopo la sua morte la Calabria incaricò Giuseppe "Pino" Neri di consultare i capi dei locali per scegliere un nuovo responsabile[6]. La scelta fu ratificata il 31 ottobre 2009 nel centro per anziani "Falcone e Borsellino" di Paderno Dugnano, in piazza Falcone[7].

Le intercettazioni mostrarono che il numero reale dei locali era più alto di quello accertato, come emerge da un dialogo tra Saverio Minasi e Vincenzo Raccosta[8]:

MINASI: «qua siamo venti "locali" siamo cinquecento uomini Cecè, non siamo uno... Cecè vedi che siamo cinquecento uomini qua in Lombardia, sono venti "locali" aperti...»

Crimine, il filone calabrese

L'operazione Crimine riunì numerose indagini della DDA di Reggio Calabria, tra cui "Patriarca", "Solare", "Reale", "Bene Comune" e "Sic et Simpliciter", coordinate con l'inchiesta milanese[9]. Il 9 luglio 2010 la Procura dispose il fermo di 121 indagati, eseguito il 13 luglio in diverse regioni d'Italia[10].

Le intercettazioni permisero di seguire quasi in diretta il rinnovo delle cariche della Provincia. Il 19 agosto 2009, durante il matrimonio tra Elisa Pelle, figlia del boss di San Luca Giuseppe Pelle detto "Gambazza", e Giuseppe Barbaro, si tenne un summit in cui l'anziano boss di Rosarno Domenico Oppedisano fu designato Capo Crimine. Le nomine vennero ufficializzate il 2 settembre 2009, durante la festa della Madonna di Polsi[11].

Il filone calabrese confermò che il centro di comando dell'organizzazione restava nella provincia di Reggio Calabria, con ramificazioni in Liguria, Lombardia e Piemonte, ma anche in Germania (a Singen e in altre città del Baden-Württemberg), in Svizzera (a Frauenfeld), in Canada e in Australia. In tutti questi territori il modello organizzativo calabrese era stato riprodotto fedelmente[11].

La struttura della 'ndrangheta emersa dall'inchiesta

La Provincia

Secondo l'accusa, accolta in tutti i gradi di giudizio, la provincia di Reggio Calabria era divisa in tre mandamenti: Tirrenico (a sua volta diviso in "costa" e "piana"), Jonico e Centro, cioè Reggio città. Sopra i mandamenti c'era la Provincia, guidata dal Capo Crimine e rinnovata ogni anno[11].

La Provincia non era però una "cupola" sul modello di Cosa Nostra, e il Capo Crimine non aveva i poteri che Totò Riina aveva avuto in Sicilia. Secondo la Cassazione era un organismo di garanzia: risolveva i conflitti tra i locali, autorizzava l'apertura di nuovi locali, controllava il conferimento delle "doti" e giudicava i comportamenti scorretti degli affiliati. Per questo i suoi membri non rispondevano automaticamente dei delitti commessi dai singoli locali[12]. I giudici di merito parlarono di un equilibrio tra «centralismo delle regole» e «decentramento delle ordinarie attività illecite»[13].

La Lombardia

La vera novità dell'inchiesta fu il peso assunto da Milano e dalle province lombarde. I giudici milanesi descrissero il rapporto tra la Calabria e la Lombardia come una sorta di "franchising": i locali lombardi gestivano i propri affari in piena autonomia, ma per fregiarsi del "marchio" 'ndrangheta dovevano rispettare le regole fissate dalla "casa madre"[1]. La Cassazione escluse che si trattasse di una "mafia silente": i locali lombardi avevano esercitato una concreta forza di intimidazione sul territorio, soprattutto nel movimento terra e nell'edilizia[14].

Gli esiti giudiziari

Processo Crimine. Con il rito abbreviato furono giudicati 127 imputati: l'8 marzo 2012 il GUP di Reggio Calabria Giuseppe Minutoli ne condannò 93, riconoscendo per la prima volta l'esistenza della Provincia. Domenico Oppedisano fu condannato a 10 anni, Giuseppe Commisso, detto "u mastru", a 14 anni e 8 mesi[15]. La Corte d'Appello di Reggio Calabria confermò l'impianto il 27 febbraio 2014 e la Cassazione lo rese definitivo il 17 giugno 2016[12]. Gli altri 34 imputati furono giudicati con rito ordinario dal Tribunale di Locri, che il 19 luglio 2013 pronunciò 23 condanne[16].

