Matteo Vinci

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Matteo Vinci (Limbadi, 1° giugno 1974 - Cervolaro, 9 aprile 2018) è stato un biologo calabrese, ucciso dalla 'ndrangheta con un'autobomba.

Matteo Vinci
Matteo Vinci

Biografia

Figlio di Rosalba Scaramuzza, la madre, non potendolo crescere, lo affidò ai parenti più prossimi, Sara Scarpulla e Francesco Vinci.

Ex-militare ed ex-rappresentante di medicinali, candidato alle elezioni comunali di Limbadi, la sua famiglia era in lite con la potente 'ndrina dei Mancuso per dei terreni che non volevano cedere. Le tensioni erano arrivate al punto che nel novembre 2017 la lite fra il padre e i vicini di terreni degenerò con il ferimento del padre con un'arma da taglio, con conseguente rissa che fece finire in carcere sia Vinci che Sara Mancuso, poi rilasciati ma finiti sotto i riflettori della procura antimafia.

L'autobomba di Limbadi

autobomba matteo vinci
I resti dell'auto su cui si trovava Matteo Vinci con suo padre il giorno della sua morte

La sera del 9 aprile 2018 Matteo stava rientrando col padre dopo una giornata di lavori nei propri terreni in campagna. Dopo appena 80 metri, un'esplosione fratturò le gambe a Matteo, impedendogli di lasciare l'auto, e ferì gravemente il padre Francesco, sbalzato fuori dall'abitacolo. In pochi minuti l'auto fu completamente avvolta dalle fiamme e Matteo morì carbonizzato.

I Funerali

I funerali vennero celebrati solo il 14 luglio successivo, nei locali della scuola media di Limbadi, con rito civile. Parteciparono centinaia di concittadini, Libera, le Agende Rosse, ma non le autorità civili invitate dai genitori.

Indagini

Il 25 giugno 2018 la Procura di Catanzaro, guidata da Nicola Gratteri, spiccò sei arresti, eseguiti nella notte dai Carabinieri di Vibo Valentia e del ROS, portando in carcere Rosaria Mancuso e il genero Vito Barbara, considerati gli ideatori dell’attentato, Rosina e Lucia Di Grillo, figlie di Rosaria Mancuso, il marito della donna, Domenico Di Grillo, e il fratello, Salvatore Mancuso.

Tutti quanti sono accusati a vario titolo non solo di aver coperto il piano omicida messo a punto dalla matriarca Rosaria, con la collaborazione del genero, ma anche di aver partecipato alla lunga serie di aggressioni e intimidazioni subite dalla famiglia Vinci per costringerla a cedere i suoi terreni, nonché di illecita detenzione di armi clandestine, inclusa una Colt.

Stando alle parole del Procuratore Gratteri, “Ci troviamo dinanzi all’esternazione di un potere mafioso sul territorio, non è una semplice lite fra vicini. Quel terreno doveva essere dei Mancuso, con le buone o con le cattive”. Per anni Francesco Vinci, la moglie Rosaria Scarpulla e il figlio Matteo erano stati minacciati e più volte aggrediti. Ma alle pretese dei Mancuso non cedettero mai, per questo, stando alla ricostruzione degli inquirenti, la matriarca del clan decise di infliggere loro una “punizione” esemplare.

«Un’autobomba non è un modo comune di uccidere le persone. Era un messaggio che hanno voluto inviare a tutta la comunità, a tutti quelli che stanno a contatto con il contesto di Limbadi per costringerli ad abbassare la testa» (Nicola Gratteri)

A incastrare la matriarca Rosaria Mancuso e i suoi familiari, sono state le intercettazioni telefoniche e ambientali che hanno confermato i sospetti degli investigatori sul quadro in cui è maturato l’omicidio e hanno svelato la diretta responsabilità della matriarca e del genero, Vito Barbara. Ascoltati dalle cimici, i due commentano le indagini in corso.

Processo

Al Processo di 1° grado Regione Calabria e Comune di Limbadi non furono ammessi come parte civile, perché presentarono tardi la richiesta. L'avvocato della famiglia commentò:

«Desideravamo fare un fronte unico con le istituzioni e le associazioni, come Libera, che è del tutto assente, ma la colpa di quanto accaduto non è né della Corte, né delle parti offese, ma della sciatteria e della superficialità di chi ha presentato in ritardo le richieste di costituzione di parte civile. Oggi in questo processo siamo soli».

Le condanne di 1° grado

Il 14 dicembre 2021 la Corte d'Assise di Catanzaro, pur escludendo l'aggravante mafiosa, ha condannato all’ergastolo Rosaria Mancuso e il genero Vito Barbara per l'omicidio di Matteo Vinci.

La Corte ha quindi accolto le tesi della Procura di Catanzaro, guidata da Nicola Gratteri, secondo le quali l'omicidio del giovane biologo e il ferimento del padre, in auto con lui, sarebbero stati conseguenza della mancata cessione alla 'ndrina dei Mancuso dei terreni di loro proprietà.

Oltre ai due ergastoli, la Corte ha condannato a 10 anni anche Domenico Di Grillo, marito di Rosaria, accusato del tentato omicidio di Francesco Vinci nel 2017, quando il giovane fu pestato fino a rompergli la mandibola e il padre finì in rianimazione[1]. Dopo qualche settimana, tuttavia, Di Grillo fu scarcerato per motivi di salute e rimandato a casa sua, a 50 metri dai genitori, suscitando l'indignazione dei genitori di Matteo. "Questa non è giustizia: esce dal carcere e vive a 50 metri da casa nostra, nessuno viene ad avvisarci. Lo Stato ci deve salvaguardare"[2].

Memoria

Matteo Vinci è inserito su WikiMafia tra le vittime innocenti della 'ndrangheta da marzo 2020. Il 21 marzo di quell'anno il direttore dell'enciclopedia, Pierpaolo Farina, tramite un post su Facebook, auspicò l'inserimento del biologo calabrese tra le vittime innocenti ricordate ogni anno da Libera[3]. A due anni da quell'appello, tuttavia, Matteo Vinci non risulta ancora nell'elenco delle vittime innocenti delle mafie redatto dall'associazione di don Luigi Ciotti, nonostante le diverse iniziative in sua memoria organizzate dal Coordinamento provinciale di Vibo Valentia dal 2018.

Sia il 21 marzo 2021, alla lettura dei nomi online organizzata con Quarto Savona Quindici, sia il 21 marzo 2022, alla lettura dei nomi organizzata dal vivo nell'Aula Magna dell'Università degli Studi di Milano, WikiMafia ha comunque ricordato Matteo Vinci, annoverandolo tra le oltre mille vittime innocenti delle mafie. Nel 2021 il suo nome è stato letto da Tina Montinaro, vedova di Antonio, caposcorta di Giovanni Falcone, mentre nel 2022 è stato letto da Carlo dalla Chiesa, nipote del Generale dalla Chiesa.

Note

  1. Lucio Musolino, Omicidio di Matteo Vinci, due ergastoli per la morte del 42enne ucciso con un’autobomba, ilfattoquotidiano.it, 14 dicembre 2021
  2. Marco Procopio, La mamma di Matteo Vinci: "Di Grillo ai domiciliari, non è giustizia", Tg Regionale della Calabria, 9 gennaio 2022
  3. Post Facebook di Pierpaolo Farina, dedicato a Matteo Vinci, 21 marzo 2020

Bibliografia