Mafie a Milano: differenze tra le versioni
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<center><blockquote>«''Oggi nessuno può dire che in Lombardia non ci sia la mafia. Gli imprenditori sono consapevoli di accettare i soldi dai clan e per questo non si presenteranno mai alla mia porta''» | |||
('''Alessandra Dolci''')<ref>Cesare Giuzzi, ''Infinito, 10 anni dopo: «Caccia alle centrali del grande riciclaggio»'', Corriere della Sera, 13 luglio 2020.</ref></blockquote></center> | |||
La ''' | La '''Città metropolitana di Milano''' è il territorio del Nord Italia con la presenza mafiosa più antica e strutturata. Dagli anni Cinquanta il capoluogo lombardo e il suo hinterland hanno ospitato esponenti di tutte le principali organizzazioni mafiose italiane: prima [[Cosa Nostra]], che con [[Joe Adonis]] fece di Milano uno snodo dei traffici tra Sicilia e Stati Uniti, poi la [['ndrangheta]], diventata a partire dagli anni Ottanta l'organizzazione egemone, e in misura minore la [[camorra]]. | ||
Per decenni questa presenza venne negata o sottovalutata da istituzioni, classe dirigente e opinione pubblica, nonostante i molti e importanti processi degli anni Novanta. Solo con l'[[Operazione Crimine-Infinito]] del [[13 luglio]] [[2010]] si arrivò a una presa di coscienza collettiva. La storia della presenza mafiosa a Milano si può dividere in '''quattro fasi''': la «'''semina'''» (anni Cinquanta e Sessanta), la «'''grande trasformazione'''» (anni Settanta e primi anni Ottanta), l'«'''ibridazione'''» (anni Ottanta e Novanta) e la «'''simbiosi'''» (dagli anni Duemila)<ref>Pierpaolo Farina (2021). ''Le affinità elettive. Il rapporto tra mafia e capitalismo in Lombardia'', Tesi di Dottorato – XXXIII Ciclo, Università degli Studi di Milano, p. 5.</ref>. | |||
== Storia == | |||
=== La «semina» mafiosa (anni Cinquanta e Sessanta) === | |||
Il primo grande boss a stabilirsi a Milano fu l'italo-americano '''Joe Adonis''', al secolo Giuseppe Doto. Arrivato a Genova il [[15 gennaio]] [[1956]], dall'inverno del [[1958]] si trasferì a Milano, in un appartamento di lusso in via Alberico Albricci 7, a poche centinaia di metri dal Duomo<ref>Farina, ''op. cit.'', p. 194.</ref>. Ufficialmente faceva «''vita da pensionato''». In realtà, soprattutto dopo il [[Summit Grand Hotel et des Palmes|summit dell'Hotel delle Palme]] di Palermo (12-[[16 ottobre]] [[1957]]), divenne il punto di riferimento della criminalità organizzata in città e, dopo la morte di Lucky Luciano nel [[1962]], il più autorevole esponente di Cosa Nostra americana in Italia<ref>Ivi, pp. 194-195.</ref>. | |||
Adonis gestiva scommesse sui cavalli, bische e contrabbando di preziosi, ma soprattutto coordinava il traffico di droga sulla rotta tra Stati Uniti e Nord Europa. Per riciclare i profitti acquistò tramite prestanome la catena di supermercati Stella e nel [[1965]] fondò l'immobiliare Milbeton, anticipando quello che sarebbe diventato il business preferito dei boss: il mattone<ref>Ivi, p. 195.</ref>. Nel [[1969]] il questore di Milano scrisse che in città «''non vi è attività lucrativa che non sia in un modo o nell'altro controllata dall'Adonis''»<ref>Mario Portanova, Giampiero Rossi, Franco Stefanoni (2011). ''Mafia a Milano. Sessant'anni di affari e delitti'', Milano, Melampo, p. 28, citato in Farina, ''op. cit.'', p. 195.</ref>. Inviato al [[soggiorno obbligato]] a Serra de' Conti (AN) il [[19 giugno]] [[1971]], morì il [[26 novembre]] dello stesso anno<ref>Farina, ''op. cit.'', p. 196.</ref>. | |||
All'ombra di Adonis crebbero a Milano numerosi uomini d'onore: [[Tommaso Buscetta]], i fratelli La Barbera, [[Gerlando Alberti]], [[Gaetano Carollo]], [[Gaetano Fidanzati]], i fratelli Giuseppe e Alfredo Bono e, dal 1969, [[Luciano Leggio]]<ref>Ibidem.</ref>. Il [[24 maggio]] [[1963]], nel pieno della [[Prima Guerra di Mafia|Prima guerra di mafia]], [[Angelo La Barbera]] venne ferito in una sparatoria in viale Regina Giovanna e arrestato in ospedale: da quel momento gli inquirenti iniziarono a seguire gli spostamenti di Adonis, ricostruendo la mappa criminale della città<ref>Ivi, p. 195.</ref>. | |||
Gerlando Alberti, killer della famiglia palermitana di Porta Nuova, arrivò a Milano nel [[1961]] per gestire il contrabbando di sigarette e finì per controllare anche il cosiddetto «''mercato delle braccia''», cioè il reclutamento della manodopera immigrata dal Sud<ref>Ivi, p. 196.</ref>. Proprio nella sua casa di via Generale Govone 100 si tenne nel giugno [[1970]] il [[Summit di Via Generale Govone|summit]] dei vertici di Cosa Nostra sui traffici internazionali di droga e sulla possibile partecipazione al Golpe Borghese. Il [[17 giugno]] Alberti lasciò l'incontro in auto con [[Gaetano Badalamenti]], Giuseppe Calderone, Tommaso Buscetta e Salvatore Greco: fermati per un normale controllo dei Carabinieri, vennero lasciati andare. Badalamenti, in soggiorno obbligato a Macherio<ref>La Provincia di Monza e Brianza venne istituita nel 2009. Fino ad allora gran parte del suo territorio, inclusa Macherio, faceva parte della Provincia di Milano.</ref>, fu condannato a soli 40 giorni per aver violato la misura<ref>Farina, ''op. cit.'', pp. 196-197.</ref>. | |||
Il radicamento fu favorito dalla grande migrazione interna: tra il 1958 e il 1963 si trasferirono al Nord oltre un milione e trecentomila persone, e i legami di parentela e compaesanità diventarono il «''cemento morale''» delle nuove reti mafiose<ref>Ivi, p. 198.</ref>. A questo si aggiunse il '''soggiorno obbligato''': tra il 1961 e il [[1972]] la provincia di Milano accolse 48 persone sottoposte alla misura, concentrate in comuni dell'hinterland come Trezzano sul Naviglio, Corsico e Buccinasco<ref>Procura della Repubblica di Milano – Direzione Distrettuale Antimafia (2023). ''Richiesta di applicazione di misure cautelari – Operazione Hydra'', p. 137.</ref>. Già negli anni Sessanta la famiglia '''Mandalari''' di Guardavalle (CZ) si stabilì a Bollate<ref>CROSS – PoliS-Lombardia, ''op. cit.'', p. 12.</ref>, e il [[27 giugno]] 1971 il Corriere della Sera descriveva per la prima volta la presenza della 'ndrangheta nell'hinterland, citando il caso di Corsico, dove i commercianti dovevano «''restare costantemente sul chi vive''»<ref>Arnaldo Giuliani, ''I managers delle cosche'', Corriere della Sera, 27 giugno 1971, p. 10, citato in Farina, ''op. cit.'', pp. 272-273.</ref>. | |||
=== La «grande trasformazione» (anni Settanta e primi anni Ottanta) === | |||
==== La stagione dei sequestri ==== | |||
[[File:Luciano liggio.jpg|alt=Luciano Leggio|miniatura|200x200px|Luciano Leggio]] | |||
