Ecomafie

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Ecomafie è un neologismo coniato da Legambiente[1] per indicare quei settori della criminalità organizzata dediti ai reati contro l'ambiente, quali il traffico e lo smaltimento illecito dei rifiuti, l'abusivismo edilizio e reati connessi. Benché il termine abbia riscosso un buon successo mediatico, sotto il profilo accademico negli ultimi anni si è fatta strada una nuova espressione, "Criminalità ambientale", in considerazione del fatto che le organizzazioni mafiose non sono l'unico soggetto ad occuparsi di reati contro l'ambiente.

ecomafie

Nascita del termine

Il termine debutta nella lingua italiana nel 1994, a seguito del primo Rapporto “Le Ecomafie”, frutto del lavoro svolto tra Legambiente, l'Arma dei Carabinieri ed Eurispes.

Le mafie nei reati contro l'ambiente

I reati contro l'ambiente rientrano nella categoria dei "reati senza vittima", cioè non suscitano allarme nella popolazione per via del fatto di non essere immediatamente evidenti. Soprattutto per quanto riguarda le regioni meridionali dove il fenomeno mafioso è nato, sono gli esponenti delle organizzazioni mafiose a presentarsi alle aziende, offrendo lo smaltimento a prezzi concorrenziali, violando la normativa a tutela dell'ambiente.

Rispetto ad altri soggetti, l'organizzazione mafiosa può offrire uno smaltimento quasi esente da rischi per via del controllo del territorio, potendo ad esempio smuovere enormi quantità di terreno e riempire le relative voragini coi rifiuti delle aziende. Inoltre, lo smaltimento dei rifiuti ad opera di un'organizzazione mafiosa ha l'innegabile vantaggio dell'omertà che cementa i rapporti tra i vari soggetti coinvolti nel business criminale.

Dall'ultimo Rapporto Legambiente, sono oltre 30mila i reati contro l'ambiente accertati nel 2022, di cui il 39,7% concentrati nelle regioni a originaria presenza mafiosa[2].

Modelli operativi

Sotto il profilo dei modelli operativi, vi sono fondamentalmente sette categorie emerse negli anni[3]:

  1. Declassificazione dei rifiuti: attraverso la falsificazione della documentazione cartacea, i rifiuti da smaltire non vengono più catalogati come pericolosi;
  2. Sistema del girobolla: si ottiene la declassificazione dei rifiuti facendo figurare operazioni di trattamento dei rifiuti mai avvenute, certificate da professionisti complici;
  3. Sversamento diretto dei rifiuti: i rifiuti pericolosi vengono direttamente immessi nel territorio, senza alcuna delle operazioni precedenti;
  4. Sversamento di ingenti quantitativi di olio esausto in mare;
  5. Sfruttamento delle energie rinnovabili: soprattutto durante la trasformazione delle biomasse, vengono aggiunti rifiuti non consentiti, sempre sfruttando le false certificazioni;
  6. Costituzione di una filiera di società: oltre alle false fatture, i produttori vengono obbligati a servirsi di queste società per lo smaltimento;
  7. Spedizione all'estero: si sfruttano soprattutto i porti italiani per spedire ingenti quantitativi di rifiuti pericolosi e speciali all'estero, sfruttando collegamenti con organizzazioni criminali estere.

Le criticità sul tema

Sul tema delle ecomafie, emergono quattro criticità[4]:

  1. lo sviluppo di business di nuova generazione;
  2. l'organicità al modello di sviluppo;
  3. una nuova qualità dei beni aggrediti;
  4. crucialità del ruolo svolto dal sistema lombardo e del Nord in generale;

Per quanto riguarda la prima, è da notare come le organizzazioni mafiose anticipino le istituzioni nei loro traffici, facendo emergere la mancanza di conoscenza del loro modus operandi e delle organizzazioni stesse, ad esempio non considerando le "nuove generazioni" di affiliati come sostitute delle precedenti, ma esse convivono tra loro.

La seconda criticità, invece, è riconducibile al modello di società nella quale viviamo: essa è, infatti, ben oltre il limite della sostenibilità. Con ciò si intende la forte presenza di eccessi, che vanno smaltiti. Ciò provoca, come detto in precedenza, una domanda di servizi illegali al minor costo possibile. Prendendo ad esempio il caso campano, questa regione è stata la prima ad essere utilizzata come luogo di sversamento rifiuti in quanto è la regione in cui viene esercitato un forte controllo mafioso sul territorio ed è la più vicina geograficamente alle aziende del Nord che necessitavano di questo servizio. Oggi questo business sta portando alla nascita di nuove organizzazioni criminali, come ad esempio nel trasporto di rifiuti verso il Ghana, dove vengono sversati quantità notevoli di computer.

Dagli anni Novanta è anche cambiata la tipologia dei beni aggrediti: non più "solo" i classici traffici criminali, ma anche danni al patrimonio naturale, alla salute, all'alimentazione. Le terre del Sud Italia sono notoriamente fertili, ma oggi questi beni vengono aggrediti, dato che lo sversamento di veleni nella terra intacca anche le fonti di acqua potabile, con danni gravissimi sia alle colture che alla salute dei cittadini. Oltre a questi si aggiunge l'abusivismo edilizio e i cosiddetti "ecomostri", che portano a morte e distruzione in molti luoghi.

Infine, è stata osservata una decuplicazione di densità demografica a Milano rispetto al resto dell'Italia negli ultimi anni. Ciò ha portato ad una continua costruzione sia di case che di aziende, che devono smaltire i rifiuti prodotti. E' stato inoltre rilevato che un metodo per evitare i controlli dell'Autorità Giudiziaria è la piantumazione di alberi: infatti, dopo tre anni da essa, non è più possibile effettuare rilievi sul territorio.

Note

  1. Legambiente, Ecomafia, in http://www.legambiente.it/temi/ecomafia
  2. Legambiente, Rapporto Ecomafie 2023, Scheda di Sintesi, 11 luglio 2023[1].
  3. Pietro Grasso, Ecomafie, Summer School in Organized Crime, Università degli Studi di Milano, settembre 2014.
  4. Nando dalla Chiesa, Ecomafie, Summer School in Organized Crime, Università degli Studi di Milano, settembre 2014.

Bibliografia

  • Ecomafie, Summer School in Organized Crime, Università degli Studi di Milano, settembre 2014.
  • Legambiente.