Graziella Campagna

Da WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie.


Graziella Campagna (Saponara, 3 luglio 1968 - Villafranca Tirrena, 12 dicembre 1985) è stata una giovane lavoratrice, vittima innocente di Cosa Nostra a soli 17 anni.

Biografia

Nata a Saponara, in provincia di Messina, andò subito a lavorare invece di finire gli studi, trovando lavoro presso la lavanderia Regina, nel vicino comune di Villafranca Tirrena, che raggiungeva quotidianamente in pullman per adempiere alla mansione di stiratrice. Guadagnava 150mila lire al mese, con cui contribuiva al bilancio familiare.

Un lavoro sicuro, finché non ritrovò nella camicia di un cliente, tale Ingegner Toni Cannata, cliente della lavanderia insieme al geometra Gianni Lombardo, un'agendina che svelava che i due erano in realtà Gerlando Alberti Junior (nipote di Gerlando Alberti, braccio destro di Pippo Calò), e Giovanni Sutera, pericolosi latitanti ricercati per associazione mafiosa e traffico di droga.

Essendo suo fratello un carabiniere, quando Alberti mandò Sutera a recuperare l'agendina e ritornò soltanto con un portadocumenti rosso e una foto di Giovanni XXIII fu decisa la sua condanna a morte. Tre giorni prima del rapimento e dell'omicidio, Graziella confidò alla madre di aver scoperto che l'ingegner Cannata non era in realtà lui e che quando aveva raccontato ad Agata Canistrà, cognata della titolare, della presenza dell'agendina, quest'ultima gliel'aveva strappata dalle mani.

L'omicidio

La sera del 12 dicembre 1985, Graziella, come di consueto, si diresse alla fermata dell'autobus, ma non fece più ritorno a casa. Non vedendola arrivare la madre, preoccupata, avviò le ricerche ma queste non diedero i risultati sperati. Qualcuno in paese, forse intenzionalmente, pensò addirittura ad una “fuitina”. Un'ipotesi che non poteva reggere perché l’unico ad averne interesse sentimentale con la giovane Graziella era proprio con la sua famiglia. Eppure gli investigatori, a cominciare dal maresciallo Giardina a capo della stazione dei Carabinieri, avallarono quella tesi, tanto da aspettare un giorno prima di mettersi a cercare la ragazza.

Il 14 dicembre il cadavere di Graziella venne trovato a Forte Campone, in un luogo isolato, rannicchiato contro un muro, con un braccio alzato in segno di difesa e cinque colpi di arma da fuoco sparati da meno di 2 metri su viso, spalla, petto, mano e braccio.

Indagini e processi

Le indagini furono costellate da episodi insoliti: furono smarriti diversi fascicoli, agli interrogatori parteciparono falsi carabinieri, così come vi furono incontri tra testimoni ed altri carabinieri non coinvolti nelle indagini, che si interessarono delle perizie balistiche, mentre il fratello di Graziella, Piero, carabiniere, fu rimproverato dal Maresciallo Giardina per aver svolto autonomamente indagini sull'omicidio della sorella e di averle fornite alla polizia.

Il primo processo

Quattro anni dopo, il 1° marzo 1989, il giudice istruttore dispose il rinvio a giudizio per l’omicidio di Graziella Campagna nei confronti dei due latitanti Gerlandi Alberti jr e Giovanni Sutera. Nove giorni dopo, tuttavia, la Corte d’Assise di Messina dichiarò la nullità degli atti, compresa l'ordinanza di rinvio a giudizio, per la mancata notifica agli imputati della comunicazione giudiziaria. Gli atti ritornarono quindi agli uffici della Procura e, a conclusione della nuova fase istruttoria, la Pubblica accusa questa volta avanzò la richiesta di proscioglimento, accolta dal giudice istruttore il 28 marzo 1990.

Nuovi processi e le condanne

Della vicenda si tornò a parlare solo nel 1996, con una puntata della trasmissione televisiva Chi l'ha visto?, con la lettera di una professoressa che chiedeva la riapertura delle indagini, mentre anche le dichiarazioni di nove collaboratori di giustizia squarciarono il velo sul delitto di Graziella Campagna. Nel dicembre 1996 il Tribunale di Messina riaprì ufficialmente il caso.

Nel 1998 vennero chiesti sei rinvii a giudizio, accusando di omicidio Alberti Junior e Sutera e di favoreggiamento Franca Federico, titolare della lavanderia dove lavorava Graziella, suo marito, Francesco Romano, la cognata Agata Cannistrà e il fratello Giuseppe Federico.

L'11 dicembre 2004 vennero giudicati colpevoli e condannati all'ergastolo Alberti e Sutera. Per favoreggiamento furono condannate a due anni anche le due donne che lavoravano con Graziella, gli uomini furono prosciolti.

Il 4 novembre 2006, graziato dal ritardo di consegna della sentenza (quasi due anni) e dall'indulto, il boss palermitano uscì nuovamente di prigione.

Il 18 marzo 2008 la Corte d'Assise d'Appello di Messina confermò la condanna all'ergastolo per i due mafiosi, mentre per le due donne il reato risultò prescritto. Il 18 marzo 2009 la Cassazione respinse il ricorso formulato dai due imputati, riconfermando l'ergastolo.

In memoria di Graziella

Televisione

Il 10 marzo 2008, in ritardo di 5 mesi a causa di uno stop imposto dall'allora ministro della giustizia Clemente Mastella, venne trasmesso in prima visione su Rai 1 il film “La vita rubata”, ispirato alla storia di Graziella Campagna.

Bibliografia

  • Antimafia Duemila