Dal 1969 Luciano Leggio visse a Milano da latitante, cambiando più volte casa, finché venne arrestato in via Ripamonti 166 il [[15 maggio]] [[1974]]. Fu lui ad avviare la stagione dei '''sequestri di persona''' al Nord<ref>Farina, ''op. cit.'', p. 197.</ref>. La base logistica era a '''Trezzano sul Naviglio''', trasformata da Gaetano Carollo e Pino Ciulla in un fortino di Cosa Nostra: qui furono costruite villette con celle sotterranee per i sequestrati, nascoste dietro i box doccia<ref>Ivi, pp. 277-278.</ref>. | |||
Il primo rapimento fu quello di Pietro Torielli a Vigevano, il [[18 dicembre]] 1972. Ne seguirono altri 157, che collocano la Lombardia al primo posto in Italia per numero di sequestrati, davanti a Calabria (128) e Sardegna (107)<ref>Commissione Parlamentare Antimafia (1998). ''Relazione sui sequestri di persona a scopo di estorsione'', XIII legislatura, Relatore: Alessandro Pardini, Roma, 7 ottobre, p. 35, citato in Farina, ''op. cit.'', p. 192. </ref>. Le famiglie milanesi reagirono con pragmatismo, creando vere e proprie unità di crisi informali: conti all'estero per i riscatti, avvocati specializzati nelle trattative, figli mandati a studiare in Svizzera<ref>Farina, ''op. cit.'', pp. 191-192.</ref>. | |||
A metà degli anni Settanta Cosa Nostra abbandonò i sequestri per dedicarsi al traffico di droga, mentre la 'ndrangheta continuò fino alla prima metà degli anni Ottanta<ref>Ivi, p. 192.</ref>. Cosa Nostra si propose anzi come garante della sicurezza degli imprenditori: nel maggio 1974 [[Vittorio Mangano]], uomo d'onore della famiglia di Porta Nuova, venne assunto come stalliere nella villa di Arcore di [[Silvio Berlusconi]], dove restò fino al [[1976]]<ref>Raimondo Loforti (Presidente), ''Sentenza n. 1352/2013 contro Dell'Utri Marcello'', Corte d'Appello di Palermo, 25 marzo 2013, p. 309 e ss., citato in Farina, ''op. cit.'', p. 193.</ref>. | |||
==== I banchieri e il riciclaggio ==== | |||
[[File:Giorgio Ambrosoli.jpg|alt=Giorgio Ambrosoli|miniatura|200x200px|Giorgio Ambrosoli]] | |||
Negli anni Settanta i proventi del narcotraffico di Cosa Nostra vennero riciclati anche attraverso il sistema finanziario milanese, in particolare grazie a [[Michele Sindona]], [[Roberto Calvi]] e alla Banca Rasini di piazza dei Mercanti<ref>Carlo Smuraglia, Pierpaolo Farina (a cura di) (2024). ''Mafia a Milano. La storica relazione del Comitato Smuraglia'', Antimafia Papers, WikiMafia, p. 15.</ref>. La sera dell'[[11 luglio]] [[1979]] [[Giorgio Ambrosoli]], commissario liquidatore della Banca Privata Italiana di Sindona, venne ucciso sotto casa in via Morozzo della Rocca 1 da William Joseph Arico, killer di Cosa Nostra americana assoldato dal banchiere<ref>Farina, ''op. cit.'', p. 230; Barbacetto, ''op. cit.'', p. 22.</ref>. | |||
== | Nella notte tra il [[14 febbraio|14]] e il [[15 febbraio]] [[1983]] scattò l'[[Operazione San Valentino]]: per la prima volta, a pochi mesi dalla sua introduzione, venne contestato il reato di [[Legge Rognoni - La Torre|associazione mafiosa]]. Solo a Milano i provvedimenti restrittivi furono 52. Il centro del riciclaggio era negli uffici della '''Citam in via Larga 13''', dove operavano gli imprenditori Antonio Virgilio e Luigi Monti, mentre sui conti della Banca Rasini gli inquirenti accertarono il transito di decine di miliardi di lire<ref>Farina, ''op. cit.'', pp. 265-267.</ref>. | ||
=== L'«ibridazione» e il sorpasso della 'ndrangheta (anni Ottanta e Novanta) === | |||
Negli anni Ottanta la 'ndrangheta conquistò l'egemonia, prima nell'hinterland e poi in città. Il simbolo di questo cambio di potere furono due omicidi confessati dal collaboratore [[Saverio Morabito]], allora vicino al gruppo Sergi: quello di Salvatore Trombadore, detto «''lo zoppo''», ucciso a Milano il [[6 ottobre]] [[1982]] per aver schiaffeggiato il fratello di Morabito a causa di una partita di eroina non pagata, e quello di Carlo Ribaudo, vicino al gruppo di Gaetano Carollo, ucciso a Cesano Boscone il [[4 febbraio]] 1983 per aver schiaffeggiato Vincenzo Trimboli<ref>Renato Lodovici (Presidente), ''Sentenza n. 16/97 contro Agil Fuat + 132 – Procedimento Penale n. 443/93'', Corte d'Assise di Milano – IV Sezione, 11 giugno 1997, pp. 803-808 e 812; Camillo Passerini (Presidente), ''Sentenza n. 7/2000 – R.G. n. 51/98'', Prima Corte d'Assise d'Appello di Milano, 17 febbraio 2000, pp. 1009-1017.</ref>. Quei delitti, commessi senza passare per i consueti canali di mediazione tra organizzazioni, restarono invendicati<ref>Farina, ''op. cit.'', p. 273.</ref>. | |||
Cosa Nostra provò a reagire. Il [[1 giugno|1° giugno]] [[1987]] Gaetano Carollo, vicecapo della famiglia di Resuttana, venne ucciso a Liscate su ordine di [[Salvatore Riina|Totò Riina]], che secondo un collaboratore di giustizia ripeteva: «''Milano è nostra, non è di Jimmy Miano o di Coco Trovato o dei calabresi o dei catanesi''»<ref>Fabio Abati, ''Cosa nostra a Milano tra affari e omicidi. La procura chiede l'ergastolo per Totò Riina'', il Fatto Quotidiano, 31 ottobre 2011, citato in Farina, ''op. cit.'', p. 277.</ref>. Secondo il collaboratore [[Antonino Fiume]], tra il 1986 e il 1987 a Milano sarebbe stato costituito un '''«Consorzio»''' tra i rappresentanti di 'ndrangheta, Cosa Nostra, camorra e Sacra Corona Unita per spartirsi il traffico di droga e autorizzare gli omicidi, con un peso rilevante dei calabresi<ref>Farina, ''op. cit.'', p. 285.</ref>. | |||
[[File:Franco coco trovato.jpg|alt=Franco Coco Trovato|miniatura|206x206px|Franco Coco Trovato]] | |||
Tra il [[1986]] e il 1987 [[Franco Coco Trovato]], capo della [[locale di Lecco]], si alleò con [[Giuseppe Flachi]], boss della Comasina: secondo la Corte d'Assise, la riunione di fondazione del nuovo gruppo si tenne a Caponago nella primavera-estate del 1987, poco prima del matrimonio di Flachi, di cui Coco Trovato fu compare<ref>Luigi Martino (Presidente), ''Sentenza contro «Annacondia + 143» – Procedimento Penale n. 12602/92.21 PM'', Corte d'Assise di Milano – II Sezione, 26 aprile 1997, Capitolo VII, par. 7.</ref>. La nuova organizzazione controllava lo spaccio nei quartieri di Comasina, Bruzzano e Quarto Oggiaro, a Sesto San Giovanni, Cinisello Balsamo, Cusano Milanino e Limbiate, ed era alleata dei Papalia di Corsico-Buccinasco e dei clan catanesi, con cui gestiva gli affari dell'Autoparco di via Salomone<ref>Farina, ''op. cit.'', p. 289.</ref>. La faida con il gruppo di Salvatore Batti, che aveva iniziato a rifornirsi di eroina dai trafficanti turchi, culminò il [[15 settembre]] [[1990]] in un agguato in via Roma a Bresso contro Coco Trovato: rimasto illeso il boss, morirono due passanti, '''[[Luigi Recalcati]]''' e '''[[Pietro Carpita]]'''<ref>Martino, ''op. cit.'', Capitolo IX, par. 2; Farina, ''op. cit.'', pp. 289-290.</ref>. | |||
==== La 'ndrangheta in Galleria ==== | |||
