Luigi Calogero Addisi

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Luigi Calogero Addisi.jpg

Luigi Calogero Addisi (San Calogero (VV), 2 febbraio 1959) è stato consigliere comunale del Partito Democratico del comune di Rho, in provincia di Milano, dimessosi dal suo incarico a seguito della pubblicazione di intercettazioni telefoniche fatte nell'ambito dell'Operazione Metastasi.[1] Viene arrestato il 28 ottobre 2014 con l'accusa di riciclaggio e di abuso d'ufficio con l'aggravante di aver favorito l'associazione mafiosa nell'ambito dell'Operazione Quadrifoglio.[2]


Biografia

Laureatosi all'età di 28 anni in giurisprudenza e con un master in management,[3] Addisi sposò Annunziata Corsaro, nipote di alcuni esponenti di vertice della 'ndrina Mancuso di Limbadi, attiva in provincia di Vibo Valentia.

L'attività politica

Consigliere comunale già dagli anni 2000 con Forza Italia, passò poi all'Udeur, per poi finire al Partito Democratico in occasione della nomina a Sindaco di Pietro Romano nel 2011.[4]

Le intercettazioni

  • Nel 2012, nell'ambito dell’Operazione Grillo Parlante (che portò all'arresto dell'ex assessore regionale Domenico Zambetti), venne citato per la prima volta in una conversazione tra Eugenio Costantino e Marco Scalambra, anche loro arrestati nella la medesima operazione. Addisi si dichiarò estraneo alle vicende: «Sono una persona pulita e perbene, sfido chiunque a dimostrare il contrario. Quello che è in atto nei miei confronti è un atto di puro sciacallaggio politico al solo scopo di distruggere la dignità di un uomo per bene, reo di aver sposato un'altra persona per bene i cuoi parenti della madre non sono proprio dei "fiorellini"».[5]
  • Nel 2014, nell'ambito dell'Operazione Metastasi, venne resa pubblica un'intercettazione del 27 aprile 2011 nella quale, al telefono con Ernesto Palermo, ex consigliere comunale di Lecco (accusato di corruzione, turbativa d'asta, estorsione e associazione mafiosa), si offrì di mettere a disposizione il proprio bacino elettorale per la candidata del Pdl al consiglio comunale di Milano Maria Mariolina Moioli (ex assessore alla Famiglia nella giunta Moratti).


(LA: Luigi Calogero Addisi, EP: Ernesto Palermo)

LA: Pronti!

EP: Oh caro compare mio come state?

LA: Ernesto ti ho mandato gli auguri, li hai ricevuti?

EP: Eh?

LA: Li hai ricevuti gli auguri di Pasqua?

EP: Mi hai mandato gli auguri per Pasqua?

LA: Con questo telefono qua te li ho mandati.

EP: Ma va che non mi è arrivato nessun... ti sei diment... non dico di me ma ti sei dimenticato della tua figlioccia, guarda, è...

LA: Te li ho mandati, te li ho mandati il giorno di Pasqua.

EP: È vergognoso, ha detto che quando ti vedrà ti chiederà minimo di comprarle la macchina, perciò tieniti pronto [ride] .

LA: Allora sono pronto.

EP: Sei pronto! Ascoltami, me la dai una mano su Milano? Personale. Alle elezioni.

LA: Perché ti sei candidato da qualche parte?

EP: Tu me la dai una mano personale? serve a me per una persona.

LA: Va bene.

EP: Me la dai? ci posso contare?

LA: Va bene, va bene.

EP: Ti dico pure chi è, la Mariolina Maioli [Silvia Ghezzi lo corregge dicendo "Moioli, tutti dicono Maioli!"]. Hai capito chi è? la conosci?

LA: Va beh, non la posso vedere però va bene.

EP: Eh non la puoi vedere, per me lo devi fare cazzo! lo so...

LA: Lo faccio per te ma mi fa schifo quella persona però avanti, va bene, ok.

EP: Me lo fai?

LA: Sì!

EP: Ci conto? mi dai la tua parola?

LA: La mia parola, sì.

EP: Va buò, ok.

LA: Ok?

EP: Ci vediamo, ciao. Ti vengo a trovare.

LA: Ciao.


A seguito di questa intercettazione, il 12 aprile 2014 Addisi si dimise dalla carica di consigliere comunale commentando: "La dignità non ha prezzo."[6]

L'arresto

Il 28 ottobre 2014 Addisi venne arrestato in relazione al tentativo di avviare una speculazione immobiliare a Lucernate (frazione di Rho) nella quale avrebbero avuto un ruolo anche il boss Antonio Galati e gli imprenditori Franco Monzini e Luigi Vellone. I carabinieri documentarono come Galati, per il tramite di Monzini e Vellone, finanziò con 300mila euro l’acquisto di un terreno con lo scopo di edificare un vasto complesso abitativo. Secondo quanto emerse dalle indagini Addisi mediò tra il boss e gli altri due imprenditori. Inoltre Addisi avrebbe favorito l’approvazione di una variazione di destinazione d’uso del terreno, superando i preesistenti vincoli di edificabilità.[7]

Il tentato suicidio

Il 3 marzo 2015, nel bagno della sua cella, Addisi avrebbe tentato il suicidio impiccandosi con la corda dell'accappatoio. Solo l'intervento del compagno di cella e delle guardie carcerarie avrebbe evitato il peggio.[8]

Il processo

Sentenza di primo grado

Addisi venne condannato in primo grado, il 21 aprile 2016, a sette anni di carcere per il riciclaggio del denaro servito all'acquisto di Palazzo Gorani, dimora storica di Lucernate di Rho. Assolto, invece, dal reato di abuso d'ufficio aggravato in relazione al suo ruolo di consigliere comunale per non essersi astenuto dalla votazione del Piano di Governo del Territorio nonostante fosse socio occulto della società proprietaria di Palazzo Gorani.[9]

Note


Bibliografia

  • Alfonsa Maria Ferraro, Ordinanza di applicazione di misure coercitive personali e decreto di sequestro preventivo - Procedimento Penale n.35313/09 R.G.N.R., Tribunale di Milano - Sezione Giudice per le Indagini Preliminari, 31 marzo 2014