Marcello Torre

Da WikiMafia.
Jump to navigation Jump to search

Marcello Torre (Pagani, 9 giugno 1932 – Pagani, 11 dicembre 1980) è stato un avvocato e politico italiano, vittima innocente di camorra.

Marcello Torre
Marcello Torre

Biografia

Secondogenito di Giuseppe, stimato medico, e di Anna Contaldi, detta Nina, figlia di Andrea, titolare della prima farmacia della città, il giovane Marcello crebbe in una famiglia borghese saldamente ancorata ai valori cattolici. Il nonno di Marcello, Emilio, era stato consigliere comunale nel 1877 e la sua famiglia godeva di rendite fondiarie, agrumeti e frutteti, che si estendevano tra la pianura e la collina, nell'area di confine tra il comune di Pagani e quello di Angri[1].

Negli anni della formazione, Torre divenne un fervido esponente di Azione Cattolica, nella quale ricoprì, sin dal 1948, l'incarico di dirigente diocesano della GIAC (Gioventù Italiana Azione Cattolica)[2]. Finiti gli studi liceali, si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza a Napoli, dove iniziò a frequentare gli ambienti della Democrazia Cristiana[3].

Da giovane di Azione Cattolica, Torre passò ai Gruppi Giovani della DC, di cui divenne delegato provinciale al congresso dell'ottobre 1954[4]. In pochi mesi, grazie al suo attivismo, venne nominato componente della Giunta esecutiva nazionale del partito come responsabile delle politiche per il Mezzogiorno. Dopo due anni, venne candidato ed eletto consigliere comunale della sua città, a soli 24 anni, con 1023 preferenze, piazzandosi dietro all'allora segretario provinciale del partito, Bernardo D'Arezzo (3364 voti) e l'ex-sindaco di Pagani Carlo Tramontano (1508 voti)[5].

Consigliere comunale a Pagani

In quella veste, fece varare nel 1957 la prima Consulta giovanile comunale della provincia di Salerno. Il 19 e il 20 gennaio dello stesso anno, in qualità di responsabile meridionale dei giovani democristiani, organizzò un convegno nazionale di Studi sul Mezzogiorno alla Camera di Commercio di Salerno, con l'obiettivo di fare un primo resoconto dell'intervento statale al sud e suggerire nuove politiche industriali per impostare la seconda fase di sviluppo della Cassa per il Mezzogiorno[6]. A luglio, Torre si laureò col massimo dei voti con una tesi sullo scioglimento delle assemblee parlamentari, relatore Alfonso Tesauro, deputato democristiano[7].

L'ascesa politica e professionale

Nel 1959 Marcello lasciò la carica di delegato provinciale dei Gruppi Giovanili della Democrazia Cristiana per andare a ricoprire l'incarico di responsabile provinciale della Spes, l'ufficio propaganda del partito, dando vita a due settimanali, che non durarono a lungo: "Gioventù Nostra"[8] e la "Rivolta del Sud"[9].

Il 21 gennaio 1959 Torre patrocinò la sua prima causa in Corte d'Assise come difensore di parte civile in un processo d'omicidio, riscuotendo un clamoroso successo di stampa. Questo lo portò durante tutti gli anni Sessanta ad affiancare in importanti processi il futuro Presidente della Repubblica Giovanni Leone.

Proprio in quegli anni cominciò a frequentare Lucia De Palma, figlia di Costantino, un imprenditore amico della famiglia Torre sin dal 1926, anno in cui questi promosse insieme al padre di Marcello la nascita dell'Unione Sportiva Paganese, la locale squadra di calcio[10]. I due si sposarono l'11 giugno 1960[11] ed ebbero due figli: Giuseppe e Annamaria.

Assessore e vicepresidente della provincia di Salerno

Qualche mese dopo Torre venne eletto consigliere provinciale nel collegio di Pagani e rieletto consigliere comunale, ricoprendo le due cariche ininterrottamente fino al 1970. Pur giovanissimo, il 17 gennaio 1961 venne nominato in quota alla corrente di Amintore Fanfani assessore provinciale al contenzioso, alla pubblica assistenza e alle politiche giovanili, dedicandosi alla riorganizzazione dell'Ospedale psichiatrico di Nocera Inferiore[12].

