Strage del Venerdì nero di Taurianova

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"In Calabria la barbarie non conosce limiti. Cinque morti ammazzati solo venerdì scorso. I killer tagliano il capo ad una vittima agonizzante e ci giocano davanti a 20 persone"



E’ il 3 maggio del 1991 quando, a Taurianova (RC), si consuma la sanguinosa e crudele vendetta per la morte del capofamiglia Rocco Zagari .

Lo scenario entro il quale si inserisce la strage del venerdì nero di Taurianova è la guerra tra le famiglie locali nella provincia di Reggio Calabria che ha comportato una serie di omicidi: quel giorno a morire sono state ben quattro persone, in orari differenti, nella giornata ora ricordata come venerdì nero, facendo riscoprire a tutto il paese il carattere disumano della ‘ndrangheta, l’organizzazione criminale calabrese. Inoltre, la faida ha determinato l’estinzione della famiglia Neri, mentre i fratelli Roberto e Salvatore Grimaldi hanno deciso di collaborare con la giustizia.

La strage

In Calabria, la piana di Gioia Tauro negli anni Novanta viene considerata il far west della penisola, ovvero ‘’una terra felice e ricca di zolle grasse, abitata però da gente infelice’’ [1] ed è a Taurianova, in particolare, che si anima un violento scontro tra più famiglie contrapposte: un territorio dove a dettare legge non è tanto lo Stato quanto le ‘ndrine locali mentre la popolazione assiste terrorizzata a vendette incrociate nella lunga e sanguinosa faida di Taurianova .

Lo scenario in cui si è evoluta la mattanza del venerdì nero è una guerra di successione tra le cosche di Radicena e di Iatrinoli – due comuni che unendosi hanno dato vita alla cittadina della provincia di Reggio Calabria: due fazioni avverse, quella Zagari-Avignone-Viola-Giovinazzo da una parte e quella Asciutto-Alampi dall'altra, che si contendono il controllo sul territorio, considerato largamente proficuo per gli affari illeciti ed il traffico di droga. La faida scoppia tra il 1989 e il 1991 e termina con 32 morti a seguito dell’uccisione di Rocco Neri, il 2 luglio del 1989 .

A Taurianova, Mimmo Giovinazzo il boss reggente, viene assassinato nel maggio del 1990 e l’unico uomo considerato degno di prendere il suo posto e sostituirlo alla guida della famiglia è Rocco Zagari, impiegato come infermiere generico all'ospedale locale, il quale però viene freddato da un killer armato che gli rivolge diversi colpi di pistola mentre è ancora seduto sulla sedia del barbiere. L’omicidio avviene il 2 maggio 1991. A risposta di questo assassinio segue la mattanza del venerdì nero con una serie di vendette trasversali .

Il 3 maggio 1991, precisamente alle 12:30 del mattino, Sorrento Pasquale, un giovane di 29 anni, viene raggiunto da diciannove colpi di lupara. Esattamente quattro ore dopo, in via Solferino accanto all'ufficio postale, vengono assassinati i due fratelli Grimaldi: Giovanni, di anni 59, e Giuseppe, di anni 54, entrambi incensurati che secondo la ricostruzione dei fatti cercano di mettersi in salvo inutilmente ed il corpo di Giuseppe Grimaldi viene macabramente mutilato da uno dei sicari che dopo avergli tolto di mano un coltello – con il quale l’uomo cerca di difendersi - gli mozza la testa per poi lanciarla in aria . Dettagli macabri dell’omicidio di Grimaldi sono stati resi noti dalla stampa locale suscitando così l’interesse mediatico nazionale. L’articolo pubblicato da L’Unità sottolinea, infatti, come uno dei killer abbia tolto di mano il coltello che il Giuseppe Grimaldi aveva preso per difendersi e abbassandosi sulla vittima con colpi netti e precisi gli ha mozzato la testa e l’ha lanciata in aria dopo averla ruotata come una mazza tenendola per i capelli. La testa è andata su come una palla di pezza, un atroce giocattolo dello squadrone della morte. Un altro killer, con un gesto fulmineo, ha imbracciato il fucile ed ha mirato. Un colpo solo, nel silenzio terrorizzato di una ventina di persone inchiodate dalla paura. La testa, come investita da un vento improvviso, è tornata in alto. Una parabola breve prima di ricadere un poco più in là[2] .

Sempre nella stessa giornata alle ore 20:30, stessa crudele sorte spetta a La Ficara Rocco, venditore di bombole a gas di 36 anni, il quale viene raggiunto dai sicari.