Il simbolo più clamoroso del nuovo potere calabrese fu la conquista di un pezzo di Galleria Vittorio Emanuele II. Attraverso la '''Doge srl''', costituita il [[6 novembre]] 1987 da Domenico «Mimmo» Mollica e dal cognato Leo Morabito, la 'ndrangheta di Bova Marina e Africo rilevò alla fine dello stesso anno la licenza di un bar sull'Ottagono, in locali di proprietà del Comune: il '''Roy Bar''', ribattezzato dalla stampa «''il bar della 'ndrangheta in Galleria''»<ref>Farina, ''op. cit.'', p. 274.</ref>. Il Comune non intervenne neppure quando la società, divenuta nel 1993 '''Vela srl''', accumulò centinaia di milioni di lire di affitti arretrati<ref>Piero Colaprico, Luca Fazzo (1995). ''Manager calibro 9'', Milano, Garzanti, citato in Farina, ''op. cit.'', p. 274.</ref>. A ricostruire il sistema dei bar del centro fu l'[[Operazione Fortaleza]], coordinata dalla pm Laura Barbaini sul traffico di cocaina dei Morabito-Mollica e scattata nell'ottobre 1994<ref>Alberto Berticelli, ''Ortomercato, base di mafia'', Corriere della Sera, 16 ottobre 1994.</ref><ref>Renato Bricchetti, ''Ordinanza di custodia cautelare in carcere – Procedimento Penale n. 9854/94 R.G.N.R.'', Tribunale di Milano – Ufficio GIP, 4 ottobre 1994, p. 16.</ref>. | |||
==== La Duomo Connection ==== | |||
Nella notte tra il [[15 maggio|15]] e il [[16 maggio]] 1990 scattò l'[[Operazione Duomo Connection]], coordinata dalla pm [[Ilda Boccassini]] con [[Giovanni Falcone]]. Venne arrestato Antonino «Toni» Carollo, figlio di Gaetano, insieme a imprenditori insospettabili<ref>Smuraglia, Farina, ''op. cit.'', p. 18.</ref>. Le intercettazioni ambientali, utilizzate per la prima volta, rivelarono che Carollo aveva pagato tangenti per ottenere la lottizzazione di un terreno agricolo a Ronchetto sul Naviglio, chiamando in causa l'assessore all'Urbanistica Attilio Schemmari<ref>Farina, ''op. cit.'', pp. 281-282.</ref>. | |||
La sentenza di primo grado arrivò il [[25 maggio]] [[1992]], giorno dei funerali di Falcone, con 20 condanne: Carollo ebbe 27 anni<ref>Rosario Caccamo (Presidente), ''Sentenza di 1° grado Duomo Connection – Procedimento Penale 1486/91 R.G.'', Tribunale di Milano, 25 maggio 1992; Farina, ''op. cit.'', p. 283.</ref>. Dopo un annullamento della Cassazione, le condanne divennero definitive il [[23 dicembre]] [[1997]], con la prescrizione per Schemmari<ref>Farina, ''op. cit.'', p. 284.</ref>. L'inchiesta portò il Consiglio comunale a istituire il [[13 novembre]] 1990 il [[Comitato Smuraglia]], presieduto da [[Carlo Smuraglia]]: la sua relazione conclusiva, datata [[14 luglio]] 1992, non venne mai presentata alla città<ref>Smuraglia, Farina, ''op. cit.'', p. 1.</ref>. | |||
==== Le grandi inchieste degli anni Novanta ==== | |||
Tra il 1990 e il 2000 in Lombardia si contarono 45 inchieste antimafia, 26 delle quali contro la 'ndrangheta<ref>Farina, ''op. cit.'', p. 271.</ref>. Secondo il procuratore aggiunto '''Alberto Nobili''', solo a Milano tra il 1993 e il 1995 furono arrestati circa duemila mafiosi, anche grazie a collaboratori di giustizia come Saverio Morabito e [[Antonio Zagari]]<ref>Stefania Bizzarri, ''La mafia è in vantaggio ma la vigilanza è alta. Intervista ad Alberto Nobili'', in ''Narcomafie'', n. 12/2008, p. 26.</ref>. Le dichiarazioni di Morabito furono decisive nel processo [[Operazione Nord-Sud|Nord-Sud]] contro la 'ndrangheta di Corsico e Buccinasco<ref>Procura della Repubblica di Milano – DDA, ''op. cit.'', p. 139.</ref>, mentre nel processo [[Operazione Wall Street|Wall Street]], con 54 collaboratori, Coco Trovato venne condannato il [[26 aprile]] 1997 a quattro ergastoli<ref>Farina, ''op. cit.'', pp. 301-302.</ref>. La sua condanna divenne definitiva il [[1 febbraio|1° febbraio]] [[2002]], quando la Cassazione ne rigettò il ricorso<ref>Renato Fulgenzi (Presidente), ''Sentenza n. 131/2002 – Registro Generale n. 9638/01'', Corte Suprema di Cassazione – VI Sezione Penale, 1° febbraio 2002, dispositivo.</ref>. | |||
Mentre l'attenzione pubblica era concentrata su [[Inchiesta Mani Pulite|Mani Pulite]] e sulle [[:Categoria:Stragi di Cosa Nostra|stragi di Cosa Nostra]], la 'ndrangheta superò gli arresti e negli anni Duemila divenne definitivamente l'organizzazione egemone<ref>Ivi, pp. 271-272.</ref>. | |||
=== La «simbiosi» (dagli anni Duemila a oggi) === | |||
==== La «mafia che non esiste» ==== | |||
Il [[3 maggio]] [[2007]] un blitz all'Ortomercato portò all'arresto di Salvatore Morabito, nipote del boss Giuseppe «''Tiradrittu''» Morabito, che grazie a un pass della società comunale Sogemi entrava e usciva a piacimento dal più grande mercato ortofrutticolo d'Italia, controllando un consorzio di cooperative e un night club ricavato sotto gli uffici della società<ref>Nello Trocchia, ''La 'ndrangheta non aspetta'', in ''Narcomafie'', n. 12/2008, pp. 28-29.</ref>. Il [[14 luglio]] [[2008]] a San Vittore Olona venne ucciso [[Carmelo Novella]], capo della [[Camera di Controllo ('ndrangheta)|camera di controllo]] lombarda, poiché voleva rendere la Lombardia autonoma dalla Calabria<ref>Farina, ''op. cit.'', pp. 278 e 325.</ref>. | |||
Ciononostante, il [[21 gennaio]] 2010, davanti alla Commissione Parlamentare Antimafia, il prefetto di Milano '''Gian Valerio Lombardi''' dichiarò che «''anche se sono presenti singole famiglie, ciò non vuol dire che a Milano e in Lombardia esista la mafia''»<ref>Sandro De Riccardis, ''Il prefetto: a Milano non c'è la mafia'', la Repubblica, 22 gennaio 2010, citato in Farina, ''op. cit.'', pp. 320-321.</ref>. Pochi mesi prima, il [[24 novembre]] [[2009]], la testimone di giustizia [[Lea Garofalo]] era stata rapita vicino all'Arco della Pace e uccisa da uomini legati alla 'ndrangheta<ref>Farina, ''op. cit.'', p. 321.</ref>. | |||
==== L'operazione Crimine-Infinito ==== | |||
Il 13 luglio 2010 l'operazione Crimine-Infinito, condotta dalle DDA di Milano e Reggio Calabria, portò a 154 arresti in Lombardia e 156 in Calabria<ref>Ivi, p. 322.</ref>. Il filone milanese individuò 16 [[Locale ('ndrangheta)|locali]], tra cui quella di [[Locale di Milano|Milano]], coordinate da una camera di controllo chiamata «''La Lombardia''», attiva almeno dal 1984<ref>Andrea Ghinetti, ''Ordinanza di applicazione coercitiva con mandato di cattura - Procedimento Penale n. 43733/06 R.G.N.R.'', Tribunale di Milano - Ufficio GIP, 5 luglio 2010, pp. 64-72, citato in Farina, ''op. cit.'', pp. 324-325.</ref>. La locale di Milano, aperta secondo un collaboratore intorno alla fine degli anni Cinquanta come «''camera di passaggio''» per latitanti e affari, non aveva un preciso territorio di riferimento, ma era un punto di riferimento per gli affiliati calabresi e lombardi<ref>Ghinetti, ''op. cit.'', pp. 298-299.</ref>. | |||
Gli investigatori filmarono anche il [[Summit di Paderno Dugnano|summit]] del [[31 ottobre]] 2009, tenuto in un circolo ARCI intitolato a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino a Paderno Dugnano: 41 affiliati elessero Pasquale Zappia nuovo vertice della Lombardia, con l'obiettivo dichiarato di ritrovare l'unità in vista degli appalti di Expo 2015<ref>Farina, ''op. cit.'', p. 326.</ref>. | |||
