Clan di Kotor

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I clan  Škaljarski e Kavački sono due gruppi criminali montenegrini originari della città di Kotor, sulla costa Adriatica.

Un tempo uniti in un unico gruppo criminale, nel 2014 lo Škaljarski e il Kavački clan intraprendono uno scontro violento in seguito alla sparizione di 200kg di cocaina provenienti dal Sud America e nascosti in un appartamento a Valencia. La guerra fra le due fazioni ha provocato la morte di almeno cinquanta persone.

La guerra tra i clan Škaljarski e Kavački

L’affermazione del clan Škaljarski

L’ascesa del clan Škaljarskisulla scena criminale balcanica è avvenuta in seguito all’operazione di polizia internazionale Balkanski Ratnik[1] (Guerriero balcanico), che ha portato al sequestro di circa due tonnellate di cocaina lungo le coste dell’Uruguay nell’ottobre 2009. In quest’occasione è stato inflitto un duro colpo all’organizzazione criminale del narcoboss Darko Šarić, che gestiva una buona fetta del traffico di stupefacenti diretto in Europa dall’America Latina. Costretto ad una lunga latitanza, Šarić si è consegnato alle forze dell’ordine in Serbia nel 2014, dopo una trattativa condotta da parte del suo avvocato con il governo serbo[2]. La sua caduta ha aperto un importante spazio criminale colmato dallo Škaljarski clan, determinato a prendere in mano le redini del traffico di droga con i partner sudamericani.

Secondo i rapporti dell’agenzia d’intelligence serba (BIA), lo Škaljarski clan ha eliminato Dragan ‘’Friz’’ Dudić, fidato collaboratore di Šarić, appena poco tempo dopo l’operazione Balkanski ratnik, appropriandosi delle reti criminali e della gestione del traffico di cocaina che Dudić gestiva da Kotor per conto del gruppo criminale facente capo al narco-boss latitante. Il clan di Škaljari si è dunque progressivamente affermato nello scenario criminale della regione.

Jovan Vukotić, capo dello Škaljarski clan, ha poi dato ordine nel 2016 di incendiare la discoteca ‘’Maxumus’’ di Cattaro, che apparteneva - pur indirettamente - ai fratelli Šarić, con l’obiettivo di spazzare via i residui di potere della loro organizzazione criminale.

La faida interna e la scissione in Škaljarski e Kavački clan

L’ascesa unitaria del gruppo criminale di Kotor ha però avuto vita breve. I profitti vertiginosi derivanti dagli affari illeciti hanno generato molti dissidi all’interno del clan, dove la brama di potere e di guadagno ha portato a tensioni palpabili e alla creazione di fazioni contrapposte riguardo alla divisione e alla gestione del denaro.

L’apice delle tensioni è stato raggiunto nel 2014, a causa di un litigio dovuto ad una partita di cocaina scomparsa in Spagna. I leader dello Škaljarski clan hanno scoperto 200 kg di cocaina depositati da alcuni loro collaboratori in un magazzino a Valencia a loro insaputa. Per rifarsi del torto subito hanno sottratto il quantitativo di droga e lo hanno nascosto in un appartamento della città, scatenando la faida interna.

Il clan di Kotor si è diviso quindi in Škaljarski e Kavački clan, che prendono il nome da due località della città costiera. Il gruppo di Škaljari ha come leader Jovan Vukotić e Igor Dedović, mentre il gruppo di Kavač ha come capi Slobodan Kašćelan e Radoje Zvicer.

La prima vittima dello scontro criminale è stata il trentasettenne membro dello Škaljarski clan Goran Radoman, ucciso davanti ad un garage a Belgrado il 20 febbraio 2015.

Da quel momento è iniziata una guerra senza frontiere tra i due gruppi criminali che ha portato alla morte di almeno cinquanta persone, tra cui anche alcune vittime innocenti. In questo scontro sono presi di mira non solo i criminali, ma anche i loro familiari, collaboratori, testimoni, giornalisti, avvocati e membri delle istituzioni[3].

Come mostra il database del portale di giornalismo investigativo serbo KRIK, nella maggioranza dei casi gli esecutori materiali di questi omicidi non sono stati individuati. Dal 2012 al 2020 per circa il 60% degli omicidi di tipo mafioso compiuti sui territori di Serbia e Montenegro non si conoscono i diretti responsabili[4].

Le modalità dello scontro criminale

Sono diverse le modalità tramite cui i clan di Kotor portano avanti le loro azioni criminali. Ricorrono ad esecuzioni eclatanti o silenziose, esplosioni, attentati e intimidazioni di vario genere. La difficoltà a riconoscere e arrestare i killer è dovuta anche alla professionalità con cui agiscono questi gruppi criminali.

