Luisa Fantasia

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Luisa Fantasia (San Severo, 12 aprile 1943 – Milano, 14 giugno 1975) è stata la moglie di un carabiniere sotto copertura, uccisa dalla 'ndrangheta a Milano.

Luisa Fantasia
Luisa Fantasia

Biografia

Originaria di San Severo, cittadina di 50mila abitanti in provincia di Foggia, Luisa si trasferì a Milano per seguire il marito, il brigadiere dell'Arma dei Carabinieri Antonio Mascione. Membro del Nucleo investigativo dei Carabinieri di Via della Moscova, Mascione si occupava di indagare sui fiumi di eroina che cominciavano ad affluire nel capoluogo lombardo, spesso operando sotto copertura. Noto per la sua intransigenza morale e capacità investigativa, venne soprannominato "Tonino La Legge"[1].

Proprio la sua nomea portò la sera del 10 giugno 1975 due giovanissimi calabresi a chiedere di lui alla Caserma dei Carabinieri di Via della Moscova. Si chiamavano Abramo Leone, di 17 anni, e Biagio Jaquinta, di 23, all'epoca dei fatti "bassa manovalanza" della 'ndrina dei Di Giovine - Serraino, che a Milano faceva capo a Maria Serraino, passata alla storia come "nonna eroina".

I due chiesero di parlare solo con Mascione, cui dissero di essere disposti a dare i dettagli di un carico di 6 tonnellate di eroina pronto a sbarcare in città, in cambio di soldi. Mascione accettò e si finse un acquirente interessato ad acquistare la partita di droga per 60 milioni di vecchie lire, incontrando alla stazione di sosta Lazzaroni di Saronno, sulla Milano-Varese, tale "Ciccio". Tuttavia, le cose non andarono per il verso giusto e il suo interlocutore rifiutò di vendergli la droga al prezzo pattuito, forse intuendo di trovarsi di fronte a un Carabiniere. Tanto era importante l'operazione, che Mascione lasciò ai due ragazzi "intermediari-informatori" anche il suo numero di casa, pur di intercettare il carico.

L'omicidio di Luisa Fantasia

Leone e Jaquinta si convinsero che Mascione tenesse la valigetta coi 60 milioni che avevano visto all'incontro in casa. E così sabato 14 giugno suonarono alla porta dell'abitazione del maresciallo, presentandosi come "amici di Tonino". La giovane moglie disse loro che il marito non era in casa, ma non fece in tempo a richiudere la porta che venne aggredita e immobilizzata. Non trovando la valigetta e i 60 milioni, ma appena 60mila lire, i due decisero di seviziare, violentare e infine sgozzare la donna, di fronte alla figlia di 18 mesi, Cinzia. Nel mentre Leone, per assicurarsi che il marito non rientrasse in casa, lo chiamò in Caserma, parlando di una stamperia di banconote false, che tenne lontano il brigadiere per diverse ore.

Al suo ritorno a casa, poco prima della mezzanotte, Mascione ritrovò il corpo della moglie, seminudo e coperto di sangue, brutalmente sfigurato in volto, gli occhi sbarrati, le braccia reclinate sul capo, come per proteggersi. Di fianco, addormentata e sporca di sangue, sua figlia Cinzia, che si era addormentata esausta dopo aver pianto e urlato per ore.

Le indagini

Le indagini, cui partecipò personalmente anche Mascione, si indirizzarono quasi subito sui due "informatori". Nella perquisizione della casa dove abitavano vennero ritrovate le 60mila lire, la fede nuziale di Luisa Fantasia e i vestiti sporchi di sangue. Il coltello da sub utilizzato per ucciderla venne poi rinvenuto lungo i binari della linea ferroviaria Milano-Saronno, gettata dai due assassini mentre tornavano in treno a Saronno.

Dopo ore di interrogatorio e le prime ammissioni, i due confessarono, pur accusandosi a vicenda dell'omicidio. L'inchiesta permise anche di risalire al presunto trafficante di droga, un ventenne di nome Vittorio «Ciccio» M., arrestato insieme ad altri quattro giovani che Leone e Jaquinta avevano indicato nei loro alibi, anche se risultarono in seguito estranei al delitto (anche se uno di loro aveva prestato il pugnale poi usato dagli assassini).

I funerali di Stato

Luisa Fantasia ebbe tre funerali di Stato: uno a Milano, a San Nicandro e a San Severo. Tuttavia, avvennero tutti in sordina e senza clamori mediatici, in forma privata, per volontà dello stesso Mascione.

Il processo

Al termine del processo di primo grado, durante il quale l'accusa era sostenuta dal pubblico ministero Ferdinando Pomarici, la Corte condannò Jaquinta e Leone all'ergastolo. Fu la prima volta in cui il fine pena mai venne inflitto come condanna a un minorenne. Quando il presidente della corte pronunciò la parola «ergastolo», un lungo e frenetico applauso proruppe nell'aula del palazzo di giustizia, cui seguirono grida, pianti e invocazioni: «a morte», «giustizia», «belve». Qualcuno si addossò alle transenne per stringere la mano al pubblico ministero, per congratularsi con lui. Pomarici, dal canto suo, si schermiva e invitava energicamente la folla alla calma e al silenzio.

La condanna dell'ergastolo venne confermata sia in Appello che in Cassazione. Jaquinta nel 1980 venne ucciso nel carcere di Nuoro, a seguito di una rissa. Leone, nonostante la condanna all'ergastolo, oggi è libero[2].

Memoria

Il 7 dicembre 1975 la città di Milano decise di conferire a Luisa Fantasia la civica benemerenza alla memoria, il c.d. "Ambrogino d'oro". Le fu assegnata anche la medaglia d'oro al valore civile e dedicato un intero quartiere di San Severo, che negli anni però divenne più noto per i blitz delle forze dell'ordine, che sbiadirono nella coscienza collettiva la memoria di Luisa.

Solo dal 2019 si è tornato a parlare della sua storia, poiché il figlio in seconde nozze di Mascione, Pietro Paolo, ottenne dal padre il permesso di parlarne. Nello stesso anno, a Manfredonia l'Associazione Nazionale Carabinieri le ha assegnato il «Premio Virgo Fidelis» alla memoria. Il 14 giugno 2021 il Comune di Milano le intitolò dei giardini nel quartiere Baggio[3].

Note

  1. Citato in Cose Nostre, Il Silenzio nei suoi occhi, Documentario, Rai 1, 10 ottobre 2022
  2. Citato in Cose Nostre
  3. Comune di Milano, Milano è memoria. In via delle Forze armate dedicato un giardino a Luisa Fantasia barbaramente uccisa nel 1975[1]

Bibliografia

  • Cose Nostre, Il Silenzio nei suoi occhi, Documentario, Rai 1, 10 ottobre 2022
  • Massimo Cavallini, I mostri e l'ergastolo, l'Unità, 28 novembre 1976.
  • Francesco Fornari, Fatta piena luce sul bestiale delitto di sabato notte a Milano, La Stampa, 17 giugno 1975.