==== Movida e riciclaggio ==== | |||
Negli ultimi anni è emersa una '''specificità milanese''' del potere mafioso, legata alla ristorazione e alla movida. Secondo la dott.ssa Alessandra Dolci, investire in un ristorante alla moda serve soprattutto a «''creare una rete di relazioni''» con professionisti, imprenditori e mondo dello spettacolo<ref>Ivi, p. 374.</ref>. Nel luglio 2018 venne chiuso il locale Dom di corso Como per i presunti rapporti con le 'ndrine di Africo e Platì, mentre l'inchiesta Contramal accertò l'interesse delle 'ndrine di San Luca per una storica farmacia vicino alla Stazione Centrale<ref>CROSS – PoliS-Lombardia, ''op. cit.'', pp. 18-19.</ref>. | |||
==== L'inchiesta Hydra e il «sistema mafioso lombardo» ==== | |||
Nell'ottobre [[2023]] la DDA di Milano chiese l'arresto di 153 persone ipotizzando un «'''[[Processo Hydra|sistema mafioso lombardo]]'''», cioè un'alleanza stabile tra Cosa Nostra, 'ndrangheta e camorra. Il GIP Tommaso Perna accolse solo 11 misure e respinse l'ipotesi del consorzio, che venne però riconosciuta dal Tribunale del Riesame nell'ottobre [[2024]] per i presunti vertici delle tre componenti: Giuseppe Fidanzati per Cosa Nostra, Gioacchino Amico per la camorra del clan Senese e Massimo Rosi per la 'ndrangheta. | |||
Il [[12 gennaio]] [[2026]] il GUP Emanuele Mancini condannò con rito abbreviato 62 imputati a pene fino a 16 anni. Per il giudice il sodalizio non era una semplice somma delle mafie storiche, ma una «''formazione autonoma''» nata sul territorio lombardo per massimizzare i profitti, con basi negli uffici di Dairago e Cinisello Balsamo<ref>Emanuele Mancini, ''Sentenza n. 294/2026 – Procedimento Penale n. 5799/2023 R.G.N.R.'', Tribunale di Milano – Ufficio GIP/GUP, 12 gennaio 2026, pp. 1698 e 1709-1711.</ref>. Lo sintetizzava Giuseppe Fidanzati, figlio del boss Gaetano, in un'intercettazione del 24 marzo 2021: «''Qua siamo tutti e tre... siamo tutti insieme... siamo tutti una cosa''»<ref>Ivi, p. 1694.</ref>. Il processo con rito ordinario è ancora in corso<ref>Dato aggiornato a novembre 2026. </ref>. | |||
==== La 'ndrangheta nelle curve di San Siro ==== | |||
Il [[4 settembre]] 2024 a Cernusco sul Naviglio venne ucciso Antonio Bellocco, esponente della 'ndrina di Rosarno entrato nel direttivo della Curva Nord interista<ref>Sky TG24, ''Caso ultras Milan e Inter, dagli arresti al processo. Le tappe dell'inchiesta'', tg24.sky.it, consultato il 6 novembre 2026.</ref>. Le indagini rivelarono l'interesse della 'ndrangheta per il tifo organizzato e portarono il [[30 settembre]] 2024 all'[[Processo Doppia Curva|Operazione Doppia Curva]], con 19 misure cautelari<ref>Direzione Investigativa Antimafia (2025). ''Relazione al Parlamento – 1° e 2° semestre 2024'', Roma, pp. 195-196.</ref>. Il [[17 giugno]] [[2025]] il GUP Rossana Mongiardo condannò 16 imputati in rito abbreviato, riconoscendo l'aggravante mafiosa per l'associazione della Curva Nord<ref>''Inchiesta Ultras Inter e Milan, Beretta e Lucci condannati a 10 anni di carcere'', Sky Sport, 17 giugno 2025.</ref>. | |||
== Situazione attuale == | |||
=== La 'ndrangheta === | |||
La 'ndrangheta è l'organizzazione mafiosa più radicata nella provincia. Le sue locali sono legate al [[Crimine ('ndrangheta)|Crimine]] reggino attraverso la camera di controllo «La Lombardia» e investono i proventi del narcotraffico nell'economia legale, dal movimento terra ai rifiuti, fino alla ristorazione<ref>Direzione Investigativa Antimafia, ''op. cit.'', p. 194.</ref>. | |||
L'area storicamente più preoccupante è il sud-ovest milanese, dove la [[Locale di Corsico|locale di Corsico]], espressione dei '''Barbaro-Papalia''' di Platì, domina il traffico di droga anche a Buccinasco, ribattezzata la «''Platì del Nord''». Le inchieste ''Quadrato'' (2018) e ''Quadrato 2'' (2020) hanno mostrato la capacità del clan di riorganizzarsi dopo gli arresti<ref>CROSS – PoliS-Lombardia, ''op. cit.'', pp. 14-15.</ref>. Dopo la scarcerazione del boss Rocco Papalia nel maggio 2017 e le sue sfide pubbliche al sindaco di Buccinasco, il [[5 luglio]] [[2021]] 40 sindaci, 50 associazioni e oltre trecento cittadini sfilarono per le vie della città<ref>Ivi, p. 16.</ref>. | |||
Sono considerate molto attive anche la [[Locale di Pioltello|locale di Pioltello]] e quella di [[Locale di Legnano-Lonate Pozzolo|Legnano-Lonate Pozzolo]], espressione dei Farao-Marincola di Cirò Marina (KR). Alcuni clan del sud-ovest milanese starebbero inoltre spostandosi in piccoli comuni del pavese, più facili da controllare<ref>Ivi, pp. 15-18.</ref>. | |||
=== Cosa Nostra === | |||
Cosa Nostra ha adottato una strategia di «''sommersione''», infiltrandosi in maniera silenziosa nell'economia legale grazie a imprenditori e professionisti compiacenti<ref>Direzione Investigativa Antimafia, ''op. cit.'', p. 196.</ref>. Il [[27 marzo]] 2024 un funzionario del Comune di Limbiate venne arrestato con l'accusa di aver «prestato» la propria identità al latitante [[Matteo Messina Denaro]]<ref>Ibidem.</ref>. Nel processo Hydra la componente siciliana del presunto consorzio sarebbe rappresentata da Giuseppe Fidanzati. | |||
=== La camorra === | |||
In città sono attivi da decenni gruppi legati al clan di [[Vincenzo Guida]], colpito da un'operazione il [[3 aprile]] 2008<ref>Barbacetto, ''op. cit.'', p. 23.</ref> e nuovamente nel novembre [[2015]], quando venne scoperta una «''banca della camorra''» in piazza Risorgimento<ref>''Una banca della camorra nel cuore della Milano bene: bar e panchine come sportelli, 4 arresti'', la Repubblica, 16 novembre 2015.</ref>. Nel novembre 2024 l'operazione ''Moby Dick'' ha colpito un'organizzazione transnazionale di frodi fiscali che agevolava i clan Di Lauro e Nuvoletta<ref>Direzione Investigativa Antimafia, ''op. cit.'', p. 197.</ref>. | |||
=== Le organizzazioni criminali straniere === | |||
Nel capoluogo operano anche gruppi albanesi, nigeriani, sudamericani e nordafricani, attivi soprattutto nel traffico di droga. Non tutti sono inquadrabili come organizzazioni mafiose: spesso collaborano con i clan italiani attraverso «''patti di non belligeranza''»<ref>Stefania Bizzarri, ''Mafie straniere: «Tu fai un favore a me...»'', in ''Narcomafie'', n. 12/2008, p. 39; Direzione Investigativa Antimafia, ''op. cit.'', pp. 197-198.</ref>. | |||
== Locali di 'ndrangheta == | |||
Secondo la Direzione Investigativa Antimafia, nella Città metropolitana di Milano è stata registrata nel tempo l'operatività delle seguenti locali<ref>Direzione Investigativa Antimafia, ''op. cit.'', p. 194.</ref>: | |||