Sono principalmente due le tipologie di ubice (killer) reclutate da parte dei clan di Škaljari e Kavač.

Da un lato ci sono i killer professionisti, che agiscono in maniera rapida ed efficace e sono capaci di portare a termine un omicidio nel giro di pochi secondi, senza lasciare tracce. Vengono sempre più spesso reclutati al di fuori dei gruppi criminali in lotta e hanno esperienza militare. Oltre agli ex-combattenti e assassini provenienti dai territori dell’ex-Jugoslavia e ai veterani della JSO (unità per le operazioni speciali attiva in Serbia fino al 2003), i clan di Kotor fanno affidamento anche su mercenari stranieri. Ad esempio, si rivolgono a chi ha fatto la guerra in Iraq o a chi è stato membro della Legione straniera francese. Questi killer vengono scelti in base alle loro caratteristiche e al livello di professionalità, in quanto si occupano soprattutto degli omicidi di alto profilo e delle teste del clan rivale.

Dall’altro lato ci sono i ragazzi dilettanti, che si avvicinano in età molto giovane ai clan criminali anche a causa dell’assenza di opportunità nel paese di origine e affascinati dai guadagni rapidi che vengono loro prospettati. Ricevono un’arma da fuoco e vengono convinti ad eseguire gli omicidi per suggellare la loro appartenenza al clan. Compiono principalmente esecuzioni di esponenti di rango inferiore del clan rivale. A causa della scarsa esperienza sono meno precisi nell’esecuzione e questo porta ad un maggior numero di attentati falliti o vittime casuali ed innocenti.

C’è quindi un intreccio tra professionisti e dilettanti, probabilmente anche per una questione di spesa. I professionisti sono costosi, così che ci si affida loro solo per gli obiettivi più delicati. [5]

Le alleanze e gli schieramenti

Kavački clan (MNE)

Gruppo ultras ‘’Janjičari’’ (SER)

Škaljarski clan (MNE)

Gruppo di Filip Korać (SER)

Clan di Bar-Budva (MNE)

Gruppo di Ranko Radulović (MNE)

‘’Kvartaši’’ di Nikšić (MNE)

La guerra fra i clan di Kotor si è allargata ad altri gruppi criminali radicati sul territorio in Serbia e Montenegro, i quali hanno deciso di schierarsi e dare il proprio sostegno al clan di Škaljari o a quello di Kavač.

Secondo i rapporti dell’intelligence serba (BIA) del 2008, i clan montenegrini hanno forti interessi ed esercitano una profonda influenza negli ambienti criminali in Serbia, dove questa guerra ha provocato importanti scissioni e ha dato vita a nuove alleanze.

Lo Škaljarski clan può contare sul sostegno in Serbia dell’organizzazione criminale guidata da Filip Korać, che ha assunto il comando dopo l’arresto di Luka Bojović (leader del rinnovato clan di Zemun) avvenuto in Spagna nel 2012. Il nome di Filip Korać, la cui identità è rimasta nell’ombra per molto tempo, ha ottenuto grande visibilità dopo che la BIA e il Presidente della Serbia Aleksandar Vučić hanno definito lui e il suo gruppo criminale come estremamente pericolosi sia a livello internazionale che per la sicurezza della popolazione serba.

Il Kavački clan, invece, fa affidamento sugli ‘’Janjičari’’, gruppo ultras del Partizan Belgrado con importanti legami con le forze dell’ordine e le istituzioni serbe. Il leader criminale del gruppo, Aleksandar Stanković, meglio noto come Sale ‘Mutavi’ (il muto), è stato eliminato nell’autunno del 2016 e la sua uccisione ha suscitato una forte reazione da parte del governo serbo che tramite il ministro della polizia Nebojša Stefanović ha proclamato una decisa ‘’lotta alla mafia’’ nel paese[6].

Il rapporto tra hooligans, clan criminali e istituzioni

A lungo, però, a quanto risulta dalle inchieste del portale di giornalismo investigativo KRIK, la guerra alla mafia da parte dello Stato serbo è stata condotta unicamente verso lo schieramento dello Škaljarski clan, lasciando invece prosperare la fazione nemica.

