Documentazione Antimafia: differenze tra le versioni
Creata pagina con " La '''documentazione antimafia''' consiste in un insieme di provvedimenti amministrativi di natura prefettizia volti a stroncare sul nascere o recidere in maniera tempestiva i tentativi di infiltrazione mafiosa negli appalti pubblici e nell'economia legale. Disciplinata nella legislazione italiana dal ''libro II del Codice Antimafia'', agli articoli 82-99bis, permette alla pubblica amministrazione di venire a conoscenza in via preliminare dell'esistenza o meno di im..." |
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=== L'informazione antimafia === | === L'informazione antimafia === | ||
L’emissione dell’informazione antimafia, invece, è strumentale alla stipulazione, all’approvazione o all’autorizzazione di contratti e subcontratti, oppure al rilascio dei provvedimenti di cui all’art. 67 | L’emissione dell’informazione antimafia, invece, è strumentale alla stipulazione, all’approvazione o all’autorizzazione di contratti e subcontratti, oppure al rilascio dei provvedimenti di cui all’art. 67 del Codice Antimafia. | ||
In estrema sintesi, consiste nell’attestazione della sussistenza o meno di una delle cause di decadenza, sospensione o divieto previste all’art. 67 e/o nell’attestazione della sussistenza o meno di eventuali tentativi di infiltrazione mafiosa<ref>I tentativi vengono desunti dagli indici previsti agli artt. 84 comma 4 e 91 comma 6 del codice antimafia, nonché da tutte le altre situazioni di fatto ritenute rilevanti dal prefetto</ref>, finalizzati a condizionare le scelte e gli indirizzi delle società o imprese interessate all’adozione di un provvedimento in loro favore da parte della Pubblica Amministrazione. | |||
Ai sensi dell’art. 91 comma 1 del Codice antimafia, l’informazione antimafia è necessaria «prima di stipulare, approvare o autorizzare i contratti e subcontratti, ovvero prima di rilasciare o consentire i provvedimenti indicati nell’articolo 67, il cui valore sia: | Ai sensi dell’art. 91 comma 1 del Codice antimafia, l’informazione antimafia è necessaria «prima di stipulare, approvare o autorizzare i contratti e subcontratti, ovvero prima di rilasciare o consentire i provvedimenti indicati nell’articolo 67, il cui valore sia: | ||
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La rigida bipartizione e alternatività che tradizionalmente caratterizza i due istituti è stata in parte superata con l'introduzione dell’'''art. 89-bis''', avvenuta ad opera del decreto legislativo n. 153/2014. Secondo questo nuovo articolo, nel caso in cui il prefetto, sollecitato a emettere una comunicazione antimafia, riscontri un tentativo di infiltrazione mafiosa, '''è tenuto ad adottare l’informazione antimafia interdittiva''', la quale «tiene luogo della comunicazione antimafia richiesta». | La rigida bipartizione e alternatività che tradizionalmente caratterizza i due istituti è stata in parte superata con l'introduzione dell’'''art. 89-bis''', avvenuta ad opera del decreto legislativo n. 153/2014. Secondo questo nuovo articolo, nel caso in cui il prefetto, sollecitato a emettere una comunicazione antimafia, riscontri un tentativo di infiltrazione mafiosa, '''è tenuto ad adottare l’informazione antimafia interdittiva''', la quale «tiene luogo della comunicazione antimafia richiesta». | ||
Sull’art. 89-bis cod. antimafia, ritenuto costituzionalmente conforme già in due occasioni<ref>Con la sentenza n.4 21 novembre 2017-18 gennaio 2018, | Sull’art. 89-bis cod. antimafia, ritenuto costituzionalmente conforme già in due occasioni<ref>Con la sentenza n.4 del 21 novembre 2017-18 gennaio 2018, la Corte Costituzionale ha ritenuto infondati i dubbi di costituzionalità dell’art. 89-bis, in rapporto agli artt. 3, 76 e 77 della Costituzione; con la sentenza 57 del 29 gennaio-26 marzo 2020, ha dichiarato invece infondate le questioni di legittimità sollevate in relazione agli artt. 3 e 41.</ref>, si è espresso anche il Consiglio di Stato, che ha affermato che l’informazione antimafia interdittiva, emessa in luogo della comunicazione in ragione della ritenuta sussistenza di un tentativo di infiltrazione mafiosa in atto, dà luogo anche alle interdizioni di cui all’art. 67 cod. antimafia, pur in assenza di una misura di prevenzione personale in corso di esecuzione o di una condanna in secondo grado per uno dei delitti di cui all’art. 51 comma 3-bis del codice di procedura penale<ref>Si veda la sentenza n. 3088 del 14 ottobre 2015</ref>. | ||
