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| === Le critiche e gli attacchi === | | === Le critiche e gli attacchi === |
| Un capitolo a parte meritano gli attacchi che Giovanni Falcone ricevette in quegli anni, circa la sua condotta da magistrato. | | Un capitolo a parte meritano gli attacchi che Giovanni Falcone ricevette in quegli anni, circa la sua condotta da magistrato. In particolare, a rompere il fronte dell'antimafia in quegli anni fu la vicenda legata al pentimento di Giuseppe Pellegriti, che nell'agosto 1989 fornì preziose informazioni sull'omicidio del giornalista [[Pippo Fava|Giuseppe Fava]] e sul presunto ruolo di [[Salvo Lima]] negli omicidi di [[Piersanti Mattarella]] e [[Pio La Torre]]. Il pm Libero Mancuso, che aveva raccolto le dichiarazioni di Pellegriti, informò subito Falcone, che interrogò il pentito a sua volta, e, dopo due mesi di indagini, lo incriminò insieme ad [[Angelo Izzo]], spiccando nei loro confronti due mandati di cattura per calunnia (poi annullati dal Tribunale della libertà in quanto essi erano già in carcere). Pellegriti, dopo l'incriminazione, ritrattò, attribuendo a Izzo di essere l'ispiratore delle accuse. |
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| | L'incriminazione di Pellegriti fu giudicata come un cambio di rotta di Falcone, dopo il fallito attentato all'Addaura, attirandosi le critiche di esponenti come Carmine Mancuso e Alfredo Galasso. Nonostante questi attacchi, nel gennaio '90 Falcone portò a termine un'altra importante indagine che portò all'arresto di svariati trafficanti di droga colombiani e siciliani. |
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| | Nel maggio dello stesso anno, però, il sindaco di Palermo [[Leoluca Orlando]] attaccò pubblicamente Falcone durante la seguitissima trasmissione televisiva di RaiTre Samarcanda, dedicata all'omicidio di Giovanni Bonsignore: secondo Orlando Falcone aveva tenuto chiusi nei cassetti una serie di documenti riguardanti i delitti eccellenti di Cosa Nostra. Le accuse erano indirizzate anche verso il giudice [[Roberto Scarpinato]], oltre al procuratore [[Pietro Giammanco]], ritenuto vicino ad Andreotti. |
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| | Rivolgendosi direttamente a Orlando, Falcone rispose: "''Questo è un modo di far politica attraverso il sistema giudiziario che noi rifiutiamo. Se il sindaco di Palermo sa qualcosa, faccia nomi e cognomi, citi i fatti, si assuma le responsabilità di quel che ha detto. Altrimenti taccia: non è lecito parlare in assenza degli interessati''". |
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| | La vicinanza con il socialista Martelli, poi, gli costò dure critiche anche dal Partito Comunista Italiano e da altri settori del mondo politico, benché nel suo ruolo di Direttore degli Affari Penali al Ministero egli si fosse limitato a lavorare per dare alla magistratura nuovi strumenti nella lotta alla mafia. Fu merito suo, infatti, se la Cassazione non annullò il maxi-processo, proponendo che a discutere il terzo grado fossero le sezioni riunite della Corte e non la prima sezione, presieduta da Corrado Carnevale. |
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| Nell'agosto 1989 cominciò a collaborare coi magistrati anche il mafioso Giuseppe Pellegriti, fornendo preziose informazioni sull'omicidio del giornalista [[Giuseppe Fava]], e rivelando al [[pubblico ministero]] [[Libero Mancuso]] di essere venuto a conoscenza, tramite il boss [[Nitto Santapaola]], di fatti inediti sul ruolo del politico [[Salvo Lima]] negli omicidi di [[Piersanti Mattarella]] e [[Pio La Torre]]. Mancuso informò subito Falcone, che interrogò il [[pentito]] a sua volta, e, dopo due mesi di indagini, lo incriminò insieme ad [[Angelo Izzo]], spiccando nei loro confronti due mandati di cattura per calunnia (poi annullati dal Tribunale della libertà in quanto essi erano già in carcere). Pellegriti, dopo l'incriminazione, ritrattò, attribuendo a Izzo di essere l'ispiratore delle accuse.