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* Bollate | |||
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* Solaro | |||
* Legnano-Lonate Pozzolo (VA) | |||
== Note == | == Note == | ||
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== Bibliografia == | |||
* Barbacetto, Gianni (2008). ''Milano, dove si nasconde la mafia?'', in ''Narcomafie'', n. 12/2008, Torino, Edizioni Gruppo Abele, dicembre. | |||
* Bizzarri, Stefania (2008). ''La mafia è in vantaggio ma la vigilanza è alta. Intervista ad Alberto Nobili'', in ''Narcomafie'', n. 12/2008, dicembre. | |||
* Bricchetti, Renato (1994). ''Ordinanza di custodia cautelare in carcere – Procedimento Penale n. 9854/94 R.G.N.R.'', Tribunale di Milano – Ufficio GIP, 4 ottobre. | |||
* Caccamo, Rosario (1992). ''Sentenza di 1° grado Duomo Connection – Procedimento Penale 1486/91 R.G.'', Tribunale di Milano, 25 maggio. | |||
* Colaprico, Piero; Fazzo, Luca (1995). ''Manager calibro 9'', Milano, Garzanti. | |||
* CROSS – PoliS-Lombardia (2022). ''Il monitoraggio della presenza mafiosa in Lombardia'', Milano, PoliS-Lombardia. | |||
* Direzione Investigativa Antimafia (2025). ''Relazione al Parlamento – 1° e 2° semestre 2024'', Roma. | |||
* Farina, Pierpaolo (2021). ''Le affinità elettive. Il rapporto tra mafia e capitalismo in Lombardia'', Tesi di Dottorato – XXXIII Ciclo, Università degli Studi di Milano. | |||
* Fulgenzi, Renato (2002). ''Sentenza n. 131/2002 – Registro Generale n. 9638/01'', Corte Suprema di Cassazione – VI Sezione Penale, 1° febbraio. | |||
* Ghinetti, Andrea (2010). ''Ordinanza di applicazione coercitiva con mandato di cattura - Procedimento Penale n. 43733/06 R.G.N.R.'', Tribunale di Milano - Ufficio GIP, 5 luglio. | |||
* Lodovici, Renato (1997). ''Sentenza n. 16/97 contro Agil Fuat + 132 – Procedimento Penale n. 443/93'', Corte d'Assise di Milano – IV Sezione, 11 giugno. | |||
* Mancini, Emanuele (2026). ''Sentenza n. 294/2026 – Procedimento Penale n. 5799/2023 R.G.N.R.'', Tribunale di Milano – Ufficio GIP/GUP, 12 gennaio. | |||
* Martino, Luigi (1997). ''Sentenza contro «Annacondia + 143» – Procedimento Penale n. 12602/92.21 PM'', Corte d'Assise di Milano – II Sezione, 26 aprile. | |||
* Passerini, Camillo (2000). ''Sentenza n. 7/2000 – R.G. n. 51/98'', Prima Corte d'Assise d'Appello di Milano, 17 febbraio. | |||
* Portanova, Mario; Rossi, Giampiero; Stefanoni, Franco (2011). ''Mafia a Milano. Sessant'anni di affari e delitti'', Milano, Melampo Editore. | |||
* Procura della Repubblica di Milano – Direzione Distrettuale Antimafia (2023). ''Richiesta di applicazione di misure cautelari – Operazione Hydra''. | |||
* Smuraglia, Carlo; Farina, Pierpaolo (a cura di) (2024). ''Mafia a Milano. La storica relazione del Comitato Smuraglia'', Antimafia Papers, WikiMafia. | |||
* Trocchia, Nello (2008). ''La 'ndrangheta non aspetta'', in ''Narcomafie'', n. 12/2008, dicembre. | |||
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Versione attuale delle 03:02, 7 nov 2026
«Oggi nessuno può dire che in Lombardia non ci sia la mafia. Gli imprenditori sono consapevoli di accettare i soldi dai clan e per questo non si presenteranno mai alla mia porta» (Alessandra Dolci)[1]
La Città metropolitana di Milano è il territorio del Nord Italia con la presenza mafiosa più antica e strutturata. Dagli anni Cinquanta il capoluogo lombardo e il suo hinterland hanno ospitato esponenti di tutte le principali organizzazioni mafiose italiane: prima Cosa Nostra, che con Joe Adonis fece di Milano uno snodo dei traffici tra Sicilia e Stati Uniti, poi la 'ndrangheta, diventata a partire dagli anni Ottanta l'organizzazione egemone, e in misura minore la camorra.
Per decenni questa presenza venne negata o sottovalutata da istituzioni, classe dirigente e opinione pubblica, nonostante i molti e importanti processi degli anni Novanta. Solo con l'Operazione Crimine-Infinito del 13 luglio 2010 si arrivò a una presa di coscienza collettiva. La storia della presenza mafiosa a Milano si può dividere in quattro fasi: la «semina» (anni Cinquanta e Sessanta), la «grande trasformazione» (anni Settanta e primi anni Ottanta), l'«ibridazione» (anni Ottanta e Novanta) e la «simbiosi» (dagli anni Duemila)[2].
Storia
La «semina» mafiosa (anni Cinquanta e Sessanta)
Il primo grande boss a stabilirsi a Milano fu l'italo-americano Joe Adonis, al secolo Giuseppe Doto. Arrivato a Genova il 15 gennaio 1956, dall'inverno del 1958 si trasferì a Milano, in un appartamento di lusso in via Alberico Albricci 7, a poche centinaia di metri dal Duomo[3]. Ufficialmente faceva «vita da pensionato». In realtà, soprattutto dopo il summit dell'Hotel delle Palme di Palermo (12-16 ottobre 1957), divenne il punto di riferimento della criminalità organizzata in città e, dopo la morte di Lucky Luciano nel 1962, il più autorevole esponente di Cosa Nostra americana in Italia[4].
Adonis gestiva scommesse sui cavalli, bische e contrabbando di preziosi, ma soprattutto coordinava il traffico di droga sulla rotta tra Stati Uniti e Nord Europa. Per riciclare i profitti acquistò tramite prestanome la catena di supermercati Stella e nel 1965 fondò l'immobiliare Milbeton, anticipando quello che sarebbe diventato il business preferito dei boss: il mattone[5]. Nel 1969 il questore di Milano scrisse che in città «non vi è attività lucrativa che non sia in un modo o nell'altro controllata dall'Adonis»[6]. Inviato al soggiorno obbligato a Serra de' Conti (AN) il 19 giugno 1971, morì il 26 novembre dello stesso anno[7].
All'ombra di Adonis crebbero a Milano numerosi uomini d'onore: Tommaso Buscetta, i fratelli La Barbera, Gerlando Alberti, Gaetano Carollo, Gaetano Fidanzati, i fratelli Giuseppe e Alfredo Bono e, dal 1969, Luciano Leggio[8]. Il 24 maggio 1963, nel pieno della Prima guerra di mafia, Angelo La Barbera venne ferito in una sparatoria in viale Regina Giovanna e arrestato in ospedale: da quel momento gli inquirenti iniziarono a seguire gli spostamenti di Adonis, ricostruendo la mappa criminale della città[9].
Gerlando Alberti, killer della famiglia palermitana di Porta Nuova, arrivò a Milano nel 1961 per gestire il contrabbando di sigarette e finì per controllare anche il cosiddetto «mercato delle braccia», cioè il reclutamento della manodopera immigrata dal Sud[10]. Proprio nella sua casa di via Generale Govone 100 si tenne nel giugno 1970 il summit dei vertici di Cosa Nostra sui traffici internazionali di droga e sulla possibile partecipazione al Golpe Borghese. Il 17 giugno Alberti lasciò l'incontro in auto con Gaetano Badalamenti, Giuseppe Calderone, Tommaso Buscetta e Salvatore Greco: fermati per un normale controllo dei Carabinieri, vennero lasciati andare. Badalamenti, in soggiorno obbligato a Macherio[11], fu condannato a soli 40 giorni per aver violato la misura[12].