Il Kavački clan e il gruppo ultras-criminale degli ‘’Janjičari’’ hanno infatti goduto di buone coperture da parte delle istituzioni, e in più episodi questi legami sono giunti all’attenzione dell’opinione pubblica:

Sale ‘Mutavi’ e il suo sodale Veljko Belivuk, noto con lo pseudonimo di Volja Nevolja (il guaio), sono stati fotografati a più riprese insieme a Nenad Vučković ‘Vučko’, importante membro della gendarmeria serba, mentre tifavano insieme, abbracciati e sorridenti, durante una partita del Partizan Belgrado. Negli organigrammi della polizia serba, Aleksandar Stanković ‘’il muto’’ e Veljko Belivuk ‘’il guaio’’ sono rappresentati non solo come teste del gruppo ultras degli ‘’Janjičari’’, ma anche come membri effettivi del Kavački clan. Nenad Vučković è stato il loro intermediario nei rapporti con importanti membri delle istituzioni serbe come Dijana Hrkalović, ex-Segretario di Stato al Ministero degli Interni. Sale ‘Mutavi’, precedentemente condannato come guida di un gruppo criminale dedito al di traffico di droga, è riuscito a rinviare l’esecuzione della propria condanna per ben 12 volte. È rimasto in libertà e ha continuato nella sua azione criminale e a gestire il gruppo ultras fino alla sua morte avvenuta nel 2016[7].

Secondo la denuncia presentata dal sindacato dell’esercito, Sale ‘Mutavi’, Veljko Belivuk, Nenad Vučković e il Segretario generale del governo Novak Nedić, nel periodo da febbraio a maggio 2016 avrebbero avuto accesso congiunto al poligono di tiro dell’esercito – armi e munizioni comprese - con il pretesto di insegnare a sparare ai cittadini interessati.

Il bodyguard Borko Aranitović, membro del gruppo ’’Janjičari’’ di Sale ‘Mutavi’, è stato arruolato tra il personale di sicurezza a presidiare l’inaugurazione ufficiale della presidenza di Aleksandar Vučić il 31 maggio 2017. Durante questo evento gli steward, tra cui Aranitović, hanno aggredito i contestatori e i giornalisti presenti[8].

Il 1° gennaio 2018, la poliziotta serba Marija Nikolić è stata sorpresa dalle telecamere di videosorveglianza mentre si intratteneva fuori dall’orario di lavoro a Kopaonik con Dalibor Baltić, membro del Kavački clan, e Uroš Ljubojević, membro del gruppo ultras degli ’’Janjičari’’. La sera stessa Dalibor Baltić è stato ucciso nella sua automobile davanti al garage mentre rincasava a Belgrado. Anche in quell’occasione si trovava in compagnia Marija Nikolić, questa volta in uniforme, che è rimasta illesa. L’esecuzione di tipo professionale è stata eseguita dallo Škaljarski clan nell’ambito dello scontro tra i due gruppi criminali. Marija Nikolić è finita sotto processo perché ha prelevato l’arma da fuoco di Baltić e l’ha gettata in un cassonetto della spazzatura qualche isolato più avanti. La poliziotta ha dichiarato che si trovava in compagnia di Baltić in quanto amica della moglie di lui e perché avrebbe dovuto prestare servizio di pattuglia quella sera nel quartiere di Vračar, dove Baltić viveva. Ha aggiunto che trovandosi in uno stato di shock non si è accorta di aver gettato l’arma di Baltić. Non è stata fatta chiarezza sul motivo per cui si trovasse a Kopaonik qualche ora prima in compagnia di Baltić e Ljubojević, né che rapporto avesse con quest’ultimo[9].

Danilo Vučić, figlio del Presidente della Repubblica serbo, ha intrattenuto rapporti di amicizia con Aleksandar Vidojević, anche noto come Aca Rošavi, figura al vertice del gruppo degli ‘’Janjičari’’ e, secondo la polizia serba, membro del Kavački clan. I due amici sono stati più volte fotografati insieme, in occasione di eventi sportivi, feste e celebrazioni. Nell’estate del 2018, Danilo Vučić è stato in Russia per i Mondiali di calcio a tifare Serbia durante la partita contro il Costa Rica in compagnia di Aca Rošavi e altri membri del gruppo ultras degli ’’Janjičari’’[10].

Alla luce di queste connessioni, dopo la morte di Sale ‘Mutavi’ le istituzioni serbe hanno effettuato una repressione che nel corso degli anni ha colpito e indebolito soprattutto la fazione dello Škaljarski klan e del gruppo di Filip Korać, senza arrivare mai alla cattura di membri dello schieramento opposto.