| | Il 10 agosto 1991, ai funerali in Calabria del giudice Antonino Scopelliti Falcone intuì il suo destino e confidò al fratello del collega: «''Se hanno deciso così non si fermeranno più... ora il prossimo sarò io''». |
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| Lima e la corrente di [[Giulio Andreotti]], erano disprezzati dal sindaco di Palermo, [[Leoluca Orlando]], e da tutto il movimento antimafia, e l'incriminazione di Pellegriti venne vista come una sorta di cambiamento di rotta del giudice dopo il fallito attentato, tanto che ricevette nuove e dure critiche al suo operato da parte di esponenti come [[Carmine Mancuso]], [[Alfredo Galasso]] e in maniera minore anche da [[Nando Dalla Chiesa]], figlio del compianto generale. [[Gerardo Chiaromonte]], presidente della [[Commissione Antimafia]], scriverà poi, in riferimento al fallito attentato all'Addaura contro Falcone: «I seguaci di Orlando sostennero che era stato lo stesso Falcone a organizzare il tutto per farsi pubblicità».
| | Il 15 ottobre 1991 Giovanni Falcone fu costretto poi a difendersi davanti al CSM in seguito all'esposto presentato il mese prima (l'11 settembre) da Leoluca Orlando. L'esposto contro Falcone era il punto di arrivo della serie di accuse mosse da Orlando al magistrato palermitano, il quale ribatté ancora alle accuse definendole «''eresie, insinuazioni''» e «''un modo di far politica attraverso il sistema giudiziario''». Sempre davanti al CSM Falcone, commentando il clima di sospetto creatosi a Palermo, affermò che «''non si può investire nella cultura del sospetto tutto e tutti. La cultura del sospetto non è l'anticamera della verità, è l'anticamera del khomeinismo''». |
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| Nel gennaio '90, Falcone coordina un'altra importante inchiesta che porta all'arresto di trafficanti di droga colombiani e siciliani. Ma a maggio riesplose, violentissima, la polemica, allorquando Orlando interviene alla seguitissima trasmissione televisiva di [[Rai 3]], [[Samarcanda (programma televisivo)|Samarcanda]] dedicata all'omicidio di [[Giovanni Bonsignore]], scagliandosi contro Falcone, che, a suo dire, avrebbe "tenuto chiusi nei cassetti" una serie di documenti riguardanti i delitti eccellenti della mafia.<ref>{{cita web|url=http://www.fondazionefalcone.it/a_istituzionale/c_falco.htm|titolo=Giovanni Falcone - Biografia|editore=Fondazione Falcone|accesso=18 luglio 2010}}</ref> Le accuse erano indirizzate anche verso il giudice [[Roberto Scarpinato]], oltre al procuratore [[Pietro Giammanco]], ritenuto vicino ad Andreotti. Si asseriscono responsabilità politiche alle azioni della cupola mafiosa (il cosiddetto "terzo livello") ma Falcone dissente sostanzialmente da queste conclusioni, sostenendo, come sempre, la necessità di prove certe e bollando simili affermazioni come "cinismo politico". Rivolto direttamente a Orlando, dirà: "Questo è un modo di far politica attraverso il sistema giudiziario che noi rifiutiamo. Se il sindaco di Palermo sa qualcosa, faccia nomi e cognomi, citi i fatti, si assuma le responsabilità di quel che ha detto. Altrimenti taccia: non è lecito parlare in assenza degli interessati".<ref>{{Cita news|lingua=|autore=|url=http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/10/21/quando-cossiga-convoco-le-toghe-di-sicilia.html|titolo=Quando Cossiga convocò le toghe di sicilia|pubblicazione=[[La Repubblica]] |data=21 ottobre 1993|p=4|accesso=24 gennaio 2010}}</ref>
| | Il ruolo di "Superprocuratore" a cui stava lavorando avrebbe consentito di realizzare un potere di contrasto alle organizzazioni mafiose sin lì impensabile. Ma ancor prima che egli vi venisse formalmente indicato, si riaprirono ennesime polemiche sul timore di una riduzione dell'autonomia della Magistratura e una subordinazione della stessa al potere politico. Esse sfociarono per giunta in uno sciopero dell'Associazione Nazionale Magistrati e nella decisione del Consiglio Superiore della Magistratura che per la carica gli oppose inizialmente Agostino Cordova. |
| La polemica ha continuato ad alimentarsi anche dopo la morte del giudice Falcone. In particolare, la sorella Maria Falcone in un collegamento telefonico con il programma radiofonico "Mixer" ha accusato [[Leoluca Orlando]] di aver infangato suo fratello, « hai infangato il nome, la dignità e l'onorabilità di un giudice che ha sempre dato prova di essere integerrimo e strenuo difensore dello Stato contro la mafia [...] lei ha approfittato di determinati limiti dei procedimenti giudiziari, per fare, come diceva Giovanni, politica attraverso il sistema giudiziario».<ref>{{Cita news|titolo=Maria Falcone a Orlando: ha infangato mio fratello|url=http://archiviostorico.corriere.it/1993/gennaio/26/Maria_Falcone_Orlando_infangato_mio_co_0_9301267422.shtml|accesso=6 gennaio 2013|data=26 gennaio 1993|pubblicazione=Corriere della Sera}}</ref> In un'intervista a Klauscondicio, Leoluca Orlando ha dichiarato di non essersi pentito riguardo alle accuse che rivolse a Falcone.