Dopo la rielezione nel 1964 come consigliere provinciale, venne riconfermato assessore, ottenendo le deleghe al Turismo, allo Sport e alle Politiche Giovanili, nonché la carica di vicepresidente della provincia[13].

Il suo mandato nella seconda metà degli anni Sessanta in provincia si contraddistinse per:

  • la sistemazione della rete viaria dell'Agro nocerino sarnese (in particolare la progettazione e costruzione della variante di collegamento con la provinciale per Angri, la bitumazione e la rettifica delle strade di campagna); la programmazione dello sviluppo turistico della Provincia;
  • gli interventi di edilizia scolastica (come la costruzione dell'attuale sede del liceo scientifico di Pagani);
  • l'impegno per i giovani in politica;
  • il finanziamento del nuovo campo sportivo di Pagani;
  • il sostegno economico alla squadra di calcio della Salernitana a rischio di fallimento.

L'abbandono della politica attiva

Nel 1970 Torre lasciò la politica attiva in rottura col capo corrente fanfaniano locale, Bernardo D'Arezzo, fondando il 10 ottobre il Piccolo Giornale[14], dal quale iniziò a condurre la sua battaglia di opposizione al leader democristiano paganese. Per tutto il decennio successivo Torre si dedicò quasi esclusivamente all'attività professionale, diventando uno degli avvocati penalisti di maggior rilievo del Foro di Salerno, sedendo nel Consiglio dell'Ordine degli Avvocati. Questo non gli impedì, tuttavia, di partecipare al dibattito pubblico attraverso il suo giornale, non risparmiando critiche feroci all'operato dell'ex-sodale di partito, oramai divenuto politico nazionale.

La proposta di candidatura col Partito comunista italiano

Il suo prestigio lo portò ad essere il difensore di diversi boss e affiliati alla camorra, ma non solo. Decise di difendere anche l'anarchico Giovanni Marini[15], accusato dell'assassinio dell'attivista di estrema destra Carlo Falvella, insieme agli avvocati Spazzali di Milano e l'onorevole Umberto Terracini, già presidente in quota PCI dell'Assemblea Costituente. Dalla collaborazione in questo ambito, nacque la proposta di Terracini, a nome del Partito Comunista Italiano: la candidatura di Torre al Senato, nel collegio dell'Agro nocerino sarnese, come indipendente cattolico nelle liste del PCI alle politiche del 1976, quelle che avrebbero decretato la grande avanzata dei comunisti di Enrico Berlinguer in tutta Italia. Dopo averci riflettuto a lungo, Torre deciso di non accettare.

Presidente della Paganese

Nello stesso anno, Torre assunse la presidenza della Paganese, che suo padre aveva contribuito a fondare 50 anni prima. Nella stagione 1976/1977, dopo un brillante campionato in C1, la squadra di calcio sfiorò d'un soffio la promozione in serie B, contribuendo all'aumento di popolarità dell'avvocato[16].

Pagani e la nuova camorra

Nella seconda metà degli anni '70 Pagani iniziò a cambiare. Divennero sempre più frequenti le notizie di sparatorie in luoghi pubblici, tanto da farle guadagnare il titolo di "far west" sulla stampa locale. Iniziò a strutturarsi in quegli anni un network affaristico-criminale che coinvolgeva imprenditori, amministratori, tecnici, burocrati, nel quale il locale clan, guidato da Salvatore Serra detto Cartuccia, era l'epicentro. Marcello, in qualità di avvocato, difese il capo-clan, pur non ammettendo deroghe alla sua etica professionale[17].

Il ritorno in politica

Nel 1980, a dieci anni dalla sua rottura con Bernardo D'Arezzo, Marcello Torre tornò alla politica attiva[18]. La proposta arrivò proprio dal suo storico rivale che, di fronte alla disgregazione della sua corrente, tentò la carta dell'avvocato penalista di successo e presidente della squadra di calcio per recuperare consensi. Torre accettò, intuendo che D'Arezzo fosse alla fine della sua carriera politica, con l'obiettivo di sostituirlo nel breve periodo. Capolista della Democrazia Cristiana, avviò un dialogo anche con le altre forze politiche.