Processo Infinito. Il 19 novembre 2011 il GUP di Milano Roberto Arnaldi condannò con rito abbreviato 110 imputati: le condanne furono confermate in appello il 23 aprile 2013 e in Cassazione il 6 giugno 2014, salvo alcuni annullamenti parziali[17]. Con rito ordinario, il Tribunale di Milano condannò 40 imputati il 6 dicembre 2012, tra cui l'ex direttore sanitario dell'ASL di Pavia Carlo Chiriaco e l'imprenditore Ivano Perego. Le condanne furono confermate in appello il 28 giugno 2014 e in Cassazione il 30 aprile 2015[18].

Note

  1. ↑ 1,0 1,1 Antonio Esposito, Sentenza n. 34147/15 contro "Agostino + 40", Suprema Corte di Cassazione - II Sezione Penale, 30 aprile 2015, p. 31.
  2. ↑ Andrea Ghinetti, Ordinanza di applicazione coercitiva con mandato di cattura - Procedimento Penale n. 43733/06 R.G.N.R., Tribunale di Milano - Ufficio GIP, 5 luglio 2010, p. 61.
  3. ↑ Nicola Milo, Sentenza n. 30059/14 contro "Bertucca Francesco + 91", Suprema Corte di Cassazione - VI Sezione Penale, 6 giugno 2014, pp. 9-23. Il capo d'imputazione parla di «15 locali individuate», ma ne descrive sedici: a Seregno operava anche una 'ndrina distaccata.
  4. ↑ Ivi, pp. 9 e 17.
  5. ↑ Ivi, p. 68.
  6. ↑ Ivi, p. 18.
  7. ↑ Esposito, op. cit., p. 14.
  8. ↑ Ghinetti, op. cit., p. 64.
  9. ↑ Giuseppe Minutoli, Sentenza nel procedimento n. 1389/08 R.G.N.R. D.D.A. (Operazione Crimine) - rito abbreviato, Tribunale di Reggio Calabria - Sezione GIP/GUP, 8 marzo 2012, p. 2.
  10. ↑ Ibidem.
  11. ↑ 11,0 11,1 11,2 Minutoli, op. cit., p. 3.
  12. ↑ 12,0 12,1 Maria Cristina Siotto, Sentenza n. 55359/16, Suprema Corte di Cassazione - I Sezione Penale, 17 giugno 2016, Considerato in diritto, par. 2.13 e 2.17.
  13. ↑ Ivi, par. 2.13.
  14. ↑ Milo, op. cit., p. 72.
  15. ↑ Minutoli, op. cit., pp. 6 e 829 e ss.
  16. ↑ Alfredo Sicuro, Sentenza n. 242/13, Tribunale di Locri - Sezione Unica, 19 luglio 2013, pp. 887-889.
  17. ↑ Milo, op. cit., pp. 7 e 327-328.
  18. ↑ Esposito, op. cit., p. 1.

Bibliografia

Crimine

  • Minutoli, Giuseppe (2012). Sentenza nel procedimento n. 1389/08 R.G.N.R. D.D.A. (Operazione Crimine) - rito abbreviato, Tribunale di Reggio Calabria - Sezione GIP/GUP, 8 marzo.
  • Sicuro, Alfredo (2013). Sentenza n. 242/13, Tribunale di Locri - Sezione Unica, 19 luglio.
  • Siotto, Maria Cristina (2016). Sentenza n. 55359/16, Suprema Corte di Cassazione - I Sezione Penale, 17 giugno.

Infinito

  • Esposito, Antonio (2015). Sentenza n. 34147/15 contro "Agostino + 40", Suprema Corte di Cassazione - II Sezione Penale, 30 aprile.
  • Ghinetti, Andrea (2010). Ordinanza di applicazione coercitiva con mandato di cattura - Procedimento Penale n. 43733/06 R.G.N.R., Tribunale di Milano - Ufficio GIP, 5 luglio.
  • Milo, Nicola (2014). Sentenza n. 30059/14 contro "Bertucca Francesco + 91", Suprema Corte di Cassazione - VI Sezione Penale, 6 giugno.