Nel febbraio del 2021, però, è stato inflitto a sorpresa un duro colpo al gruppo degli ‘’Janjičari’’ legato al Kavački clan con l’arresto di Veljko Belivuk, succeduto alla guida del gruppo ultras (di cui ha cambiato il nome in ‘’Principi’’) in seguito alla morte di Sale ‘Mutavi’. Oltre a lui, sono stati catturati altri 16 membri del gruppo criminale, con l’accusa di omicidio, estorsione, rapimento, possesso illecito di armi da fuoco, traffico di droga e riciclaggio di denaro sporco. Secondo le inchieste giudiziarie che hanno portato agli arresti, il gruppo criminale ha rapito le proprie vittime e le ha portate in una casa ben protetta a Ritopek, dove ha infine eseguito gli omicidi. I criminali hanno sfruttato l’appartenenza ad un gruppo di tifo organizzato del Partizan Belgrado per utilizzare alcuni spazi nello stadio dove nascondevano armi e droga.

La propagazione in Europa dello scontro tra clan

La lotta tra clan per il controllo del remunerativo traffico di droga non ha interessato solo i territori di Serbia e Montenegro. Questa guerra ha raggiunto anche altri paesi europei, tra i quali: Spagna, Germania, Austria, Paesi Bassi, Grecia e Ucraina.

Diversi membri dello Škaljarski clan si sono mossi al di fuori dei Balcani per sfuggire alla repressione delle forze dell’ordine e alla furia omicida del clan di Kavač, che è riuscito comunque nell’impresa di scovare i propri nemici ed eliminarli.

Immediatamente in seguito alla sparizione di 200 kg di cocaina a Valencia a fine 2014, sono avvenute nella città spagnola una serie di sparatorie riconducibili allo scontro tra i clan di Kotor. In una prima occasione sono state ferite tre persone, tra cui Goran Đuričković, collegato alla fazione dello Škaljarski clan (e ucciso poco tempo dopo da un cecchino dal clan rivale in Montenegro). Una seconda sparatoria ha portato al ferimento del montenegrino Vladimir Vučković e di due cittadini serbi vicini al Kavački clan.[11]

Il 21 dicembre 2018 a Vienna è stato ucciso il pregiudicato Vladimir Roganovic, ritenuto un membro di alto profilo dello schieramento del Kavački clan. Nella sparatoria è stato ferito anche un suo sodale. L’attacco armato è stato perpetuato nel pieno centro della capitale austriaca, davanti ad un ristorante.

Il 19 aprile 2019 a Malaga è stato colpito in un agguato Zijad Nurković, provocandone la morte davanti a sua moglie e sua figlia. Nurković apparteneva alla fazione del clan di Škaljari, in quanto Kum (padrino) di Alan Kožar, braccio destro di Luka Bojović[12].

Il 13 maggio 2019 a Forst (Brandeburgo), cittadina tedesca nella regione di Berlino, sono stati colpiti in un agguato quattro individui vicini allo Škaljarski clan. Nikola Jovanović e Darko Mijović sono rimasti uccisi, mentre gli altri due sono stati feriti durante la sparatoria.

Il 23 ottobre 2019 in una sparatoria ad Amsterdam è stato ucciso Goran Savić, titolare della pizzeria ‘’La piccola baracca’’ dove è avvenuto l’attentato, mentre è rimasto ferito Jovan Đurović, membro del clan di Bar-Budva e fratello di Luka Đurović, defunto leader del gruppo criminale. Il gruppo di Bar-Budva è stato colpito per via della alleanza con Luka Bojović e lo Škaljarski clan.

Il 19 gennaio 2020 sono state colpite ad Atene le teste del clan di Škaljari. Sono rimasti uccisi il leader del clan Igor Dedović e il suo stretto collaboratore Stevan Stamatović. L’attentato è stato perpetuato mentre i due criminali si trovavano a cena con le proprie mogli e figli in un affollato ristorante della capitale greca, e nello scontro a fuoco è rimasta ferita anche una donna[13].

Il 7 febbraio 2020 Igor Krstovic è stato trasportato d’urgenza in un ospedale di Hannover. Ritenuto vicino allo Škaljarski clan, era stato vittima di un attentato in Montenegro il 28 gennaio. Ricoverato in gravi condizioni, la sua presenza alla Medizinische Hochschule di Hannover ha scatenato proteste da parte di alcuni partiti politici e della cittadinanza tedesca, anche a causa del grande dispiego di forze dell’ordine – 250 poliziotti – impiegate per sorvegliarlo. Il criminale montenegrino ha quindi ricevuto un ordine di espulsione ed è stato trasferito ad Istanbul per continuare le cure[14].