La lettera testamento alla moglie e ai figli

Tuttavia, i segnali di intimidazione che gli arrivarono durante la campagna elettorale lo portarono a scrivere il 30 maggio una lettera testamento, indirizzata alla moglie e ai figli, consegnata all'allora pubblico ministero Domenico Santacroce:

«Carissimi, ho intrapreso una battaglia politica assai difficile. Temo per la mia vita. Ho parlato al dr. Ingala[19]. Conoscete i valori della mia precedente esperienza politica. Torno nella lotta soltanto per un nuovo progetto di vita a Pagani. Non ho alcun interesse personale. Sogno una Pagani civile e libera. Ponete a disposizione degli inquirenti tutto il mio studio. Non ho niente da nascondere. Siate sempre degni del mio sacrificio e del mio impegno civile. Rispettatevi ed amatevi. Non debbo dirvi altro. Conoscete i miei desideri per il vostro avvenire. Lucia serena - Peppino ed Annamaria "laureati", corretti - tolleranti - aperti all'esistenza - con una famiglia sana e tranquilla. Quanti mi hanno esposto al sacrificio siano sempre vicini alla mia famiglia. Vi abbraccio forte al cuore. Un pensiero ai miei fratelli, alle zie e a tutti i miei cari. Marcello»[20].

Sindaco di Pagani

Il 9 giugno la Democrazia Cristiana ottenne la maggioranza relativa in Consiglio Comunale. Dopo più di un mese e mezzo di trattative, il 29 luglio Torre venne nominato Sindaco a capo di una giunta monocolore DC. Il giuramento, con l'esposizione delle linee programmatiche in Consiglio Comunale, avvenne solo il successivo 8 settembre. L'intero discorso si focalizzò sulla correttezza della gestione della cosa pubblica, nonché la lotta alla droga, al nuovo piano regolatore e all'igiene pubblica[21].

Il terremoto dell'Irpinia

A pochi mesi dalla sua elezione a Sindaco, Torre si ritrovò di fronte al più grande disastro dell'epoca: il Terremoto dell'Irpinia del 23 novembre 1980. In novanta secondi la scossa di terremoto provocò 2.735 morti, 8.850 feriti e la distruzione di interi centri abitati. Già in serata Torre si ritrovò in strada a fornire i primi soccorsi agli sfollati, requisendo il mercato ortofrutticolo e trasformandolo in un luogo di assistenza, dove vennero montate tende e parcheggiate roulotte[22].

Il terremoto rappresenta uno spartiacque nella storia della camorra, diventando un'opportunità di arricchimento senza limiti, anche grazie alle ampie deroghe previste dal governo nazionale, unite alla quasi totale assenza di controlli. Conscio del pericolo, Torre cercò subito di sbarazzarsi dell'appellativo di avvocato difensore dei camorristi e varò una prima serie di atti a tutela dell'interesse pubblico.

Anzitutto, istituì un comitato paritetico, facendo partecipare ai lavori di giunta tutti i capigruppo dei partiti rappresentati in Consiglio comunale, con cui si sarebbero dovuti scegliere i tecnici per stimare danni e avviare i lavori di ricostruzione. Tuttavia, l'etichetta di avvocato dei camorristi non riuscì a togliersela di dosso e all'ennesima accusa di essere il sindaco della camorra, il 6 dicembre annunciò le sue dimissioni da Sindaco. Due giorni dopo, i partiti gli rinnovarono la fiducia. Sul Corriere della Sera il 9 dicembre Torre venne definito da Nicola D'Amico «un personaggio faustiano»: difensore del capoclan Serra, ma anche dell'anarchico Marini e di esponenti di Lotta Continua, vicino a D'Arezzo ma anche amico dei comunisti. Ragione per cui i camorristi, riporta l'articolo, non lo volevano come sindaco ma ne avevano bisogno come avvocato[23].

L'omicidio

La mattina dell'11 dicembre Torre venne assassinato subito dopo essere uscito di casa, accompagnato da Franco Bonaduce, procuratore legale del suo studio dopo l'elezione a sindaco. Pronti a partire verso le 8:30, mentre l'amico innestava la retromarcia per imboccare la strada provinciale, due killer a volto coperto si affiancarono all'auto, sparando al sindaco. Bonaduce, ferito all'addome, si lanciò in strada chiamando i soccorsi. I figli portarono il padre in ospedale, dove non poterono far altro che constatare il decesso[24].