Il radicamento fu favorito dalla grande migrazione interna: tra il 1958 e il 1963 si trasferirono al Nord oltre un milione e trecentomila persone, e i legami di parentela e compaesanità diventarono il «cemento morale» delle nuove reti mafiose[13]. A questo si aggiunse il soggiorno obbligato: tra il 1961 e il 1972 la provincia di Milano accolse 48 persone sottoposte alla misura, concentrate in comuni dell'hinterland come Trezzano sul Naviglio, Corsico e Buccinasco[14]. Già negli anni Sessanta la famiglia Mandalari di Guardavalle (CZ) si stabilì a Bollate[15], e il 27 giugno 1971 il Corriere della Sera descriveva per la prima volta la presenza della 'ndrangheta nell'hinterland, citando il caso di Corsico, dove i commercianti dovevano «restare costantemente sul chi vive»[16].
La «grande trasformazione» (anni Settanta e primi anni Ottanta)
La stagione dei sequestri

Dal 1969 Luciano Leggio visse a Milano da latitante, cambiando più volte casa, finché venne arrestato in via Ripamonti 166 il 15 maggio 1974. Fu lui ad avviare la stagione dei sequestri di persona al Nord[17]. La base logistica era a Trezzano sul Naviglio, trasformata da Gaetano Carollo e Pino Ciulla in un fortino di Cosa Nostra: qui furono costruite villette con celle sotterranee per i sequestrati, nascoste dietro i box doccia[18].
Il primo rapimento fu quello di Pietro Torielli a Vigevano, il 18 dicembre 1972. Ne seguirono altri 157, che collocano la Lombardia al primo posto in Italia per numero di sequestrati, davanti a Calabria (128) e Sardegna (107)[19]. Le famiglie milanesi reagirono con pragmatismo, creando vere e proprie unità di crisi informali: conti all'estero per i riscatti, avvocati specializzati nelle trattative, figli mandati a studiare in Svizzera[20].
A metà degli anni Settanta Cosa Nostra abbandonò i sequestri per dedicarsi al traffico di droga, mentre la 'ndrangheta continuò fino alla prima metà degli anni Ottanta[21]. Cosa Nostra si propose anzi come garante della sicurezza degli imprenditori: nel maggio 1974 Vittorio Mangano, uomo d'onore della famiglia di Porta Nuova, venne assunto come stalliere nella villa di Arcore di Silvio Berlusconi, dove restò fino al 1976[22].
I banchieri e il riciclaggio

Negli anni Settanta i proventi del narcotraffico di Cosa Nostra vennero riciclati anche attraverso il sistema finanziario milanese, in particolare grazie a Michele Sindona, Roberto Calvi e alla Banca Rasini di piazza dei Mercanti[23]. La sera dell'11 luglio 1979 Giorgio Ambrosoli, commissario liquidatore della Banca Privata Italiana di Sindona, venne ucciso sotto casa in via Morozzo della Rocca 1 da William Joseph Arico, killer di Cosa Nostra americana assoldato dal banchiere[24].
Nella notte tra il 14 e il 15 febbraio 1983 scattò l'Operazione San Valentino: per la prima volta, a pochi mesi dalla sua introduzione, venne contestato il reato di associazione mafiosa. Solo a Milano i provvedimenti restrittivi furono 52. Il centro del riciclaggio era negli uffici della Citam in via Larga 13, dove operavano gli imprenditori Antonio Virgilio e Luigi Monti, mentre sui conti della Banca Rasini gli inquirenti accertarono il transito di decine di miliardi di lire[25].
L'«ibridazione» e il sorpasso della 'ndrangheta (anni Ottanta e Novanta)
Negli anni Ottanta la 'ndrangheta conquistò l'egemonia, prima nell'hinterland e poi in città. Il simbolo di questo cambio di potere furono due omicidi confessati dal collaboratore Saverio Morabito, allora vicino al gruppo Sergi: quello di Salvatore Trombadore, detto «lo zoppo», ucciso a Milano il 6 ottobre 1982 per aver schiaffeggiato il fratello di Morabito a causa di una partita di eroina non pagata, e quello di Carlo Ribaudo, vicino al gruppo di Gaetano Carollo, ucciso a Cesano Boscone il 4 febbraio 1983 per aver schiaffeggiato Vincenzo Trimboli[26]. Quei delitti, commessi senza passare per i consueti canali di mediazione tra organizzazioni, restarono invendicati[27].
Cosa Nostra provò a reagire. Il 1° giugno 1987 Gaetano Carollo, vicecapo della famiglia di Resuttana, venne ucciso a Liscate su ordine di Totò Riina, che secondo un collaboratore di giustizia ripeteva: «Milano è nostra, non è di Jimmy Miano o di Coco Trovato o dei calabresi o dei catanesi»[28]. Secondo il collaboratore Antonino Fiume, tra il 1986 e il 1987 a Milano sarebbe stato costituito un «Consorzio» tra i rappresentanti di 'ndrangheta, Cosa Nostra, camorra e Sacra Corona Unita per spartirsi il traffico di droga e autorizzare gli omicidi, con un peso rilevante dei calabresi[29].

Tra il 1986 e il 1987 Franco Coco Trovato, capo della locale di Lecco, si alleò con Giuseppe Flachi, boss della Comasina: secondo la Corte d'Assise, la riunione di fondazione del nuovo gruppo si tenne a Caponago nella primavera-estate del 1987, poco prima del matrimonio di Flachi, di cui Coco Trovato fu compare[30]. La nuova organizzazione controllava lo spaccio nei quartieri di Comasina, Bruzzano e Quarto Oggiaro, a Sesto San Giovanni, Cinisello Balsamo, Cusano Milanino e Limbiate, ed era alleata dei Papalia di Corsico-Buccinasco e dei clan catanesi, con cui gestiva gli affari dell'Autoparco di via Salomone[31]. La faida con il gruppo di Salvatore Batti, che aveva iniziato a rifornirsi di eroina dai trafficanti turchi, culminò il 15 settembre 1990 in un agguato in via Roma a Bresso contro Coco Trovato: rimasto illeso il boss, morirono due passanti, Luigi Recalcati e Pietro Carpita[32].
La 'ndrangheta in Galleria
Il simbolo più clamoroso del nuovo potere calabrese fu la conquista di un pezzo di Galleria Vittorio Emanuele II. Attraverso la Doge srl, costituita il 6 novembre 1987 da Domenico «Mimmo» Mollica e dal cognato Leo Morabito, la 'ndrangheta di Bova Marina e Africo rilevò alla fine dello stesso anno la licenza di un bar sull'Ottagono, in locali di proprietà del Comune: il Roy Bar, ribattezzato dalla stampa «il bar della 'ndrangheta in Galleria»[33]. Il Comune non intervenne neppure quando la società, divenuta nel 1993 Vela srl, accumulò centinaia di milioni di lire di affitti arretrati[34]. A ricostruire il sistema dei bar del centro fu l'Operazione Fortaleza, coordinata dalla pm Laura Barbaini sul traffico di cocaina dei Morabito-Mollica e scattata nell'ottobre 1994[35][36].
La Duomo Connection
Nella notte tra il 15 e il 16 maggio 1990 scattò l'Operazione Duomo Connection, coordinata dalla pm Ilda Boccassini con Giovanni Falcone. Venne arrestato Antonino «Toni» Carollo, figlio di Gaetano, insieme a imprenditori insospettabili[37]. Le intercettazioni ambientali, utilizzate per la prima volta, rivelarono che Carollo aveva pagato tangenti per ottenere la lottizzazione di un terreno agricolo a Ronchetto sul Naviglio, chiamando in causa l'assessore all'Urbanistica Attilio Schemmari[38].
La sentenza di primo grado arrivò il 25 maggio 1992, giorno dei funerali di Falcone, con 20 condanne: Carollo ebbe 27 anni[39]. Dopo un annullamento della Cassazione, le condanne divennero definitive il 23 dicembre 1997, con la prescrizione per Schemmari[40]. L'inchiesta portò il Consiglio comunale a istituire il 13 novembre 1990 il Comitato Smuraglia, presieduto da Carlo Smuraglia: la sua relazione conclusiva, datata 14 luglio 1992, non venne mai presentata alla città[41].