Le vittime

Vittime del venerdì nero di Taurianova sono quattro persone:

  1. Sorrento Pasquale, di anni 29, viene raggiunto da ben diciannove colpi di lupara;
  2. Grimaldi Giovanni, di anni 59;
  3. Grimaldi Giuseppe, di anni 54, padre di Vincenzo che è in carcere e quindi non facilmente raggiungibile;
  4. La Ficara Rocco, di anni 36, cognato del Sorrento.

Conseguenze della mattanza

Taurianova, un centro agricolo situato nella piana di Gioia Tauro, che da tempo vive un periodo di violenza mafiosa è raggiunta da giornalisti nazionali e non per documentare il “caso Taurianova” ricordando anche la tragica strage di Razzà (1 aprile 1977). Ad emergere è una pubblica amministrazione completamente legata e condizionata dalla criminalità locale .

Vendette collegate alle morti del venerdì nero

Al termine di questa giornata di sangue il piano omicida delle ‘ndrine non è, ancora, totalmente compiuto: altri tre morti, infatti, si aggiungono all’elenco dei cinque deceduti del 3 maggio, quando verso le 21:45 in un bar di Laureana di Borrello, a trenta chilometri da Taurianova, vengono assassinati Berlingeri Luigi, di anni 25; Ietto Emilio, di anni 32 e Minzoturo Leonardo, di anni 20. I tre uomini sono manovali di una cosca. Ancora, nella notte del giorno dopo la strage del venerdì nero, due uomini travestiti da carabinieri cercano di uccidere il resto della famiglia di Giuseppe Grimaldi – vittime dell’attentato sono la moglie Luciana Laruffa e gli altri due figli, Roberto e Rosita – molto probabilmente per rancori riservati alla “pecora nera della famiglia”, Vincenzo di 20 anni legato alle cosche locali [3] mentre il 14 maggio dello stesso anno, viene ucciso a Carmignano di Brenta Messina Michele, presunto affiliato dei Pesce .

Mobilitazione sociale

Alla mattanza del venerdì nero di Taurianova segue una mobilitazione sociale come risposta di protesta spontanea dei cittadini onesti.

‘’“Siete i maledetti da Dio”’’ è un manifesto stampato che il parroco di Taurianova, monsignor Francesco Muscari (da 23 anni parroco della chiesa Santa Maria delle Grazie della città) fa stampare a proprie spese e fa affiggere per le strade della città per far sentire a tutti i mafiosi la lontananza della Chiesa per gli atti atroci compiuti nei giorni precedenti .

Le parole scritte nero su bianco da monsignor Muscari vengono riportate su giornali nazionali come L’Unità che dedica un articolo alla protesta della parrocchia locale ‘‘Non so come raggiungervi… non so chi siete. Lo voglio fare con un pubblico manifesto. Vi grido con tutta la veemenza del mio cuore sacerdotale: fermatevi, nel nome di Dio! Queste atrocità gridano vendetta al cospetto di Dio. Siete maledetti da Dio. Se sfuggite alla giustizia umana non sfuggirete alla giustizia di Dio…’’[4] .

Allo stesso modo fanno le “donne contro la mafia” e i giovani della sinistra della città che si ritrovano uniti in una manifestazione per la legalità e soprattutto contro la criminalità organizzata che, nei giorni precedenti, hanno segnato la storia del luogo con la macabra uccisione di quelle vittime cadute davanti gli occhi di molti. Alla manifestazione non partecipano molte persone ma i ragazzi della scuola media Pascoli espongono cartelloni con slogan ‘’No alla mafia, non vogliamo la camorra a Taurianova’’ .

I consiglieri del Pds e del Psi, da parte loro, chiedono le dimissioni della giunta e lo scioglimento del Consiglio mentre il vicesindaco non può evitare di affermare: ‘’Si, qui c’è mafia’’. In effetti, la ‘ndrangheta in questo periodo intimorisce la cittadinanza e si mostra spietata con faide sanguinose che non si preoccupano di uccidere in pieno giorno, davanti ai passanti. Soprattutto a Taurianova, dove, nel consiglio comunale dove sette consiglieri sono condannati o sotto processo perché accusati di avere legami con la criminalità organizzata locale. Esemplare il caso di Francesco Macrì, detto “mazzetta”, la cui sorella era sindaco del comune. Come scritto nel libro “Fratelli di sangue” le vicende mafiose di Taurianova si sono intrecciate, in quegli anni, con quelle amministrative, dominate dalla famiglia Macrì . Dopo la latitanza e dopo tre anni trascorsi in carcere, il ritorno di Giovinazzo, sostenuto dai Piromalli – Molè, è riuscito a riportare la calma a Taurianova[5] .