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| Ad [[Annozero]] [[Claudio Martelli]] all'epoca Ministro della Giustizia, ha accusato [[Leoluca Orlando]] di aver indebitamente attaccato Giovanni Falcone perché il giudice siciliano aveva fatto riarrestare Ciancimino, colpevole di aver stretto affari con lo stesso Orlando.
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| Nel settembre 1991 [[Salvatore Cuffaro]], all'epoca deputato regionale della [[Democrazia Cristiana]] ed anni dopo condannato per mafia, intervenne a una puntata speciale della trasmissione televisiva ''[[Samarcanda (programma televisivo)|Samarcanda]]'' condotta da Michele Santoro in collegamento con il ''[[Maurizio Costanzo Show]]'' e dedicata alla commemorazione dell'imprenditore [[Libero Grassi]], ucciso dalla mafia. In quella occasione, Cuffaro - presente tra il pubblico - si scagliò con veemenza contro la trasmissione (tra i cui ospiti era presente Falcone), sostenendo come le iniziative portate avanti da un certo tipo di "giornalismo mafioso" fossero degne dell'attività mafiosa vera e propria, tanto criticata e comunque lesive della dignità della Sicilia. Cuffaro parlò di certa magistratura "che mette a repentaglio e delegittima la classe dirigente siciliana", con chiaro riferimento a Mannino, in quel momento uno dei politici più influenti della Dc.<ref>{{Cita news|lingua=|autore=|url=http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1991/10/12/mannino-non-mafioso-il-caso-viene.html|titolo=Mannino non è mafioso e il caso viene archiviato|pubblicazione=[[La Repubblica]] |giorno=12 ottobre 1991|pagina=6|accesso=18 ottobre 2009}}</ref> Con sentenza numero 1742 del 2013 il Tribunale civile di Palermo ha disposto un risarcimento in favore di Cuffaro da parte di [[Antonio Di Pietro]], che aveva linkato sul proprio sito internet il video dell'intervento di Cuffaro a ''Samarcanda ''con il titolo "Costanzo Show: Totò Cuffaro aggredisce Giovanni Falcone". Nella sentenza il Tribunale ha accertato che "non si evince un attacco diretto di Cuffaro nei confronti del giudice Falcone" e che lo stesso, semmai, si era scagliato contro un'inchiesta, peraltro archiviata pochi giorni dopo la trasmissione, e contro il Magistrato che la conduceva, persona diversa da Giovanni Falcone.<ref>{{cita web|url=http://livesicilia.it/2013/05/31/cuffaro-non-aggredi-falcone-di-pietro-dovra-risarcirlo_325331/|titolo=Cuffaro non aggredì Falcone" Di Pietro dovrà risarcirlo|editore=Live Sicilia|accesso=12 gennaio 2014|data=31 maggio 2013}}</ref>
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| In un'intervista del 2008 al ''Corriere della Sera'' il presidente emerito [[Francesco Cossiga]] ha imputato al Csm grosse responsabilità riguardo alla morte del Giudice Falcone, ha infatti affermato : "i primi mafiosi stanno al CSM. [Sta scherzando?] Come no? Sono loro che hanno ammazzato Giovanni Falcone negandogli la DNA e prima sottoponendolo a un interrogatorio. Quel giorno lui uscì dal CSM e venne da me piangendo. Voleva andar via. Ero stato io a imporre a Claudio Martelli di prenderlo al Ministero della Giustizia."
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| La polemica sancì la rottura del fronte antimafia, e da allora in poi Cosa Nostra si avvantaggerà della tensione strisciante nelle istituzioni, cosa che avvelenò sempre più il clima attorno a Falcone, isolandolo. Alle seguenti elezioni dei membri togati del Consiglio superiore della magistratura del [[1990]], Falcone venne candidato per le liste collegate "Movimento per la giustizia" e "Proposta 88", ma non viene eletto. Fattisi poi via via sempre più aspri i dissensi con Giammanco, Falcone optò per accettare la proposta di Claudio Martelli, allora vicepresidente del Consiglio e ministro di Grazia e Giustizia ad interim, a dirigere la sezione Affari Penali del ministero.
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| === L'attentatuni: la strage di Capaci === | | === L'attentatuni: la strage di Capaci === |