Le grandi inchieste degli anni Novanta
Tra il 1990 e il 2000 in Lombardia si contarono 45 inchieste antimafia, 26 delle quali contro la 'ndrangheta[42]. Secondo il procuratore aggiunto Alberto Nobili, solo a Milano tra il 1993 e il 1995 furono arrestati circa duemila mafiosi, anche grazie a collaboratori di giustizia come Saverio Morabito e Antonio Zagari[43]. Le dichiarazioni di Morabito furono decisive nel processo Nord-Sud contro la 'ndrangheta di Corsico e Buccinasco[44], mentre nel processo Wall Street, con 54 collaboratori, Coco Trovato venne condannato il 26 aprile 1997 a quattro ergastoli[45]. La sua condanna divenne definitiva il 1° febbraio 2002, quando la Cassazione ne rigettò il ricorso[46].
Mentre l'attenzione pubblica era concentrata su Mani Pulite e sulle stragi di Cosa Nostra, la 'ndrangheta superò gli arresti e negli anni Duemila divenne definitivamente l'organizzazione egemone[47].
La «simbiosi» (dagli anni Duemila a oggi)
La «mafia che non esiste»
Il 3 maggio 2007 un blitz all'Ortomercato portò all'arresto di Salvatore Morabito, nipote del boss Giuseppe «Tiradrittu» Morabito, che grazie a un pass della società comunale Sogemi entrava e usciva a piacimento dal più grande mercato ortofrutticolo d'Italia, controllando un consorzio di cooperative e un night club ricavato sotto gli uffici della società[48]. Il 14 luglio 2008 a San Vittore Olona venne ucciso Carmelo Novella, capo della camera di controllo lombarda, poiché voleva rendere la Lombardia autonoma dalla Calabria[49].
Ciononostante, il 21 gennaio 2010, davanti alla Commissione Parlamentare Antimafia, il prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi dichiarò che «anche se sono presenti singole famiglie, ciò non vuol dire che a Milano e in Lombardia esista la mafia»[50]. Pochi mesi prima, il 24 novembre 2009, la testimone di giustizia Lea Garofalo era stata rapita vicino all'Arco della Pace e uccisa da uomini legati alla 'ndrangheta[51].
L'operazione Crimine-Infinito
Il 13 luglio 2010 l'operazione Crimine-Infinito, condotta dalle DDA di Milano e Reggio Calabria, portò a 154 arresti in Lombardia e 156 in Calabria[52]. Il filone milanese individuò 16 locali, tra cui quella di Milano, coordinate da una camera di controllo chiamata «La Lombardia», attiva almeno dal 1984[53]. La locale di Milano, aperta secondo un collaboratore intorno alla fine degli anni Cinquanta come «camera di passaggio» per latitanti e affari, non aveva un preciso territorio di riferimento, ma era un punto di riferimento per gli affiliati calabresi e lombardi[54].
Gli investigatori filmarono anche il summit del 31 ottobre 2009, tenuto in un circolo ARCI intitolato a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino a Paderno Dugnano: 41 affiliati elessero Pasquale Zappia nuovo vertice della Lombardia, con l'obiettivo dichiarato di ritrovare l'unità in vista degli appalti di Expo 2015[55].
Movida e riciclaggio
Negli ultimi anni è emersa una specificità milanese del potere mafioso, legata alla ristorazione e alla movida. Secondo la dott.ssa Alessandra Dolci, investire in un ristorante alla moda serve soprattutto a «creare una rete di relazioni» con professionisti, imprenditori e mondo dello spettacolo[56]. Nel luglio 2018 venne chiuso il locale Dom di corso Como per i presunti rapporti con le 'ndrine di Africo e Platì, mentre l'inchiesta Contramal accertò l'interesse delle 'ndrine di San Luca per una storica farmacia vicino alla Stazione Centrale[57].
L'inchiesta Hydra e il «sistema mafioso lombardo»
Nell'ottobre 2023 la DDA di Milano chiese l'arresto di 153 persone ipotizzando un «sistema mafioso lombardo», cioè un'alleanza stabile tra Cosa Nostra, 'ndrangheta e camorra. Il GIP Tommaso Perna accolse solo 11 misure e respinse l'ipotesi del consorzio, che venne però riconosciuta dal Tribunale del Riesame nell'ottobre 2024 per i presunti vertici delle tre componenti: Giuseppe Fidanzati per Cosa Nostra, Gioacchino Amico per la camorra del clan Senese e Massimo Rosi per la 'ndrangheta.
Il 12 gennaio 2026 il GUP Emanuele Mancini condannò con rito abbreviato 62 imputati a pene fino a 16 anni. Per il giudice il sodalizio non era una semplice somma delle mafie storiche, ma una «formazione autonoma» nata sul territorio lombardo per massimizzare i profitti, con basi negli uffici di Dairago e Cinisello Balsamo[58]. Lo sintetizzava Giuseppe Fidanzati, figlio del boss Gaetano, in un'intercettazione del 24 marzo 2021: «Qua siamo tutti e tre... siamo tutti insieme... siamo tutti una cosa»[59]. Il processo con rito ordinario è ancora in corso[60].
La 'ndrangheta nelle curve di San Siro
Il 4 settembre 2024 a Cernusco sul Naviglio venne ucciso Antonio Bellocco, esponente della 'ndrina di Rosarno entrato nel direttivo della Curva Nord interista[61]. Le indagini rivelarono l'interesse della 'ndrangheta per il tifo organizzato e portarono il 30 settembre 2024 all'Operazione Doppia Curva, con 19 misure cautelari[62]. Il 17 giugno 2025 il GUP Rossana Mongiardo condannò 16 imputati in rito abbreviato, riconoscendo l'aggravante mafiosa per l'associazione della Curva Nord[63].
Situazione attuale
La 'ndrangheta
La 'ndrangheta è l'organizzazione mafiosa più radicata nella provincia. Le sue locali sono legate al Crimine reggino attraverso la camera di controllo «La Lombardia» e investono i proventi del narcotraffico nell'economia legale, dal movimento terra ai rifiuti, fino alla ristorazione[64].
L'area storicamente più preoccupante è il sud-ovest milanese, dove la locale di Corsico, espressione dei Barbaro-Papalia di Platì, domina il traffico di droga anche a Buccinasco, ribattezzata la «Platì del Nord». Le inchieste Quadrato (2018) e Quadrato 2 (2020) hanno mostrato la capacità del clan di riorganizzarsi dopo gli arresti[65]. Dopo la scarcerazione del boss Rocco Papalia nel maggio 2017 e le sue sfide pubbliche al sindaco di Buccinasco, il 5 luglio 2021 40 sindaci, 50 associazioni e oltre trecento cittadini sfilarono per le vie della città[66].
Sono considerate molto attive anche la locale di Pioltello e quella di Legnano-Lonate Pozzolo, espressione dei Farao-Marincola di Cirò Marina (KR). Alcuni clan del sud-ovest milanese starebbero inoltre spostandosi in piccoli comuni del pavese, più facili da controllare[67].
Cosa Nostra
Cosa Nostra ha adottato una strategia di «sommersione», infiltrandosi in maniera silenziosa nell'economia legale grazie a imprenditori e professionisti compiacenti[68]. Il 27 marzo 2024 un funzionario del Comune di Limbiate venne arrestato con l'accusa di aver «prestato» la propria identità al latitante Matteo Messina Denaro[69]. Nel processo Hydra la componente siciliana del presunto consorzio sarebbe rappresentata da Giuseppe Fidanzati.
La camorra
In città sono attivi da decenni gruppi legati al clan di Vincenzo Guida, colpito da un'operazione il 3 aprile 2008[70] e nuovamente nel novembre 2015, quando venne scoperta una «banca della camorra» in piazza Risorgimento[71]. Nel novembre 2024 l'operazione Moby Dick ha colpito un'organizzazione transnazionale di frodi fiscali che agevolava i clan Di Lauro e Nuvoletta[72].
Le organizzazioni criminali straniere
Nel capoluogo operano anche gruppi albanesi, nigeriani, sudamericani e nordafricani, attivi soprattutto nel traffico di droga. Non tutti sono inquadrabili come organizzazioni mafiose: spesso collaborano con i clan italiani attraverso «patti di non belligeranza»[73].