Stessa situazione si presenta nell’Asl di Locri che viene sciolta in quanto, nell'azienda che serve 42 comuni, molti dipendenti delle istituzioni locali sono legati o per vincoli di parentela o per vincoli di amicizia alle famiglie criminali del territorio.

Reazione mediatica del caso

A Taurianova, l’uccisione di cinque persone in sole ventiquattro ore non passa inosservato in quanto si parla pur sempre di un paese della provincia di Reggio Calabria che conta circa 15.000 abitanti. Di questo venerdì nero, però, a rimanere impressa nella mente di molti è la scena della macabra decapitazione del Grimaldi, descritta inizialmente dalla stampa locale. Così seguono una serie di approfondimenti e denunce pubblicate su testate giornalistiche nazionali .

Su la Repubblica riecheggiano le parole di Giorgio Bocca e di Guido Neppi Modona, scritte rispettivamente il 5 e il 6 maggio 1991:

‘’[…]si esclude che i partiti di governo vogliano davvero colpire, scardinare un meccanismo elettorale, un’organizzazione del consenso basati sulla complicità dei partiti padroni della finanza pubblica con la malavita che controlla voti e territorio […] se al sud non si muovono gli onesti, se non ci pensano i cittadini, la mano nera della Mafia continuerà a crescere’’ .

‘’Secondo un recentissimo sondaggio, in caso di elezioni anticipate, nelle regioni del mezzogiorno DC e Psi sono accreditati di un clamoroso successo elettorale, tale da assicurare la maggioranza assoluta. Quei voti provengono – è inutile storcere il naso – anche dalle zone sottoposte al controllo territoriale della mafia, ed in questo confuso crepuscolo della nostra democrazia le esigenze elettorali passano, come è noto, davanti ad ogni valutazione dell’interesse generale del paese’’ .

Il 6 maggio 1991, sull’Unità si scrive ‘’Troppe immagini raccapriccianti ci hanno raggiunti in questi ultimi tempi dal nostro sognante e furente Sud, di torture, squarciamenti, atrocità senza nome. Non si risparmiano i bambini e ora, neanche i morti […] Abbiamo permesso loro di infiltrarsi nelle amministrazioni delle città, di spadroneggiare, legalmente e illegalmente, in ogni parte d’Italia. E l’esempio, che è la cosa essenziale, l’esempio che viene dall'alto non è purtroppo limpido. Ci sono intrecci, poco chiari, troppi silenzi, ambiguità, menzogne […]’’ .

‘’Basterebbe aver presenti le due mappe, quella elettorale e quella criminale, per capire come, di là delle due parole, tra i poteri delle due aree non vi sia antagonismo ma una chiara complementarietà’’ scrive G. Di Lello sul Manifesto, l’8 maggio 1991 .

Lo scioglimento del consiglio comunale

La legge 8 giugno 1990, n. 142, sul nuovo ordinamento delle autonomie locali all'art. 39 consente lo scioglimento dei consigli comunali in caso di atti considerati contrari alla Costituzione o per gravi e persistenti violazioni di legge e si nota subito come l’art. 39 non possa essere applicato al caso Taurianova. A seguito di una valutazione dei fatti, anche il Ministro di Grazia e Giustizia, fortemente colpito dall'efferata strage del 3 maggio, auspica lo scioglimento del consiglio comunale della città calabrese e si decide di emanare una nuova norma ad hoc per lo scioglimento degli enti caratterizzati da infiltrazioni o condizionamenti mafiosi .

Viene, così, definito il decreto legge 31 maggio 1991, n. 164 che introduce l’art. 15 bis alla legge antimafia n. 55 del 1990. ‘’Misure urgenti per lo scioglimento dei consigli comunali e provinciali e degli organi di altri enti locali, di tipo mafioso’’. Ancora, il decreto legge 164 stabilisce che i consigli comunali e provinciali possono essere sciolti alla scoperta di collegamenti diretti o indiretti degli amministratori con la criminalità organizzata o forme di condizionamento degli amministratori tali da compromettere l’imparzialità e il buon andamento degli organi elettivi, il regolare funzionamento dei servizi o fossero tali da arrecare pregiudizio per la sicurezza pubblica. [6] .