Il 26 maggio 2020 il leader del Kavački clan Radoje Zvicer è stato ferito gravemente in un attacco da parte di alcuni killer mentre faceva jogging a Odessa, in Ucraina. Sua moglie Tamara è intervenuta in suo soccorso e ha aperto il fuoco contro gli assassini, mettendoli in fuga. La polizia ucraina ha arrestato gli assalitori: due killer e due collaboratori, tutti provenienti da Serbia e Montenegro. Uno di loro si è accidentalmente bruciato mentre cercava di dare fuoco alla Smart utilizzata per il tentato omicidio. La moglie di Zvicer, Tamara, era già stata vittima di un assalto armato da parte di Jovan Vukotić, leader dello Škaljarski clan. Si trovava in macchina con la figlia e sono rimaste entrambe illese[15].

La guerra tra clan montenegrini non si è fermata nemmeno in seguito all’omicidio o all’arresto dei leader criminali dei due schieramenti.

Jovan Vukotić, boss dello Škaljarski clan, è stato arrestato il 10 settembre 2018 in Turchia in quanto in possesso di documenti falsi e da lì trasferito in una prigione serba.  In seguito, l’8 febbraio 2020 è stato estradato in Montenegro con l’accusa di tentato omicidio nei confronti della moglie di Zvicer e di due membri del Kavački clan. Anche in Grecia è stata aperta un’indagine nei suoi confronti per il traffico di 135kg di cocaina.

Slobodan Kašćelan, boss del Kavački klan, è stato arrestato nel dicembre del 2018 in Repubblica Ceca in seguito ad un mandato internazionale di cattura richiesto dalle autorità montenegrine ed è stato poi estradato in Montenegro con l’accusa di essere a capo di un’organizzazione criminale. Sul finire del 2019 gli è stata concessa la libertà vigilata in seguito al pagamento di 500.000 euro, ma gli è stato proibito di allontanarsi da Kotor[16].

Note

  1. Stevan Dojčinović, Bojana Jovanović, Dejan Milovac (MANS) i Svetlana Đokić (Vijesti), Rat balkanskog podzemlja: Ubistva, veze u policiji i u vrhu države, Krik, 5 maggio 2020[1].
  2. Dragan Janjić, Arresto di Darko Šarić: Vučić fa bingo, Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa, 24 marzo 2014.[2]
  3. Stevan Dojčinović, Bojana Jovanović, Dejan Milovac (MANS) i Svetlana Đokić (Vijesti), Rat balkanskog podzemlja: Ubistva, veze u policiji i u vrhu države, Krik, 5 maggio 2020[3].
  4. Il database è consultabile all'indirizzo: https://www.crnaknjiga.rs
  5. KRIK Naglas: Rat balkanskih klanova, podcast, 6 maggio 2020, Spotify.
  6. Bojana Jovanović and Stevan Dojčinović, Gangsters and Hooligans: Key Players in the Balkan Cocaine Wars, KRIK, 7 maggio 2020[4].
  7. Bojana Pavlović, Sud Saletu Mutavom 12 puta odložio zatvor, KRIK, 12 dicembre 2016[5].
  8. Bojana Pavlović, Stevan Dojčinović, Vučićevu zakletvu obezbeđivao član ekipe Saleta Mutavog, KRIK, 20 luglio 2017[6].
  9. Bojana Jovanović, Stevan Dojčinović, Svetlana Đokić, Bad Blood: A War Between Montenegrin Cocaine Clans Engulfs the Balkans, Organized Crime and Corruption Reporting Project, 5 maggio 2020[7].
  10. Bojana Pavlović, Milica Vojinović, S kim je predsednikov sin navijao, KRIK, 19 giugno 2018[8].
  11. Biljana Nikolić, Mafija sve jača, država sve slabija, Vijesti, 6 marzo 2020[9].
  12. Svetlana Đokić, Baranin Zijad Nurković preminuo nakon ranjavanja u Španiji, Vijesti, 19 aprile 2019[10].
  13. Andrej Mlakar, Škaljari i Kavčani: Zbog dva sela, gori Evropa cela, nova.rs, 28 maggio 2020[11].
  14. MafiaNeinDanke, La guerra fra clan montenegrini non si arresta. Il caso di Igor K. scuote l’opinione pubblica tedesca, 27 febbraio 2020[12].
  15. Dmytro Replianchuk and Elena Loginova, Ukraine Media: Wife Shot Back at Assassins of Kavač Clan Boss, 5 Nabbed, Organized Crime & Corruption Reporting Project, 3 giugno 2020[13].
  16. Bojana Jovanović and Stevan Dojčinović, Gangsters and Hooligans: Key Players in the Balkan Cocaine Wars, KRIK, 7 maggio 2020[14].

Bibliografia

  • Archivio KRIK
  • Archivio Vijesti
  • Mafia? Nein, Danke!
  • Organized Crime & Corruption Reporting Project