I funerali

Subito dopo l'omicidio, iniziarono i depistaggi. L'omicidio venne rivendicato dalla colonna "Franco Anselmi" dei Nar. Sulla stampa il dibattito si divise tra vittimisti e colpevolisti, tra chi dipingeva il sindaco come persona perbene e chi, in virtù dei suoi incarichi professionali, un personaggio ambiguo. Ai funerali, che la famiglia voleva in forma privata, parteciparono molte persone. A seguito del divieto del segretario della federazione comunista locale di partecipare ai funerali, l'allora consigliere regionale comunista Isaia Sales e il capogruppo in consiglio comunale Antonio Donato decisero di partecipare ugualmente, facendo stampare un manifesto di condoglianze firmato dagli "Amici comunisti di Marcello Torre"[25].

Le indagini e i processi

Il 20 dicembre Salvatore Serra, rispondendo ai giornalisti, dichiarò in tribunale a Salerno:

«I mandanti devono essere cercati altrove tra i suoi avversari. Non nella malavita, bensì tra chi non voleva che andasse in Comune... E poi che c'entrava Marcello Torre con i clan? Torre era il mio avvocato, ma anche l'avvocato di Catapano, che è amico di Cutolo. Se si vuole prendere chi ha ucciso e fatto uccidere bisogna guardare in alto»[26].

Il giorno dopo questa dichiarazione, in pieno centro a Pagani, venne ucciso a colpi di mitragliatrice Antonino Buono, uomo di Serra. L'omicidio spostò il focus sulle indagini su Raffaele Cutolo e il suo intento di eliminare il boss locale per estendere la sua influenza sull'intero Agro nocerino. I sospetti si intensificarono quando il 31 ottobre 1981 Serra venne trovato morto suicida nel carcere di Ascoli Piceno. Come venne accertato in seguito, in realtà si trattò di un omicidio fatto passare per suicidio anche grazie a un maresciallo della polizia penitenziaria.

Tuttavia, la famiglia Torre dovette aspettare ben cinque anni prima che venne ufficialmente aperto un processo per la morte di Marcello. Alcuni collaboratori di giustizia indicarono in Salvatore Di Maio, ex-uomo di Serra e all'epoca capozona della Nuova Camorra Organizzata, e in Antonio Benigno, suo braccio destro, gli esecutori materiali del delitto. La famiglia, costituitasi parte civile, portò avanti la tesi della pista politico-mafiosa: il sindaco era stato ucciso perché di intralcio al network criminale interessato ad arricchirsi con gli appalti della ricostruzione post-terremoto.

Nel 1993 arrivò la sentenza di assoluzione definitiva per i due imputati, nonostante le parziali ammissioni di Di Maio circa il movente dell'omicidio, cioè le resistenze di Torre relativamente alla spartizione degli appalti post-terremoto. Solo nel 2002, a 20 anni dal delitto, la Cassazione condannò Raffaele Cutolo come mandante e Francesco Petrosino quale esecutore materiale dell'omicidio. La pista politica venne definitivamente scartata dai giudici, che riconoscono la sola matrice camorristica.

Il giudizio della Commissione parlamentare antimafia della XI legislatura

La Commissione parlamentare antimafia della XI legislatura, presieduta dall'on. Luciano Violante, sul caso Torre arrivò alla seguente conclusione:

«Non di rado la camorra si è fatta garante del successo elettorale degli amministratori collusi; ha spesso inoltre assicurato la stabilità  politica per far procedere senza intralci l'operazione economica intrapresa. Laddove, poi, sindaci ed amministratori comunali non si sono piegati alla logica della collusione, la camorra non si è fatta scrupolo di usare la violenza. È il caso dell'omicidio, avvenuto l'11 dicembre 1980, del sindaco di Pagani, Marcello Torre, colpevole di non aver favorito il sodalizio criminale nell'affidamento di appalti per la rimozione delle macerie.

Si tratta di una esecuzione avvenuta a pochissimi giorni dal sisma che costituisce anche un "segnale" nei confronti degli amministratori degli enti locali, ai quali vengono indicate le "procedure" che saranno seguite in caso di non assoggettamento o di dissenso. Alcuni mesi prima dell'omicidio organi di polizia erano stati informati confidenzialmente che l'avvocato Torre era esposto al rischio di aggressioni armate.