Il prefetto di Reggio Calabria dispose la sospensione del consiglio comunale di Taurianova, successivamente sciolto con un decreto del Presidente della Repubblica in data 2 agosto 1991. In particolare, l’allora Ministro dell’Interno, Scotti, nella richiesta di scioglimento del consiglio comunale di Taurianova, indirizzata al Presidente della Repubblica, afferma che la cittadina calabrese presenta fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso; sono stati evidenziati collegamenti diretti e indiretti tra amministrazione e criminalità organizzata con carattere di continuità sia per la presenza all’interno dell’amministrazione locale di soggetti legati alle famiglie protagoniste della malavita di Taurianova, sia in conseguenza alla coesistenza nella medesima persona della qualità di pubblico amministratore e di esponente di cosca mafiosa [7] .

In effetti, fra i componenti del consiglio comunale di Taurianova sono presenti:

  • Zagari Rocco, impiegato dell’U.S.L. locale, legato alla famiglia Avignone-Giovinazzo e rimasto ucciso da sicari in data 2 maggio 1991;
  • Macrì Francesco, condannato a quattro anni e due mesi di reclusione e con interdizione perpetua dai pubblici uffici dalla sentenza della Corte d’Appello di Reggio Calabria il 21 giugno 1990;
  • Falleti Giuseppe, il quale si lega per rapporti di amicizia e parentela alla cosca Avignone;
  • Fava Antonio Vincenzo, legato al maggiore esponente del clan mafioso di Antonio Rositano della cosca Avignone-Giovinazzo;
  • Germanò Luigi, al quale è stata vietata la detenzione di armi e munizioni dal 1986 e che frequenta abitualmente pregiudicati e soggetti sottoposti a misure di prevenzione;
  • Legato Giuseppe, computato con Macrì in vari procedimenti penali;
  • Leva Francesco, come altri sospettato di essere vicino alle famiglie criminali locali;
  • Sposato Francesco, per il quale è stata avviata una diffida di pubblica sicurezza in quanto legato all'omonimo clan mafioso;
  • Zavaglia Michele, è stato condannato dal Tribunale di Palmi ad un anno e sei mesi di reclusione per il reato di cui agli articoli 407, 110, 640 e 483 c.p. il 13 marzo 1991.

Inoltre, sindaco di Taurianova è Olga Macrì, sorella del già citato Macrì Francesco.

Le indagini

Le indagini sulle morti dei cinque uomini rimasti uccisi nel cosiddetto venerdì nero e le successive azioni criminali che sono collegate alla faida di Taurianova portano all'arresto di diciotto persone direttamente o indirettamente vicine alle cosche locali in disputa per il controllo del territorio e dei traffici illeciti collegati. Le accuse mosse sono: associazione a delinquere di stampo mafioso e omicidio, oltre ad altri reati .

Il procuratore di Palmi, Agostino Cordova, e il sostituto Antonio D’Amato chiedono ai giudici delle indagini preliminari, Diego Mattellini e Carlo Maria Pellicano, l’ordinanza per arrestare affiliati alle cosche locali [8] .

Alla fine delle indagini, vengono arrestate: undici persone a Taurianova, considerate esponenti delle famiglie Zagari, Viola, Fazzolari, Giovinazzo, Alampi e Grimaldi; sei persone a Genova, legate alle famiglie Asciutto, Grimaldi, Sorrenti, Reitano, Comandè e Maiolo; una persona viene raggiunta a Siena, legata alla famiglia Maiolo. Due accusati si trovano già in carcere mentre due uomini riescono ad allontanarsi prima di essere arrestati.  

Note

  1. Taurianova, ‘ndrangheta è legge e la strage non è ancora finita, La Repubblica, 5 maggio 1991
  2. Taurianova: decapitati e fucilati, L’Unità, 5 maggio 1991
  3. ”Così hanno decapitato mio marito”, La Repubblica, 9 maggio 1991
  4. ”Mafiosi siete maledetti da Dio, fermatevi!”, L’Unità, 9 maggio 1991
  5. Fratelli di sangue, N. Gratteri e A. Nicaso, cit. p. 149
  6. Lo scioglimento dei consigli comunali per infiltrazioni mafiose, Gnosis rivista italiana di intelligence
  7. cit. Decreto del Presidente della Repubblica, 2 agosto 1991
  8. Con la testa mozzata fecero tiro al bersaglio, La Repubblica, 17 marzo 1992

Fonti

  • Fratelli di sangue, di Gratteri N. e Nicaso A.
  • Cronaca di una strage annunciata, di Maduli M.