Secondo il Consiglio di Stato l’art. 89-bis «costituisce una deroga al principio d’alternatività» tra gli istituti della comunicazione e dell’informazione, «poiché prevede l’informazione antimafia laddove è richiesta la comunicazione antimafia, e al tempo stesso opera l’assorbimento»<ref>Ibidem</ref>. | Secondo il Consiglio di Stato l’art. 89-bis «costituisce una deroga al principio d’alternatività» tra gli istituti della comunicazione e dell’informazione, «poiché prevede l’informazione antimafia laddove è richiesta la comunicazione antimafia, e al tempo stesso opera l’assorbimento»<ref>Ibidem</ref>. | ||
Ad avviso dei giudici di Palazzo Spada, peraltro, non osterebbe a una tale lettura quanto previsto dall’art. 94 del codice antimafia. Se è vero, infatti, che la norma disciplina gli effetti propri dell’informazione antimafia interdittiva, «nulla prevedendo circa eventuali effetti su licenze o autorizzazioni», è altrettanto vero che essa regola «la comune efficacia dell’atto, senza interferire con l’estensione stabilita dall’art. 89-bis, che individua – alle condizioni previste – nell’informazione antimafia una fattispecie equivalente alla comunicazione antimafia» | Ad avviso dei giudici di Palazzo Spada, peraltro, non osterebbe a una tale lettura quanto previsto dall’art. 94 del codice antimafia. Se è vero, infatti, che la norma disciplina gli effetti propri dell’informazione antimafia interdittiva, «nulla prevedendo circa eventuali effetti su licenze o autorizzazioni», è altrettanto vero che essa regola «la comune efficacia dell’atto, senza interferire con l’estensione stabilita dall’art. 89-bis, che individua – alle condizioni previste – nell’informazione antimafia una fattispecie equivalente alla comunicazione antimafia». | ||
In conclusione, il Consiglio di Stato, ha affermato che la disposizione di cui all’art. 89-bis cod. antimafia deve interpretarsi «nel senso che l’informazione antimafia produce i medesimi effetti della comunicazione antimafia anche nelle ipotesi in cui manchi un rapporto contrattuale con la pubblica amministrazione»<ref>Ibidem</ref>. | In conclusione, il Consiglio di Stato, ha affermato che la disposizione di cui all’art. 89-bis cod. antimafia deve interpretarsi «nel senso che l’informazione antimafia produce i medesimi effetti della comunicazione antimafia anche nelle ipotesi in cui manchi un rapporto contrattuale con la pubblica amministrazione»<ref>Ibidem</ref>. | ||
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'''Il contraddittorio''', invece, si applica quando si ritengano sussistenti i presupposti per l’adozione dell’informazione antimafia interdittiva oppure per procedere all’applicazione della nuova prevenzione collaborativa e non ricorrano particolari esigenze di celerità del procedimento. Il punto è che se prima della riforma la prefettura avrebbe emesso l’interdittiva e basta, ora deve dare tempestiva comunicazione al soggetto interessato, indicando gli elementi sintomatici dei tentativi di infiltrazione mafiosa. A questo punto verranno assegnati venti giorni per presentare osservazioni scritte, eventualmente corredate da documenti, nonché per richiedere l’audizione. Potranno passare fino a 60 giorni per la conclusione del contraddittorio. Termine, peraltro, non perentorio. C'è il rischio quindi che in certi casi possa essere rimandato il provvedimento interdittivo per più di un anno<ref>Si veda al riguardo Ilaria Ramoni, David Gentili, ''In epoca di “ripresa e resilienza” l’interdittiva antimafia è stata mitigata. Perché?'', Altreconomia[https://altreconomia.it/in-epoca-di-ripresa-e-resilienza-linterdittiva-antimafia-e-stata-mitigata-perche/]</ref>. | '''Il contraddittorio''', invece, si applica quando si ritengano sussistenti i presupposti per l’adozione dell’informazione antimafia interdittiva oppure per procedere all’applicazione della nuova prevenzione collaborativa e non ricorrano particolari esigenze di celerità del procedimento. Il punto è che se prima della riforma la prefettura avrebbe emesso l’interdittiva e basta, ora deve dare tempestiva comunicazione al soggetto interessato, indicando gli elementi sintomatici dei tentativi di infiltrazione mafiosa. A questo punto verranno assegnati venti giorni per presentare osservazioni scritte, eventualmente corredate da documenti, nonché per richiedere l’audizione. Potranno passare fino a 60 giorni per la conclusione del contraddittorio. Termine, peraltro, non perentorio. C'è il rischio quindi che in certi casi possa essere rimandato il provvedimento interdittivo per più di un anno<ref>Si veda al riguardo Ilaria Ramoni, David Gentili, ''In epoca di “ripresa e resilienza” l’interdittiva antimafia è stata mitigata. Perché?'', Altreconomia[https://altreconomia.it/in-epoca-di-ripresa-e-resilienza-linterdittiva-antimafia-e-stata-mitigata-perche/]</ref>. | ||
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