Locali di 'ndrangheta
Secondo la Direzione Investigativa Antimafia, nella Città metropolitana di Milano è stata registrata nel tempo l'operatività delle seguenti locali[74]:
- Milano
- Bollate
- Bresso
- Cormano
- Corsico e Buccinasco
- Pioltello
- Rho
- Solaro
- Legnano-Lonate Pozzolo (VA)
Note
- ↑ Cesare Giuzzi, Infinito, 10 anni dopo: «Caccia alle centrali del grande riciclaggio», Corriere della Sera, 13 luglio 2020.
- ↑ Pierpaolo Farina (2021). Le affinità elettive. Il rapporto tra mafia e capitalismo in Lombardia, Tesi di Dottorato – XXXIII Ciclo, Università degli Studi di Milano, p. 5.
- ↑ Farina, op. cit., p. 194.
- ↑ Ivi, pp. 194-195.
- ↑ Ivi, p. 195.
- ↑ Mario Portanova, Giampiero Rossi, Franco Stefanoni (2011). Mafia a Milano. Sessant'anni di affari e delitti, Milano, Melampo, p. 28, citato in Farina, op. cit., p. 195.
- ↑ Farina, op. cit., p. 196.
- ↑ Ibidem.
- ↑ Ivi, p. 195.
- ↑ Ivi, p. 196.
- ↑ La Provincia di Monza e Brianza venne istituita nel 2009. Fino ad allora gran parte del suo territorio, inclusa Macherio, faceva parte della Provincia di Milano.
- ↑ Farina, op. cit., pp. 196-197.
- ↑ Ivi, p. 198.
- ↑ Procura della Repubblica di Milano – Direzione Distrettuale Antimafia (2023). Richiesta di applicazione di misure cautelari – Operazione Hydra, p. 137.
- ↑ CROSS – PoliS-Lombardia, op. cit., p. 12.
- ↑ Arnaldo Giuliani, I managers delle cosche, Corriere della Sera, 27 giugno 1971, p. 10, citato in Farina, op. cit., pp. 272-273.
- ↑ Farina, op. cit., p. 197.
- ↑ Ivi, pp. 277-278.
- ↑ Commissione Parlamentare Antimafia (1998). Relazione sui sequestri di persona a scopo di estorsione, XIII legislatura, Relatore: Alessandro Pardini, Roma, 7 ottobre, p. 35, citato in Farina, op. cit., p. 192.
- ↑ Farina, op. cit., pp. 191-192.
- ↑ Ivi, p. 192.
- ↑ Raimondo Loforti (Presidente), Sentenza n. 1352/2013 contro Dell'Utri Marcello, Corte d'Appello di Palermo, 25 marzo 2013, p. 309 e ss., citato in Farina, op. cit., p. 193.
- ↑ Carlo Smuraglia, Pierpaolo Farina (a cura di) (2024). Mafia a Milano. La storica relazione del Comitato Smuraglia, Antimafia Papers, WikiMafia, p. 15.
- ↑ Farina, op. cit., p. 230; Barbacetto, op. cit., p. 22.
- ↑ Farina, op. cit., pp. 265-267.
- ↑ Renato Lodovici (Presidente), Sentenza n. 16/97 contro Agil Fuat + 132 – Procedimento Penale n. 443/93, Corte d'Assise di Milano – IV Sezione, 11 giugno 1997, pp. 803-808 e 812; Camillo Passerini (Presidente), Sentenza n. 7/2000 – R.G. n. 51/98, Prima Corte d'Assise d'Appello di Milano, 17 febbraio 2000, pp. 1009-1017.
- ↑ Farina, op. cit., p. 273.
- ↑ Fabio Abati, Cosa nostra a Milano tra affari e omicidi. La procura chiede l'ergastolo per Totò Riina, il Fatto Quotidiano, 31 ottobre 2011, citato in Farina, op. cit., p. 277.
- ↑ Farina, op. cit., p. 285.
- ↑ Luigi Martino (Presidente), Sentenza contro «Annacondia + 143» – Procedimento Penale n. 12602/92.21 PM, Corte d'Assise di Milano – II Sezione, 26 aprile 1997, Capitolo VII, par. 7.
- ↑ Farina, op. cit., p. 289.
- ↑ Martino, op. cit., Capitolo IX, par. 2; Farina, op. cit., pp. 289-290.
- ↑ Farina, op. cit., p. 274.
- ↑ Piero Colaprico, Luca Fazzo (1995). Manager calibro 9, Milano, Garzanti, citato in Farina, op. cit., p. 274.
- ↑ Alberto Berticelli, Ortomercato, base di mafia, Corriere della Sera, 16 ottobre 1994.
- ↑ Renato Bricchetti, Ordinanza di custodia cautelare in carcere – Procedimento Penale n. 9854/94 R.G.N.R., Tribunale di Milano – Ufficio GIP, 4 ottobre 1994, p. 16.
- ↑ Smuraglia, Farina, op. cit., p. 18.
- ↑ Farina, op. cit., pp. 281-282.
- ↑ Rosario Caccamo (Presidente), Sentenza di 1° grado Duomo Connection – Procedimento Penale 1486/91 R.G., Tribunale di Milano, 25 maggio 1992; Farina, op. cit., p. 283.
- ↑ Farina, op. cit., p. 284.
- ↑ Smuraglia, Farina, op. cit., p. 1.
- ↑ Farina, op. cit., p. 271.
- ↑ Stefania Bizzarri, La mafia è in vantaggio ma la vigilanza è alta. Intervista ad Alberto Nobili, in Narcomafie, n. 12/2008, p. 26.
- ↑ Procura della Repubblica di Milano – DDA, op. cit., p. 139.
- ↑ Farina, op. cit., pp. 301-302.
- ↑ Renato Fulgenzi (Presidente), Sentenza n. 131/2002 – Registro Generale n. 9638/01, Corte Suprema di Cassazione – VI Sezione Penale, 1° febbraio 2002, dispositivo.
- ↑ Ivi, pp. 271-272.
- ↑ Nello Trocchia, La 'ndrangheta non aspetta, in Narcomafie, n. 12/2008, pp. 28-29.
- ↑ Farina, op. cit., pp. 278 e 325.
- ↑ Sandro De Riccardis, Il prefetto: a Milano non c'è la mafia, la Repubblica, 22 gennaio 2010, citato in Farina, op. cit., pp. 320-321.
- ↑ Farina, op. cit., p. 321.
- ↑ Ivi, p. 322.
- ↑ Andrea Ghinetti, Ordinanza di applicazione coercitiva con mandato di cattura - Procedimento Penale n. 43733/06 R.G.N.R., Tribunale di Milano - Ufficio GIP, 5 luglio 2010, pp. 64-72, citato in Farina, op. cit., pp. 324-325.
- ↑ Ghinetti, op. cit., pp. 298-299.
- ↑ Farina, op. cit., p. 326.
- ↑ Ivi, p. 374.
- ↑ CROSS – PoliS-Lombardia, op. cit., pp. 18-19.
- ↑ Emanuele Mancini, Sentenza n. 294/2026 – Procedimento Penale n. 5799/2023 R.G.N.R., Tribunale di Milano – Ufficio GIP/GUP, 12 gennaio 2026, pp. 1698 e 1709-1711.
- ↑ Ivi, p. 1694.
- ↑ Dato aggiornato a novembre 2026.
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- ↑ Direzione Investigativa Antimafia, op. cit., p. 194.
- ↑ CROSS – PoliS-Lombardia, op. cit., pp. 14-15.
- ↑ Ivi, p. 16.
- ↑ Ivi, pp. 15-18.
- ↑ Direzione Investigativa Antimafia, op. cit., p. 196.
- ↑ Ibidem.
- ↑ Barbacetto, op. cit., p. 23.
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- ↑ Direzione Investigativa Antimafia, op. cit., p. 197.
- ↑ Stefania Bizzarri, Mafie straniere: «Tu fai un favore a me...», in Narcomafie, n. 12/2008, p. 39; Direzione Investigativa Antimafia, op. cit., pp. 197-198.
- ↑ Direzione Investigativa Antimafia, op. cit., p. 194.
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