Tale notizia confidenziale non venne ritenuta affidabile, né vennero presi in considerazione i timori per la propria vita espressi dalla vittima al dirigente del Commissariato della Polizia di Stato di Nocera Inferiore dopo la sua elezione a sindaco. Non si ritenne di tutelare l'avvocato Torre neanche quando manifestò con nettezza il suo impegno a combattere ogni ingerenza camorristica nella gestione del comune.

Le indagini sull'omicidio sono partite molto a rilento; l'esame della documentazione contenuta nella scrivania dell'ufficio in municipio fu effettuato solo dopo tredici giorni dall'evento; la perquisizione dello studio e dell'abitazione della vittima fu disposta dal giudice istruttore soltanto il 5 febbraio 1982. Il giudice istruttore nell'ordinanza di rinvio a giudizio scriveva che "per ben due anni l'istruttoria veniva a trovarsi in una pressoché totale stasi" sino a quando le rivelazioni di alcuni collaboratori davano un nuovo impulso alle indagini. Gli imputati indicati dai pentiti come autori materiali del delitto sono stati tutti assolti[27]».

In memoria di Marcello Torre

A due anni dal delitto, nel 1982 venne costituita l'Associazione Marcello Torre, per volontà della moglie, Lucia De Palma, e di alcuni amici, colleghi e familiari. Da allora l'associazione organizza l'11 dicembre di ogni anno il Premio Marcello Torre, che viene assegnato a chi si distingue nell'impegno civile e nell'opera di denuncia della criminalità organizzata.

L'11 dicembre 2007 a Marcello Torre venne conferita la medaglia d'oro al valore civile dall'allora presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. A Torre è intitolato anche lo stadio comunale di Pagani dove gioca la Paganese, di cui era stato Presidente e il padre fondatore.

Il 30 maggio 2021 venne presentato un murale raffigurante il volto di Torre, ad opera dell'artista Jorit[28].

Note

  1. Ravveduto, Marcello (2016). Il sindaco gentile, Milano, Melampo editore, p. 27.
  2. Ivi, p. 30.
  3. Ivi, pp. 46-47.
  4. Ivi, p. 48.
  5. Ivi, p. 55.
  6. Ibidem
  7. Ivi, p. 63.
  8. Ivi, p. 63.
  9. Ivi, p. 67.
  10. Ivi, p. 27.
  11. Ivi, p. 76.
  12. Ivi, p. 83 e ss. Capitolo "L'Assessore".
  13. Ivi, p. 107 e ss.
  14. Ivi, p. 189 e ss.
  15. Ivi, p. 206 e ss.
  16. Ivi, p. 217 e ss.
  17. Ivi, p. 157 e ss.
  18. Ivi, p. 230 e ss.
  19. All'epoca Ingala era commissario della Polizia di Stato a Nocera Inferiore.
  20. Citato in Ravveduto, op. cit., p. 20.
  21. Ivi, p. 246 e ss.
  22. Ivi, p. 257 e ss.
  23. Nicola D'Amico, La sfida della legge per salvare gli appalti dove la camorra osa (e può) tutto, Corriere della Sera, 9 dicembre 1980.
  24. Ravveduto, op. cit., p. 271.
  25. Ivi, p. 276.
  26. Ibidem
  27. Commissione parlamentare antimafia (1994). Relazione sulla Camorra, Doc XXIII, n. 12 - XI Legislatura, 15 febbraio, pp. 84-85.
  28. A Pagani inaugurato il murales di Jorit per Marcello Torre, sindaco ucciso dalla camorra, Fanpage.it, 31 maggio 2021.

Bibliografia

  • Ballardin Gianfranco, Voleva più poliziotti in paese il sindaco assassinato a Pagani, Corriere della Sera, 13 dicembre 1980, p. 7.
  • Commissione parlamentare antimafia (1994). Relazione sulla Camorra, Doc XXIII, n. 12 - XI Legislatura, 15 febbraio.
  • Ravveduto, Marcello (2016). Il sindaco gentile, Milano, Melampo editore.